Dramma

Finalmente arriva un lunedì che non è uno dei soliti lunedì, uno dei luridi, maledetti lunedì di inizio settimana, quelli che venivano odiati dalla ragazzina di “I don’t like mondays” di Bob Geldof e pensi che finalmente le cose abbiano un senso. Domattina a quest’ora sarò già a Piccadilly Circus e affanculo tutto il resto.

Quindi stamattina sono qua fresco e felice e non triste ed emaciato come di solito mi capita.

Poi, all’improvviso, il dramma.

Cazzo non è possibile.

Perché la sfiga mi perseguita?????????????

Ora, ho un po’ di ritegno a parlarne perchè so che l’ignaro visitatore che leggerà queste minchiate penserà, appunto, che sia solo tali. E invece no. E’ un casino galattico, che nemmeno il nostro stimatissimo premier Mario Monti riuscirebbe a creare.

Qual è il problema? semplice: si risolve in due parole: turno infra settimanale.

Cazzo sono così stordito che non so nemmeno contare. Sono tre le parole.

Si insomma il campionato di calcio proprio in questa settimana gioca uno dei suoi due o tre turni infrasettimanali (adesso la parola è una sola). E chissenefrega direbbe una persona normalmente sana. E avrebbe ragione. Ma chi è diventato un malato di Fantacalcio forse può capire davvero il mio dramma.

Il fantacalcio è una cosa immondamente irresistibile. Non importa più se tifi per una squadra o per l’altra. contano i tuoi giocatori. Solo loro. Ti ritrovi ogni anno a settembre con quindici amici, dementi come e più di te e fai un’asta interminabile di circa 5 ore (dalle otto di sera alle una di notte) per comprare tutti i giocatori di serie A. Hai un budget di fantamilioni e devi comprare un tot di giocatori. E ogni settimana schieri la tua formazione che gioca un campionato vero contro gli altri. In palio soldi. Eh già perchè ogni turno c’è il vincitore della tappa oltre che poi i vincitori dei vari campionati.

Il fantacalcio ti entra dentro e ti lavora il fegato. La domenica, o il sabato sera sei fuori con gli amici o magari e qualcuno dice che l’Inter ha segnato. E tu sommessamente chiedi

- “ma il Catania che ha fatto?”

“Cazzo te ne frega?”

-”No sai c’avrei Maxi Lopez in squadra e se segna sono due punti in più”

-”No guarda che quello è fuori squadra sta per essere trasferito”

-”noooooooooooooooooooooooo”

-”che c’è?”

“C’è che la gazzetta online nelle probabili formazioni non l’aveva detto e io l’ho inserito e adesso gioco in dieci”

Insomma il fantacalcio ti porta a seguire giocatori sconosciuti di squadre che non controlleresti mai solo perchè sono TUOI e giocano per te. L’unica attenzione è che devi mandare la formazione per tempo all’avversario. Quest’anno la mia squadra “Midialanum” sta lottando per il primato. Ieri ho vinto un match fondamentale con il primo inseguitore “Buodiculik” e domani sera non potrò mandare la formazione perchè non saprò come diavolo fare. Sarò in un pub a vedere una partita e a sentire parlare uno slang che farò fatica e penserò che i miei ragazzi sono stati traditi dal loro allenatore e il mio pubblico non farà più gli abbonamenti per spregio.

C’è qualcuno che si offre volontario per fare l’allenatore in seconda?

London calling

Martedì prossimo vado a Londra.

Sono passati quasi quindici anni dall’ultima volta. Eppure negli anni ottanta era la metà principale dei miei tour di giovane universitario. E’ stata il primo amore e come tale, anche se poi dopo di lei, ho visitato mezzo mondo, e scopato con molte altre città, Londra continua ad avere un posto in prima fila nel mio cuore.

Un po’ come l’abbonato Rai.

La cosa che al momento, ancora oggi, mi fa specie è che ci vado in aereo.

Uno pensa: “ma che dici scemo, è normale!”

Al tempo amici. E’ normale per voi pischellini non per me. Insomma tu vai a New York o a Tokyo e sai che se ci vuoi andare devi necessariamente prendere l’uccello di ferro (non parlo purtroppo del mio). Ma io nel 1982, dopo la maturità feci il viaggio in pullman. Firenze-Londra Victoria Station, con fermate tecniche a Torino e a Parigi, piazzale Stalingrado per caricare altri disperati e pisciare ai bordi del marciapiede. 36 ore di viaggio ad andare e 36 a tornare.Una follia. Un’economica follia.

E così, adesso, pensare che in due ore sarò a Stanstead da Pisa è una cosa che mi manda fuori di testa.

Ricordo come fosse allora quel primo viaggio in corriera. Allora si poteva ancora fumare dentro i mezzi e c’erano i soliti debosciati che ne approfittavano rendendo la notte insopportabile. Feci amicizia con una splendida ragazza francese che si fermò a Parigi e che mi promise amore eterno nelle lettere a seguire che ci scrivemmo e che però non ho mai più rivisto, affamato com’ero di trovare la mia via nel mondo. Ho saputo molto tempo dopo, quando abbiamo smesso di restare in contatto che è diventata prof universitaria e passa per essere una luminare nel suo campo. Chissà se è felice…

Negli anni a seguire sono tornato in London con il treno. L’inter-rail è sempre stato il mezzo migliore per visitare l’Europa. Con il mio vecchio amico Carlo, per risparmiare soldi dell’albergo facevamo il tratto di notte Londra-Edimburgo e viceversa. Partivamo a mezzanotte da una città e arrivavamo alle otto di mattina nell’altra e la sera tragitto contrario. Tempo una settimana e la schiena era andata a puttane. Visto che noi eravamo piuttosto schizzinosi nel farlo.

Ho deciso che voglio rivedere cose che ho già visto con l’occhio di un vecchio satiro colpito da disillusione e non più con quelli del giovane spregiudicato con un’aspettativa di vita senza limiti davanti a se.  Chissà se c’è ancora Time-Out o i Venues di allora. Il Laserium ha chiuso. Madame Tussaud non mi frega più e London eye, ma per favore…..

Però un saltino ai frati neri e a Wimbledon e al villaggio olimpico why not?

Concerts? non so……. di sicuro no musical. Ho già dato.

In fondo però tutto quello che vorrei è ritrovare un po’ dell’entusiasmo di quegli anni. So che è una cosa velleitaria, perchè si sa, “you can run but you can not hide”.

Scrittori e Editori

Chiunque abbia un amico scrittore lo sa.

Sono veramente una brutta razza: infingardi e  di una bassezza morale degna del politico italiano medio, gelosi, invidiosi, riottosi. E più sono famosi più accrescono la loro gamma di qualità.

Il mondo dell’editoria visto attraverso i loro occhi è un gigantesco Parco Giochi dove però vogliono giocare solo loro. Per gli altri c’è il baretto e lo scopone scientifico.

E questo anche se non sono nessuno.

Già, perchè quand’è che uno può davvero definirsi scrittore?

La cosa che mi fa impazzire che anche qua su WP come in miliardi di altri social network c’è gente assolutamente anonima che si presenta scrivendo: Io sono Mario Rossi scrittore!

Come se uno dicesse ciao io invece Paolo Bianchi, idraulico.

Il divertente è quando ti sciorinano il loro curriculum vitae. Lo fanno allo stesso modo in cui in aereo, il comandante apre la comunicazione e parla a chi è a bordo. Spallatissimo. Biascicando le parole e mangiucchiandosele come a dire, “voi poveri pezzenti” e così giù: “Ho scritto un racconto “Palle in acqua” che è stato finalista al Premio di Roccacannuccia nel 2007, poi ho vinto il concorso Fatebenefratelli con il racconto “Osteria del Vaticano” e il mio racconto “Ostriga” è stato pubblicato nella prestigiosa antologia “Non saranno mai famosi” edita dalla famosissima Edizioni Merendine Motta.”

Alla fine aggiungono : poi però basta concorsi adesso scrivo pensando di poter vincere apportare un nuovo modo di pensare alla letteratura italiana troppo ingessata dietro i suoi totem.

Tutti sono amanti dei film che durano meno di quattro minuti o più di quattro ore di cui non capiscono un cazzo ma il concetto di alta e bassa letteratura è in loro chiarissima. Se sei Fabio Volo o Moccia non ti leggono nemmeno. Ti sgagazzano solo guardando la copertina. Se uno confessa, per sbaglio, di aver letto un romanzo nella loro lista nera, passi per essere un disadattato incapace di intendere e di volere perchè non capisci, la ragione che sottende alla sottile evoluzione della scrittore mittle europea dal post ventennio che fu prealessandrino.

Ma con chi pubblicano questi eroi?

Gli editori sono dei geni.

Tralascio l’editoria a pagamento che è il fiore all’occhiello della nostra economia e ovviamente le grandi case editrici alle quali, dicono loro, inutile mandare manoscritti tanto nemmeno ti leggono se non sei raccomandato e loro, sdegnosamente si rifiutano di trovare lo sponsor. Almeno ufficialmente.

Il piccolo editore indipendente italiano, secondo il “non scrittore” è mediamente un coglione da coglionare. Parte il famoso gioco “Ci inculiamo a Vicenza”. L’editore vorrebbe trovare un grande prodotto incredibile con cui vincere al super enalotto e uscire dall’anonimato e dai debiti in cui versa e intanto rimedia i quattrini per sopravvivere dalle comparsate di presentazioni inutili nelle piccole librerie di provincia del grande scrittore che ancora nessuno conosce. E lui, che è pronto a mandare a cagare lo stolto che l’ha scelto non appena uno più grande appena appena lo noti, intanto si accatta un po’ di copie dal mentore, così tanto per dare una mano perchè in fondo in fondo “simme napule paisà”

Il dramma, che poi è quello che mi sta capitando in questi giorni con questi amici, è quando uno di loro, uno di questi scrittori, “non scrittori” ce la fa. Insomma, quando, per una sorta di evento cosmico pazzesco, una casa editrice vera si accorge di uno di loro.

Per gli altri è la fine. I sospetti serpeggiano. Che cosa ha fatto per fregare la grande casa editrice? S’è venduto oppure peggio ha trovato uno sponsor assurdo che gli ha fatto fare il botto. Non è giusto. Non è bravo come me. E poi perchè non mi aiuta? perchè non mi propone anche  me per essere pubblicato. Non posso continuare a vedere i film con i sottotitoli tutta la vita. Devo aggiornare il mio curriculum.

E l’altro intanto gode come un riccio e gli fa. Tu devi ancora crescere. Sei acerbo, il tuo talento prima o poi esploderà (pensando allo stesso tempo “spero mai”)

In questi giorni sta succedendo che grandi amici, in tempo di sventura,  stiano diventando acerrimi nemici in tempo di fortuna di uno di loro.

Se non fosse una cosa triste, ci riderei per ore.

Ateismo

Si dice che gli uomini più intelligenti della terra siano atei.

La teoria sostiene che solo chi ha un Q.I. molto elevato comprende la natura esclusivamente animale o biologica dell’uomo.

Personalmente ho dei dubbi. Su tutto. Dimostrazione che non capisco un cazzo ovviamente.

Su una cosa però ho le idee chiare: l’UAAR mi sta proprio sulle palle.

L’Unione Atei e Agnostici, la R nemmeno mi ricordo più per che sta, massacra gli zebedei su ogni social network tramite i suoi zelanti sacerdoti per fare proselitismo, in modo ossessivo e aggiungerei anche petulante.

Dico, ma si è mai visto un ateo che cerca di convincere qualcuno che non esiste niente? Insomma uno è ateo e se ne frega. O almeno così dovrebbe fare. Non smarrona le palle a chi già ha mille altre preoccupazioni di stare a sentire che la Chiesa cattolica ha fatto cose turpi. Invece stanno scatenando una crociata contro di essa. Un ateo vero, ride di chi crede e se ne fotte. Almeno così pensavo.

Gli zelanti sacerdoti dell’ UAAR no.

Quelli del centro Italia, men che meno. Loro sono gli scaccabarozzi per eccellenza.

Loro ti devono convincere a sbattezzarti perchè è un atto di ribellione. Per far crollare le statistiche della Chiesa cattolica e perchè, secondo loro, sono stati violentati nell’essere unti a qualche giorno di vita. Stanno uscendo libri fantastici “Come vivere la vita da laici” in cui esplicitano in maniera particolareggiata tutta la serie di punti che per loro sono fondamentali. Che poi si riassumono in uno solo: arrestiamo il Papa!

Non mi stupirei nel vederli presto agli angoli delle scuole la mattina, come i testimoni di Geova, a cercare di convincere i genitori a far fare una sana lezione di “Astronomia termonucleare” da qualche seguace della Hack anzichè la vecchia sana ora di religione dove si giocava a battaglia navale con il compagno di banco.

Insomma, se incontrate uno dei responsabili dell’UAAR, state attenti, potreste trovarvi a discutere di qualsiasi minchiata, dalla politica del governo ladro alla Juve che rubava gli scudetti, dove, l’unico Comun denominatore, comunque sia, è  la colpa del parroco che vi ha sposati. E poi assolti dopo che vi siete separati.

E che poi vi ha suggerito di tirar fuori qualche soldo per far annullare il matrimonio alla Sacra Rota. Così tanto per.

Ma questa è un’altra storia.

Here we go

Alla fine ci sono cascato.
Insomma tante volte a dirsi che non l’avrei fatto. Che sarei stato diverso. E poi eccomi qua, bello tronfio nel cercare di capire come funziona un blog. Ovviamente senza riuscirci. Nel senso che dopo aver passato un’ora per farsi accettare un titolo che fosse ancora possibile avere, perchè sembrava che niente andasse bene, adesso mi trovo a cercar di capire come “customizzare” la grafica.
Mi sto rompendo. Sono basico. Troppo basico.
Mangiare, bere, cagare e poi.. qualche altra cosa, che capita sempre più di rado.
Quando penso faccio danni. Chiamo la mia testa Katrina. Lei è il mio uragano preferito. Dentro di essa compio delle sconcezze nefande anche quando penso cose positive o presunte tali.
Prima di aprire questo blog mi sono chiesto perchè davvero volevo farlo.
Mi sono dato molte risposte ma nessuna mi ha davvero soddisfatto. Non sono poi nemmeno certo che verrà mai letto da qualcuno.
E forse è pure un bene.
Le minchiate fanno male alla salute se prese a dosi massiccie.
E io, cari miei, sono il re dei cazzari.
Pensate che me ne vanti?
Manco per sogno. Io vorrei essere profondo e interessante e vorrei aprire nuovi percorsi al pensiero filosofico mondiale. Per anni ho provato a dimostrare di essere la reincarnazione di Platone o di Aristotele. Ho perfino sperato di essere almeno quella di uno dei minori. Che so, uno Spinoza qualsiasi.
No.
Io sono solo un cazzaro.
E se rinasco al massimo divento una porno star.
Altro che Socrate, io sono Rocco Siffredi. Senza però il suo attrezzo.
Insomma come dire sono una Mercedes ma ho un motore di una Punto.
Ma intanto tacabanda….
andiamo a incominciar….