Arturo ha fatto un passo indietro.
Almeno così dicono tutti quelli che lo conoscono da tanto tempo. Moglie compresa.
Si è laureato con me tanti anni fa ed ha fatto una carriera brillante. Da un’azienda all’altra, s’è fatto tutta la gavetta, per poi arrivare in una multinazionale che lo ha proclamato manager dell’anno. Quando ci rivedevamo non mi sembrava felice di sbattere in faccia a tutti la sua posizione sociale. Al contrario un po’ se ne vergognava. Era come se si sentisse un privilegiato rispetto a coloro che non riuscivano a trovare per intero la loro strada, me compreso. Non ha mai voluto lucidarsi le mostrine e non voleva mostrare i suoi muscoli di uomo arrivato. O comunque non con noi che lo conosciamo da quando se ne andava a giro con i calzoni corti. Ogni volta che gli chiedevamo del suo lavoro, lui minimizzava. Diceva e non diceva. La moglie però no. La moglie se ne vantava eccome invece. Era lei, che non ha mai lavorato un giorno in vita sua, a raccontare a tutti quanto fosse in gamba il padre dei suoi figli. Premiato alle convention aziendali, viaggi premio a iosa, portato a esempio a tutti per impegno, sacrifici e risultati. Ogni volta che lei ne parlava a quel modo a me stava un po’ sul cazzo, perchè mi sembrava evidente che per Anna, la moglie, lo status sociale era tutto ciò che realmente interessava e non c’è niente di più eccitante, per lei che sbattere in faccia a tutti la loro grandezza mentre gli altri a mala pena sanno come arrivare a fine mese. Poi però guardavo Arturo e lo vedevo imbarazzato e questo mi bastava per perdonarlo per la moglie che s’è scelto. E poi mi piaceva da matti il fatto che nella sua opulenza aveva mantenuto fede a un vecchio patto che avevamo fatto da ragazzi: mai comprare un SUV!
Le persone che comprano un SUV , sono sudicioni. Lo pensavo allora e lo penso ancora. E nonostante la sua indole da martire, Arturo aveva resistito alle pressioni della moglie arrivista che ne pretendeva uno e per questo ho sempre pensato che meritava il successo che stava ottenendo.
Ho rivisto Arturo e la sua famiglia qualche settimana fa ed era tutto cambiato.
Non era difficile capirlo. Non vestiva più con vestiti di marca, non era più sbadato nell’usare i soldi offrendo tutto a tutti, e anzi era attento a non sprecare. Senza che nessuno chiedesse niente la moglie si è affrettata a raccontare che avevano deciso che la qualità della vita era più importante dei soldi e del successo e che quindi lui si era dimesso dal lavoro che lo impegnava oltre misura in quella multinazionale per farne un altro che gli desse più tempo per stare con lei e con i due figli. Quando lei raccontava questa storia con la stessa enfasi con cui ha sempre fatto, mi sono accorto che Arturo guardava per terra, ma non gli ho detto niente. Non ce n’era alcun motivo. Nè c’era motivo di chiedere di più sul nuovo lavoro sul quale avevano glissato con grande classe. Mi aveva colpito piuttosto invece, nel proseguo della serata di come la moglie fosse molto più fredda con lui di quanto non lo fosse mai stata prima. Se non avessi saputo che si amavano da anni, avrei detto che lo trattava con astio. Nei suoi occhi avrei giurato di poter riconoscere il rancore e la tristezza e il dolore di colei alla quale è stato tolto qualcosa. Fosse anche un sogno.
Ieri sera ricevo una telefonata. Era Arturo. Aveva voglia di parlare. Mi ha detto che non se la sentiva di prendermi per il culo. “Non te”, ha detto. Mi ha così confessato che la sua azienda, mesi fa, lo ha cacciato. Dall’oggi al domani, senza apparente motivo. “Solo” perché la crisi in corso imponeva dei drastici tagli di personale, loro hanno semplicemente scelto tra quelli che costavano di più e che in prospettiva avrebbero reso meno. L’eroe aziendale, l’uomo che le aveva fatto guadagnare un sacco di soldi era diventato semplicemente un ramo secco. Altri giovani manager le sarebbero costati meno e avrebbero lavorato di più e per questo avrebbero preso il suo posto. In quanto dirigente non aveva diritto ad alcun supporto sindacale nè al reintegro. Arrivederci e grazie per l’impegno, le auguriamo ogni fortuna. E liberi la scrivania entro mezzogiorno.
La fine del lavoro è coincisa con la quasi probabile fine del suo matrimonio. La crisi sopravvenuta con esso l’ha convinto che sua moglie abbia trovato un amante. E comunque non hanno più rapporti sessuali nè intimità di alcun genere.
Mi ha detto di aver provato a riciclarsi in qualche azienda più piccola, ma nessuno vuole assumere un uomo di cinquant’anni, non importa quanto grande possa essere la sua professionalità e sono bastati pochi mesi per mandare in crisi tutta la famiglia. Pensando che non avrebbero avuto difficoltà nel trovare un altro impiego, non hanno abbassato immediatamente il loro livello di vita e questo li ha portati vicino al crack totale. La famiglia della moglie lo ha tartassato e lui alla fine, giunto alla canna del gas, è stato costretto ad accettare di lavorare come aiutante di un elettricista che ripara ogni cosa. Il tipo, un amico del padre, gli ha offerto il posto solo in memoria del vecchio genitore che un tempo lo aveva aiutato. E adesso ogni mattina, Arturo, prende la sua pandina usata che il tipo gli ha dato in uso e parte a fare cose che solo qualche anno fa non credeva di poter mai fare. Tutte le mattine il capo gli dà il lavoro da fare e gli dice in quanto tempo lo deve fare e lui, che un po’ se la cavava con le cose manuali, non c’ha messo troppo a imparare le cose che non conosceva. Ma santo cielo, voglio ben dire, era uno dei migliori studenti che abbia mai conosciuto. Mi ha detto che comunque riparare cose elettriche non è male come lavoro. Alla fine guadagni sempre un sorriso dal cliente e questo gli basta, almeno quasi sempre, per mandare giù la vergogna di aver perso il suo status sociale. Mi ha detto che incontra persone buffe e strane. Extra comunitari stipati in appartamenti in cui non credeva si potesse vivere o neo separati all’inizio di una nuova vita. Dice che non si annoia mai. E poi è sempre a giro con la sua pandina. A volte fa freddo, a volte piove. A volte un SUV di merda gli passa davanti e lo spinge sulla proda. Quando capita però lui non lo maledice come faccio ancora io. No. Lui sorride e scuote la testa. Quella piccola utilitaria è diventata il posto dove passa un sacco di tempo. L’ha pure personalizzata mettendoci una radio che prima lei non aveva, qualche vestito per quando piove e fa freddo e persino un kit per il pronto soccorso che non si sa mai. Mi ha detto che ci tiene dentro anche qualche libro per i momenti morti e mi ha chiesto persino qualche consiglio in merito. La parte intellettuale del suo lavoro precedente gli manca un po’ e pensa di sopperire con questo al mancato uso del cervello che è costretto a subire. I libri, mi ha detto, gli placano quella sete mentale che nel suo attuale lavoro non è richiesto. Certo l’orgoglio è un po’ ammaccato e forse perderà anche la famiglia ma la musica a palla che ogni tanto mette in macchina per stordirsi, la stessa che ascoltavamo trent’anni fa, riesce a portarlo via ai tempi in cui credevamo che noi ce l’avremmo fatta.
Non ho dormito tutta la notte pensando a lui. Pensando che potrebbe essere la stessa fine che capiterà a me. La storia di chi aveva ottenuto tanto, o abbastanza, ed è costretto a ridurre tutto. Ogni cosa. Ma le cose che fa tutti i giorni adesso e soprattutto il modo in cui me li ha raccontati mi hanno spiazzato per l’umiltà e la dignità e per il modo in cui è onesto e cristallino.
Da qualche parte ho letto che se tutti noi facessimo il nostro lavoro con attenzione e dedizione il mondo funzionerebbe meglio.
Questa affermazione in parte è giusta ma in parte sembra essere conservatrice. Cioè è come se sottintendesse che è meglio che ciascuno continui a fare quello che fa senza pensare di poter fare altro. Io penso che i lavori migliori sono quelli che ci si inventa. Quelli quei mestieri che fino a quando non li abbiamo sperimentati noi non esistevano. E anche nel fare l’avvocato o il medico o il commerciante si possono sperimentare modi nuovi e per questo innovativi. Modi che lo fanno appartenere un po’ di più, quel lavoro, alla persona che lo fa.
Ecco forse sta tutto qui. Tutto sta nel riuscire a trovare un modo proprio, personale e distinguibile in ogni lavoro che facciamo, per farcelo sentire un po’ più vicino. Un po’ come dire che se siamo solo in prestito a un certo lavoro lo faremmo molto peggio e che lui ci sarà molto più pesante di come potrebbe essere se fosse un pochino più nostro.E comunque trovare un equilibrio rimane la cosa fondamentale perché occorre pensare che noi non siamo solo il lavoro che facciamo. Non è giusto essere identificati o identificarsi con la propria competenza professionale. Credo che sia sano essere soprattutto qualcos’altro, oltre alla nostra dimensione lavorativa. Insomma siamo quello che facciamo ma anche quello che ci concediamo di non fare quando potremmo farlo.
Ma stamattina il sole si è alzato presto e Arturo avrà preso la sua pandina con le scale sul tettino e sarà partito per una nuova giornata di incontri. Mi piace pensare che si sia appena acceso la radio e stia ascoltando un programma che gli porti via la testa.
E che sia in pace con se stesso!
“Tutto sta nel riuscire a trovare un modo proprio, personale e distinguibile in ogni lavoro che facciamo, per farcelo sentire un po’ più vicino.” io non ci riesco più: ho perso la passione lungo la via… che bellle parole hai detto
io sono certo che anche te puoi farcela….davvero
sei gentile.. solo che in sette anni – dio sono già sette – qui dentro sono riusciti a farmi perdere la poesia. E credimi che in un paio d’ali di poesia ce n’è tanta. Comunque ormai, e continuerò a ripeterlo, mi è chiaro il concetto che non bisogna mai mai mai seguire i soldi..
sai che se ho ha la poesia dentro (e tu ce l’hai) non la puo perdere. Puo a volte smarrire la strada che porta a quel giardino delle rose ma non la perde…
a volte farsi aiutare in questo non è sbagliato…
ci sono persone che hanno piu sviluppato di altre l’istinto di Pollicino…:)
Mi hai fatto ricordare le rose del giardino della mia nonna. Erano rosa: che belle
dai… felice di darti almeno qualcosa…
comunque mi ci vorrebbero dei macigni non solo dei sassolini per ritrovare la strada… ma tant’è…
E’ densissimo di significati questo post, ma ciò che davvero emerge è questo: qualunque lavoro si faccia nella vita, qualunque lavoro ha una sua dignità. Siamo noi, molto spesso, a pensare che certi lavori siano ‘umili’ e a non ‘abbassarci’. Ma quanta umanità in più c’è, a volte, in un falegname, in un imbianchino, in un elettricista, che non in un manager? Quanta bellezza in più c’è? Forse questi cambiamenti sono la possibilità di guardare il mondo con altri occhi, mettendo in luce la parte più semplice (e migliore!) delle cose e delle persone. Mi spiace per il tuo amico, che non ha trovato una donna che lo ama; perchè se davvero lo amasse amerebbe la sua persona e comprenderebbe la difficoltà di dover’ ricominciare una vita’, e sarebbe con lui nonostante tutto, anche se fa male, anche se non hai voglia di fare l’amore per un po’, ma sarebbe con lui nell’anima. la vita è vita; anche se non possiamo viverla al 100%, bisogna trovare le cose belle nelle piccole cose di ogni giorno. E parlo per esperienza; non mi fossi accorta di questo, non sarei qui.
che bella questa tua risposta…
davvero
degna di te
Grazie. E’ stato un piacere ritrovarti.
my pleisure
Soldi, status sociale, costose vacanze, vestiti di marca (a volte bruttissimi), SUV e “Merdeces”. Tutte cose inutili.
Quello che fa male di questa storia è che Arturo, per le incomprensibili leggi del mercato, non possa più fare il mestiere per il quale aveva studiato e in cui era evidentemente bravo, e che la moglie non lo rispetti più per non aver saputo riconoscere l’utilità di un lavoro apparentemente più umile. Brutta cosa, l’idiozia.
non tutti purtroppo hanno la tua sensibilità…purtroppo
Arturo vivrà meglio di come ha mai vissuto. Via gli orpelli, via i bisogni irreali. E’ anche stato molto fortunato, perchè ricordava come si usano le mani! Non so perchè mi viene in mente il mio amico di Ista”m”bul che dalla sua posizione privilegiatissima dice ai ragazzini di imparare soprattutto a fare mestieri dove la manualità é più importante del concetto. Perchè non c’è SUV o bel vestito che tenga se sai fare le cose, sia il panettiere, il cuoco, l’idraulico, l’elettricista…Con il sedere per terra non rimarrai mai. Arturo se si libererà anche della moglie, vivrà meglio di come ha mai vissuto.
me lo auguro davvero
attuale e molto triste questa storia……auguri ad Arturo per il suo futuro
glieli farò
Sono una grande?
che fai scherzi? Troppo lungo il post!
si lo so… sono prolisso…
Post adatto al momento “disseminacurricula” che caratterizza la mia estate. È vero, bisogna inventarselo un lavoro, trovare un buco nell’ingranagio e rimpirlo. A ver…
ma si… rimpiamolo….:)
ingranaggio-riempirlo: dislessia docet!
Angoscia.
Potrei essere un Arturo pure io e stanotte so già farò fatica a prendere sonno.
E’ che non sono convinto che sia così semplice poter gestire il proprio destino, anche in ambito lavorativo.
Quando finisci negli ingranaggi della carriera e questi ti portano su o giù, le leve che puoi agire sono molto inferiori a quello che si pensa.
L’unica azione possibile è la fuga…(vado in Thailandia e apro un chiosco di piadine)….ma ci vuole un coraggio da leoni….e io sono felino più modesto.
caro silvestro… benvenuto nella famiglia.. devi essere una scopata sbagliata di mio padre o io il risultato di una del tuo con mia madre.. ti sento vicino come un fratello….:)
oddio….ho appena scritto in un commento sul mio blog che so nuotare a delfino senza crisi di identità, ma a questo punto mi metti in difficoltà….
eh beh….la verità ci renderà liberi…
La mia famiglia ha avuto il suo “Arturo” solo che non ha retto. Il passo l’ha fatto avanti senza pensare a nulla, non al figlio non a sua moglie. A nessuno. Forse un giorno riuscirò a perdonare.
guarda che solo chi ha le palle vere fa quel salto…
anche se sembra da vigliacchi.. non lo è..
ci abbiamo pensato in tanti sai…
solo che noi non ce li abbiamo i coglioni… altro che
Forse… Sebbene pensi che le vere palle le abbia chi come Arturo continui con la panda. Credo sia molto più difficile vivere in certi momenti.
Scusa non avrei dovuto… Non interverrò più in questo post. Scusatemi.
credo di dover essere io a scusarmi….
ma rispetto molto chi fa certe scelte…
scusami davvero
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
Povero Arturo, credo che l’amarezza per il lavoro perduto non sia nulla difronte alla consapevolezza di essere completamente solo. In certi momenti si sopravvive solo se si fa squadra, se no, perché vivere con qualcuno? Secondo me quel tipo di moglie lo riduce sul lastrico se decide di separarsi…
Ps. A Milano il SUV è declinato al femminile: la macchina delle sciurette come la moglie di Arturo, tutte cappuccino, chiacchiere, palestra, massaggi, tennis e bridge.
La solitudine è il dramma peggiore in queste situazioni…. sono d’accordissimo.
E il SUVVE, come lo chiamano qua, è la dimostrazione dell’esistenza del demonio e di quanto possa offuscare le menti delle persone
Qualcosa però nel periodo di assenza dal blog è successa… ho letto i tuoi commenti e ti trovo un po’ cambiato. Mi sbaglio?
Interessante
A cosa ti riferisci esattamente?
Difficile a dirsi… ti sto studiando. Da un lato meno tormentato dall’altro più disilluso. Meno sopra le righe forse ma non voglio psicanalizzarti
Un quadro perfetto dei nostri tempi. E anzi in questo caso si parla di passare dalle stelle alle stalle… più comunenemente si cade dalle stalle al letame e buona notte.
Ammiro la forza d’animo di Arturo nel rimboccarsi le maniche e adattarsi a fare un lavoro magari considerato umile ma che gli garantisce il pane quotidiano. La moglie arrivista e attaccata ai soldi (e all’orrido desiderio del suv) quasi un cliche. Meglio perderla che trovarla.
Mia suocera, saggia donna d’alti tempi, dice sempre che è bene non mettersi tutti i soldi che si hanno a disposizione, ma vivere (sempre con dignità) come se se ne avessero meno. Perché nel momento in cuoi le entrate diminuiscono è poi difficile adattarsi alle ristrettezze forzate. E ha ragione. Un atteggiamento da formichina che le ha consentito di crescere tre figli con uno stipendio da operaio, senza fare mancare nulla a nessuno, e mettendo qualcosina da parte.
Oggi è pure difficile arrivare a fine mese, figuriamoci mettere qualcosa da parte.
Però è un buon consiglio da tenere in mente.
A togliere viene sempre difficile. A mettere, si fa sempre in tempo.
a volte la saggezza dei vecchi aiuta..
ma il problema piu grosso è che alla fine ci si ritrova sempre da soli… a fronteggiare situazioni piu grandi di noi e, peggio, a guardarsi allo specchio
e là ci vogliono le palle…
altro che se ci vogliono
Opus illuminat viam! Storia attuale e ricca di senso e sfumature …
welcome back!
Thank you very much anche a sua madre che l’ha fatta cosi bella e intelligente…:)
la madre di chie?
a sua di lei..
anzi
ha sua di lei
le nutrie d’arno sono proprio dure, e oggi più che mai
I problemi ce li abbiamo tutti: io, te, il tuo amico Arturo, la moglie del tuo amico Arturo, ma l’ultima frase è padronanza di pochi. E questo fa la differenza.
chissà…
metti in dubbio la mia saggezza?
la tua?
MAI
Questo è il mondo d’oggi .. non servi più? un bel calcio e via… ad ogni modo il tuo amico Arturo è da ammirare, ogni lavoro che si faccia anche il più umile , quando è fatto con onestà è gratificante, qualsiasi lavoro ha le sue sfacettature belle e brutte.. Ciò che mi lascia perplessa è quella serpe di moglie che ha.. ops scusa la franchezza, ma sembra proprio che le interessa solo la bella vita ed abbia poca dispobilità ad adattarsi alla situazione odierna.. ma poi mi chiedo? :” qualche volta lo lascia parlare questo povero marito o parla solo lei?”
Buon pomeriggio masticone, un abbraccio
auguro ad Arturo di liberarsi di quella moglie..che non lo merita, e di trovare una persona che lo stimi per il suo animo e per il suo cuore.
Rimboccarsi le maniche a 50 anni e fare quello che fa lui non è da tutti…..
I totally agree
ohi peròòòòò quanto scrivi!!!!
ti confesso che leggo e aggiorno il blog dall’ufficio dove lavoro quindi vado sempre di corsa….
come faccio ad aggiornarmi su di te?
vabbè leggerò con calma
la povertà e l’umiltà non mortificano ma ci rendono liberi, diceva Qualcuno
Lasciami indovinare: San Francesco?
chissà come hai fatto……. solo che lui l’ha scelta la povertà, Arturo c’è caduto dentro
Ecco un’altra emozione.. e rifletto..
penso a tutte le volte che mi par fatica alzarmi per andare a lavorare e mi vergogno.
Penso a quando aspetto il periodo di riposo, e so che ha un inizio e la fine.
Penso a certe persone che conosco che si lamentano del troppo lavoro e vorrebbero farsi mantenere dal marito ( bleah!)
Penso a chi si lamenta del lavoro a turni , ma lavora in azienda in espansione..
Penso mio figlio di 22 anni che lavoro non ce l’ha e fa il buttafuori nei locali 2.3 volte a settimana.
Penso a quell’altro figlio che è all’estero per lavoro , e al mezzano che il lavoro se lo è inventato e a volte non ce l’ha..
penso e penso e penso ad Arturo, ormai il nostro Arturo, credo che stia assaporando un aspetto dell’esistenza sconosciuto prima. Non che sia felice o triste o solo…ma che è vivo , nonostante tutto ha un gran coraggio e.., CAZZO!! lo invidio.
Credo che lui invidi te invece
<>
perchè quel “bleah”?
Sicuramente trovarsi da un giorno all’altro al punto di partenza – o, peggio al punto che mai avevamo considerato – è spiazzante, deprimente all’inizio. Però con la dignità e la forza di volontà, la bontà d’animo, qualsiasi “punto” può essere fonte di soddisfazione. A parlare non è una cinquantenne, ma una giovane che non vede un futuro lavorativo nè prima nè dopo la vicina (si spera) laurea. Sono semplicemente io, una ragazza che fa 3/4 lavori all’occorrenza, non tutti mi piacciono e mi appassionano, ma li faccio con impegno. Uno di questi lavori coincide tralaltro con la mia passione più grande: non posso contarci sempre, non posso vivere di esso, ma è fonte di grande realizzazione personale. La storia di Arturo può insegnare molto, specie a tutti i miei coetanei che credono che lavorare sia un diritto a prescindere dall’impegno.
Sul concetto di lavoro come diritto molto ci sarebbe da dire ma eviterò di rompere su questi temi…
La tragedia non è tanto doversi ritrovare a vivere un momento di difficoltà ma non riuscire ad affrontarlo nel modo giusto. Una persona che invece pur avendo avuto molto dalla vita poi si ritrova a dover iniziare da capo e magari scopre cose che prima non sapevo o non faceva mai, e lo fa senza sentirsi un fallito, vuol dire che non ha costruito la propria vita su quello che “ha” ma su quello che “è”. Se una persona ha dentro di sè le risorse può affrontare anche la fine del mondo, ma se una persona ha solo le risorse materiali con cui affronta la vita di ogni giorno allora gli verrà difficile affrontare un momento in cui deve rinunciare a tutto. Tu che risorse hai? Hai una paura, leggo, e cioè che ti finisca come questo Arturo, ed è una paura comune, però forse si accentua di più nelle persone che hanno molto, o troppo, e ne sono molto legati. Inizia a pensare se riusciresti a vivere in un modo diverso, non per forza uno stile di vita “povero” ma piuttosto “essenziale”. Il legame con le cose è ciò che ci frega di più e non la perdita di queste
Tocchi un tema Interessante pero rischi di perder di vista il cuore della questione. Parli di tanto e di poco ma chi può dire cosa e’ tanto? Io parlo di cose indispensabili esse sono tanto o poco?
parli tanto di cose, di te poco
magari è più “Arturo” adesso di prima, a scorrazzare con una Panda, musica a palla e libro nel sedile del passeggero da leggere appena può.
se sul lato pratico si considera una tragedia sul lato umano si possono imparare tante cose, io per esempio sto cercando di eliminare il superfulo, in primis una moglie, non è a chilometri zero ma è in buonissimo stato.
sei un grande….
E’ una parabola del nostro tempo, non essere più capaci ad essere orgogliosi di quel che si fa, senza identificarcisi. Orgogliosi di far bene un lavoro per il gusto di farlo bene, spazzare un vicolo, pilotare un aereo e’ lo stesso ( lo so non proprio, per via del guadagno, ma questo accende altre riflessioni). Mio nonno era fabbro, sotto padrone, ho una foto accanto al cancello che lui aveva costruito per un villa. Era fiero del suo lavoro al punto di portarci nonna e nipote una domenica a vederlo e a fotografarci come assieme ad un caro parente. Quel che aveva costruito era più prezioso dei soldi ricevuti in cambio, e aveva 70 anni ed era sotto padrone, non schifava il denaro, se ne serviva per mangiare e per comprare libri a se’ e alla nonna.
Pero’ se posso farti un appunto e’ quel ruolo che dai alla moglie, il suo vero SUV, la nonna, quella mia, non ha mai chiesto al nonno di guadagnare di più o di piantarla di licenziarsi ogni volta che il padrone non gli piaceva e al nonno i padroni non piacevano… sopportava anche se il nonno avrebbe avuto bisogno di crescere un po’…
Mai più chiedere sacrifici tali alle donne, non lo meritano, non e’ giusto.
adoravo il nonno
Scusa la logorrea
ma scusa di che…?
anzi.. ti prego torna piu spesso..
Che vero uomo! Sei fortunato ad avere un amico così.
Del post mi è piaciuto tutto soprattutto questi passaggi:
“è meglio che ciascuno continui a fare quello che fa senza pensare di poter fare altro. Io penso che i lavori migliori sono quelli che ci si inventa. Quelli quei mestieri che fino a quando non li abbiamo sperimentati noi non esistevano. E anche nel fare l’avvocato o il medico o il commerciante si possono sperimentare modi nuovi e per questo innovativi. Modi che lo fanno appartenere un po’ di più, quel lavoro, alla persona che lo fa”.
e
“Credo che sia sano essere soprattutto qualcos’altro, oltre alla nostra dimensione lavorativa. Insomma siamo quello che facciamo ma anche quello che ci concediamo di non fare quando potremmo farlo”.
Sono profondamente convinta che noi siamo molto di più del nostro lavoro, della nostra condizione umana insomma, qualcosa di più che forse può corrispondere all’infinità del nostro desiderio sempre inappagato.
Personalmente non ho mai sopportato che mi si chiamasse al di fuore della scuola dove insegnavo prof…. perchè io mi sentivo molto di più di una semplice prof… tutt’al più accettavo “Signora” più generico, ma certamente più corrispondente.
questo tuo commento meritava un post a parte…
sono 2 giorni che penso a questo post. potenza delle parole…
se ne sono accorti in pochi
Che penso anche io?
Anch’io ho avuto una carriera al contrario, da uomo di fiducia del titolare sono diventato braccio destro dell’amministratore, dopodiche ho cambiato nuovamente azienda con l’incarico di direttore di filiale per poi passare a fare il venditore.
Ad ogni passaggio, di volta in volta in una azienda più importante di quella precedente, mi veniva tolta una mansione ma anche aumentato lo stipendio.
Nell’odierno ho raggiunto la perfezione, un ottimo stipendio e preoccupazioni zero, pranzo e cena tutti i giorni a casa con la famiglia e riesco a dedicare qualche pomeriggio ai miei figli.
La vita è fatta di tante cose, alcune superflue altre importanti, e quelle importanti passano una sola volta, se riesci ad afferarle diventi un principe, e per i miei figli io sono un re!!
Denaro, successo, e tutto quello che ne consegue lo puoi cercare ed avere sempre, ma il sorriso di un bambino che dimostra gratitudine per la giornata che gli hai fatto trascorrere non ha eguali e tieni presente che in un attimo quel bambino diventerà ragazzo e poi uomo, se ti perdi questo hai perso gran parte della tua vita.
Tutte le cose che dici sono vere
Io parlavo pero di situazioni diverse
Io parlavo di quando non puoi scegliere tra cosa e’ importante di quando le cose che tu dici passano solo una volta non puoi nemmeno permetterti di gustarle da lontano
Penso che ci siano dei lati che emergono in situazioni drammatiche che si rilevano molto più corrispondenti a noi così come emergono la falsità di altri, a dire che se la nostra vita non è fondata su una verità che non decade a seconda del vento che tira, saremo in mano alla fortuna o alla sfiga.
Perché sei così vergognosamente piu intelligente di me?
Ho imparato ad essere più osservatrice della realtà ..:)))
Nella mia semplicità direi solamente Toccante, ma ci tengo ad esprimere il mio apprezzamento, sebbene in umili e forse banali parole, quelle che ti possono venire in mente quando in realtà ne sei a corto, perché certe riflessioni ti lasciano effettivamente senza parole, e forse con uno strano senso di vuoto che non parla nessuna lingua se non quella delle emozioni. Mi piacciono tanto i tuoi post, bravo.
forse a perdere una moglie così non gli vien poi troppo danno… digli di far sparire un po’ di soldi in un posto sicuro e non rintracciabile, se lei se ne vuole andare ne avrà bisogno considerate le leggi in italia e il carattere di merda di lei
completamente d’accordo