La democrazia del Corinthians

Nel 1982 ero un ragazzotto stupido e arrogante. Soprattutto ignorante. Come tutte le persone con queste caratteristiche ero fissato con il calcio. In quell’estate ci furono i campionati mondiali in Spagna e ricordo come fosse ora il giorno in cui la nostra nazionale formata da pedatori di ventura vinse una partita rocambolesca contro la squadra di calcio, forse, più forte di tutti i tempi. Il Brasile del 1982 era un team fenomenale, pieno di grandi giocatori. Finì 3-2 per noi con Paolo Rossi che sembrava fosse stato toccato da Dio. Fece una tripletta  che sapeva di incredibile nella sua assurdità. Se quel giorno i brasiliani avessero fatto cinque goal, noi ne avremmo fatti sei. Gli Dei si erano seduti dalla nostra parte del tavolo. E, come tutti i gonzi di Riace della mia risma, scesi in piazza a sfilare e a urlare la mia gioia.

In quel grande Brasile giocavano però anche dei grandi uomini. Grandi davvero intendo. Non solo marionette. Uno di loro era un tipo allampanato altissimo “Brasileiro Sampaio de Sousa Vieira de Oliveira”, che tutti chiamavano semplicemente Socrates. Uno di cui Pelè ebbe a dire “Giocava di spalle meglio di quanto la maggior parte dei suoi colleghi giocasse di fronte”.  Socrates era tuttavia anche un filosofo che aveva formato il suo pensiero sui testi di Platone, Hobbes e Machiavelli e un uomo di scienza, perchè si era laureato pure in Medicina. E lui fu l’anima di un movimento straordinario che non ha eguali nella storia del calcio. Un’altra rivoluzione senza fucili (la prima, la vera, forse l’unica, fu quella di Allende). Quella che è nota oggi come la democrazia del Corinthians.

In quegli anni il sudamerica era vittima di terribili dittature. Tutti ricordano Pinochet e il “Garage Olimpo” in Argentina, ma in Brasile le cose non è che fossero migliori. I militari al governo avevano tolto molti diritti civili e la gente viveva sotto la paura delle squadre della morte o nella paura di essere tradotte in carceri dai quali non si usciva con facilità. In questo contesto nella prima metà degli anni ottanta avvenne un miracolo. Il Corinthians, il Timao come viene chiamato dai suoi tifosi, decise di rompere le regole. Nonostante fosse una squadra di incredibile talento (tutti assieme c’erano gente come Socrates, appunto, ma anche Wladimir, Walter Casagrande – che poi giocò anche nel Torino, Biro Biro, Zenon, Leao ecc. ecc.) decise di proclamare l’autogestione.  La squadra si rifiutò di riconoscere l’autorità dell’allenatore e per tre anni mise in piedi una sorta di “autogestione” che venne definita “democrazia corinthiana”. Qualcuno la chiamò anarchia. In realtà decisero tutti assieme che da un certo momento in poi, la democrazia, alla quale tutti nel Brasile, anelavano l’avrebbero messa in pratica loro. Avrebbero votato e deciso su qualsiasi cosa. Anche le più insignificanti. E il voto di ognuno valeva lo stesso di qualsiasi altro. Quello del magazziniere come quello del presidente. Che poi era un altro filosofo e pure rivoluzionario: Waldemar Pires. E votavano su tutto, dal menù del giorno alle strategie di gioco e di mercato. Persino in bus, durante le trasferte stabilivano per alzata di mano se fermarsi o meno per le necessità fisiologiche. Qualunque cosa diventava di interesse collettivo, compresi i contratti individuali, ragionavano valutando con attenzione le disponibilità economiche del club. E per la prima volta nella storia del calcio brasiliano, sulle maglie del Corinthians apparvero anche le scritte pubblicitarie. Ma non si trattava di marche e loghi per prodotti di consumo, ma di invocazioni perché venisse posto fine alla dittatura militare “Elezioni dirette subito” oppure “Io voglio votare il presidente”.  E infine scrissero sopra la parola magica: DEMOCRAZIA. La meravigliosa democrazia del Corinthians, di giocatori che lottavano rischiando del proprio per rivendicazioni sociali  non solo sul campo, ma anche nelle piazze.

Quando vinsero il campionato entrarono tutti in campo con un grande striscione: “Non importa se sul campo vinci o perdi, importa solo se lo fai in democrazia”

Questi erano quegli uomini.

E mi piace pensare che sia stato anche grazie a loro che nel 1985 finalmente quello che avevano sempre cercato è arrivato. Mi piace pensare che sia stato proprio Socrates con i suoi compagni a dare la spallata finale a quella merda di dittatura militare. In un’intervista il “dottore” ebbe a dire: “La libertà è una cosa che genera responsabilità, bisogna saper amministrare questi due aspetti. Il calcio è l’unica azienda nella quale il lavoratore è più importante del padrone. Il calciatore può essere osteggiato, limitato, ma alla fine è lui ad avere le carte migliori per cambiare lo stato delle cose. Questa certezza si cementò nello spogliatoio del Corinthians, radici che nessuno è più riuscito a estirpare. Ed è stato un processo che ha aiutato i brasiliani a sollevare la testa e a liberarsi dopo vent’anni dell’oppressore”.

Certo le cose sono molto cambiate adesso. Il Corinthians non è più solo la squadra del popolo com’era sempre stata. E’ diventata cara anche ai poteri forti. I più informati tra di voi forse saprà che ha avuto sponsorizzazione favolose da parte di banche centrali e agevolazioni statali incredibili grazie agli appoggi di Lula in persona. Stadio nuovo finanziato in modo poco chiaro. Per non dire come a livello federale sia stata agevolata in modo clamoroso (vedi partecipazione alla coppa intercontinentale del 2000). Insomma adesso forse è una specie di Juventus del sudamerica. Ma nel suo DNA rimane i germi di quella democrazia che è stata unica nel suo genere. E, per inciso, quando il Grande Torino si schiantò a Superga, il Corinthians giocò in suo onore con le maglie granata. E queste cose non si possono scordare per quanti “affari” stiamo combinando gli attuali dirigenti.

Socrates venne poi in Italia a giocare nella mia Fiorentina per un anno. Nel 1984. La sua personalità e il suo modo di fare non potevano resistere a lungo da noi. Troppo pulito e generoso. Dissero che era lento per il nostro campionato. Non faceva per noi una persona che giocava usando anche la testa. Lo incontrai un giorno a Firenze. Non era difficile. Era uno che non si nascondeva come i giocatori di oggi. Stava in mezzo alla gente. Era circondato da tanti bambini con cui giocava a pallone per strada. A qualcuno disse che non faceva dichiarazioni pubbliche alla stampa perchè non si fidava dei montaggi. Sarebbe andato a qualsiasi trasmissione in diretta a dire ciò che voleva ma non voleva farsi registrare.

Quando ha smesso di giocare è infine tornato a fare quello che più amava. Curare ammalati e prendersi cura di chi aveva bisogno. Paolo Rossi invece si vede ancora in televisione su Sky a dire cazzate senza senso.

Vaffanculo.

Vaffanculo al giovane Masty che quel giorno di un’estate magica, tifava contro un grande uomo a favore di un coglione che era stato squalificato due anni per aver venduto delle partite.

Perchè adesso quando vedo Paolo Rossi io cambio canale, ma quando guardo l’omaggio che i tifosi e i giocatori del Corinthians hanno dedicato a Socrates quando è morto mi commuovo. Ogni volta. Ogni cazzo di volta che pigio il tasto play. Tutti, giocatori e pubblico, avversari compresi con il pugno destro chiuso. Che poi era anche il modo in cui lui festeggiava ogni suo goal fatto. Ve lo immaginate se lo avessero fatto anche a Firenze? (che lo ha ricordato con il classico lutto al braccio) che cosa avrebbero detto giornali e politici e politicanti? Ve lo immaginate Jovetic o Montolivo o Luca Toni o Andrea della Valle  con il pugno chiuso?

Anche da vecchio sono rimasto stupido e arrogante ma, per fortuna, un pochino meno ignorante e allora quest è per te CAMPIONE

Obrigado Doutor

e si

sissignori

Io tifo Corinthians

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103 pensieri su “La democrazia del Corinthians

  1. Bellissima questa storia: confesso di non averlo mai saputo. Ma da oggi, e con valore retroattivo, tifo anche io Corinthians.
    Grazie

  2. Bella storia sul serio, e ben raccontata. Mi sa che qui da noi la democrazia dobbiamo reimpararla, ammesso che l’abbiamo mai conosciuta. A giudicare da chi scegliamo per farci rappresentare e dal diffuso disinteresse per le cose comuni, mi sa che non abbiamo gran che idea di cosa sia.

    • Per quanto sembri strano però ciò che abbiamo oggi sarebbe sembrato oro ai nostri nonni e platino ai bisnonni.
      E non dobbiamo mai scordarlo.
      A vedere le cose che non funzionano e che non vanno sono capaci tutti. Per riconoscere la bellezza di altre c e’ bisogno di più fatica.
      Poi ovviamente tutto e’ perfettibile

    • Ciao Pier Carlo
      Ti auguro tanta pace.
      Ieri il Torino a Catania è stato miracolato.
      Ti racconto una barzelletta, recita:
      Professore: “Chi sa cos’è’ l’H2SO4?”.
      Studente: “Io lo so è…è… ce l’ho sulla punta della lingua…”.
      Professore: “E allora, imbecille, sputalo, che e’ acido solforico…”.
      Ahahahaha!!!!
      Ti abbraccio, Edo

  3. Non conoscevo la storia, grazie per avercela raccontata (sempre in ottimo modo, tra l’altro).
    Il calcio da noi è sempre stato un fenomeno da baraccone, un circo di nani e ballerine…ma d’altra parte deve essere quello che vogliamo…

  4. Masticone masticone, tu dovresti scrivere altro, e lo sai… cazzo se lo sai!!!
    E comunque bello. Un po’ troppo massimi sistemi, ma bello. Preferisco quando scrivi le storie e le emozioni. Ma è gusto personale, eh. Lo stile non si discute. Renderesti vivida anche la descrizione delle pagine gialle. Sei proprio bravo, fattelo dire.

    • Beh sai che i tuoi commenti sono cari al mio cuore.
      Quando mi impallo finisco per ubriacarmi e parlare di massimi sistemi. Con la vecchiaia sempre meno però … Purtroppo.
      Il menefreghismo regna sovrano
      E mi sta addomesticando

  5. La democrazia inizia dai piccoli gesti, e dal coraggio dei singoli…Quello del Corinthias è un esempio che poi tutta la popolazione brasiliana ha seguito.
    Socrates lo ricordo, anche se allora ero solo quindicenne e non vedevo altro che la mia Juventus (tiè), ma con quell’aspetto ieratico era impossibile non notarlo, si distingueva davvero da tutti gli altri.
    …ed il tuo racconto, nel ricordarlo, è magnifico :-)
    Loredana

  6. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 03.01.13 « alcuni aneddoti dal mio futuro

  7. Bella storia, non la conoscevo così nello specifico…Avevo visto un documentario su Pelè che ne accennava. Mi sono commossa. Sì perchè a me la gente con dei valori mi commuove. Quando leggo di questi sono fiera di essere parte del genere umano. Peccato siano rari. Ma . Ma. Ma se ognuno di noi facesse il suo, nel nostro piccolo, sono certa che la società sarebbe migliore. Nonostante tutto, nonostante chi ci governa.

    • La società è migliore di com’era cento anni fa e molto migliore di com’era duecento anni fa e peggiore di come sarà tra cento anni….
      non possiamo cambiare questa cosa.

        • se pensi che vivere nel 1813, quando le donne non avevano alcun diritto e gli omosessuali venivano messi in galera e l’aspettativa di vita era inferiore ai 50 anni e c’erano una marea di malattie di cui non si conosceva la cura e i diritti civili nemmeno si sapeva cosa fossero e le guerre c’erano ogni sei mesi e le diseguaglianze sociali erano molto più marcate di oggi
          beh se pensi che si vivesse meglio allora ti faccio una confidenza:
          Pensi male!

        • No Masticone non mi ci metto.Ma non sono d’accordo.Tutto quello che scrivi esiste ancora oggi in molta parte del mondo.E’ solo che non è più il nostro, di culo, a repentaglio e allora ti sembra che stiamo meglio.Ottica occidentale moderna.

        • no sai qual è il vero problema?
          E’ che diamo per scontate cose che non sono scontate per niente.
          La democrazia su tutto.
          Pensiamo che sia un dono divino e invece sono morte generazioni affinchè tu possa anche solo dire che se ci comportassimo meglio tutto andrebbe meglio alla faccia dei politicanti.
          Si, brava, hai scoperto l’acqua calda. Se tutti si comportassero bene vivremmo in un Eldorado.
          Io vedo, perchè sono vecchio, i cambiamenti. Mi concentro sui cambiamenti e sono quasi sempre positivi. E’ solo che come avvengono li diamo per scontati e pensiamo solo a quello che non va.
          Allora dico che forse dobbiamo imparare tutti ad apprezzare ciò che abbiamo raggiunto senza crocifiggerci per qualcosa che ancora non abbiamo e che forse avremo in futuro.
          Augh..
          grande capo ha parlato.

        • Hai ragione, ma ti prego di concordare con me sul fatto che finchè tu ti puoi permettere ciò che dai per scontato in molta parte del mondo ne stanno pagando le conseguenze. Quando parlo di fare nel nostro piccolo scelte consapevoli e valorose intendo sprecare meno, comprare meno, inquinare meno , scegliere consapevolmente a quali aziende dare i tuoi soldi, aziende che magari non sfruttino la manodopera infantile dall’altra parte del mondo e non inquinino le falde acquifere dei loro territori per esempio. Finchè nel mondo tutti gli essere umani non saranno trattati con pari rispetto e dignità (non dico di avere le stesse possibilità, è utopistico, lo so) la società globale non sarà avanzata. Io mi sento fortunata per essere nata per puro caso da questa parte del mondo che ha fatto molta strada in termini di benessere, diritti e comfort (grazie a persone valorose che ci hanno preceduto) ma non è un mio merito, è solo una gran botta di culo. Ciao grande capo

  8. Nel 1982 ero un po’ meno ragazzotto di te, ma comunque giovane e altrettanto o forse più stupido. Ora giovane non sono più, e quanto alla stupidità, beh, ci si abitua a tutto…
    Questa è una bellissima storia che non conoscevo, ti ringrazio per averla postata. Spero non ti dispiaccia se la ri-bloggo.

  9. Non conoscevo questa vita, non voglio chiamarla storia perché mi sembrerebbe di sminuirla mi interesso poco di calcio e calciatori ma conosco tante mamme che hanno figli alla scuola calcio della loro città e si lamentano dell’ambiente. Forse questi esempi andrebbero raccontati ai ragazzi perché capiscano che ritrovarsi a tirar calci ad un pallone può essere anche altro. Come sempre cogli le cose importanti. Un abbraccio

  10. All’epoca dei mondiali dell’82 avevo… circa 4 mesi e per me leggere questo articolo è come leggere un libro di storia; ma se me l’avessero raccontata così la storia sui banchi di scuola l’avrei amata maggiormente…
    Bell’articolo; piacere di ritrovarti.

  11. Ho sempre snobbato il calcio, finché qualcuno non mi ha spiegato che a volte dietro le squadre ci sono ideali anche nobili, e allora ho diretto le mie simpatie verso il St. Pauli.
    Una storia come quella del Corinthians però potrebbe redimere tutti quei babbei boriosi e analfabeti che vediamo di solito sui campi di calcio.

  12. Anche nel calcio ci possono essere ottime persone. Cene sono. E senz’altro il grande Socrates lo era. Secondo me è giusto valutare in base al valore etico, in quanto un grande calciatore è sicuramente un personaggio che «pesa» nella battaglia delle idee.

  13. …quindi mi pare siamo tutti d’accordo:
    - Il calcio ci sta sui bagigi.
    - Credevamo di sapere tutto sulle dittature sudamericane, e invece.
    - Abbiamo un bisogno matto e disperatissimo di storie di questo genere.
    - Masticone scrive da dio.
    - …e per sempre forza Corinthians!!!

    (Comunque c’era anche il gol annullato di Antognoni, me lo ricordo benissimo) ;-)

  14. Solo col tempo si riesce a capire il lavoro fatto da certi uomini che sono stati campioni nello sport ma anche campioni nella vita.
    Io non ho mai seguito molto il calcio perchè la mia passione era il basket americano. Larry Bird e Magic Johson han fatto piu’ loro contro il razzismo che milioni di dollari spesi in politiche di intgrazione. Boston era la città e la squdra piu’ bianca d’america. Los Angeles era una squadra di tutti neri, eppure l’amicizia che legava questi due campioni e’ e resta proverbiale. Larry Bird era nato in una città dove il Ku Klux Klan la faceva da padrone, ma trattava tutti i suoi compagni e gli avversari, bianchi e neri allo stesso modo. A lui interessava che dessero il massimo in ogni occasione. Bird e Magic, avversari alla morte in campo, ma amici indivisibili, insieme a bere una birra dopo la partita, pur contro il parere delle squadre e dei dirigenti. Quando a Magic fu diagnosticata l’Aids, tutti gli amici neri di Magic si defilarono e non volevano piu’ giocare insieme o contro un avversario che poteva infettarli.Erano i primi casi che si manifestavano e non si sapeva ancora bene che tipo di malattia fosse. Larry Bird fu l’unico a sostenere l’amico e a chiamare le TV per riprendere i suoi allenamenti uno contro uno, contro Magic, facendo informazione e evitando quella discriminazione che distrugge nell’animo atleti e uomini.
    Onore a Socrates per questa storia che non conoscevo e a tutti a quei campioni dello sport che hanno dato una mano a cambiare il mondo.

    • che bei ricordi….
      Non sono cosi certo che Bird e Magic fossero cosi amici, se non altro perchè vivevano su coste diverse ma se lo dici ci credo.
      E non è nemmeno importante poi… è bello come l’hai raccontata.
      Io però tifavo Celtics…che squadra che avevano… formidabile…

  15. Ciao fratello Mast
    Straordinario questo racconto, un salto nel passato di un periodo fantastico.
    In questo post hai puntato “l’occhio di bue luce”, su questo fantastico personaggio: Socrates, cui io ritengo uno dei centrocampisti più forti del mondo.
    Impressionanti i suoi colpi di tacco.
    Adesso mi sto sorseggiando un Glen Grant, rivedendo su Ytube La partita del 3 a 2.
    Un abbraccio infinito, Edo

  16. Ho smesso dopo un po’ di leggere i commenti e so che quanto ti sto per scrivere già è stato postato e già è stato pensato. Ma non la voglio considerare una ripetizione, quanto piuttosto una amplificazione, un rendere onore a chi sa scrivere col cuore, a chi riesce a rendere argomenti a me ostili piacevoli, a chi mi arricchisce di storie che, me tapina, non conoscevo, e lo fa dandomi i brividi.
    Grazie quindi, caro Masticone, e un abbraccio.

  17. bello sfogo. crescendo qualcosa poi alla fine si impara… e imparare vuol dire anche cambiare idea o opinione… paura delle persone che non cambiano mai idea… molta paura….

  18. Pingback: Brasile: calciatore bacia un amico e infuria la polemica · Global Voices in Italiano

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