In memoria di: Andrea Cambi (Firenze 10.1.1962 -Firenze 21.2.2009)

Cosa c’è di più triste di quando muore un piccolo genio?

Beh semplice,  è quando sai che quel maghetto che tanto rispetti se n’è andato senza avere in vita il giusto riconoscimento.

Andrea se n’è andato in silenzio, come fanno le persone per bene.

Faceva parte del movimento di comici toscani che ad inizio anni novanta cominciò la scalata alle vette della ribalta nazionale. C’erano persone che valevano la metà di quanto valeva lui. Alcuni di esse sono ancora ai vertici delle classifiche dei botteghini del cinema o dei programmi Rai.

Andrea però l’avevano mollato da un pezzo. Troppo intelligente. Ero uno che improvvisava e voleva sperimentare con personaggi surreali a volte improbabili.

La sua fragilità con le sue paure di inadeguatezza e la sua difficoltà di vivere e le sue amarezze, lo rendevano speciale. E il vedere come i suoi amici di un tempo lo hanno di fatto liquidato è di una tristezza difficile da poter essere spiegata, con le classiche frasi di circostanza, gli stessi cliché che quand’erano giovani amavano spernacchiare. Niente più che comunicati stampa fatti solo per ricordare soprattutto che anche loro c’erano.

Andrea se l’è portato via il male del secolo, il classico cancro. Niente di speciale. Una beffa rispetto a una delle sue battute più famose:

Hey come va?”

“Un c’è bene” 

“Come? caso mai un c’è male”

“No, no. Il male c’è eccome”.

Dentro di noi porteremo però sempre i suoi personaggi: Normans l’uomo con il tappino incastrato in gola che aveva un fratello che si chiamava allo stesso modo Normans e al quale mancavano tutte le dita della mano all’infuori dei mignoli. E poi ancora la nana della viacard o Bombolino.

Ogni tanto faccio un giro su YouTube solo per rivederti Andrea.

Qualcosa mi dice che se leggessi questa piccola scheda ti vergogneresti perché sei sempre stato un tipo schivo. Diventeresti rosso come un peperone e cercheresti di cambiar discorso e di buttarla sul ridere.

Invece Andrea questo ricordo, piccolo e insignificante, è per te.

Per te che hai donato gioia e voce a chi non l’aveva.

Per te che con quel sorriso ci facevi sentire meno soli in mezzo a questo mondo. Per te che ci mancherai più di quanto saremo mai in grado di dimostrare e di farti davvero sapere.

So long Andrew.

In memoria di…: Enzo Baldoni (Città di castello 8.10.1948 – Iraq 26.8.2004)

Enzo era un personaggio incredibilmente poliedrico, pieno di passioni e di amore. Giocoso e serio allo stesso tempo. Un pubblicista geniale, innovativo e fantasioso dagli slogan fulminanti (“Meglio bastardo che mai”). Un aggregatore di folle e persone specie sul Web dove lui, uno dei primi blogger in assoluto, era capace di radunare chiunque avesse la sua stessa luce interna. Quella perpetua. E poi ancora scrittore, muratore, giornalista e soprattutto idealista. Un uomo che amava tirare fuori il meglio dagli altri e lo faceva offrendo il suo esempio.  Usava il suo tempo “libero” per andare ad aiutare, lui si davvero, le popolazioni che avevano bisogno e anche, credo, per cercar di capire. Nei giorni della sua prigionia che hanno preceduto l’orribile fine è stato insultato in mille modi dai media che lo hanno definito nel migliore dei casi un “Turista per caso”.

Hanno cercato di fare a pezzi la sua immagine perché la gente non sapesse davvero chi egli fosse.

Il pensiero che abbiamo perso un uomo così e che alle Istituzioni non importi nemmeno ricordarlo è veramente nauseabondo.

Sapeva che poteva morire e nel suo blog descriveva così il suo funerale:

«  Vorrei che tutti fossero vestiti con abiti allegri e colorati. Vorrei che, per non più di trenta minuti complessivi, mia moglie, i miei figli, i miei fratelli e miei amici più stretti tracciassero un breve ritratto del caro estinto, coi mezzi che credono: lettera, ricordo, audiovisivo, canzone, poesia, satira, epigramma, haiku. Ci saranno alcune parole tabù che assolutamente non dovranno essere pronunciate: dolore, perdita, vuoto incolmabile, padre affettuoso, sposo esemplare, valle di lacrime, non lo dimenticheremo mai, inconsolabile, il mondo è un po’ più freddo, sono sempre i migliori che se ne vanno e poi tutti gli eufemismi come si è spento, è scomparso, ci ha lasciati. Il ritratto migliore sarà quello che strapperà più risate fra il pubblico. Quindi dateci dentro e non risparmiatemi. Tanto non avrete mai veramente idea di tutto quello che ho combinato. Poi una tenda si scosterà e apparirà un buffet con vino, panini e paninetti, tartine, dolci, pasta al forno, risotti, birra, salsicce e tutto quel che volete. Vorrei l’orchestra degli Unza, gli zingari di Milano, che cominci a suonare musiche allegre, violini e sax e fisarmoniche. Non mi dispiacerebbe se la gente si mettesse a ballare. Voglio che ognuno versi una goccia di vino sulla bara, checcazzo, mica tutto a voi, in fondo sono io che pago, datene un po’ anche a me. Voglio che si rida – avete notato? Ai funerali si finisce sempre per ridere: è naturale, la vita prende il sopravvento sulla morte – . E si fumi tranquillamente tutto ciò che si vuole. Non mi dispiacerebbe se nascessero nuovi amori. Una sveltina su un soppalco defilato non la considerei un’offesa alla morte, bensì un’offerta alla vita. Verso le otto o le nove, senza tante cerimonie, la mia bara venga portata via in punta di piedi e avviata al crematorio, mentre la musica e la festa continueranno fino a notte inoltrata. Le mie ceneri in mare, direi. Ma fate voi, cazzo mi frega. Basta che non facciate come nel Grande Lebowski. »

Zoncker, brutto bastardo, sei stato uno stronzo a lasciarci soli a questo modo in mezzo a tanta gentaglia che “lavora” per la pace.

Sempre il solito egoista di merda.

Ma mi manchi abbestia.

In memoria di tutti coloro che si sono suicidati a causa delle crisi economica

Oggi cielo a pecorelle. Anche se ho la sensazione che, pure volendo, non ci si possa fare sesso anale. Eppure la sensazione di star per essere inchiappettato l’avverto forte. Nuove tasse, nuovi balzelli e, soprattutto nuovi suicidi di gente come me, persone che c’hanno provato e che questa crisi sta  pian piano spazzando via.

Se Dio ha fatto l’uomo a sua immagine e somiglianza e se il primo uomo è stata una scimmia, allora Dio è una scimmia. E questo ha un senso perchè solo una scimmia poteva pensare a creare un Istituto come Equitalia.

Non so se qualcuno che legge ha avuto mai a che fare con questo mostro guidato allegramente, al momento, dall’esimio Dot.Ing.Gran farabut Befera. Io si.

E, credetemi sulla parola, è una cosa devastante. Una violenza paragonabile allo stupro. Ci si indigna, giustamente, per gli stupri alle donne, ma le violenze fisiche e psicologiche ai piccoli imprenditori sono considerate dall’esimio prof.Monti e da tutti i paladini del demagogismo italico, normali statistiche. Mavaffanculo!

E quando leggo stamattina di nuovi piccoli imprenditori che si sono uccisi per la vergogna o per le nuove cartelle esattoriali che sono mandate da questo Stato LADRO, sempre pronto a rubare e prendere subito quanto LUI crede che gli sia dovuto e a NON darti mai quanto lui deve a te, quello che ti sanziona pesantemente se non adempi alle sue regole nei tempi che lui ti dà ma che si guarda bene dall’applicare le stesse regole e di sanzionare se stesso quando fa la stessa cosa, beh io mi vergogno. E piango in silenzio per quelle anime che hanno creduto di poter costruire qualcosa e non essere solo un altro parassita che si annida dentro l’apparato burocratico dello Stato.

E intanto la caccia alle streghe agli evasori continua. Perchè in Italia non c’è niente di più facile che armare la demagogia del braccio armato dei media e dell’intelligenza malvagia di Equitalia e dei suoi maledetti dirigenti a cui auguro tutto ciò che si meritano.