Scuola media

Esiste qualcosa di più triste della scuola media?

No, ditemi. Esiste qualcosa che solo a pronunciare il nome dia più tristezza di quanto non facciano queste due magiche paroline di merda? Provate con me ad alta voce. S C U O L A  M E D I A. Se lo fate per tre o quattro volte evocherete lo spirito del Natale della X-mas Carrol di Charles Dickens che vi dirà non come vivrete i prossimi tre anni, ma come avete vissuto quei maledetti tre. Vi ricorderete come eravate brutti/e impacciati, di come il naso vi era cresciuto prima dell’orecchio e una gamba più lunga dell’altra (ho visto pure quello). Le scuole elementari sono belle, gioiose, ti apri alla vita, scopri il mondo, sei ancora innocente e puro e tutto finisce con la TV dei ragazzi alle cinque. Il Liceo è una merda per lo più, ma comunque cominci a razionalizzare il mondo, capisci come funziona, cosa puoi o non puoi fare. Le tue capacità sono oramai evidenti e pure, drammaticamente, anche tutte le tue incapacità che proverai a cambiare per tutti gli anni a venire senza mai riuscirci davvero.

Ma la scuola media??????

Cominci ad avere sbalzi ormonali, l’adolescenza ti ha rubato l’innocenza. Inizi a sfinirti di seghe (cosa che peraltro non smetterai mai di farti anche se allora pensi che sia una cosa momentanea), ti vengono più brufoli di un uomo con il vaiolo, devi cominciare a studiare davvero, devi imparare che il mondo non è il Paese dei Balocchi in cui tutti sono gentili con te perchè sei carino e simpatico. Perchè non sei più carino e simpatico. Sei uno con la voce assurda in un corpo in trasformazione che non sa che cosa  gli sta succedendo.

Se devo ricordare la mia scuola media, riduco il tutto a tre semplici paradigmi. Il primo è Applicazioni tecniche. Ecco io non ho mai capito a che cazzo servivano le applicazioni tecniche in cui i bambini venivano divisi dalle bambine che facevano i dolci e le cose da femminucce mentre noi ci rompevano le palle con le proiezioni ortogonali e, peggio, con lo studio di minchiate stratosferiche come il tremendo processo che portava alla formazione di una Biro.  Il secondo è Disegno. Ecco, non per vantarmi, ma io a scuola andavo benino. In tutto tranne che a disegno dove ero proprio una lernia. Non mi veniva da disegnare altro che donne tettute che piacevano solo a me. I tulipani che dovevo invece fare mi garantivano l’unica insufficienza che ricordo e che brucia ancora perchè una volta venni sbeffeggiato davanti a tutti come lo scemo del villaggio che anzichè disegnare quei fiori della mia fava che il maestro aveva posto sulla cattedra, avevo dipinto, con grazia che nessuno ha mai davvero apprezzato, le magnifiche poppe di Lorella B. che vedevo nella giusta prospettiva.

Il terzo paradigma è proprio Lorella B. Il mio primo amore.

Lorella è stata la prima donna per cui ho perso la testa. Non capivo che cosa mi stesse succedendo. Non troppo bene. Non come mi è chiaro ora comunque. Sentivo questa pulsione animale verso di lei precocemente popputa, ma anche per la sua anima. Era la prima della classe. Ho sempre avuto un debole per le donne più intelligenti di me. Era fantastica. Leggiadra, volitiva, splendida in ogni cosa che faceva e mi trattava come un essere umano. Insomma mi considerava mentre tutte le altre erano già perse per quelli più grandi. Non sono mai riuscito a dirle cosa provavo per lei. Ce ne sono state altre dopo, ma con lei ho scoperto qualcosa di me che non conoscevo. Reazioni emotive e fisiche che non riuscivo a capire. Dopo è stata  solo routine. Cercavo di essere interessante rendendomi ridicolo ma allora non me importava e pur di stare con lei facevo cose che non avrei mai pensato di fare. A lei piaceva fare le battaglie navali durante la ricreazione e io, pur di stare con lei, accettavo quella rottura di coglioni incredibile invece di andare a giocare con gli altri amici ai giochi più “fisici” che ci garbavano allora. E lei mi ha ripagato con solo sorrisi. Mai un bacio, nemmeno per sbaglio. Solo sottomarini e incrociatori. Una cosa di cui mi vergogno a bestia anche oggi.

Come capita sempre poi c’è stato l’oblio. Sparita nella notte dei tempi. Solo un bel ricordo niente di più.

Questa estate per caso seguivo un telegiornale locale e parlavano di un, non ho capito bene cosa, relativo alla scuola, in cui dicevano che una tale Lorella B. aveva inventato un sistema sperimentale importante e bla bla bla. Incuriosito sono andato a vedere di chi si trattava e dalla foto la babbiona che vedevo non mi diceva niente. Ho deciso di scrivere una lettera a quella signora che sembrava un’omonima giusto per sicurezza e lei mi risponde dicendo che  invece si, era proprio la Lorella della mia adolescenza. Decidiamo di prendere un caffè assieme. Come la vedo penso ad un errore. Non poteva essere lei. Di fronte avevo infatti una vecchia signora, sfatta, che poteva essere la mi’ nonna e non la ragazzina che ricordavo. Dai suoi occhi vedo che, di me, deve aver pensato la stessa identica cosa. Solo che lei non si trattiene e mi fa:

“Ma i tuoi capelli?”

Non so perchè, ma solo questa battuta mi ha indisposto. Insomma cara Lorella B., vogliamo parlare delle tue tette con cui adesso pulisci per terra e che ti ciondolano come il pendolo di Foucalt?

Decido di essere urbano e mi limito a recitare il solito copione. Gli stessi clichè di sempre. E gli altri? e te? e io? e tutti? e che palle….

Poi penso che devo riuscire a cavare qualcosa da questa occasione e che il vecchio Masticone bambino, avrebbe tanto voluto che le dicessi ora che cosa era stata per me a 11 anni. E così ho messo su la faccia più bella e simpatica che ho e le ho detto tutto. Con il cuore. Con tutto l’amore che so trasmettere adesso. Con tutte le tecniche ho imparato in anni e anni e anni di corsi di formazioni teorico-pratica in merito. Lei mi sorride. Io le sorrido. E penso, ma si dai, in fondo è valsa la pena. Poi mi dice:

“Che carino (aridaje!) che sei. Pensa che io invece avevo una cotta pazzesca per Luciano. Te lo ricordi Luciano? era già un figo della Madonna a quei tempi, non è vero?”

“In effetti, ripensandoci si. Forse hai ragione te.” Il fumetto sopra la mia testa però diceva qualcosa di diverso.

E mi obbliga a parlare di Luciano, facendo incazzare il bambino Masticone di nuovo che ha deciso di chiudersi a riccio chiedendomi il piacere di giocare solo di sponda. In altre parole di non dire altro e lasciarla parlare di lei. Solo di lei. Come amano fare le donne sole e/o egocentriche, in cui tutto il mondo ruota solo e unicamente intorno a loro. E la dolce e fantastica Lorella B. ha parlato per un’ora solo di se stessa. Di quanto è brava e bella e affascinante e di come ha successo nel suo lavoto e di come tutti quanti ancora le fanno la corte e perchè porta bene i suoi anni. Io la guardavo e annuivo sorridendo pensando solo ai cazzi miei, ma per spirito di servizio non ho detto niente. Non mi andava nemmeno di discutere. All’improvviso mi fa:

“Però adesso che ti guardo meglio non stai proprio tanto male, anche se sei pelato”

“No guarda, non ti lasciar ingannare è solo che è  buio.”

“No, no. Sembri più interessante di allora. Però non mi hai detto niente di te!”  (ndr altro classico…che minchia dovevo dirti hai parlato solo te!)

“Poco da dire in fondo.”

“Senti ma se ci vedessimo ancora? insomma mi piacerebbe frequentarti. Che ne pensi?”

La guardo ma non capisco. Non capisco bene. Lei se ne accorge e specifica.

“Beh, io ti piacevo allora, tu potresti piacermi adesso. Che ne pensi proviamo?”

La guardo negli occhi. Leggo sincerità, sento che si è aperta finalmente a me. Sento che è pronta a buttarsi in una grande storia d’amore e merita rispetto e reciprocità.

“No. Non proviamo affatto. Per niente. Ma se vuoi possiamo giocare a battaglia navale via mail. Chissà magari ci divertiamo ancora.”

Lei, va detto,  ha incassato con classe, mentre il Masticone Bambino l’ho sentito uscire dal guscio e urlare la sua gioia che neanche a un goal della viola.

E’ solo che da quel momento odio ancora di più le scuole medie.

SCUOLA MEDIA, SCUOLA MEDIA, SCUOLA MEDIA,

che karma malefico