Er passero ferito – Natale Polci

Il mio amico IntesoMale, mi ha chiesto (giustamente) di far penitenza della mia dabbenaggine.

E quindi per rimediare ai miei sbagli ecco qua. Un tributo a tutti quanti voi che amate “de magna bene e de beve meglio” ma che ogni tanto vi inchinate al genio de li artri. Perchè io so’ come voi.

Posto questa stupenda poesia erroneamente attribuita a Trilussa, in realtà di Natale Polci.

Scritta nel 1951 è stata pubblicata nel 1968 nel libro”NER CAMPOSANTO DE LA VERITA’“.

La versione che trascrivo è l’originale. Nel tempo infatti molti hanno tentato di appropriarsene facendola diventare persino una barzelletta. Alcuni hanno tradotto le parole in romanesco in un improbabile italiano. Altri cercando di lanciare un film (orribile) di Natale l’han fatta diventare uno stornello toscano quando non lo è. Per rendere onore al poeta Natale Polci, ripropongo quello che lui ha scritto davvero.

Tuttavia, poichè la vita è fatta anche di ingiustizie e nel porcile tutto si introgola, posto anche il super famoso intervento di Bocelli da Fiorello alla radio che la ripropose alla grande per quanto lui, riprendendo la vulgata, la recitò modificandola e aggiungendo due sestine finali non presenti nell’originale.

Er passero ferito
Era d’agosto e un povero ucelletto
ferito da’ la fionna d’un maschietto
s’agnede a riposà co’ un’ala offesa
su’ la finestra aperta d’una Chiesa.
Da le tendine der confessionale
un prete intese e vidde l’animale,
ma dato che lì fori
c’ereno… nun so quanti peccatori
richiuse le tendine espressamente
e se rimise a confessà la gente.
Ma mentre che la massa de persone
diceva l’orazzione,
senza guardà pe’ gnente l’ucelletto,
’n omo lo prese e se lo mise in petto.
Allora, nella chiesa, se sentì
un lungo cinguettio: “Ci! Ci! Ci!”
Er prete, risentenno l’animale,
lasciò er confessionale
poi, nero nero, peggio de la pece,
s’arampicò sur purpito e lì fece:
“Fratelli! Chi ha l’ucello, per favore,
vada fori dar Tempio der Signore”.
Li maschi, tutti quanti in una vorta
partirono p’annà verso la porta.
Ma er prete, a quelo sbajo madornale,
“Fermi! – strillò – che me sò espresso male!
Tornate indietro e stateme a sentì:
qua chi ha preso l’ucello deve uscì!”
A testa bassa e la corona in mano
cento donne s’arzorno piano piano
ma mentre se n’annaveno de fora
er prete ristrillò: “Ho sbajato ancora!
Rientrate tutte quante fije amate,
ch’io nun volevo dì quer che pensate.
Io già v’ho detto e ve ritorno a dì
che chi ha preso l’ucello deve uscì,
ma io lo dico a voce chiara e stesa
a chi l’ucello l’abbia preso in Chiesa!”
In quelo stesso istante
le moniche s’arzòrno tutte quante
eppoi, cor viso pieno de rossore,
lasciarono la casa der Signore.

Il prete

Mi capita molto spesso, di questi tempi, che quando sento parlare di sacerdoti,  mi renda conto che l’unica cosa alla quale si fa attenzione siano le loro nefandezze.  Pedofilia su tutto. Ma non solo. Evasione fiscale, Ior, corvi, merli. Insomma tutta la gamma classica. In un contesto sociale come quello attuale, in cui stiamo per assistere a una delle più grandi rivoluzioni di massa della storia, in cui, secondo me, stanno per essere ribaltati tutti i valori che hanno portato la società occidentale a essere quel che è, la Chiesa, nella sua interezza è uno degli obiettivi principali da abbattere. Non che Lei non ci abbia messo del suo per entrarci di forza in quel mirino poi.  Le scelte oscurantiste sono oggi, come fu già nel medio-evo, il suo punto di forza. L’assurdità con cui combattono cose che sono oramai accettate dalla società, l’omosessualità su tutto, e la fermezza con la quale difendono a volte assurdi comportamenti criminali compiuti da “beati”, la sta mettendo piano piano fuori dalla società del futuro. Credo che se fossi vissuto ai tempi della riforma sarei stato luterano. La riforma era una cosa giusta da fare, allora. E forse pure oggi. A quel tempo c’era il mercato delle indulgenze. Oggi si chiamano in modo diverso ma a me sembra che sia la stessa cosa.

Sono cristiano. Talvolta però ho difficoltà ad accettare razionalmente questa cosa. Il cervello mi impone pensieri obbligati che mi fanno male e la deriva atea mi ha spesso attratto in maniera irresistibile. La ragione mi imporrebbe di non credere. La stessa ragione mi impone però di non pensare che qualcosa che io non capisco, perchè sono limitato, non possa davvero esistere.

Insomma un casino.

La chiesa, anzi la Chiesa, non aiuta quelli come me. Anzi. Se può li osteggia e li invita a togliere il disturbo. Come avveniva in URSS ai tempi del comunismo. I dissidenti fuori dalle palle. All’estero. Perchè, se restano, fanno più danni. Minano la struttura che poi è tutto. E a volte, molte volte, ho pensato ma si, vaffanculo, me ne vado. Però sono ancora qua. E le mie figlie le mando a catechismo sapendo che solo per questo sarò costretto a spiegare a loro, tra un po’, cose che non sono chiare nemmeno a me. Stamattina mi sono chiesto perché mi comporto a questo modo. Che cosa davvero mi spinge a non chiudere la porta dietro di me.

E mi è tornato alla mente Padre Piccoli.

Padre Piccoli fu per meno di un anno il nostro insegnante di filosofia. Non so come ottenne quella cattedra. Non era nemmeno particolarmente bravo. Per molto tempo lo prendevamo in giro perché sembrava fuori dal contesto del liceo che frequentavamo. Le sue lezioni erano a dir poco basiche e non dava voti. O meglio, se mostravi interesse ti premiava con votoni se invece no, ti prendevi un sei politico e via.  Motivo per cui, quasi tutti, non facevano un cazzo. Per questo suo modo di fare molti lo criticavano. I genitori di vecchio stampo su tutti, ma anche professori che avevano un’altra concezione del mondo e spinsero tanto per cacciarlo che alla fine ce la fecero. Prima che ciò avvenisse però, capitò una cosa che mi fece cambiare idea su di lui. E che ancora oggi ricordo. Umberto, un mio compagno di classe, al quale volevamo tutti bene, aveva combinato davvero un grosso guaio: aveva messo incinta una compagna di classe. Aveva quindici anni e la scuola, dando il meglio di sè aveva deciso di espellerlo. Umberto si stava un po’ perdendo a quell’epoca. E ricordo che Padre Piccoli si mise di traverso. Fece capire ai suoi colleghi che avevano dei doveri nei suoi confronti. E combattè così gagliardamente che fece ritirare quella sentenza e fece riammettere il mio compagno di classe. E se oggi Umberto è un bravissimo insegnante di sostegno, lo deve, secondo me, principalmente a lui.

Quando in un colloquio  fu chiesto a Padre Piccoli perché  contro ogni regola del tempo, avesse deciso di applicare il sei politico lui rispose: “Saranno giudicati  per tutto il resto della loro vita. Non sarò io uno dei primi a farlo”.

Ateismo

Si dice che gli uomini più intelligenti della terra siano atei.

La teoria sostiene che solo chi ha un Q.I. molto elevato comprende la natura esclusivamente animale o biologica dell’uomo.

Personalmente ho dei dubbi. Su tutto. Dimostrazione che non capisco un cazzo ovviamente.

Su una cosa però ho le idee chiare: l’UAAR mi sta proprio sulle palle.

L’Unione Atei e Agnostici, la R nemmeno mi ricordo più per che sta, massacra gli zebedei su ogni social network tramite i suoi zelanti sacerdoti per fare proselitismo, in modo ossessivo e aggiungerei anche petulante.

Dico, ma si è mai visto un ateo che cerca di convincere qualcuno che non esiste niente? Insomma uno è ateo e se ne frega. O almeno così dovrebbe fare. Non smarrona le palle a chi già ha mille altre preoccupazioni di stare a sentire che la Chiesa cattolica ha fatto cose turpi. Invece stanno scatenando una crociata contro di essa. Un ateo vero, ride di chi crede e se ne fotte. Almeno così pensavo.

Gli zelanti sacerdoti dell’ UAAR no.

Quelli del centro Italia, men che meno. Loro sono gli scaccabarozzi per eccellenza.

Loro ti devono convincere a sbattezzarti perchè è un atto di ribellione. Per far crollare le statistiche della Chiesa cattolica e perchè, secondo loro, sono stati violentati nell’essere unti a qualche giorno di vita. Stanno uscendo libri fantastici “Come vivere la vita da laici” in cui esplicitano in maniera particolareggiata tutta la serie di punti che per loro sono fondamentali. Che poi si riassumono in uno solo: arrestiamo il Papa!

Non mi stupirei nel vederli presto agli angoli delle scuole la mattina, come i testimoni di Geova, a cercare di convincere i genitori a far fare una sana lezione di “Astronomia termonucleare” da qualche seguace della Hack anzichè la vecchia sana ora di religione dove si giocava a battaglia navale con il compagno di banco.

Insomma, se incontrate uno dei responsabili dell’UAAR, state attenti, potreste trovarvi a discutere di qualsiasi minchiata, dalla politica del governo ladro alla Juve che rubava gli scudetti, dove, l’unico Comun denominatore, comunque sia, è  la colpa del parroco che vi ha sposati. E poi assolti dopo che vi siete separati.

E che poi vi ha suggerito di tirar fuori qualche soldo per far annullare il matrimonio alla Sacra Rota. Così tanto per.

Ma questa è un’altra storia.