Il senso della vita

Sono andato a prenderlo all’ospedale perché sua moglie stava male. Avevo timore di entrare perché gli esami e le analisi  che gli avevano ordinato non erano di quelli che fai volentieri.

Ammesso che poi ne esistano di tali.

L’ho trovato che mi aspettava già vestito nella sua stanza sulla sedia a rotelle che lo avrebbe portato all’uscita. Stava guardando fuori dalla finestra e non mi ha sentito rientrare. Ho bussato per farmi riconoscere, si è girato e mi ha sorriso. Uno di quei sorrisi che un uomo può vedere due o tre volte nella vita. Se e’ fortunato. Quelli che ti prendono alla pancia e ti fanno venir voglia di annullarti nell’altro. Di regalargli tutto quello che hai dentro. Di spogliarti e di urlare a Dio: ehi brutto stronzo, prendi me che sono inutile quando non proprio dannoso.
Ha cominciato a dire le solite banalità del caso con dolcezza.
Troppa dolcezza.
Quella dolcezza che stona in bocca a un cinghiale sanguigno.
Gli ho risposto a tono.
Alla fine ha grugnito:
“Due mesi Masty. Tre se mi dice culo”

In quel momento è entrata un’infermiera. Era la classica bella piena all’amarena. Non si è sprecata in troppe moine. Ha consegnato il foglio di uscita e tanti auguri. Ci vediamo nella prossima vita. Dentro la corsia facce lugubri di parenti di degenti mezzi moribondi che si davano un immaginario cinque alto l’un l’altro per cercare di farsi forza. Scendiamo usando l’ascensore in silenzio. Cosa si dice a un condannato a morte più intelligente di te per non offendere il suo cervello?

Dentro l’ospedale la vita scorreva lenta ma senza intoppi e tutti quelli che incrociavamo sembrava avessero ben chiaro chi e cosa fossero: un bel niente!

Tanti bel niente uno accanto all’altro a fare trenini dell’amore e della pace. Girotondini in attesa che si compia la beata speranza.

Quando arriviamo al piano terra gli viene voglia di di far colazione.

“Come le dico l’esito dell’esame a Stefania viene un coccolone e col cavolo che mi fa mangiare. Quindi approfittiamone adesso, per favore”

Ci fermiamo al bar dell’ospedale. Che non è  un bar. È un troiaio di posto dentro un ospedale di merda in un giorno che fa schifo nel momento peggiore degli ultimi mesi che sono stati i peggiori della mia vita. E della sua, credo.

Ci sediamo e mentre aspettiamo che ci portino i cappuccini  lo vediamo.

E’ bello come la pirite con la quale si giocava da bambini pensando che valesse chissà cosa.

Là dentro, in un posto che farebbe vomitare anche Gesù c’e l’immarcescibile Bobby Solo che al telefono sghignazza e canta Elvis a qualcuno che non sappiamo. Tutto il mondo intorno va a rotoli e lui bello laccato e con il ciuffo d’ordinanza in mezzo alla gente che sta crepando e soffrendo perdendo le speranze minuto dopo minuto, canta Jailhouse Rock al telefono.

E lo fa anche benissimo. Muove persino il bacino come Elvis the pelvis per darsi il ritmo giusto.

Lo guardiamo attoniti ed estasiati allo stesso tempo e alla fine il mio amico mi dice:

“Ricordalo sempre Masty e’ questo il senso della vita. Bobby Solo in un posto di merda che canta al telefono”

Il viaggio in macchina fino a casa sua lo faccio in apnea cerebrale. La moglie ci accoglie speranzosa e non capisce subito. Lo aiuto a entrare, lei ha paura di chiedere l’esito e tergiversa. E’ l’ora di lasciarli soli.

Lui mi strizza l’occhio e mentre sto per andare, mi dice:

Poche seghe Masty,  One for the money Two for the  show”

Festival della mente

Ci sono poche cose che ancora amo fare nonostante la mia pigrizia e le vicissitudine di tutti i giorni.

Andare a Sarzana (che tra l’altro è una cittadina stupenda, piena d’arte e storia e bella gente) è una di queste.

In modo particolare adoro andarci a fine agosto-inizio settembre quando si svolge il Festival della Mente 

http://portale.festivaldellamente.it/it/home

Nelle varie piazze della città ci sono incontri con personalità interessanti di vario genere che spiccano in campi diversi dell’arte per cui, pagando un prezzo modico (necessario per organizzare il tutto) si può vivere, in uno scenario unico, l’emozione di stare a contatto con la cultura vera e non artificiale come quella televisiva.

Se qualcuno è interessato a venire, ci prendiamo pure un aperitivo assieme.

 

 

Le ultime da “I discutibili”

picdisc

 

1) IntesoMale, poeta maledetto, figlio non riconosciuto di Arthur Rimbaud e di Poetella, ha deciso di regalare a tutti il vero quadro familiare del nostro super Gruppo

http://discutibili.com/2013/07/19/vi-presento-la-mia-famiglia/

 

2) Masticone, per non scordare, http://discutibili.com/2013/07/19/maricica-hahaianu-romania-1978-roma-15-10-2010/

 

3) Red Poz, dai suoi amici Khmer , http://discutibili.com/2013/07/19/in-cambodia/

 

4) E, poi LUI, il vero Re dell’Universo, 83 chili di cervello buono per il pappone dei cani, ma un cuore più largo del culo di Fata Chiattona, l’unico e immarcescibile, B O R T ammoniacal, http://discutibili.com/2013/07/18/fuga-da-orio-al-serio-e-dai-suoi-ultras/

 

 

Some good stuff su discutibili.com

picdisc

Ecco un assaggio del cosa potete trovare oggi su http://www.discutibili.com

http://discutibili.com/2013/07/16/danilo-dolci-sesana-28-6-1924-trappeto-30-12-1997/

un mio piccolo contributo per ricordare uno degli italiani più belli che siano mai nati e vissuti in questo nostro Paese

http://discutibili.com/2013/07/15/dimmerda-3/

quell’incosciente di Intesomale che fa a pezzi una delle autrici di cul(t)? di questi anni. Michela Marzano. Una a cui ha baciato il sedere persino Fabio Fazio (ma lui c’è abituato). Noi le abbiamo regalato invece l’ambitissimo award di DIMMERDA la nostra rubrica principe

http://discutibili.com/2013/07/15/lettere-varie-di-aspiranti-porno-attori-e-attrici/

Zia Mastichella che stavolta invece deve fare i conti con una serie lunga di aspiranti porno-star

http://discutibili.com/2013/07/15/videolettera-di-un-orango-a-calderoli-fuori-onda-di-bortocal-n-1/

un piccolo cadeau del mitico Bort to be Alive ad uno degli uomini più ributtanti che si siano mai visti

http://discutibili.com/2013/07/15/thats-expo/

ammennicoli ci mostra una scrittura di luce particolare relativa all’Expo di Milano. Con tanti saluti a Formigoni

E venite a leggerci dai, quante cose libere vi capita di vedere in una giornata?

www.discutibili.com

Sta partendo un piccolo/grande progetto.

Gente di grande qualità (a parte me) che vuol provare a fare qualcosa di diverso.

Con il cuore e senza pensare troppo alle conseguenze.

Abbiamo bisogno di sostegno.

Il che vuol dire di followers che ci incoraggino e che ci cazzino e ci bacchettino e che dicano, questo mi piace quest’altro no.

Se qualcuno di voi avesse voglia di farci un sorriso, un like, un in bocca al lupo, di iscriversi ancora meglio per supportarci, beh noi tutti ve ne saremmo davvero grati.

Questi i miei ultimi contributi

 

Il sopravvissuto – Masticone 

 

Linda Wolf

Di separazioni e ritorni.

Ci sono uomini che riescono a stare con la stessa donna per tutta la vita. La incontrano da ragazzini e la amano al punto che finiscono per vivere solo per lei. Arrivano a pensare che sia l’unica loro ragione di vita e si convincono che senza di essa non avrebbero alcun ruolo nei disegni immensi del signor Universo.

Ci sono uomini che quando giurano davanti a Dio o al giudice di pace che la ameranno per sempre, credono davvero che debba essere per sempre e che sono tanto forti da autoipnotizzare la propria mente e a volte persino la coscienza al punto da farle credere che deve essere davvero così.

Sto parlando di maniaci sessuali.

Il vero maniaco sessuale, infatti, non è colui che va con mille donne (uomini) nella sua vita. E’ quello che va con una sola. Tutta la vita. Sempre lei.

Ammettiamolo. Occorre avere delle turbe mica da niente per arrivare a questo. E sfatiamo anche il mito della verginità. Ovvia. Solo uno psicopatico minus habens può ambire a sposare una donna vergine, pensando pure che gli resterà fedele .Una donna che si possa dichiarare tale prima o poi avrà (giustamente) voglia di vedere cos’altro c’è nel mondo. Insomma per diana, uno vuole una Donna con la D maiuscola e poi si incazza se questa gli dice “voglio assaggiare anche un piatto di pesce fritto e non sempre la bistecca alla fiorentina?” Una donna vergine è da evitare come la peste se uno vuol mettere su famiglia.Per farlo occorre una donna che ha provato tutto e che sceglie te perchè sa che te in quel momento sei davvero la persona giusta per lei.

In quel momento è la parolina magica.

Quando uno giura “ti amerò per sempre” giura proprio questo. Ossia: io giuro qua in questo momento che, credo, che sarà per sempre. Ma può anche non esserlo.

Così è come la penso io.

O meglio, questo è il main plot.

Però ci sono anche le varianti.

Quelle che fanno male.

Che succede infatti se uno dei due è magari pure necessario, ma non sufficiente all’altro?

Complicato ah?

Evito di entrare in sabbie mobili dalle quali è difficile uscire. Ho premesso tutto questo perchè proprio in questi giorni mi sono capitate, contemporaneamente un paio di cose che mi ci hanno fatto pensare.

Succede, infatti, che sabato sera, un amico mi mandi un sms semi-disperato per dirmi “Cazzo, Masty mi sto separando!!”  senza sapere che quasi nello stesso momento una donna del mio passato è tornata, di sbieco, nella mia vita solo per far sapere che uomo orribile sono nel non averla amata per sempre nei modi monotematici che voleva lei  e cioè chiuso nella gabbietta nella quale voleva tenermi per poter dire a tutti quanto fantastico e eccezionale fossi, ma solo in quanto canarino da allevamento. La sua teoria è semplice: sei mio e solo mio e allora sei straordinario, unico e irripetibile, non sei solo mio allora sei una merda che non meriti di essere chiamato uomo. E se non posso averti io non può averti nessuna, il corollario. Indi, per cui, siccome, ti sputtano.

Sullo stesso tavolo avevo il mio amico, mezzo sbronzo, che mi mostrava il suo dolore e smarrimento di fronte ad un momento difficile che non sa bene come affrontare e una donna che mi accusava di averla tradita perchè ho cercato cose che lei non riusciva a darmi. Un uomo che io tentavo di frenare per  evitargli decisioni irrazionali basate sul dolore del momento e una donna che dimenticava ciò che avevo fatto per lei perchè tutto quello non contava niente rispetto al dolore di affrontare l’amara realtà. Che non era cioè, non solo sufficiente, ma nemmeno necessaria. Una cosa evidentemente impossibile da accettare. Non contava in altre parole che, poichè è sola come una cane al punto che pure il fratello ha giurato di ammazzarla e che al lavoro viene mobbizzata sistematicamente, io l’abbia accompagnata in clinica per starle accanto durante un’operazione delicata nonostante avessi i problemi miei da affrontare o che le abbia prestato dei soldi in momenti in cui stava alla fame nonostante io non sguazzassi nell’oro (che si è sempre dimenticata di restituire per inciso)  o le abbia prestato attenzioni nell’ascoltare le sue paturnie e regalato il mio tempo e la mia energia nel darle conforto nel tempo in cui siamo stati assieme, facendola sentire speciale. No. Non contava niente questo, solo perchè non sono SOLO suo. Se fossi stato SOLO suo sarei DIO. Poichè tuttavia lei non mi bastava e non era nemmeno necessaria nel mio sviluppo di vita, sono diventato un essere da disprezzare. Al punto che quei soldi prestati, allora, con amore, sono diventati per usare parole sue “un modo per comprarla”.

Mavaffanculo mylady.

Avrei voluto dire al mio amico di stare attento proprio a questo. Al rischio di cadere dalle stelle alle stalle. Lui è un bel tipo. Una persona molto intelligente e sa il fatto suo e mi sono ben guardato dal fare la domanda idiota che molti fanno nei casi in cui qualcuno ti dice che si vuol separare:

“ma sei sicuro?”

questo mi sarebbe davvero sembrata mancanza di rispetto. Insomma se stimi una persona, sai anche che se ti dice una cosa simile ci deve aver pensato molto sopra. Razionalmente ne è convinto. Se sta ancora con sua moglie è solo perche emotivamente, invece, qualcosa lo trattiene. E temo sia proprio questa cosa: la perdita di uno status. Non tanto quello di marito di cui sono certo a lui non importa molto. Teme in modo inconscio di perdere il ruolo di “Uomo fantastico” per una donna così come l’ho perso io solo perchè le ho detto la verità: non mi basti! non sei te!

In cuor suo quest’uomo così capace di capire l’animo umano sa che la cosa giusta per lui è prendere una strada diversa, ma ancora non è disposto a pagare il costo al casello autostradale della nuova vita. Dovrà diventare un angelo caduto. Soprattutto dovrà cadere non per una donna come tante, come è successo recentemente a me, ma per una che lui aveva scelto come compagna di vita, sperando che fosse per sempre. Sapendo però che non lo sarebbe stato. E lo stesso legandola a lui in modo tale che se qualcuno le chiedesse, adesso, cosa pensi di tuo marito, lei direbbe: E’ Dio!

Ma che tra un tot di tempo lo infamerà così come sta succedendo a me.

Non so se lui leggera mai queste note su questo blog. Io lo spero.

Vorrei che lui  sapesse allora che gli sono nel cuore e che, se non l’ho cercato domenica o ancora oggi, è solo per non metterlo in difficoltà, ma se vuole ci sono. L’ho fatto per non costringerlo a guardarsi dentro e ad ammettere la propria parte scura. Che c’è e che è là. Maledetto. Come capita a qualcuno.

Eppure anche i maledetti hanno diritto a sedere a mangiare con gli dei, sai?

Anzi, io penso che ne abbiano pure di più, perchè possono regalare molto di più di tanti che mostrano rispetto solo nella forma e non nella sostanza.

Ricorda solo questo: Fai quel che tu ritieni sia la cosa giusta per te!

Solo questo.

Tanto non importa se pensi di aver fatto cose per tua moglie che nessuno avrebbe mai fatto, lei comunque non te le riconoscerà mai.

Questo è un fatto.

Chi fermerà la pioggia?

Ci sono giorni in cui, per salvarsi la vita, uno dovrebbe semplicemente far finta che il mondo là fuori non esista. Per rimanere in piedi e non sprofondare in una depressione ancora più profonda occorrerebbe rimanere a letto per un “Bed-in” no-stop in cui non fare altro che dormire, farsi un paio di seghe, leggiucchiare qualcosa di poco impegnativo, sognare a occhi aperti facendo piani per il futuro impossibili da realizzare, ma che hanno funzione oppiacea permettendo l’entrata in una dimensione onirica alternativa che, a volte,  è meglio dei vecchi “francobolli” all’ LSD.

Oggi era uno di quelli.

L’ho sentito subito. Ho un sesto senso per queste cose. Solo che sono talmente fava che sottovaluto il mio istinto.

Mi sono svegliato di nuovo alle quattro di notte, come mi capita oramai da mesi a questa parte e mi sono detto “Ti prego Masty riaddormentati e svegliati domani l’altro, ‘un’è aria. Prenditi un sonnifero quadruplo e chiudi la porta che oggi è un casino.”

E invece niente, il senso del dovere è una delle malattie degenerative peggiori che possano colpire un essere umano. Andrebbe curato con farmaci esenti da ticket.

Il piano della giornata, infatti, prevedeva, oltre alla solita visita dal commercialista che sta cercando di aiutarmi a cercare sentieri nella giungla infestata da Dayaki incazzati che vogliono la mia testa da mettere in cima a una picca, anche una piacevole gita fuori porta al Tribunale di Pistoia dove ero stato convocato da un giudice cazzuto che, sono quasi certo, si sarebbe un poco alterato se avessi fatto “forca” senza avere alcuna giustificazione plausibile. Ai tempi della scuola ho fatto morire mio nonno una decina di volte ma questo trucco, l’unico che mi ha mai funzionato , stamani non era onestamente praticabile pena vedersi accompagnare in forma coattiva da un caramba. E invece alle cinque e mezzo mi chiama proprio la stazione dei carabinieri e chiede di me. Trasecolo. Ma come, ho sempre pensato che gli uomini della “Beneamata” fossero persone, è vero, integerrime, ma di non elevatissimo standing intellettivo e al contrario mi dimostrano che sono brillanti al punto da leggermi nel pensiero? Non faccio in tempo a dir loro che stavo scherzando e che non intendevo davvero non rispondere alla convocazione del magistrato che avevo avuto solo un momento di debolezza che il maresciallo mi precede:

“C’è stata un’altra rapina nella sede della sua azienda. E’ suonato l’allarme ma non siamo arrivati in tempo, forse è bene che venga anche lei perchè è tutto aperto adesso, non mi sembra il caso che ce ne andiamo lasciando tutto così.”

Il bestemmione da premio Oscar che ho tirato deve averlo un po’ disturbato perchè ha troncato la comunicazione chiedendomi in modo brusco di far presto. Nel tragitto in macchina fino alla sede, dopo aver recitato il Santo Rosario alla maniera di coloro che albergano all’Inferno ai quali ben presto mi unirò, ho pensato che Lui, il Signor Universo, è davvero una merda. Adesso è ufficiale. Insomma si può permettere di far rubare a dei disperati come noi? Ci vuole una gran faccia a culo. No, dico, lo stronzo, non poteva guidare la sua mano invisibile e portare i ladruncoli drogati che hanno fatto man bassa di tutto ciò che aveva un minimo di valore da qualcuno che i soldi ce li ha davvero? No. Il numero UNO, ha fatto di peggio. Eh già. Non gli bastava mica. Ha permesso che quei due o tre cazzoni che si sono intrufolati e che forse erano gli stessi che erano già venuti a trovarci l’anno scorso, portassero via anche il mio portatile. Di per se un PC di merda qualsiasi. Peccato che dentro c’era tutto il mio passato. E non parlo solo di lavoro. Parlo di cose che avevo scritto e che mi servivano, parlo delle fotografie delle mie figlie e dei loro compleanni. Tutto andato. Perchè il mentecatto con un Q.I. da invertebrato invalido civile che sta scrivendo, non ama fare i back-up, tanto, statisticamente, un nuovo furto era poco probabile.

Questo a dimostrare che io sarò anche un demente, ma LUI, eh beh, si, LUI magari è pure uno e trino, ma è anche molto ma molto succulento. Come una rosticciana per capirsi meglio.

Le formalità del caso sono stato uno strazio e, alla fine, in clamoroso ritardo, sono corso a Pistoia in autostrada, rendendo per tutto il viaggio, grazie al nome Suo, che, non essendo sportivo, se l’è presa a male e ha deciso che quindi non era abbastanza. In realtà il problema è che una persona già di per sè poco dotata che per tutta la vita i Tribunali li ha visti solo in televisione, ogni volta che varca la soglia di uno di essi va in paranoia. Non so spiegarlo meglio. E’ come se una palla da tennis ti bloccasse la bocca dello stomaco e poi piano piano scendesse giù per l’intestino provocandoti la sensazione di una defecatio isterica mentre un’altra palla si ripiazza alla fine dell’esofago pronta a ricominciare il giro. Un loop tremendo che solo chi c’è passato, credo, possa capire. E così, con il culo stretto perche sentivo una cacarella che spingeva nonostante avessi evacuato già quattro volte e una nausea che mi chiedeva di vomitare succhi gastrici, mi sono perso. Lo so. Lo so. Faccio pena pure a me stesso. Insomma non riuscivo a trovare l’aula perchè oggi per non so quale cosa strana di cui non mi importa nemmeno di capire la ratio, hanno fatto dei cambiamenti provvisori di cui tutti sembravano sapere, tranne io. E ho cominciato a rimbalzare da una parte all’altra con le palle da tennis in corpo e una rabbia al limite dell’esplosione termo-nucleare. Alla fine, per caso, becco un usciere o simil tale al quale chiedo lumi. Il coglione stava giocando con un cagnolino da passeggio che sua moglie gli aveva portato chissà poi perchè, a fargli visita. Il tipo continuando a trastullarsi con il cagno mi dà indicazioni di cui non capisco il senso. Gli chiedo più precisione e quello riparte con la solita tiritera senza darmi attenzione. Sono super in ritardo e decido, seduta stante, che lo voglio morto. Se devo andare in galera sarà per una buona causa. Toglierò dalle strade un essere inutile come quello che mi sta di fronte. E così alzando la voce gli urlo che mi sta facendo incazzare. Il mio nome non è Leggenda.  Mi chiamo Rasputin. E se non mi diceva dove cazzo dovevo andare avrei inculato a sangue lui e tutte le faccine di merda che intanto si erano messe a giocare con il cagnolino. E, se rimaneva tempo, pure la bestia che nel frattempo mi rompeva il cazzo abbaiando senza soste.

L’uomo rimane di sasso. Capisce che ho perso il senno e pure io mi rendo conto che ho esagerato e mi preparo mentalmente alla sua rappresaglia che però non arriva perchè un donnone giunonico che doveva aver assistito alla scena interviene a calmare le acque dicendo a tutti che ci penserà lei ad accompagnarmi nell’aula giusta. L’uomo del cane rinuncia alla sua rivincita e torna a rubare lo stipendio giocando con il quadrupede. Io ,come tutti gli scolari monelli ,con la coda tra le gambe e un paio di bellissime palle Dunlop da terra rossa che chiedono di uscire dal retto seguo in silenzio la donnona che si è dichiarata disponibile ad aiutarmi. Non è particolarmente bella, chiattona e tendente all’overloaded ha però due tette mostruose. Grosse come non ho mai visto, non avrei saputo  dire se fossero vere o false. Qualcosa di lei mi ricorda la tabaccaia di “Amarcord”. Di sicuro la furbacchiona si era vestita in modo tale da mettere la merce in bella mostra, con una scollatura vertiginosa, impossibile da non essere notata. Capisco alla fine che fa l’avvocato e che vuole prendersi un piccolo vantaggio sui suoi avversari. I giudici si sa, prima di essere tali, sono uomini. Più di ogni altra cosa la donnona puzza di femmina alfa lontano un miglio e non sento alcuna necessità di mettermi a discutere con un essere simile in una giornata come oggi. E poi ho deciso di entrare in periodo di astinenza e quindi basta donne per i prossimi due o tre anni come da fioretto fatto a Lui, si proprio a quello che m’ha mandato i ladri. Lo stronzo. La tipa è ilare e parla molto, la sensazione è che voglia attaccar bottone. Io invece non ne ho alcuna voglia e rispondo a monosillabi al procace avvocato che mostra un’interessante capacità dialettica. Vorrei chiederle che cosa la spinge a non tenere chiusa quella bocca e a dirmi soltanto dove cazzo andare ma, per gentilezza, evito. Arriviamo alla fine davanti all’aula. E’ deserta. Non c’è nessuno.  Il donno sfruguglia tra le carte che sono appese sulla porta. In effetti c’era scritta anche il nome della causa di cui sono parte. Poi entra dentro e ne guarda delle altre sul bancone. Si volta e mi dice che le udienze del giudice preposto sono state rinviate a causa di un trasferimento e che non ho ricevuto comunicazione perchè è capitato solo all’ultimo momento. Mentre parla mi si piazza davanti. Sarà alta almeno dieci centimetri piu di me. Ho come la sensazione che voglia dominare la situazione. Sento forte il desiderio di scapparmene via ma prima che possa andarmene via, mi fa, seria:

“Perchè mi sta guardando le tette?”

Ora. Posso giurare su quanto ho di più caro al mondo che, per quanto non sia esente dal fascino di tale attributo femminile, mi stavo sforzando con tutto me stesso di non lasciar cadere l’occhio su quelle bocce da Bowling. Balbetto scuse improbabili:

“No, veramente, io… no.. guardi le giuro che proprio no. Adesso devo andare…”

“Lei mi sta guardando le tette da quando mi ha vista. Non sono mica scema. Lei mi sta spogliando con lo sguardo.”

No, dico, provate voi, con una palla da tennis su per il culo a provare a spiegare a una femmina alfa che si sta sbagliando. Che delle sue tette non me ne importa niente.

“Le giuro che non le ho proprio notare. Cioè si, le ho notate, ma non nel modo che intende lei”

“Non dica bugie che in un aula di tribunale vengono sanzionate pesantemente. Io scommetto anzi che lei le vorrebbe anche vederle meglio da vicino. Non è così?”

Ho riconosciuto la tecnica. Una volta la mia amica Adele, di cui ho già parlato, quella delle due lauree di cui una recentissima in psicologia, anch’essa femmina alfa mi disse che una sera, dentro l’androne del suo palazzo fu avvicinata da uno di quei maniaci esibizionisti che si aprono l’impermeabile e mostrano il loro pipo ritto alla malcapitata. Quella volta Adele, con grande no-chalance gli disse: “Ah ok, va bene, vieni su che scopiamo dai”. Il tipo se la dette allora a gambe levate. Deve aver fatto lo stesso scatto che ho fatto io, sentendo in lontananza l’eco di un “Porco” che ancora mi risuona nella testa.

E adesso sono qua a pensare quale razza di maleficio mi ha colpito. Insomma la vita sta infierendo su di me come Maramaldo fece con Ferrucci.  Gli uomini, gli amici, le donne. Uno strazio infinito. Gli amici che si ricordano di te quando li fai divertire. Le donne invece che ricordano solo frasi inutili da rinfacciare, date, numeri di telefono, facce e scarpe.

Alla fine se ne sono andati tutti. Amici e donne.

Le palle da tennis no.

Sono ancora là.

E come premerò il tasto “Pubblica” per questo post di merda, di una giornata di merda, andrò a cercare di evacuare la decima pallina da stamattina. E poichè mi sento triste vi obbligo a una postfazione ancora più abbietta della giornata che vi ho descritto confidandovi che una delle sane abitudini che ancora amo coltivare con cura, oramai da tempi immemori, è quella di leggere sulla tazza del water del cesso. Da ragazzo mi leggevo solo le etichette dettagliate dei detersivi e dei saponi che mia madre piazzava a un braccio, un braccio e mezzo, se mi sporgevo dal w.c.  Credo di aver letto le etichette di tutti i bagnoschiuma, deodoranti e cosmetici che avevo sul mobile del bagno. Senza dubbio avrei potuto diventare direttore delle indagine di mercato di qualche multinazionale del settore. Da adulto invece ho creato un vera e propria libreria atta all’uso di lunghe e proficue sedute evacuative. Sono certo infatti che defecando si arriva a uno stato di coscienza superiore e tal volta, se si è fortunati, si può arrivare a illuminazioni sconvolgenti che possono cambiare la vita. La cacata infatti è un esercizio di meditazione spirituale, di purificazione e di elevazione dello spirito. Come tanti anni fa mi insegnò il mio vecchio insegnante di filosofia, affinchè nulla si perda quel che essa mi dà io rendo in merda.

San Purgazio è la parola giusta. Oppure enteroclisma se preferite.

Se siete stitici mi dispiace tanto per voi.