Nemesi

Incontro Frezzolini, al solito posto, il ristorante-bar “Da Drugo” nel vialone che da Altopascio porta verso l’alta lucchesia. E’ un punto di ritrovo piuttosto conosciuto, oltre che meta di camionisti inconsapevoli che Walter, il titolare ex picchiatore di estrema destra, lo ha chiamato così solo per omaggiare il film “Il grande Lebowsky” che considera il capolavoro della cinematografia del secolo scorso.

Come tutti gli ansiosi che si rispettano sono arrivato in anticipo. Il problema di noi ansiosi è che quando si arriva sul posto, più precisi dei puntuali, non c’è mai nessuno che possa apprezzarlo. Frezzolini, che è un aggressivo, si è fatto invece attendere una mezzoretta. E’ una tattica studiata a tavolino. Lo so bene. Eppure lo stesso mi colpisce al fegato e mi mette subito in difficoltà. Lui è uno dei miei fornitori. Uno cattivo. Uno di quelli con i quali sarebbe meglio non avere a che fare. Se solo si potesse ancora scegliere intendo. Tuttavia fa prezzi così bassi che è impossibile resistergli. Il problema è che avanza crediti da tempo e io, che sono vicino alla canna del gas, continuo a mandarlo in bianco con i pagamenti menando ogni volta il can per l’aia. E così ha deciso di partire all’attacco e ha chiesto un incontro. Ero preoccupato perchè ha già fatto fallire un paio di persone che conosco che non lo hanno pagato nei tempi concordati. Gli stessi con i quali lo avevamo soprannominato “The Mind” perché, il fesso, vanta anche una lusinghiera apparizione TV  al quiz “Chi vuol essere milionario” in cui è riuscito nella non facile impresa di farsi buttare fuori alla seconda o terza domanda. La domanda complicatissima era “Qual è stato il sequel del romanzo “I tre moschettieri di Dumas?”. Frezzolini ha giustamente scartato le risposte Promessi Sposi, Vent’anni dopo e il Visconte di Bragelonne per accendere “I quattro moschettieri”. Un vero genio.

Sono stato indeciso se accettare il suo invito a “discutere” del problema fino all’ultimo. Poi ho pensato che accettare di parlarci era il minimo che potessi fare. Gode di pessima reputazione e non mi piaceva  affatto l’idea di vedermelo arrivare a casa con qualche sgherro una di queste sere. Il posto che continua a scegliere per i nostri incontri, ogni volta mi dà il mal di pancia. Frezzolini lo sa. E’ per questo che mi chiede di raggiungerlo sempre proprio da Drugo. Come cultura sta a zero ma è uno sveglio. Ama partire in vantaggio e conosce i trucchi del mestiere. Non abbiamo ancora cominciato e siamo già due a zero per lui. Il locale è vuoto e Walter ci fa un cenno di saluto. Dopo pochi istanti entra un marocchino vestito in modo abbastanza lercio che parla malissimo. Sostiene di aver avuto cinque euro di resto in meno quando ha comprato le sigarette un’ora prima. Dice di essersene accorto solo quando è arrivato a casa. Walter, un uomo che, non solo è in evidente sovrappeso ma è dalla pinguedine che fa paura al solo nominarla, inizialmente non capisce di cosa stia blaterando l’extra-comunitario, poi realizza e comincia a urlare.

“Come faccio a sapere che è vero? Dovevi dirlo prima di uscire dal bar. Così non va bene.”

Se ci fosse stato un picchetto che lo quotasse, avrei scommesso qualsiasi cosa che stava per partire l’insulto e, a seguire, la litania contro i negri e tutti gli stranieri, gli zingari e chiunque venga qua a fare i comodi loro. Invece, mentre mi preparavo a prendere le difese dello stolto che aveva deciso di venire a combattere una guerra assurda per quattro spiccioli, Walter mi sorprende. Apre la cassa e gli dà cinque euro. Quel ciccione, quel bastardo ciccione di merda, quasi si è vergognato della mia faccia ammirata. Gli ho sorriso e l’ho come ringraziato di avermi fatto sbagliare. Come il marocchino si dilegua, ci sediamo su un tavolino in mezzo al niente che serpeggia dentro il locale e gli racconto tutto. Il tutto si riassumo nel semplice assunto:”Frezzolì, sono nella cacca più purulenta. Io voglio pagarti ma devi aver pazienza altrimenti porto i libri in tribunale e non becchi un euro.”. Vedo la sua faccia sbiancare in volto due o tre volte e, quando finisco, non reagisce come pensavo avrebbe fatto. Ero certo che mi avrebbe aggredito con parole e minacce ed ero pronto a una rappresaglia di pari livello come si conviene in questi casi ma, al contrario, mi fa una faccia triste e ammette che, in fondo, mi capisce.

“The mind” che mi capisce? Un vero ossimoro.

Dice che si rende conto di come io mi senta solo adesso perchè anche lui ha appena scoperto di soffrire di una strana solitudine che da qualche tempo lo accompagna e che non vuol proprio lasciarlo. Aggiunge che vorrebbe, a volte, non aver bisogno di nessuno ma si sta scoprendo ogni giorno di più un mendicante di parole che nessuno gli dona mai, perchè tutti passano, lo guardano, magari salutano, ma se ne vanno. Se non sapessi che è uno stronzo mi farebbe quasi tenerezza. Mi guarda con gli occhi tristi da italiano in gita (si ok, lo so, gli occhi erano allegri, quelli di Bartali intendo ma mi piaceva st’immagine) come a chiedermi aiuto.

E sia mai che io non aiuti qualcuno che me lo chiede. E voilà, come ogni puttana che si rispetti gli dò esattamente ciò che mi chiede.

Vuoi parole? Te le dò io le parole, dove sta il problema? E infatti gliene regalo a iosa. In cambio di una dilazione di pagamento avrei fatto qualsiasi cosa. Figuriamoci parlare. Così gli chiedo di lui e della sua famiglia. E Frezzolini non vede l’ora di raccontarmi la sua storia triste. Quella di sua moglie che lo ha mollato perchè lui continuava a chiederle di parlargli. Di comunicare davvero. Lei, mi dice, sa fare solo televisione. Parlare senza dire niente, specifica. E’ interessata solo a vivere in modo superficiale. E Frezzolini, eh beh, Frezzolini vuole di più. Vuole un rapporto speciale. Non gli bastava più uno basico, basato solo sul sesso che, ci tiene a dire, funzionava bene. E alla fine quella, ossessionata dal suo modo di fare che a volte diventa violento, ha preso armi e bagagli e se n’è andata con i due figli.

 Mentre lo ascoltavo stavo per stabilire il record olimpionico di vomito. Non riuscivo proprio a essere simpatetico con il suo dramma. Sembrava infelice e la cosa mi piaceva. Perchè è un bastardo che puzza da cravattaro. Lo conosco bene. Ha fatto bene la moglie a trovarsene un altro. Che sono sicuro c’è. Tuttavia dovevo trovare un modo per compiacerlo altrimenti si sarebbe incazzato e non avrei saputo come affrontare i pagamenti. E così per impressionarlo ho dato sfogo al mio estro da Cagliostro de noarti e gli ho detto :

“Le parole del cuore sono la fellatio degli Dei.”

Non so come m’è venuta. E’ uscita così. Plop. Come un rutto. Mi sembrava una bella cosa per impressionare un bischero del genere. Misteriosa e porca nello stesso tempo pensavo avrebbe fatto presa sulla sua cultura da Radio Scuola Elettra di Torino che sono certo ama declamare con gli amici al bar. Un guizzo nei suoi occhi però mi fa sudare freddo. E’ colpito, questo è certo, ma come tutti coloro che sentono gli “animal spirits” non si fida. Mai.

“Chi l’ha detto?” mi chiede brutalmente, pensando di intimidirmi.

“Apollinaire” bluffo spudoratamente. Tanto sa un cazzo lui di Apollinaire.

Infatti incassa la stronzata con classe, anche se continua a guardarmi di sbieco. Qualcosa di me proprio non gli va a genio anche se non saprebbe dire bene che. Questa è la mia forza. Disoriento gli idioti. Riesco comunque a percepire che ha un fottuto bisogno di condividere  una qualsiasi cosa che gli permetta di giustificare quel curioso buonismo che ha deciso di regalarmi. Non sapendo come intortarlo nè come tenerlo buono, non trovo di meglio che di raccontargli di quando rividi la mia ex all’Ikea, in mezzo a un nugolo di clienti che amano farsi maltrattare da commessi brutali e afasici e di come ebbi la consapevolezza della facilità con cui si diventa estranei. La percezione del distacco. Il dolore dell’allontanamento. L’avvelenamento di qualcosa di grande che scivola via. La faccia di Frezzolini si è allora distesa.  Il fatto che anche io sia stato mandato a cagare lo ha fatto stare meglio. E’ di quei personaggi idioti del mal comune mezzo gaudio. Avrei voluto allora dirgli un sacco di cose sul come penso che si svolgano i rapporti tra due esseri umani che si amano, ma non sono convinto che sarebbe riuscito a capire. Gli avrei voluto dire, ad esempio, che come dice il grandissimo Dr.Cox le relazioni non sono come quelli che si vedono al cinema in cui due persone soffrono per aversi per circa un’ora e mezzo, a volte due e poi sono felici per sempre. No. Non funziona così.  Nella vita vera nove su dieci i due si mollano perchè non sono bene assortiti sin dall’inizio e più della metà di chi si sposa divorzia comunque. Le coppie che funzionano davvero sguazzano in mezzo alla stessa merda di tutti gli altri con la sola piccola, grande, differenza che non si lasciano sommergere. Uno dei due, a turno, si farà forza e, ogni volta che occorre, lotterà per quel rapporto. Se è giusto e se sono molto fortunati, uno dei due dirà qualcosa, farà qualcosa, che porterà avanti la relazione. Lui e la moglie sono semplicemente nella media. Come tutti gli altri. Era già scritto.

Invece, dando per scontato che non avrebbe capito una minchia di tutto questo, vado sul classico che so funzionare come un evergreen e  gli dico che con gli ex c’è sempre una gara. Si chiama “chi dei due morirà disperato?“, evitando però di fargli notare che lui la sta perdendo alla grande. Il bastardo allora si fa serio e confessa, di punto in bianco, che in tutta la sua vita si è masturbato una manciata di volte perchè quella cosa proprio non gli piace farla. E sta cosa lo fa star male.

“Anche io mi sono masturbato si e no cinque o sei volte in vita mia. ” gli rispondo. E penso:  Si, se la mia vita fosse cominciata qualche giorno fa.

Alla fine cala le braghe in modo vergognoso e confessa che non ha ancora metabolizzato la separazione e ora non fa altro che  pensare a come riavere indietro la sua famiglia.

E a me è venuto da ridere.

E che cazzo. Aveva appena detto che non era felice con sua moglie che non “parlava” con lui e che più o meno coscientemente aveva fatto di tutto per mandarla fuori dalle palle e adesso le mancava da morire solo perchè voleva scopare? Prima fai il forte e poi la mammoletta?

Insomma dai, su,  Frezzolini sei una barzelletta. E’ tutto un complesso di cose che fa si che io mi fermi qui le donne a volte si sa sono scontrose o forse han voglia di far la pipì. Ho pensato così che da Gerry Scotti era andata male ma si sarebbe potuto iscrivere nel nuovo programma di  Maria de Filippi “C’è Potta per te!”. Se stava zitto forse una qualche demente poteva fregarla.

E ho riso.

Errore imperdonabile. Non sono ancora la puttana che vorrei essere. Devo applicarmi meglio.

Non era come essere tornati indietro ad inizio incontro. Piuttosto essere andati avanti in un’altra direzione. Quella sbagliata. La sensazione era di quando spingi forte una porta in cui c’è scritto sopra “Tirare”. E così mi spara un ruvido:

“Tu mi ricordi il dottor House. Un uomo tanto intelligente, quanto perennemente immaturo, capace di salvare vite umane e di restare sul cazzo a tutti quelli che ha intorno allo stesso tempo.»

“A me il Dottor House sta simpatico.»

“E certo. Lui sei te, stronzo. A me stanno sulle palle i tuoi sorrisini da saputello invece. Allora se ami ridere così, tira fuori i soldi che mi devi.”

Era tornato quello che conoscevo. A mali estremi, estremi rimedi.

«Aiutami dai, ti prego. Abbi pazienza. Non intendevo ridere di te, ma della situazione.»

Come so umiliarmi io, nessuno mai. Nemmeno House, altro che.

Passiamo un altro po’ di tempo a discutere di questa cosa e alla fine si lascia convincere e mi concede un altro mese per raccattare i soldi che gli devo.

Prima di andarsene mi fa:

“Quella frase…”

“Quale?”

“Quella dei pompini e degli Dei, non l’ha detta Apollinaire vero? te la sei inventata te per infinocchiarmi.”

Resto in silenzio. Non mi va di infierire. Lui scuote la testa e mi fa:

“Sei proprio una merda. Quasi peggio di me. Ci si vede House, stammi bene, porta i soldi la prossima volta però, altrimenti sono guai!”

Lo lascio andare e decido di festeggiare questa conquista insperata di tempo con un bel Negroni alla faccia di tutti. E poichè quel fascista di merda di Walter mi aveva sorpreso con l’immigrato l’ho preso da lui e, non l’avrei mai detto, ma quel buffone sa fare cocktail da urlo e così ho fatto il bis.

Secondo errore fatale della giornata.

Perchè, bello imbenzinato, io posso fare dei danni mica da niente. E infatti, uscendo, passo accanto a una coppia mostruosa, lui con i capelli lunghi ma diradati, una vocina soffocata, le braccia lunghe e le gambe corte. Lei piriforme e con il viso a sobbalzi. Sembravano felici, mentre stavano per entrare da Drugo, progettando qualcosa davanti alla finta edera che circonda il parcheggio. Si vedevano in prospettiva futura, ma ero certo che non si vedessero veramente. Errore tipico di chi dà per scontate le cose e non si mette in discussione ogni giorno. Mi ricordo della discussione con Frezzolini sul rapporto di coppia e di come esso può finire e così sento la necessità di dirgli:

«Dovete rischiare qualcosa , insieme ce la potete davvero fare, ma dovete rischiare qualcosa, cazzo»

L’uomo mi guarda preoccupato. Pensa che sia una minaccia e se ne sta in guardia alta. Pochi istanti e comprende che sono solo un innocuo cialtrone, i suoi occhi si velano di pietà. Io allora lo incalzo.

«No, No, davvero, dovete camminare mano nella mano, va bene, ok, ma dovete guardarvi e sorridervi e capire che siete ancora saldamente uno accanto all’altro. Altrimenti finisce che, tra dieci anni, vi ritrovate su due lati della strada diversi e non riuscirete a capirne il perché. E così vi lascerete e poi starete male. Tutti e due»

La signora, che deve essere una che sicuramente fa danza classica, perché non ha compreso un cazzo di quel che ho appena detto, mi sorride e dice al mostro che la accompagna di darmi un euro.

Pure micragnosi, ‘sti stronzi.

Volete andare al cine, stronzetti?

ok al cine e affanculo vacci tu. Io sto qua e aspetto Bartali.

E tramonta questo giorno in arancione e si gonfia di ricordi che non sai mi piace restar qui sullo stradone
impolverato, se tu vuoi andare, vai…
e vai che io sto qui e aspetto Bartali scalpitando sui miei sandali, da quella curva spunterà quel naso triste da italiano allegro
tra i francesi che si incazzano e i giornali che svolazzano
C’è un po’ di vento, abbaia la campagna
e c’è una luna in fondo al blu…

                                                                       

Casa dolce casa

Esiste qualcosa di più palloso di una “Premessa”?

Insomma, quando qualcuno comincia con il dire “Voglio fare una premessa….” la prima cosa che, a me, passa per la testa è “ma vattene invece un po’ affanculo..”. Nel mio caso credo che ciò sia imputabile al fatto che, studiando economia, mi è venuta la nausea a furia di sentire i famosi “postulati iniziali”. Mi ricordo la prima lezione  di Economia Politica I. Ero matricola e il professore ci disse che per farci comprendere meglio che cosa fosse questa cosa enorme l’ECONOMIA” il cui studio ci aspettava negli anni a seguire, ci avrebbe raccontato una barzelletta. Che non faceva nemmeno ridere, ma che spiegava bene il concetto. A memoria mi pare facesse più o meno così (un po’ riaggiustata..): Un ingegnere, un matematico e un economista devono spiegare come riusciranno ad aprire una scatoletta di tonno. L’ingegnere comincia a dire che la leva posta sotto il baricentro dell’asse semi-ortogonale del corpo, farà scattare una forza quantistica tale da permettere all’ellissi del pendolo di Foucalt di aprire l’oggetto della questione. Il matematico invece dice che secondo il logaritmo della mi’ fava elevato alla radice quadrata del cervello di Berlusconi (lui c’è sempre stato) se rapportato al Quantum leap potrà creare la formula perfetta per aprire l’involucro di cui si sta discutendo. Arriva l’economista è dice: “Premettendo di avere un apri scatole….

Che voglio dire?

Non lo so. Ma mi piaceva.

Rimane la questione che, a me, le premesse, stanno solennemente sui coglioni. Eppure, adesso, per giusto contrappasso, devo farne una io. Sono una contraddizione vivente, me ne rendo.

La devo fare perchè altrimenti correrei il rischio di essere preso per un megalomane e non vorrei che si creasse un movimento di piazza per fare “Masticone Santo subito”. E io in paradiso ancora non intendo andarci. Insomma amici, non solo non sono un santo, ma sono pure  pieno di difetti ecco. Voglio dire questo. Questa era la premessa di questo post. Non ha caso avevo già scritto “Outing”. L’obiettivo di esso era dire di me. Ammettere che sono un porcone, perché quelle cose le faccio davvero, tralasciando tutti gli altri difettucci che tendo a mascherare per una sorta di pudore. Quali? bah, una marea. Mi cambio poco le mutande e le calze solo quando sono cartonate ad esempio. Dico una marea di parolacce e ogni tanto bestemmio. Sono ansioso e spesso mi scordo che chiedere alle querce di fare i limoni non è un esercizio molto intelligente. Non basta? vado avanti.  Sono pigro e pesante e pedante. Oppure si, ecco: mi piace annusare le scoregge sotto le coperte. AAhhhhhh vi vedo, con la faccia schifata.  Finalmente. Ecco, proprio quella. Vi voglio con quella faccia schifata. Ora, qua, adesso.

Il motivo per cui desidero che abbiate quel moto di schifo nei miei confronti è che sto per parlare di una cosa che può far venire il mal di pancia, alle persone più sensibili. Specie se a raccontarla è uno che ama mostrarsi lindo e pulito. Beh, io non lo sono. Sono zozzo e men che meno uno che ha la coscienza immacolata. Anche se poi non ho mai ben capito che cosa essa sia davvero. Non sono un grillo parlante e non mi piace chi gioca a farlo. Sono solo uno che, come tutti, ha preso a cuore certe cose più di altre. Niente più di questo. Alcuni, ad esempio, credono ancora  nella possibilità di rifondare la Repubblica cambiando la costituzione, altri si impegnano strenuamente per mantenere l’acqua pubblica. Bene, tutti questi hanno la mia massima stima e incondizionato appoggio. Io però sto invecchiando e credo che certe guerre non si vinceranno mai davvero. Forse qualche battaglia qua e là si, ma la guerra è persa perchè quando si raggiungono certi cambiamenti significativi è già tempo che ce ne debbano essere altri.

Ho deciso da tempo di impegnarmi solo per piccole cose, ma che posso vedere sviluppare davanti ai miei occhi. Solo Microeconomia e al diavolo la Macro. Anche se poi non è esattamente vero nemmeno questo perché io sento mio, forte, pesare  dentro la mia anima, un problema che in realtà è una guerra e che si svolge in ogni città, italiana e non. Perché se posso vivere più o meno serenamente anche con una costituzione fuori tempo e per molti aspetti oggi anacronistica o con società private che fanno pagare l’acqua ma che almeno non la sprecano facendo manutenzioni agli acquedotti, non riesco proprio a farlo quando vedo la gente che vive per la strada. A seconda della latitudini, ognuno di questi invisibili viene chiamato homeless o clochard o barbone o pudel, ma la loro esistenza,  si riassume in un’identico risultato finale: la perdita della dignità e del diritto fondamentale alla casa. Ed è uno dei più grandi scandali del nuovo millennio. Una società che si ritenga civile, che ami considerarsi tale, non può e non deve permettere una cosa simile. E non dovrebbe nemmeno fare come Rudolph Giuliani a New York quando nell’arco di tempo del suo mandato li ha fatti sparire tutti, per mostrarla più bella e linda ai turisti, obbligandoli a vivere dentro i tunnel della metropolitane o nelle fogne della città. Lui sosteneva, proprio come il suo amico Ronald Reagan, infatti, che i senzacasa sono quasi sempre persone che volontariamente scelgono di vivere all’aria aperta, sotto un cielo stellato, o che comunque non hanno un lavoro per pura pigrizia.  Per quell’amministrazione la povertà era un vizio. Per quella società è normale che capiti questo.

Noi pensiamo di essere diversi. A noi piace pensarci più evoluti degli americani, attenti solo al profitto o degli estremo orientali che vittime del capitalismo selvaggio post moderno se ne fregano dell’ambiente e dei diritti dell’uomo. Noi, europei, abbiamo l’arroganza di crederci culturalmente superiori e quindi più evoluti anche nella salvaguardia dei diritti degli esseri umani. Eppure, magari non ve ne ne siete accorti perché non fanno notizia e non vengono raccontati, ma anche da noi, con il freddo pungente di queste settimane molti di essi muoiono nel silenzio che ha accompagnato la loro vita di “invisibili”. E tutti quanti facciamo finta di non vedere praticando un amnesia selettiva. Pensiamo che in fondo la cosa ci riguardi, si, ma solo un po’. Eppure, ogni giorno, cadono vittime della loro miseria che non fa notizia,  uomini e donne, vecchi e ragazzini, che diventano vittime di un ordine sociale ingiusto. No. Di più. Mostruoso. E finiscono per vivere in ripari fatiscenti in cui bivaccano, bevendo acqua malsana con carenza di igiene che li espone a malattie che molti di noi si sono pure scordati. Le  immagini degli invisibili sono sempre le stesse per quanto con pose e background e quindi location diverse. E ogni volta mi sale dentro una rabbia tremenda quando li vedo, nelle stazioni o per le strade con la bottiglia di vino vuota, un sacchetto di plastica o un vecchio borsone dove stipare le poche cose, in fila in parrocchia o alla Caritas o su una panchina. Un po’ di cartone per tetto o un po’ di fuoco per riscaldarsi.

La perdita del lavoro è una delle tre cause principali della “discesa” in questo mondo: le altre due sono la separazione da un coniuge o dai figli e una cattiva condizione di salute. In alcuni casi, gli homeless hanno vissuto tutt’e tre queste esperienze. Ogni “senza fissa dimora” ha una storia diversa, ma per tutti arriva  nello stesso punto: la strada. E, quando si sta seduti sul marciapiede rimettersi in piedi è molto difficile. E poi ci sono delle vergogne nazionali che tutti sappiamo ma che ci tacciamo solo perché è brutto parlarne. Perché sono certo che anche voi sappiate che chi non ha fissa dimora non ha diritto alla sanità pubblica. E non pensate che sia un’aberrazione che non può essere accettata da persone che hanno una sensibilità verso gli altri appena tollerabile? Sapete di sicuro anche che chi non ha fissa dimora non ha diritto ad avere il rinnovo dei documenti, peraltro obbligatori. E che quindo può essere arrestato anche solo per questo.

E soprattutto sapete che solo la metà dei servizi che offrono prestazioni necessarie alla sopravvivenza fisica dei senzatetto ricevono finanziamenti pubblici?

Non sono qua a sbandierare alcun vessillo. Nè a dire che dovete unirvi a me, a noi, ai tanti che credono che la battaglia per difendere queste persone sia una delle priorità di questi anni. Un individuo ha il dovere di aiutare queste persone, non per compiacersi, ma per dare la possibilità a tutti di camminare con le proprie gambe, di andare avanti e superare le difficoltà, di rientrare dalla marginalità per ritrovarsi di nuovo protagonisti della comunità. Come? Facendo piccole cose. Alcune di buon gusto. Innanzi tutto mi piacerebbe che provaste a boicottare le aste giudiziarie. Provo un’antipatia innata contro gli sciacalli che si approfittano delle disgrazie degli altri. Ho subito personalmente un pignoramento di Equitalia e so di che tipo di violenza si tratta. Con grandissime difficoltà ho bloccato la vendita giudiziali di ricordi di famiglia.  Molte delle persone che sono per strada hanno avuto esperienze simili, finite peggio della mia. Conosco un tipo che, ad esempio, vede ogni giorno un notabile distinto che fa bella mostra  di cose che gli appartenevano e che per disastri economici gli sono stati portati via. Poi se provaste a essere meno spocchiosi con gli immigrati che vi chiedono di lasciargli l’eurino che è dentro il carrello quando andate a far la spesa non fate mica peccato sapete? e se ogni tanto offrite un pasto caldo a chi vive di panini con la mortadella magari potete anche pensare di essere stati davvero utili almeno per qualcuno, che è molto di più di quanto possa dire la maggior parte degli esseri umani.

E se proprio non vi va, non avete tempo da donare o avete altri problemi che vi impediscono di fare attività sul territorio provate a innamorarvi di qualcosa che lo faccia per voi. Progetti come questi ad esempio:

http://www.progettoarca.org/PA/info/home0.cfm

http://www.homelessworldcup.org/

http://clochardallariscossa.org/

ma ne potete trovare quanti ve ne pare.

Perchè i sogni di quando eravamo bambini a volte finiscono dentro scatolette e vendute alle aste giudiziarie e comprate da brillanti economisti che sanno fare affari di conto ma che non hanno alcuna idea di dove trovare l’apriscatole per aprirle e lasciarli liberi di circolare di nuovo

E come recita uno dei blues che più amo, scritto da Bessie Smith, non puoi mai sapere quando e come cadrai e quando succede, stai sicuro che faranno di tutto per far finta di non sapere chi sei o chi sei stato.

Tre cose banali che non sopporto più!

Lo so, stiamo vivendo la più grande crisi economica del secolo.

Abbiamo mille e un problema vero, di varia natura. Dal lavoro alla famiglia, a tenori di vita che sono improvvisamente crollati. Eppure, nonostante il postulato iniziale, anche in periodi come questo, ci sono cose, apparentemente banali, che mi angustiano la vita e che proprio non sopporto più. Cose che odio profondamente con tutto me stesso e contro le quali ho intenzione di fare un’interrogazione parlamentari richiedendo l’immediato stato di calamità naturale.  E, se possibile, il commissariamento.

La prima di tutte, la peggiore in assoluto, è un temibile essere anfibio che procura, solo con la sua esistenza danni cerebrali insospettabili anche a persone che sono nate neurologicamente sane. Uno pensa al punteruolo rosso che distrugge le palme o allo scorpione rosso che paralizza la corteccia cerebrale?

No. Questi pensieri sono gravissimi errori di superficialità. Io sto parlando del peggior pericolo per la nostra pace interiore del fine settimana. La commessa del supermercato.

La commessa del supermercato è più pericolosa per la società di un terrorista di Al Qaeda . Perchè, quello, ci sta che nella tua vita tu non lo debba incontrare mai, quest’altra invece è SICURO che almeno una volta alla settimana incrocerà il tuo destino. Facendoti incazzare come una bestia.

Le loro cugine, le commesse dei negozi, si sbattono dalla mattina alla sera per cercare di vendere qualcosa, sempre in movimento e se non riescono nell’impresa pagano un pedaggio molto salato,  perche il titolare gli fa fare per punizione cento flessioni e il giro dell’isolato di corsa. Invece quelle del supermercato sono nate stanche. Se ti avvicini a una di esse e chiedi un informazione qualsiasi, guardano nel vuoto e ti rispondono “mi spiace ma non è il mio reparto, chieda al banco informazioni” anche se è palesemente chiaro il contrario. Se invece a pelle le stai simpatico si azzarda solo a dirti “provi alla corsia 8″ che ovviamente è sempre quella sbagliata.

Ma la peggiore di tutte è la commessa del supermercato cassiera che gode come una riccia nell’incasinare il tuo conto e far aumentare a dismisura la fila dietro il bancone. E sono quasi certo che tra loro facciano i campionati con ricchi premi e cotillon perchè tutte si impegnano disperatamente per vincere e diventare cassiera dell’anno. La loro caratteristica principale è che sono perennemente con la faccia triste e corrucciata. Non ti sorridono mai e sembrano che siano coloro che ti debbano interrogare come ai tempi della scuola.

In genere quando ti vede arrivare con la confezione di acqua minerale, o con qualcosa che la obbliga ad alzare il culo dalla sua sedia per battere sul codice a barre ti fa una di quelle smorfie che sta per “E che palle, ma non c’avevi altro da fare che venire qua oggi?”

E così, per punirti, mentre tu metti gli articoli che hai dentro il carrello sul bancone,  comincia a battere velocemente nemmeno fosse una centometrista le cose che che hai comprato e ad ammassarle in fondo così che quando lei ha finito tu devi ancora cominciare a metterle dentro i sacchetti. E tu, ingenuo, pensi ogni volta “Beh adesso mi aiuterà ad insaccare”

E  puntualmente non ti aiuta. Mai!

No. Lei ti guarda con il sorrisetto come a dire “E adesso sono cazzi tuoi”. E sta là a far niente mentre tu cerchi di mettere i pelati assieme agli affettati e la fila dietro comincia a gonfiare per l’attesa. E così l’ineffabile cassiera comincia a ticchettare le dita sul bancone “Signore sono 123,4 euro” incurante del fatto che tu stai affogando dietro ai prodotti. Tu allora, per la vergogna e per non far perdere tempo alla gente, lasci le cose sparse in fondo al bancone e paghi.

Errore clamoroso.

Perchè lei comincia subito a fare la stessa cosa che ha fatto con te a quello dopo ammassando i suoi acquisti in un’altra piccola zona del bancone finale dove inevitabilmente gli articoli si confondono e si mischiano, generando spesso litigi per dire “No scusi questo è mio, no quest’altro è suo”

E lei ci gode. Ci gode come una riccia. E ricomincia a picchettare all’altro tipo “Signore sono 110, 89 ha la Fidaty card”?

Dio stramaledica la commessa cassiera.

La seconda cosa che non sopporto più sono i POP-UP.

Per popup si intende una finestra del Web browser di dimensioni ridotte che viene visualizzata sopra la pagina del sito Web attiva. Le finestre popup vengono spesse aperte non appena si visita un sito Web e sono in genere create da inserzionisti.

Bene siamo arrivati a un punto che con la vecchia storia del marketing persuasivo e subliminale in ogni sito parte sempre un pop-up che ti rompe immancabilmente i coglioni a dismisura.

E siccome gli artisti del crimine, i pubblicitari intendo, lo sanno,  hanno inventato anche un mezzo bastardo per nascondere la famosa X in alto a destra per chiuderli. Adesso la infilano a tre quarti, mezza nascosta, in modo tale che passano secondi preziosissimi in cui intanto il jingle maledetto ti devasta la mente prima che tu riesca a neutralizzarlo.

E così oramai su tutti i siti che vengono visitati quotidianamente. Da Repubblica e il Corriere fino a You Tube o persino a Virgilio quando vuoi entrare a vedere se qualcuno ti ha scritto alla tua mail.

Io, per vendetta, mi sto elencando i prodotti pubblicizzati e mi sono impegnato a non comprarli mai.

E presto bandirò una crociata pure contro di essi. Movimento di liberazione dai Pop-up attivi.

La terza e ultima cosa banale che non sopporto più, può apparire ancora più fatua e ridicola ma anche contro di essa ho espresso la mia fatwa personale: I surrogati della Coca Cola.

Ora mi rendo conto che per molti la Coca Cola incarna lo spirito americano e imperialista e l’uso smodato di essa nuoce gravemente alla salute. Oltre che educa male le persone e bla, bla bla.

Ma anche i più accaniti oppositori della marca di Atlanta ammetteranno che la Coca Cola e pure la Pepsi che l’ha vigliaccamente copiato ma almeno in modo accettabile, hanno una loro ragion d’essere.

Io però scaglio il mio anatema contro le maledette bibite nostrane alternative. Le maledette “Ben Cola” ad esempio oppure la “Guizza Cola” che costano una mazza e quindi sono appetibili a ogni tasca e che quando vai a casa di amici o peggio in pizzerie di infima qualità ti vendono propinate come originale Coca Cola, pensando che tu sia demente e non senta e capisca la differenza.

Insomma come non si fa a sentire nel palato quel disgustoso sapore di Mastro Lindo, associato al Bactrim per il mal di gola al gusto topicida quando bevi un bicchiere di Guizza Cola?

E secondo me è presente pure Benzenolo citrico e Polonio 210.

Secondo me lo scoiattolo delle pubblicità da Pop-up che spenge gli incendi con le scorregge si alimenta proprio con questi maledetti surrogati.

E allora l’unica maniera per sdrammatizzare è tirar fuori quella vecchia filastrocca che andava di moda quando eravamo dei ragazzi:

Coca Cola, Pepsi Cola, osso duro, vaffanculo!

Per la verità ci sono altre cose che non sopporto proprio più. I Gormiti, i teletubbies, la moviola in campo e pure la Giuventus. Ma aspetto che qualcun altro più saggio di me che mi leggesse mi dicesse le sue cose veramente insopportabili del momento.

As always, good luck and good playing…..

Gli intellettuali di sinistra

Lo confesso, anche io un tempo ci credevo. Credevo cioè nella possibilità di poter cambiare il mondo e renderlo più giusto e solidale lottando contro tutte le discriminazioni.

Insomma ero uno di sinistra.

Qualcuno del resto ha detto che se da ragazzo non sei di sinistra significa che non hai un cuore.

Ha poi aggiunto che se da vecchio non sei però di destra, significa che non hai la testa.

Io sono peggio di tutti. Sono un disilluso. A me, francamente, non frega più niente di niente da molto tempo. Non voto da anni e credo che nulla e nessuno potrà mai cambiare qualcosa in questo dannato Paese dove viviamo se non, forse, lo scorrere inesorabile del tempo e corsi di educazione civica fatti costantemente per generazioni. Qualcuno direbbe che sono diventato qualunquista. Uno che ignora l’aspetto politico del vivere associato.

Ammetto che non avrei mai pensato di poter cambiare così. Eppure è successo. A un certo punto, ho smesso di volere ciò che avevo sempre voluto, e ho smesso di sputare su ciò che avevo sempre disprezzato. Improvvisamente, mi sono guardato allo specchio e ho scoperto di essere un altro.

Franza o Spagna purché se magna!

E non nego che è terribile specchiarsi e non riconoscersi più, mentre la vita continua imperterrita senza fare sconti. Credo che potrei essere tranquillamente incriminato per omissione di soccorso ai miei ideali di una volta e per non vergognarmi più nemmeno per la morale a forma di latrina che mi si è incancrenita dentro.

E’ cominciato tutto quando ho deciso di provarci. Provare a non essere il solito parassita dello Stato, evitando concorsi più o meno truccati per diventare dipendente di qualche Ente inutile e  tentando invece di fare l’imprenditore.

Sono bastati pochi mesi per comprendere che se uno vuole davvero provarci nella vita, deve fare i conti con la rigidità mentale degli uomini di sinistra. I burocrati. Gente messa dentro gli uffici statali, ad esempio, solo a cercare di mettere i bastoni tra le ruote a coloro che in qualche modo credono di poter costruire qualcosa dal niente. I burocrati. E ci godono pure. Se uno vuole fare qualcosa in Italia deve chiedere permesso a chi non fa un cazzo. Già questa cosa è di per se un ossimoro. Non parliamo dei sindacati poi per i quali non importa se tu prendi meno dei tuoi dipendenti, o anzi, a volte non prendi proprio, perché, per loro, comunque rimani “il padrone”.

Si, di sto cazzo.

Comunque, a causa di tutto ciò inevitabile l’approdo a destra.

L’intellighenzia di destra è altro ossimoro degno di nota. Tuttavia se si vuol frequentare l’uomo di destra occorre ricordare che egli trova la sua concrazione nel più classico machismo da bar: calcio e topa! mentre le donne di destra, più reazionarie, sono in genere credenti ma non nella Chiesa che distorce il pensiero di Dio. Si appassionano da morire a casi politici eclatanti che scuotono le coscienze collettive e molto meno di quelli che invece toccano quotidianamente i poveri Cristi che vivono per le strade dove sono costrette a camminare. Il loro sogno erotico è di vivere in uno Stato dove i treni tornano finalmente ad arrivare in orario come quando c’era Lui.

Divertenti sul breve, alla lunga i destrorsi, sono pallosi  e quindi, visto che sei un animale sociale, cominci a  pensare che se il portafoglio batte a destra il tuo cuore però rimane a sinistra e quindi cerchi di riavvicinarti ai vecchi paladini di un tempo che fu. Del resto che diamine l’Intellighenzia è per definizione di sinistra.

E qua arrivano i guai.

L’intellettuale maschio di sinistra ad esempio è il classico tipo che ammette di credere in qualcosa senza sapere cosa. Ti dirà di sentire una forza che però non riesce a capire, crede, si, ma a modo suo e solo in un qualcosa di indefinito. E’ un convinto assertore e difensore del ruolo del parroco nella società, ma non accetta il concetto di chiesa in sé per sé. Ovviamente tutto questo non significa un cazzo, ma se glielo si fa notare, ti risponde che semplicemente “Voi non capite”.  Che è il pezzo forte del suo repertorio. “Voi non capite” te lo sbatterà in faccia ogni due per tre. Specie quando va in crisi di argomentazioni. Ama andare al cinema d’essai e adora tutto ciò che di incomprensibile sia mai stato girato, considerando geniali tutti i film che durino meno di cinque minuti o più di quattro ore. Adora i sottotitoli, anche se non legge abbastanza in fretta da seguire la trama come si deve. Il suo abbigliamento passa dal volutamente minimalista all’iper ricercato.

La donna intellettuale di sinistra, invece è in genere buddista o Wiccan, non si sfugge. Crede nella madre terra, nel Karma, nella vita precedente, nell’ipnosi, nella reincarnazione e nella legge del tre. Le piace tutto ciò che parla di scopate con poesia, gli Afterhours, i Subsonica e Marlene Kuntz, e tutta la musica underground alternativa che “la fa smettere di pensare”, come se poi avesse mai cominciato! Si prodiga in tentativi di ascolto di musica classica, perché fa figo, ma dopo cinque minuti deve spegnere perché il suo cervello comincia a riempirsi di troppe informazioni. Considera Paulo Coelho e Baricco dei geni indiscussi, compra dalle bancarelle equo-solidali pagando con soldi tirati fuori dal portafoglio di Gucci, chiedendosi perché il tipo aveva fatto una faccia strana dandoli il resto. Seguirà una scrupolosissima dieta macrobiotica, che non sa assolutamente però che significhi e amando il freddo, tutto ciò che possiede, è iperscollato e leggero e i colori sono sobri e spenti. Indossa occhiali a goccia anche di notte o occhiali da vista con lenti di vetro che non le servono dato che le mancano 0,2 gradi, ma le danno un’aria da maestrina sexy niente male. Veste infine l’immancabile baschetto si trucca con colori tipo verdone, arancio, fucsia in alternativa a tre centimetri di eye liner.

Rutto di Dio è la parola giusta, oppure Peto atomico se preferite.

Però cari amici intellettuali dovreste sapere bene anche voi che Dio c’è.

Lo vediamo scritto tra l’altro su ogni cartello dell’Anas con la vernice spray.

Ed è sì uno e trino, ma a volte, purtroppo molto spesso, è anche molto, ma molto, più succulento.

 

Sciare

Quando Nicola e Gennaro mi avevano chiesto di andare a fare una giornata assieme di sci perchè la neve che è venuta quest’anno con l’ondata di gelo siberiano, era più unica che rara, ho detto subito di si.

Erano almeno sei anni buoni che non sciavo e questa mi sembrava l’occasione giusta per ricominciare a farlo. Due amici, neve fresca, bel tempo, poca gente. In culo la crisi, per un giorno si sarebbe provato a vivere e non a sopravvivere come succede da troppo tempo.

Il giorno deputato per il gran rientro era ieri. La meta da raggiungere è stata negoziata nel Cimone. Negoziata perchè Nicola voleva a tutti i costi andare sull’Abetone, che da Lucca è più vicino, mentre Gennaro voleva qualcosa di meno difficile da affrontare perchè anche lui veniva da molti anni di inattività. Il Cimone è stata la soluzione votata. Avremmo dovuto scollinare dall’Abetone e risalire ancora. Una mezzora in più di macchina.

Nicola non era affatto contento, ma l’amicizia prima di tutto.

Ma dalla notte prima qualcosa ha cominciato ad andare storto. Alle quattro di notte, mi sveglio come un grillo e sono pieno di mille angoscie. Insomma tutta la tracotante sicurezza dei giorni precedenti era svanita. Le crepe che sentivo dentro di me diventano voragini: “ma chi me lo fare?” “Fa freddo e se poi mi faccio male?” “Costa troppo e bisogna risparmiare” e via di seguito.

Ho cercato tutti i modi per trovare una via di fuga e inventarmi una scusa per non partire. Ma alle sette puntuali come le tasse e la morte i due hanno cominciato a strombazzare sotto casa mia e a quel punto è stato impossibile dir loro che mi era venuta la febbre o che un impegno improvviso mi inibivano di partire con loro.

Il viaggio è stato divertente. Cosa c’è di più bello di avvicinarsi a una cosa che in fondo in cuor tuo vuoi davvero fare? E così mi sono scordato delle paturnie pre-partenza, ascoltando le gesta passate dei due miei amici, che vantavano gloriose avventure sciistiche di vario tipo e genere. Abbiamo scollinato l’Abetone senza problemi, le strade erano pulite e nessun problema se non Nicola che faceva pressione per fermarci lassù e non perdere tempo prezioso per arrivare sul Cimone. Alla fine però ha prevalso il buon senso e abbiamo deciso di seguire la tabella di marcia prevista. Passiamo Pievepelago e poi Riolunato e su su fino alle Polle, la base del Cimone, versante lucchese.

Manca meno di un chilometro all’agognata metà. Siamo in perfetto orario, tutto sta andando alla perfezione quando ci accorgiamo che l’ultimissimo tratto della strada non è pulito e la macchina di andare su proprio non ne ha la minima voglia.

E’ uno di quei momenti in cui daresti qualsiasi cosa per essere da un’altra parte.

E’ già, perchè c’è qualcosa di peggio che arrivare sul più bello ed essere costretti a perdere tempo per mettere le catene.

Si.

E’ non essere in grado di mettere quelle stramaledettissime catene.

Non ho mai capito perchè producano catene da neve assurdamente difficili da montare. Fatto sta che l’ottimo feeling che si era creato diventa aperta ostilità. Nicola che ci accusa di essere noi la causa di tutto questo perchè non ci siamo voluti fermare all’Abetone, Gennaro che si mette a fare il teorico e a studiare le istruzioni facendo finta di capirci qualcosa e io che maldestramente provo a fare il boy-scout, senza raggiungere alcun risultato.

E intanto le macchine passano e per ognuna di esse parte una contumelia di Nicola e un vaffanculo di Gennaro. Io mi sento molto zen. In fondo c’è di peggio nella vita, penso. Propongo di tornare indietro e sciare, a quel punto tardissimo all’Abetone, quando all’improvviso una macchina, ovviamente insultata dai miei due amici eroi, si ferma. Escono tre tipi grossi e brutti come il peccato e penso “Ecco adesso dobbiamo anche fare a botte. Alla nostra età a menarci su una strada ghiacciata”.

I tre si avvicinano e il più cattivo di essi ci dice “Ragazzi avete bisogno di una mano?”

Il mondo a volte regala delle inspiegabili soddisfazioni.

Ovviamente i tre animaloni, sono abilissimi e riescono a incatenare le ruote in cinque minuti e dopo i canonici rituali di ringraziamento siamo di nuovo in sella si riparte. Arriviamo al resort e Nicola che si è ripreso benissimo dall’incazzatura e sembra tarantolato dalla voglia di sciare si ferma in un parcheggio che a me pare sia riservato agli handicappati. Gli dico che forse non è il caso. Lui non sente ragioni

- “E’ tardissimo, il parcheggio è pieno. Non sale più nessuno oramai, a chi vuoi che serva e poi guarda ci sono altre tre posti liberi”

- Si ma non è giusto lo stesso – ribadisco io, ma lui non sente ragioni. Gennaro mi guarda e dice “ma si dai a quest’ora quassù chi cazzo di handicappato vuoi che venga?”

Passiamo una giornata di sci sulla quale taccio per non annoiare troppo.

Alla fine, verso le quattro e mezzo stanchi come non avrei pensato rientriamo alla base. Le gambe tremano, i muscoli bruciano, la faccia bruciata dal sole e sferzata dal vento cerchiamo l’auto per toglierci i maledetti scarponi che fanno un male bestia.

La felicità negli occhi di Nicola svanisce come vede il multone di 80 euro sulle spazzole del vetro. Le imprecazioni le sentono in tutta la valle e il ricordargli che perderà anche due punti sulla patente aumenta l’eco dei suoi vaticini contro il Papa e il suo titolare d’azienda.

Evito di dirgli “te l’avevo detto” anche se odio quanto getta l’esca del “si divide anche questa”.

Ma me lo merito. Insomma è ladro sia chi ruba ma anche chi regge il sacco. Non sono stato in grado di convincerlo quindi è giusto che anche io sia punito.

Ma cosa c’è di peggio che arrivare a pochi passi dalla metà e non saper mettere le catene e poi beccare un multone di 80 euro mentre sei stracco e non ne puoi più pure dei tuoi amici?

Facile. Non essere in grado di toglierle. Le catene intendo.

Eh si perchè, con abili manovre Gennaro nel tentativo di sganciarle riesce a far incastrare le catenelle ai freni del disco della ruota di destra facendolo aggrovigliare tutto intorno e rendendo impossibile la ripartenza.

Sfilano di nuovo le macchine. I soliti vaffanculo. Stavolta non si ferma nessuno.

Siamo in pieno dramma.

Se chiamiamo aiuto al soccorso ACI questi arriveranno a tarda notte e ci prenderanno per il culo tutta la vita.

Ho un’intuizione. Prendo il cric e alzo la macchina e comincio a nazzicarci un pochino. Mission impossible IV con Tom Cruise sarà molto più semplice del compito che ho di fronte. Gennaro si fuma bellamente una sigaretta. Ha mollato. E’ chiaro che ha deciso di accettare la morte. Nicola riparte con il refrain che è colpa nostra che non ci siamo voluti fermare all’Abetone, ma alla fine, non so cosa tocco, con un gesto assolutamente casuale e che non saprei nemmeno descrivere nè ripetere, riesco a sganciare la catena che magicamente cade a terra e ci libera da una situazione insostenibile.

Ripartiamo e stavolta il silenzio fino a Lucca regna sovrano.

Ci odiamo l’un l’altro con tutto noi stessi.

Una volta arrivati dico:

“Nicola facciamo opposizione a quella multa. Noi avevamo tutto il diritto di starci nel posto degli handicappati. Quello era il nostro posto”

Superquark

Non è vero che il terzo segreto di Fatima sia già stato rivelato.

E, soprattutto, non è vero che i segreti fossero solo tre.

Il quarto, infatti, era la formula segreta della Coca Cola, ma il terzo, quello che ha tenuto in ansia tutti i credenti per quasi un secolo è stato finalmente svelato ieri da Sandro Giacobbo che si è voluto vendicare del suo padre putativo che non l’ha mai adottato.

Il noto presentatore di Kazzinger, infatti, ha dichiarato che, dopo attente e scrupolose ricerche, ha scoperto che a Suor Lucia, la Madonna, ha svelato la vera età di Piero Angela che, pare, sia nato nel 1567 avanti Cristo.

Ed è per questo che sa tutto di tutto e non sbaglia mai.

Dopo essersi ben documentato Giacobbo ha scoperto che Angela è stato re degli Assiro-Babilonesi dai quali ha avuto un’educazione completa in campo astronomico che ha spiegato nei secoli a venire, da par suo a Copernico prima e Galileo poi e infine sembra che sia stato colui che abbia tirato in testa a Newton la famosa mela perchè questi non riusciva proprio a capire la legge di gravitazionale universale che lui cercava di spiegargli.  Ucciso in duello da lord Byron che s’era stufato di sentirlo predicare la verità assoluta anche in tema di letteratura romantica, è resuscitato nel 1911 in uno scavo archeologico egiziano condotto dal figlio.

Perchè è noto che Piero Angela è anche il padre del movimento nepotista italiano, che si candiderà alle prossime elezioni.

La leggenda narra che dopo l’uscita del suo libro sull’evoluzione della specie, sia riuscito persino a far bestemmiare il Papa.  Che lo ha fatto di nascosto perchè sembra che Dio stesso abbia preso ripetizioni dal buon Piero.  In cambio il Signore gli ha dato la possibilità di poter prevedere facilmente il futuro. Siccome però Dio è un burlone, spesso lo gabba e gli fa fare figure di merda intergalattiche.

La notizia della scoperta di Giacobbo sta facendo il giro del mondo e sta per essere convocata una commissione di inchiesta congiunta russo-americana per esaminare la verità. L’unico vero ostacolo è che persino i funzionari di Putin nutrono dubbi sull’autorevolezza di Sandro Giacobbo che, ahimè, è riuscito a perdere la stima persino dei suoi vicini di casa, dopo anni di minchiate raccontate con incredibile sagacia e imperitura arte.

Eppure Voyager, ingiustamente accostato a programmi satirici e barzellettieri, ha scoperto in precedenza cose clamorose ed eclatanti. Come l’origine extra terrestre di Gravellona Toce e la natura mistica della trippa di Giuliano Ferrara.

Ma quello per il quale Giacobbo è più famoso e per il quale ha vinto il premio Pulitzer è  la scoperta dell’esistenza del grande Chupacabra, l’animale mezzo cane mezzo coyote dalle dimensioni e forme orribili che devasta la pianura messicana facendo da secoli stragi di galline e papere.

E non si è fermato a questo. Infatti il nostro grande eroe ha addirittura spiegato abilmente la stretta relazione tra il pericolosissimo Chupacabra e i Templari concludendo poi, alla sua maniera:

““È probabile che la teoria più veritera sia questa. Certo, può anche darsi anche che non lo sia. Ma probabilmente lo è. O forse è del tutto errata. Ma che importa! Tanto non lo sapremo mai!””

Sembra che per porre fine a questa querelle tra le due vedette televisive italiane sia stato chiesto dai funzionari Rai a Piero Angela di porre tre domande importanti alle quali Sandro Giacobbo sarà obbligato a rispondere se vorrà che gli rinnovino il contratto per la prossima edizione di Voyager. E Piero non si è lasciato sfuggire l’occasione per dimostrare che lui ne sa e ne saprà sempre di più del suo pessimo imitatore chiedendogli:

1) Gli Ufo fanno la raccolta differenziata?

2) I templari hanno partecipato alla costruzione della Piramide di Cheope?

3) Il disastro della Costa Crociera è stato causato dagli Ufo?

Il mondo trema alle rivelazioni che presto saranno fornite da Giacobbo.