I dieci attimi per cui vale la pena di vivere

C’è stato un momento nella mia vita in cui ero un vero credente.

Insomma davvero credevo ciecamente al Paradiso e all’Inferno. Alla dannazione eterna e a tutto ciò che dicevano i preti.

Poi sono cresciuto.

Qualcuno direbbe involuto. Insomma, le mie certezze sono sparite tutte. Una dopo l’altra.  Ed è cominciata la mia peregrinazione nel deserto alla ricerca della Terra promessa, vagando, arso dal sole e puntando solo sulla Manna che ogni tanto continua ad arrivare senza che me l’aspetti e che non riconosco mai.

In teoria, poichè ho già vissuto la fase dell’adorazione del vitello d’oro e di Mosè che s’encazza facendomi ricacare tutto il mio orgoglio, se tanto mi dà tanto, dovrei essere vicino al punto di svolta. A momenti dovrei vedere la terra di Cana. O l’Eldorado che ne so. Insomma casa mia. Perchè, per quanto il cervello sia là a dirti che è tutta una buffonata, i semi che sono stati seminati nei tanti catechismi da bambino, hanno comunque attecchito e non riesco proprio a pensare a me stesso come un ateo. E sono diventato un vero “Casinò royale”. Insomma, un casino vivente. Pastiche de Dieu.

E così, quando ho letto questo post di Intesomale ho avuto un sussulto. Perchè non c’è una cosa che ha scritto lui che la mia testa non avrebbe scritto allo stesso modo, ma, allo stesso tempo, tutto ciò che ha scritto là dentro il mio cuore lo scaccia e lo rifugge e urla “Anatema” (a parte le cose materiali del cazzo. A proposito, voi, sudicioni con il Suvve, mi state profondamente sui coglioni. Sappiatelo. E se poi qualcuno di voi avesse mai un X5 è pregato di unfollowarsi. Perchè l’X5 è il vero grande insulto, assieme al Cayenna, alla dignità delle persone che stanno male e soffrono di questi tempi.)

Ho riflettuto molto su quel che il mio amico ha scritto.

Ho pensato che se davvero la pensassi a quel modo, come la mia testa mi ordina di fare, probabilmente mi suiciderei. Il non senso della vita unito alla fatica che costa cercare di farcela, mi spingerebbe a cercare un modo “dolce” per farla finita. Inutile dire che molte volte questo pensiero è venuto a farmi compagnia. A volte pure di recente. Molto di recente. Credo che qualunque “anima” dotata di un minimo di sensibilità di serie, (nei Suv essa è introvabile manco come optional) ha avuto pensieri del genere. Cercare a tutti i costi di trovare un senso a cose che sembrano del tutto prive di logicità conduce alla follia e purtroppo la gente come me ha bisogno di averne uno per andare avanti.

Ecco perchè, leggendo il post di Intesomale, che mi ha obbligato a guardarmi allo specchio e a fare i conti con i miei abissi e i miei deliri interiori, ho deciso di sforzarmi di pensare positivo e di trovare a tutti i costi dieci cose per le quali valga la pena vivere a prescindere dall’esistenza di un Dio e di un senso per tutto quello che ci tocca vivere. Dieci attimi per i quali tutto questo  (melo)dramma che chiamiamo vita merita di essere comunque vissuto. Nonostante tutto. Nonostante tutti:

1) Quel sorriso di una donna:

Quel momento specifico, particolare, in cui capisci che qualcosa è cambiato. Quell’attimo magico in cui ti accorgi che i suoi occhi ti guardano sotto un luce nuova. Come se ti avessero scoperto solo allora. Fino al momento prima eri solo un amico, un conoscente, uno così, un rompipalle,  un puttaniere come tanti. Poi, taaaac, qualcosa cambia. E vedi nel suo volto una luce che non avevi mai visto. E noti nel suo sguardo qualcosa che ti fa capire che anche lei si è innamorata di te.

2) Le tue figlie che ti dicono che sei un impiastro e che i papà delle loro compagne di scuola sono più bravi di te a fare quasi tutto. Ma che loro, lo stesso, non ti cambierebbero mai con nessuno di essi. Perchè come sei te, mai nessuno.

Lo so. E’ moscia e banalotto come attimo unico e irripetibile. Piuttosto trito oltre tutto. Ma come tutti gli evergreen non muore mai. E poi lo champagne con le fragole mi sta sui coglioni (come il Suvve). Preferisco ancora pane e salame con vino rosso.

3) Quando arrivi davanti a un capolavoro dell’umanità:

può essere un quadro, un’opera ingegneristica, una scultura, un libro, qualsiasi cosa, fatta da un altro uomo. Qualcosa che ti spinge a credere che devi sentirti orgoglioso di appartenere al genere umano, nonostante i suoi errori e gli abominii di cui ogni tanto si macchia. Quando capisci che essere un uomo è comunque un privilegio e che è tuo preciso compito perpetuare le belle cose che esso è in grado di generare e limitare le storture a cui può dare origine.

4) Quando hai la percezione del mondo come UNO:

Momento rarissimo. Estremamente difficile per noi occidentali. Ma a volte per sbaglio o perchè stai meditando o perchè le tue antenne sono in un certo preciso momento ipersensibili, puoi riuscire a farcela. Puoi davvero sentire per un secondo o due, chi è più bravo e fortunato cinque o sei, che tutto è uno. Gli animali e le piante e gli uomini e la roccia e il fango promordiale e il big bang. Che siamo una cosa sola. In quell’istante ti senti parte di un qualcosa di meraviglioso.

5) Quando ti rendi conto di cosa sia davvero la bellezza.

Stai da cani. Ti senti morire dentro e pensi che è l’ora di farla davvero finita. Magari sei ubriaco o sei senza una casa, un amore, un lavoro. Tutto sta andando in senso contrario e tu sei capace di sentire che il mondo là fuori continua a girare lo stesso fregandosene dei tuoi drammi. E fa pure rumore. Poi fai partire Beethoven e ti accorgi che forse, non è detto, ma che ce la puoi anche fare. Il potere della musica. Di certa musica.

6) Quando qualcosa che hai fatto, cambia la vita di qualcun altro.

Non importa cosa. Non deve essere necessariamente una grande opera. Può bastare un biglietto d’auguri, oppure una poesia, una pacca sulla spalla, un sorriso, un incoraggiamento, insomma un gesto qualsiasi,  ma ti accorgi che quella piccolissima cosa ha cambiato l’esistenza di altro umano. Quando capisci che se non c’eri te a farlo la sua vita sarebbe stata molto peggiore di quello che sarà in futuro

7) Il primo bacio di un nuovo amore, il primo sorso di birra quando hai sete, il primo pensiero del mattino, il primo sorriso che ricevi dopo che hai pianto.

Insomma, tutto ciò che ti fa sentire che il futuro esiste e che non è necessariamente uno schifo come ti suggerisce la testa.

8) Quando fai la spesa comprando solo schifezze

Lo so, sembra stonare con tutto il resto. In realtà è un modo di dire: quando non ti prendi troppo sul serio. Quando capisci che non c’è niente di cui vantarsi anche se hai vinto il premio Nobel, quando mandi affanculo tutto e pensi “machisenefrega”. E sorridi. E ti vuoi bene.

9) Quando riesci a gioire per la felicità di un altro anche se hai la morte nel tuo cuore

Perchè sei finalmente riuscito a comprendere che non esisti solo te e il tuo egoismo ma che anche gli altri hanno diritto alla loro felicità che include che tu sia felice per loro anche se hai mille cazzi tuoi a cui pensare che ti corrodono l’anima.

10) Quando ti accorgi che stai ridendo, facendo sesso e filosofeggiando con la stessa persona. E che non vorresti essere da nessun’altra parte del mondo che non sia là. Con lei.

 

Ps: Io ti amo Bobo, se rinasco uomosessuale, ti sposo.

Licantropi

Io ti guardo, tu mi guardi e la luce dei tuoi occhi mi riporta come un tempo al paese dei Balocchi quando il cielo era sereno e non era così nero. Poi i pensieri pessimisti se ne vanno tra i ricordi se ti tengo tra le braccia ed aspetto quando dormi e se poi fai brutti sogni
trovi me quando ti svegli.

Poi la luce del mattino fa disegni contro il muro e ci dice di vestirci sarà forse un giorno duro.
Ma se torno e ci sei ancora niente mi fa più paura.

Bobo Rondelli

Sabato sera a Cascina, dopo cena, mi sono fatto un’altra pera.

E, come al solito, esagero e sono entrato in overdose per la verità.

Ogni concerto di Bobo mi dà questa sensazione. Assieme a mille altre.

Bobo è un genio. Un sublime cialtrone, intellettuale e ubriacone e testa di cazzo e gentile.

Se non fosse che lui è pure bello come un Dio e ha una voce della Madonna, potremmo anche essere fratelli. O meglio io potrei essere il su’ fratello sfigato intendo.Ma la mi’ mamma era troppo per bene per aver scopato anche con suo padre che, visto lui, doveva essere stato un gran puttaniere. Anche se però non è mi’a detto. In cuor mio in fondo un po’ ci spero. E’ la prima volta  da che so’ nato che spero che la mi’ mammina fosse anche un po’ zoccola.

Bobo è una di quelle persone che quando lo ascolti vai in crisi perchè non capisci più che cazzo di senso abbia il mondo. Insomma perchè minchia deve esserci Antonacci o Ramacciotti in testa alle classifiche e non lui. Perchè non gli facciano fare televisione perchè debbano essere messi sugli altari i Brignano o gli Zalone e tutte le teste di cazzo di Zelig e non uno come lui che il Signore ha investito con tutta la sua potenza donandogli cose che questi ultimi nemmeno si sognano di avere. Proprio quel Signore che Bobo tiene a debita distanza, con rispetto ma  con decisione. Eppure la sua religiosità è evidente a chiunque abbia un briciolo di sensibilità.

La storia di Bobo Rondelli si trova facilmente su internet e non mi va di raccontarla. E’ una piccola grande storia di provincia. Quella di qualcuno che in fondo l’unica cosa cui ambisce è donarsi agli altri regalando tutto se stesso ogni volta che può. Il suo unico modo di star bene. Uno che ai soldi e al successo preferisce la solidarietà e l’integrità morale.

E per tutto questo sta ai margini di un sistema che lo guarda con sospetto. Che si diverte della sua volgarità grassa che lo rende macchietta agli occhi dei benpensanti ma che non si fida della luce che brilla nei suoi occhi perché sa che quel lampo potrebbe prima o poi deflagrare e far da miccia a una rivolta delle menti che il Sistema teme più di ogni altra cosa.

E quindi l’establishment ogni volta che può va a vedere Gigiballa e ci ride e gli fa i versi per incoraggiarlo a continuare a divertire tutti.

Ma andate affanculo teste di cazzo.

Noi ci sa Bobo, voi un c’avete più nemmeno l’anima.