Lettera a Martina

Tuo padre aveva un gran talento ma, soprattutto, era un uomo dotato di una meravigliosa, innocente, intelligenza che mostrava il suo massimo quando, giocando con te, riusciva a creare  una magia speciale. Pensava di essere libero e credeva che nessuna donna lo avrebbe mai fermato, fino a quando, però, tu non gli hai sorriso. Era convinto di essere fiero e selvaggio e di sapere dove stava andando, ma poi, sentendo la tua risata, nei suoi occhi è arrivata la saggezza. Correva nella notte coi suoi vestiti al vento alla ricerca, nel cuore delle tenebre, di un po’ di tenerezza, inciampando nelle luci della città e poi di nuovo nell’ombra, appeso alla risata con la quale le persone come noi nascondono le proprie tristezze. Poteva illuminare luoghi che non lo avevano mai visto prima e convincerti che con lui avresti potuto vincere ovunque. Ma poi ha visto il tuo sorriso ed è cambiato tutto.

Un giorno mi disse che, solo tu, avresti capito come ci si sente a non essere mai chi si vuole davvero essere.

E non so dirti meglio di così, che significato avesse lui per me.

Tua madre è una sopravvissuta. E farà ciò che è giusto fare, dividendo con te il silenzio per un uomo che adesso è là, sulla luna. Tu sei ancora poco più che una bimbetta eppure gli somigli già tanto e credo che continuerai quello che lui ha cominciato anche se il mondo, adesso, è un po’ più freddo. L’umanità è però dalla tua parte. Oggi lui ti ha insegnato come si piange, ma ben presto imparerai anche come si tenta la sorte e come ci si possa lasciar dietro metà di se stessi per poi ritrovare pezzetti di vita a pezzi e prender su tutto l’amore che trovi.

E adesso esci fuori. Avanti esci fuori.  Muoviti, per l’amor di Dio, ed esci fuori.

Tra un po’, ne sono certo, troverai una via di scampo e qualcuno proprio come te.

Aspetta e vedrai…

L’assurda banalità della normalità del ciclo della vita

Lucca deve essere una città cara agli angeli, visto che piove sempre. Oggi però è un giorno più cupo e triste delle nuvole che venendo dal mare in genere si schiantano sui colli che la circondano.

Stamattina è morta Chiara.

Nessuno merita di morire, ma qualcuno meno di altri. Chiara apparteneva a questo gruppo. Era malata da tempo, il male l’aveva logorata un pezzo alla volta. Gli aveva portato via uno dopo l’altro pezzi di vita. Prime le speranze e le aspettative poi parti del suo corpo. Uno dopo l’altra. Aveva un tumore dentro la testa che sembrava un mandarino, dopo che glielo avevano tolto un altro dal seno e dalla schiena. Lei però lottava come una guerriera. Aveva deciso di scriverci un libro che si era autopubblicato su ilmiolibro di Repubblica. Lo faceva, mi disse, solo perchè le dava conforto far sapere chi fosse e che cosa le stesse capitando a quelli che vivevano la sua condizione. Era certo che avrebbe vinto e voleva aiutare gli altri a fare lo stesso e perchè voleva aiutare a finanziare la ricerca sul cancro. “Io ci metto due soldi e se qualcuno lo compra forse possiamo aiutare a sconfiggere questa bestia. Io non voglio un centesimo” Alla sua presentazione, in libreria, non si poteva entrare. C’era un muro di folla. Solo per farsi fare un autografo da lei dovetti aspettare venti minuti di fila e quando alla fine lo fece si mise a ridere perchè, mi disse, lei era una mia fan accanita e non poteva credere che proprio io ne chiedessi uno a lei. In realtà io non valgo l’unghia del suo alluce. Quando ho presentato i miei tutta quella gente me la sono sognata. Questo perchè Chiara era più di una scrittrice. Chiara era una gran donna.  Tutti lo sapevano. Una che dava conforto agli altri senza chiederlo per sè. Era la madrina di una delle mie figlie e aveva preso quella cosa con serietà. Andava spesso a trovarla perchè diceva che voleva starle vicino, almeno finchè poteva. Essendo molto intelligente sapeva a cosa andava incontro e con ironia ci scherzava sopra. Aveva persino detto al marito che avrebbe capito se lui avesse fatto altri progetti. Eppure non mollava un centimetro. Voleva a tutti i costi lavorare. Stava attaccata alla vita con ogni sua fibra. Non accettava che le si parlasse di pensionamento anticipato o messa in malattia permanente. Lei ambiva a essere trattata come una persona normale. Diritti e dovere inclusi. Era convinta che ce l’avrebbe davvero fatta ed era stata così brava che aveva convinto tutti. Poi qualche settimana fa le cose si sono aggravate. Aveva bisogno dell’ossigeno. Sempre e comunque. Non riusciva più a far niente senza la bombola. Aveva capito che era entrata in una strada a senso unico e lo stesso non mollava. Le sue nuove condizioni deficitarie hanno impedito il proseguimento delle terapie come la chemio e la radio e questo ha accellerato il processo degenerativo. E poi contemporaneamente è morta una sua cara amica che aveva conosciuto in ospedale, una che combatteva con lei e questa cosa le ha tolto sicurezza. E ha cominciato ad aver paura. Cazzo. E me lo raccontava pensando che io potessi reggere l’urto. Mi raccontò di come, quando si sdraiava, sentisse che non poteva respirare e provava la sensazione di affogare. Una volta, facendo la tac, dentro quel toboga sentì arrivare la fine ed ebbe il terrore di non uscire da quel buco fin quando non le infermiere non la tolsero da là e la abbracciarono per decine di minuti per tranquillizzarla. Non poteva più far le scale, ogni giorno poteva fare sempre qualcosa di meno. Mi ha detto oggi la madre che da venerdì non dormiva più. Porca di quella troia maledetta. Aveva deciso di non dormire più. Aveva paura che se si fosse lasciata andare non si sarebbe più svegliata. E così se ne stava seduta sulla poltrona, attaccata alla vita che la voleva abbandonare. Fino a quando ha cominciato ad aver problemi di respirazione anche da seduta e supplicava la madre “Aiutami mammina, ti prego, aiutami”. Cosa si fa quando tua figlia sente che sta per morire e tu non sai che fare? mi ha chiesto la donna sperando che potessi darle una risposta. Ha chiamato il medico che le ha detto solo di starle vicino. Lei s’è incazzata e ha chiamato l’oncologo che l’ha fatta ricoverare e l’hanno bombata di morfina, stordendola. E lei in ospedale, ancora seduta, ancora attaccata alla vita, senza alcuna volontà di addormentarsi. Poi, ha chinato la testa e ha detto: “Vieni qua e dammi un bacino, mamma” e se n’è andata.

Stamattina sono andato a trovarla. Per l’ultima volta. Oggi però a Lucca ci sono anche i Comics. L’evento dell’anno. Duecentomila persona che invadono la città vestendosi da ogni cosa. Da Star wars a Pendragon da Gatto Silvestro a martyn Mistere. Un esplosione di gioia, per chi ama quel genere di cose. Avevo il cuore a pezzi e le lacrime che non volevano smettere di scendere e sono rimasto ingabbiato nel traffico congestionato della città in mezzo a tanti vestiti come Obi one kenobi o da Johnny Depp pirata dei caraibi o da Batman. E mi stavano sui coglioni. Tutti, indistintamente. Ho suonato il clacson per farli muovere e uno Spider-man di merda mi ha mostrato il dito. Mi è presa voglia di scendere di macchina e scatenare la rissa. Poi non so, qualcosa mi ha fermato. Ho pensato a quando un cane o un gatto scagazza in casa e tu per insegnarli come si vive e come si deve comportare lo prendi per la testa e gliela sbatti sulla merda che ha fatto finchè lui non capisce che deve farla nella lettiera se è un gatto o chiedere di uscire se è un cane. Forse Dio si stava divertendo a fare lo stesso con me. Forse ha preso la testa di cazzo che ho sulle spalle e me l’ha sbattuta nella merda di ogni giorno per farmi capire che è l’assurdo normale banalissimo ciclo della vita che continua da migliaia di secoli allo stesso modo. Una vita meravigliosa ci lascia e gli altri se ne fregano perchè non sanno nemmeno che è esistita.

Caro Dio, io non so se esisti davvero, ma porca di quella zozza se davvero ci sei mi devi dare delle spiegazioni quando ci vediamo sai?

In ogni caso, a me piacerebbe vedere il libro di Chiara in cima alle classifiche. Lo è stato per un po’, in quella di ilmiolibro. Se qualcuno avesse voglia di rinunciare a una pizza con gli amici per regalare tutti i soldi alla ricerca contro la bestia potete farlo

http://ilmiolibro.kataweb.it/categorie.asp?act=ricerca&genere=tutte&searchInput=chiara+conti&scelgoricerca=nel_sito

sarà il nostro modo di darle anche noi un bacino,

a Chiara.

In memoria di: Andrea Cambi (Firenze 10.1.1962 -Firenze 21.2.2009)

Cosa c’è di più triste di quando muore un piccolo genio?

Beh semplice,  è quando sai che quel maghetto che tanto rispetti se n’è andato senza avere in vita il giusto riconoscimento.

Andrea se n’è andato in silenzio, come fanno le persone per bene.

Faceva parte del movimento di comici toscani che ad inizio anni novanta cominciò la scalata alle vette della ribalta nazionale. C’erano persone che valevano la metà di quanto valeva lui. Alcuni di esse sono ancora ai vertici delle classifiche dei botteghini del cinema o dei programmi Rai.

Andrea però l’avevano mollato da un pezzo. Troppo intelligente. Ero uno che improvvisava e voleva sperimentare con personaggi surreali a volte improbabili.

La sua fragilità con le sue paure di inadeguatezza e la sua difficoltà di vivere e le sue amarezze, lo rendevano speciale. E il vedere come i suoi amici di un tempo lo hanno di fatto liquidato è di una tristezza difficile da poter essere spiegata, con le classiche frasi di circostanza, gli stessi cliché che quand’erano giovani amavano spernacchiare. Niente più che comunicati stampa fatti solo per ricordare soprattutto che anche loro c’erano.

Andrea se l’è portato via il male del secolo, il classico cancro. Niente di speciale. Una beffa rispetto a una delle sue battute più famose:

Hey come va?”

“Un c’è bene” 

“Come? caso mai un c’è male”

“No, no. Il male c’è eccome”.

Dentro di noi porteremo però sempre i suoi personaggi: Normans l’uomo con il tappino incastrato in gola che aveva un fratello che si chiamava allo stesso modo Normans e al quale mancavano tutte le dita della mano all’infuori dei mignoli. E poi ancora la nana della viacard o Bombolino.

Ogni tanto faccio un giro su YouTube solo per rivederti Andrea.

Qualcosa mi dice che se leggessi questa piccola scheda ti vergogneresti perché sei sempre stato un tipo schivo. Diventeresti rosso come un peperone e cercheresti di cambiar discorso e di buttarla sul ridere.

Invece Andrea questo ricordo, piccolo e insignificante, è per te.

Per te che hai donato gioia e voce a chi non l’aveva.

Per te che con quel sorriso ci facevi sentire meno soli in mezzo a questo mondo. Per te che ci mancherai più di quanto saremo mai in grado di dimostrare e di farti davvero sapere.

So long Andrew.

Io, Anna staccato Lisa, mia nonna e Kurt Vonnegut

Capita a volte che mentre sei impegnato a sparare cazzate o a fare il bagno nelle tue paturnie e nei tuoi piccoli, grandi, drammi giornalieri, qualcosa ti prenda e ti porti via. Schiaffeggiandoti prima, per farti svegliare dal torpore in cui sei caduto e poi facendoti fare un percorso obbligato dove piano piano riprendi coscienza di cose che già sapevi ma che spesso, troppo spesso dimentichi.

Capita cioè che una blogger (Wolkerina) venga a trovarti e ti parli di tutt’altro (Salone del Libro) e ti apra a un mondo che non conoscevi (i malati di cancro).

Cioè si, li conosci. Per sentito dire. Ho pure delle amici che ci sono cascati dentro. Penso a Freedom ma anche a Alter Logos che spesso viene qua a trovarmi. Ma, per quanto voglia raccontarmela, non sono per niente certo di capire minimamente cosa gli ruga dentro l’anima a queste persone. E capita anche che attraverso Wolkerina faccia la conoscenza di una ragazza che amava firmarsi Anna staccato Lisa perché tutti in passato sbagliavano con il suo nome.

Ho detto amava.

Già. Perchè il 4 ottobre dell’anno scorso Anna staccato Lisa è morta.

Non so dire perchè, ma ho passato gli ultimi giorni a rileggermi tutto il suo blog (http://annastaccatolisa1.wordpress.com/) con la gioia di fare la sua conoscenza e la tristezza di averla  irrimediabilmente perduta. Ho pianto e ho sorriso e ho tifato per lei e ho gioito e sofferto con lei. Era, è, come se non se ne fosse mai andata e fosse ancora qua. Curioso diventare amici di una persona che non esiste più. Non nella dimensione di mondo che conosciamo almeno.

Era una donna giovane, attaccata alla vita. Voleva fare tante cose. Sognava un bed & breakfast tutto suo e una fattoria con due asinelli, due caprette, due maiali, due mucche, due papere, due pappagalli, due pecorine, due conigli, due cinghiali, tante galline, tanti gatti, due cani e tante, tantissime api.

Era attaccata alla vita. E aveva ragione.

Ora, io non mi capisco. Davvero, giuro che non ce la faccio. Pochissimi neurochirurghi al mondo forse ci riuscirebbero, ma, fatto sta, che Anna staccato Lisa mi ha fatto ricordare mia nonna. Ero poco più che un ragazzo e lei invece era nel suo letto di morte e, al tempo, a me sembrava vecchissima. Si lamentava in continuazione e ricordo che un giorno la mamma, stufa di sentirla discorrere a quel modo le disse di smetterla. Le disse che la sua vita lei l’aveva vissuta e che in fondo c’era chi stava molto peggio di lei senza avere una speranza di vita nonostante fosse ancora molto giovane e che non aveva diritto di lamentarsi troppo a quel modo.

La nonna allora stupì tutti e si sollevò sul letto e rispose, ricordo ancora, in modo fermo e deciso:

“Che cosa c’entrano l’età e la vita, la percezione che ognuno di noi ha della propria malattia e della propria sofferenza è totale e non lascia spazio per considerare quella di un altro. Non può essere paragonata da un individuo a un individuo.”

Poi mi guardò e sorridendo amaramente aggiunse:

“La voglia di vivere è identica a 14 anni come a 80.”

E aveva ragione lei. Ora lo so. Perchè solo per il fatto che uno ha 80 anni deve rinunciare ad avere la speranza di una vita lunga e senza sofferenza? Una persona a 80 anni può avere ancora una straripante voglia di vivere.

E di nuovo la mia testa è presa a vagare. Così senza costrutto. E mi sono ricordato che ognuno di noi quando nasce ha un’aspettativa di vita. Secondo l’Istat e quindi per il sistema pensionistico e assicurativo italiano è di 79 anni per gli uomini e 84 per le donne. E fare il conto è stato facile. A me restano 30 anni di vita. In altre parole un cazzo di niente. O poco più. Ricordo ancora com’ero 30 anni fa. 30 anni fa ho fatto la maturità e a me sembra appena ieri l’altro. E alcuni dei miei compagni di allora se ne sono già andati. Questo vuol dire che tra un paio di giorni sarò a 79 anni e anche io dirò tanti saluti al mondo.

E allora ho ripensato a Anna staccato Lisa e pure a mia nonna e ho fatto la lista delle cose che vorrei fare nel tempo che ancora mi è dato, teoricamente, di vivere.

Vorrei farci entrare un viaggio in Islanda, uno in Australia e uno in Polinesia. Vorrei suonare in un concerto davanti a tante persone. In 30 anni ci stanno a malapena sette campionati mondiali di calcio e forse è anche possibile che riesca a vederne vincere un altro all’Italia. Non credo però di avere alcuna possibilità di vedere la Fiorentina vincere il terzo scudetto.  Vorrei incontrare tutti quegli amici che non ho mai trovato e che so essere là fuori a cercarsi l’un l’altro. Vorrei imparare un po’ di più e dimenticare un po’ di meno. Vorrei non smettere di pensare che in fondo un motivo per andare avanti c’è sempre. E ricordarmi aveva ragione mia nonna, che per vivere degnamente e con speranze non occorre guardare l’età, che la vita non invecchia mai. Posso riempirli di cose buone, questi 30 anni che mi rimangono davanti, ma posso anche buttarli via, ma spero proprio di non farlo. Anzi nei prossimi 30 anni smetto pure di essere un ipocondriaco.

Poi stamattina, di nuovo la mia testa ha ricominciato a dare i numeri. E ripensando a Anna staccato Lisa e a mia nonna, mi è tornato in mente un genio. Un uomo che ho tanto amato. Uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi Kurt Vonnegut. E mi sono ricordato di un famosissimo discorso che lui ha tenuto all’Università di Syracuse quando aveva 85 anni a dei giovani che si stavano per laureare e ho deciso di postarlo. Ben sapendo che forse è una leggenda metropolitana (si dice infatti che non sia suo ma erroneamente attribuitogli, ma chi se ne frega, a me piace pensare che sia invece proprio suo) e che da esso è stato tratto il monologo finale del film Big Kaluha.

Su una cosa però sono certo. Che a parte qualche evidente e giusta banalità inserita dentro, sia Anna staccato Lisa che mia nonna sarebbero stati d’accordo con esso e che avrebbe dato loro qualche momento di felicità e che spero lo diano a chiunque lo rilegga.

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Se dovessi darvi un solo consiglio per il vostro futuro, allora vi direi: mettete gli occhiali da sole!
 
Perché i benefici dell’impiego a lungo termine degli occhiali da sole sono stati provati scientificamente, mentre tutti gli altri consigli che ho da darvi sono basati, nulla più, sulla mia vagolante esperienza.
Comunque eccoli.
 Godetevi la bellezza e la forza della vostra giovinezza.
Fregatevene del resto.
Non capirete quella bellezza e quella forza se non quando se ne saranno andate.
Ma credetemi quando, fra vent’anni, guarderete le vostre vecchie foto, allora vi ricorderete, in un modo che adesso non potete nemmeno immaginare, quante possibilità c’erano dietro a voi e che fantastico aspetto avevate. Perché, sapete, non siete grassi come credete!
 Non preoccupatevi del futuro. Oppure, preoccupatevene, ma sapendo che tanto è un gesto inutile. Non vi aiuterà più di quanto masticare un chewing gum vi possa aiutare a risolvere un problema di algebra.
 I veri problemi della vita tendono ad essere cose che mai prima hanno incrociato le vostre preoccupazioni. Quel tipo di cosa che ti fulmina verso le quattro di un martedì qualunque.
 Fate, ogni giorno, una cosa che vi spaventi.
 Cantate.
 Non siate avventati con i cuori degli altri, ma non tollerate chi è avventato con il vostro cuore.
 E non perdete il vostro tempo con la gelosia.
 Vi accadrà di essere in testa, altre volte indietro. È una corsa lunga, ma alla fine è una corsa solo con voi stessi però.
 Ricordatevi dei complimenti che riceverete e dimenticate gli insulti.
 Conservate le vecchie lettere d’amore.
 Gettate via i vecchi estratti conto.
 Stiratevi spesso!
 Non sentitevi in colpa se non sapete cosa volete fare della vostra vita. Le persone più interessanti che conosco non sapevano cosa fare della loro vita quando avevano 22 anni. E alcuni dei più interessanti quarantenni che oggi io conosco non lo sanno ancora adesso.
Prendete molto calcio. Siate gentili con le vostre ginocchia, quando cederanno vi mancheranno!
 Forse vi sposerete, forse no. Forse avrete dei bambini, forse no. Forse divorzierete a 40 anni, forse ballerete sul tavolo al party per le vostre nozze d’oro.
 In ogni caso, non congratulatevi troppo con voi stessi e nemmeno state troppo a borbottare contro voi stessi.
 Le vostre scelte saranno per metà frutto del caso, è così per tutti.
 Godetevi il vostro corpo. Usatelo in tutti i modi che potete. Non abbiate paura di lui o di cosa la gente pensa di lui. È il più grande strumento che mai avrete.
 Danzate, anche se non avete altro posto per farlo che la vostra camera.
 Leggete le istruzioni per l’uso, anche se non le seguirete.
 Non leggete le riviste di moda, vi faranno solo incazzare!
 Sforzatevi di conoscere i vostri genitori, non potete mai sapere quando se ne andranno.
 Siate gentili con i vostri fratelli e fratellastri. Sono il miglior legame che avete con il vostro passato e quelli che, più probabilmente, vi rimarranno attaccati nel futuro.
 Cercate di capire che gli amici vanno e vengono, ma alcuni, pochi, è bene tenerli stretti.
 Lavorate duro per costruire ponti sulla terra e nella vita, poiché più vecchi sarete più avrete bisogno di gente che vi conosceva quando eravate giovani.
Vivete a New York almeno una volta, ma andatevene via prima di diventare troppo duri.
 Vivete in California almeno una volta, ma andatevene via prima di diventare troppo molli.
 Accettate alcuni inevitabili verità, tipo: i prezzi saliranno, i politici avranno delle amanti e voi diventerete vecchi. Quando lo diventerete, vi verrà da fantasticare che ai vostri tempi i prezzi erano ragionevoli, i politici persone nobili e i figli rispettavano i genitori.
 Ah!
Rispettate i vostri genitori.
 Non aspettatevi aiuto da nessuno. Magari avete investito in azione sicure, magari avete una moglie sanissima ma non potete mai sapere quando tutto decide di andare storto.
 Non sprecate troppo tempo con i vostri capelli! O quando avrete 40 anni vi sembrerà di averne 85!
 E infine, guardatevi da quelli che vi danno consigli. Ma anche siate pazienti con loro. Dare consigli è un modo di avere nostalgia. È un modo di ripescare il proprio passato dall’oblio e di liberarsene.
Riverniciando le pareti brutte e dandogli un valore che prima non aveva.
 
E comunque alla fine, fidatevi di me, mettete sti occhiali da sole!”

Ricevo e volentieri pubblico

Caro Masticone,

per ora ce l’ho fatta. ora aspettiamo l’esito della biopsia.

l’anestesia mi ha messo K:O ma adesso sto molto molto bene! :-)
grazie, bischero
grazie per i tuoi pensieri
e un bacio grande  a tutti i tuoi fantastici amici del blog (che però fa proprio schifo sai? vedi di migliorare)  che mi hanno emozionata con i loro incoraggiamenti e il loro supporto.
A te e a tutti loro grazie di cuore e tantissimi auguri di Buona Pasqua, qualunque cosa voglia dire per ognuno di voi.
Freedom