Di separazioni e ritorni.

Ci sono uomini che riescono a stare con la stessa donna per tutta la vita. La incontrano da ragazzini e la amano al punto che finiscono per vivere solo per lei. Arrivano a pensare che sia l’unica loro ragione di vita e si convincono che senza di essa non avrebbero alcun ruolo nei disegni immensi del signor Universo.

Ci sono uomini che quando giurano davanti a Dio o al giudice di pace che la ameranno per sempre, credono davvero che debba essere per sempre e che sono tanto forti da autoipnotizzare la propria mente e a volte persino la coscienza al punto da farle credere che deve essere davvero così.

Sto parlando di maniaci sessuali.

Il vero maniaco sessuale, infatti, non è colui che va con mille donne (uomini) nella sua vita. E’ quello che va con una sola. Tutta la vita. Sempre lei.

Ammettiamolo. Occorre avere delle turbe mica da niente per arrivare a questo. E sfatiamo anche il mito della verginità. Ovvia. Solo uno psicopatico minus habens può ambire a sposare una donna vergine, pensando pure che gli resterà fedele .Una donna che si possa dichiarare tale prima o poi avrà (giustamente) voglia di vedere cos’altro c’è nel mondo. Insomma per diana, uno vuole una Donna con la D maiuscola e poi si incazza se questa gli dice “voglio assaggiare anche un piatto di pesce fritto e non sempre la bistecca alla fiorentina?” Una donna vergine è da evitare come la peste se uno vuol mettere su famiglia.Per farlo occorre una donna che ha provato tutto e che sceglie te perchè sa che te in quel momento sei davvero la persona giusta per lei.

In quel momento è la parolina magica.

Quando uno giura “ti amerò per sempre” giura proprio questo. Ossia: io giuro qua in questo momento che, credo, che sarà per sempre. Ma può anche non esserlo.

Così è come la penso io.

O meglio, questo è il main plot.

Però ci sono anche le varianti.

Quelle che fanno male.

Che succede infatti se uno dei due è magari pure necessario, ma non sufficiente all’altro?

Complicato ah?

Evito di entrare in sabbie mobili dalle quali è difficile uscire. Ho premesso tutto questo perchè proprio in questi giorni mi sono capitate, contemporaneamente un paio di cose che mi ci hanno fatto pensare.

Succede, infatti, che sabato sera, un amico mi mandi un sms semi-disperato per dirmi “Cazzo, Masty mi sto separando!!”  senza sapere che quasi nello stesso momento una donna del mio passato è tornata, di sbieco, nella mia vita solo per far sapere che uomo orribile sono nel non averla amata per sempre nei modi monotematici che voleva lei  e cioè chiuso nella gabbietta nella quale voleva tenermi per poter dire a tutti quanto fantastico e eccezionale fossi, ma solo in quanto canarino da allevamento. La sua teoria è semplice: sei mio e solo mio e allora sei straordinario, unico e irripetibile, non sei solo mio allora sei una merda che non meriti di essere chiamato uomo. E se non posso averti io non può averti nessuna, il corollario. Indi, per cui, siccome, ti sputtano.

Sullo stesso tavolo avevo il mio amico, mezzo sbronzo, che mi mostrava il suo dolore e smarrimento di fronte ad un momento difficile che non sa bene come affrontare e una donna che mi accusava di averla tradita perchè ho cercato cose che lei non riusciva a darmi. Un uomo che io tentavo di frenare per  evitargli decisioni irrazionali basate sul dolore del momento e una donna che dimenticava ciò che avevo fatto per lei perchè tutto quello non contava niente rispetto al dolore di affrontare l’amara realtà. Che non era cioè, non solo sufficiente, ma nemmeno necessaria. Una cosa evidentemente impossibile da accettare. Non contava in altre parole che, poichè è sola come una cane al punto che pure il fratello ha giurato di ammazzarla e che al lavoro viene mobbizzata sistematicamente, io l’abbia accompagnata in clinica per starle accanto durante un’operazione delicata nonostante avessi i problemi miei da affrontare o che le abbia prestato dei soldi in momenti in cui stava alla fame nonostante io non sguazzassi nell’oro (che si è sempre dimenticata di restituire per inciso)  o le abbia prestato attenzioni nell’ascoltare le sue paturnie e regalato il mio tempo e la mia energia nel darle conforto nel tempo in cui siamo stati assieme, facendola sentire speciale. No. Non contava niente questo, solo perchè non sono SOLO suo. Se fossi stato SOLO suo sarei DIO. Poichè tuttavia lei non mi bastava e non era nemmeno necessaria nel mio sviluppo di vita, sono diventato un essere da disprezzare. Al punto che quei soldi prestati, allora, con amore, sono diventati per usare parole sue “un modo per comprarla”.

Mavaffanculo mylady.

Avrei voluto dire al mio amico di stare attento proprio a questo. Al rischio di cadere dalle stelle alle stalle. Lui è un bel tipo. Una persona molto intelligente e sa il fatto suo e mi sono ben guardato dal fare la domanda idiota che molti fanno nei casi in cui qualcuno ti dice che si vuol separare:

“ma sei sicuro?”

questo mi sarebbe davvero sembrata mancanza di rispetto. Insomma se stimi una persona, sai anche che se ti dice una cosa simile ci deve aver pensato molto sopra. Razionalmente ne è convinto. Se sta ancora con sua moglie è solo perche emotivamente, invece, qualcosa lo trattiene. E temo sia proprio questa cosa: la perdita di uno status. Non tanto quello di marito di cui sono certo a lui non importa molto. Teme in modo inconscio di perdere il ruolo di “Uomo fantastico” per una donna così come l’ho perso io solo perchè le ho detto la verità: non mi basti! non sei te!

In cuor suo quest’uomo così capace di capire l’animo umano sa che la cosa giusta per lui è prendere una strada diversa, ma ancora non è disposto a pagare il costo al casello autostradale della nuova vita. Dovrà diventare un angelo caduto. Soprattutto dovrà cadere non per una donna come tante, come è successo recentemente a me, ma per una che lui aveva scelto come compagna di vita, sperando che fosse per sempre. Sapendo però che non lo sarebbe stato. E lo stesso legandola a lui in modo tale che se qualcuno le chiedesse, adesso, cosa pensi di tuo marito, lei direbbe: E’ Dio!

Ma che tra un tot di tempo lo infamerà così come sta succedendo a me.

Non so se lui leggera mai queste note su questo blog. Io lo spero.

Vorrei che lui  sapesse allora che gli sono nel cuore e che, se non l’ho cercato domenica o ancora oggi, è solo per non metterlo in difficoltà, ma se vuole ci sono. L’ho fatto per non costringerlo a guardarsi dentro e ad ammettere la propria parte scura. Che c’è e che è là. Maledetto. Come capita a qualcuno.

Eppure anche i maledetti hanno diritto a sedere a mangiare con gli dei, sai?

Anzi, io penso che ne abbiano pure di più, perchè possono regalare molto di più di tanti che mostrano rispetto solo nella forma e non nella sostanza.

Ricorda solo questo: Fai quel che tu ritieni sia la cosa giusta per te!

Solo questo.

Tanto non importa se pensi di aver fatto cose per tua moglie che nessuno avrebbe mai fatto, lei comunque non te le riconoscerà mai.

Questo è un fatto.

I gotta feeling…

Ci sono diversi  sognatori che urlano parole di cui nessuno sembra accorgersi.

Parlano di un mondo migliore. Più giusto. Di Libertà e di solidarietà unite e non divise ideologicamente. Sembra però che esse siano una musica stonata e che la gente preferisca la rumba quotidiana dello scontro dritto per dritto. Il tanto peggio tanto meglio. Il vecchio classico standard: troppo giovani per vedere prima, troppo vecchi per combattere poi.

Chissà, forse un giorno sarà diverso. Quelle parole saranno ascoltate dalle generazioni future che utilizzeranno le autostrade che noi stiamo faticosamente costruendo per poterci riuscire. E magari, forse, loro riusciranno a capirle meglio.

Nel frattempo io ho la sensazione che tutto mi stia sfuggendo di mano.

Da anarcoide individualista ho sempre combattuto l’autorità in ogni forma e luogo. E come tanti prima di me ho sempre perso. A lei piace arrivarti sempre in faccia e sorriderti in modo garbato e cercare di dimostrarti che sei sempre, in ogni luogo e condizione, il solito coglione che non capisce. Adora addomesticare le sue vittime. Non importa la divisa che indossa, nè il distintivo che ti mostra prima di iniziare il sermone. E’ sicuro infatti che qualcuno che ha studiato meno di te e che ha potere sulla tua vita, decida prima o poi di darti lezioni di filosofia o di etica o di educazione civica spicciola che ha imparato nel bignamino per fare il suo bel concorsone truccato. Ed è scritto che tu debba anche ascoltare in religioso silenzio senza replicare. Perchè, se non lo fai, il tuo calvario può essere molto più lungo e doloroso. Stamattina ad esempio è stato l’esimio ragionier G. che, dentro uno spettacolare doppio petto sormontato da una cravatta con un nodo che se non sta attento finirà per soffocarlo, a tenermi mezzora inchiodato alla poltrona del suo studio per cercare di chiarirmi che le autocertificazioni che avevo prodotto per ottenere un rateizzo con Equitalia, non avevano alcun valore nella sua personalissima interpretazione della legge. Ho provato a usare una normalissima dialettica, piuttosto basica, per scelta, in modo da cercare di dimostrare l’insensatezza della sua posizione e lui, non solo non ha capito una mazza ma è partito all’assalto con il pippone etico. L’esimio ragionier G., che non ha la minima idea del significato e da cosa derivi la parola “Etica”, mi ha costretto a subire la violenza di doverlo ascoltare in silenzio annuendo come un qualsiasi pirlone. Perchè mi era chiaro che avrebbe deciso lui comunque e che, soprattutto, sentiva forte il bisogno di schiacciare il povero beota che sta scrivendo, che da parte sua sta solo cercando di sopravvivere a Equitalia che lo incalza e alle banche che lo braccano.  Lo zelante burocrate G. è, per l’amministrazione pubblica, come il Papa in materia di fede: infallibile.

Ho deciso di farmi sodomizzare dalle sue parole. Se avessi interagito con il caprone, lui avrebbe messo davanti a me la giungla degli appelli e dei ricorsi, quelli in cui non sai mai come finisce. E così sono stato passivo, fedele al vecchio adagio sulla violenza sessuale che devo aver letto da qualche parte. E per mezzora il ragionier G. mi ha violentato. Era come se sapesse che poteva farlo. Se avessi alzato la testa e gli avessi detto ciò che pensavo della sua cultura da quattro soldi e delle argomentazioni buttate senza un principio logico di causa ed effetto, lo avrei fatto godere di più. Cosa che ha comunque fatto peraltro. Per cercare di non cadere in tentazione, mi ero fissato nel guardare il suo pomo d’Adamo che entrava e usciva dal collo umidificato della camicia con uno scatto improvviso in uscita e un extra lavoro per l’entrata. Alla fine della sua lectio magistralis, quando finalmente è venuto, si è adagiato sulla poltrona esausto. Ho fatto allora la cosa più razionale potessi fare al momento: ho chiesto  pietà al mio violentatore. Tu hai il potere, tu sei Dio, io mi ti faccio inculare quando vuoi sopportando ogni cosa, ma abbi pietà di me. Accetta la mia richiesta perchè altrimenti scadono i termini e mi salta ogni cosa. E come tutti i signori medioevali che si rispettano, l’esimio ragionier G. ha detto ok. Mi hai fatto godere, quindi ok. Ti ho dominato, stuprato la tua intelligenza, posseduto la tua anima eversiva e questo mi basta. Per adesso. E quando mi sono alzato per andarmene ha inteso fare “la seconda”:

“Come non mi dice “Grazie”?”

Io non so come sia possibile. Il bambino Masty non me lo perdonerà mai, ma il vecchio che sono diventato ha detto “Grazie” all’uomo che oggi mi ha violentato.

Si, ho come la sensazione che tutto mi stia sfuggendo di mano.

Ho persino dimenticato che “La Confessione” è un sacramento. Ieri mia figlia mi dice che dovevo andare a parlare con il prete del catechismo per la prima comunione che voleva a tutti i costi vedermi. Non mi era chiaro di che cosa volesse discutere con me il vecchio satrapo, ma, per educazione, mi sono fatto forza e ho aspettato la fine della Messa. In genere ci accompagno la bimba e tanti saluti a mamma.

Era molto che non ne seguivo una. Me le ricordavo meno pallose. Insomma, alla fine vado da Don Diego della Vega che è diventato parroco della parrocchia più scalcinata della piana e lui mi fa la tiritera sul fatto che è indispensabile che anche i genitori si facciano vedere in chiesa per aiutare i figli in un momento così delicato. Tralascio di dire che ha citato una mezza dozzina di volte San Paolo e pure Cicerone alla cazzo di cane solo per impressionarmi e che, di nuovo, ho abbozzato per carità di patria. Quando gli chiedo  in modo del tutto innocente di quale momento delicato stia parlando Don Zorro mi fa la zeta sul culo:

“Oh Signor Masticone, ma stiamo scherzando o cosa? La CONFESSIONE”. E’ una cosa fondamentale. Lo capisce?”

E là ho fatto la cazzata della settimana perchè, completamente dimentico che trattasi di un sacramento mi sono permesso di dire:

“E che sarà mai la Confessione…”

E vai con un altro pippone etico-cattolico-esistenziale, con me che davanti a mia figlia non potevo certo pensare di dire all’uomo mascherato che mi stava massacrando le palle in modo del tutto inopportuno:

“Lei mi dica. Da quanto tempo non si confessa eh? Non la vedo mai in Chiesa. Scommetto che saranno anni”

Se gli avessi la verità e cioè che si parla di decenni, si sarebbe incazzato come una biscia. Ho solo chinato la testa in segno di sottomissione. E lui allora avanti di nuovo con San Paolo. Confesso che se fossi stato un ateniese sarebbe stato più facile. Mi ha chiesto di farne una subito con lui per togliere il grosso dei miei peccati subito e andare di fino poi, nelle sessioni successive. Pensavo fosse una battuta e mi sono messo a ridere. Se l’è presa a male. L’aggressione davanti ai tuoi figli non è una cosa particolarmente facile da accettare. Insomma un conto è farsi sodomizzare dal Ragionier G. al comodo e nella tranquillità del suo ufficio. Un conto davanti a tua figlia che ti ricorderà sempre come una capra che si fa sbattere da un pretaccio di provincia. E così m’è toccato dirglielo, cercando di non essere, allo stesso tempo troppo pesante per evitare l’effetto contrario.

“Senta, padre, io mi confesso da solo. Non ho bisogno di lei. Se voglio parlare con Dio ci parlo senza intermediari. Mi piace comprare all’ingrosso.”

Anatema. Penitentia agite.

“Signor Masticone lei sta parlando come un sacrilego. Non è da cattolici e credo che sua figlia abbia diritto a un’educazione migliore di quella che le sta dando”

Quando è troppo è troppo. E’ scattata inevitabile la rappresaglia:

“In effetti avrebbe diritto a vivere senza le minchiate che la Chiesa racconta, solo che, poichè non ho la forza di farla crescere sana e libera, permetto che venga qua, lei però non si approfitti della situazione perchè se lo fa ancora non la vede più.”

E  me ne sono andato.

Come faccio a non provare più questa sensazione in cui sembra che tutto mi stia sfuggendo di mano?

Le persone alle quali vuoi più bene che ti dicono che in qualche modo la tua assenza è più importante della presenza e che non è mai abbastanza ciò che fai per farle felici, quelle con cui lavori che pretendono tu inventi un sistema nuovo per salvare la vita a tutti e tu sai di non essere di certo Thomas Edison, gli amici che ti chiedono di essere sempre “brillante” neanche tu ti chiamassi Recoaro.

Ma sapete, tutti quanti, i’cchè c’è …?

I gotta feeling….

Come si lavorano questi pellegrini…

Credo che dovremmo un po’ più di rispetto agli spagnoli.

Insomma, dai, ammettiamolo. Gli italiani hanno una supponenza di base con loro allo stesso modo in cui i francesi l’hanno con noi. E gli inglesi con i mangiarane. Credo che derivi da quella che io chiamo la sindrome del terrone. Insomma, chi è a sud (non solo geograficamente) è per definizione, peggiore. O dicendolo in modo politicamente corretto “in via di sviluppo.”

Noi, va detto a onor nostro, siamo, per fortuna, mediamente più cialtroni e meno spocchiosi dei polentoni del nord Europa, però, lo stesso,anche se sorridiamo e godiamo della presenza di spagnoli nelle nostre vite, sotto sotto, pensiamo: si vabbè, però siamo meglio noi!

La dimostrazione di quanto falso possa essere un pensiero così sottilmente diffuso io ce l’ho sotto gli occhi tutti i santi giorni.

Doverosa premessa: non l’ho mai fatto (not yet I mean…) , ma ho letto molto sul cammino di Santiago. So, ad esempio, che gli spagnoli lo hanno organizzato benissimo, facendolo diventare una specie di cult internazionale al punto che non è più solo una meta per cattolici praticanti in cerca di remissione dei peccati ma anche di atei che detestano i libri di Coelho (come me..) e che lo fanno anche solo perchè è semplicemente bello (per chi fosse interessato c’è un divertente libro di Liebig Etienne “Come sedurre la cattolica sul cammino di Compostela”). Mi sono così, alla fine, fatto l’idea di una cosa piena di passione e di vita, anche e soprattutto nei confronti della natura. Tra sacchi a pelo, ostelli, rifugi d’emergenza, amicizie improvvise ed infortuni di viaggio, il Cammino pare una cosa diversa da persona a persona. Camminare dalle sei alle otto ore al giorno, con il rischio di finire l’acqua e non potere bere, con il dolore alle gambe che ti piega ma che devi superare con le tue forze per proseguire. Partire ogni mattina per fare trenta chilometri con dieci chili di zaino sulle spalle senza spesso vedere una casa o un centro abitato per ore riporta alla condizione umana del vivere, quella condizione che si perde nella vita caotica e frustrante di ogni giorno e nelle vacanze preconfezionate da villaggio turistico. Si attraversano torrentelli d’acqua passando da un ciotolo all’altro proprio come facevano una volta i pellegrini. E poi, camminando tra bellissimi e superbi paesaggi, spesso incontaminati, si conoscono nuove persone in continuazione, ognuna con la propria storia da raccontare e spesso vogliose di conoscere la tua, fatto strano considerato che l’abitudine è spesso che non ci si ascolti nella vita quotidiana neppure tra amici, persi nella mediocrità di una vita stereotipata. In genere, si dice che l’ideale sarebbe partire in solitudine e aspettare che il tempo porti nuove persone nella tua vita. E, le amicizie che nascono sul Cammino sembra non si dimentichino mai.

Noi che c’entriamo?

Beh, la verità è che a noi ci piace taroccare.

E dai su. Inutile negarlo. Il tarocco da noi gode di una straordinaria popolarità che in altre latitudini non potrà mai raggiungere. Siamo molto inclini, ad esempio, a comprare cose falsamente griffate per strada da chi non ha diritto a svolgere attività commerciale, o prodotti alimentari che “assomigliano” agli originali ma che costano molto meno e ci importa poco se sono sani oppure no. Per diversi anni la scheda Tarocca Sky era il massimo sfoggio di italianità. Un modo come un altro per mostrare fieri l’appartenenza alla nostra terra e cultura.

Così, per non smentirci, abbiamo inventato anche la versione tarocca del Cammino di Santiago: la via Francigena!

La storia di essa è facilmente trovabile su Internet. Era uno dei percorsi di pellegrinaggio medioevali. Parte (iva) da Canterbury per arrivare a Roma.

Avendo notato che il cammino di Santiago in Spagna stava diventando una grande attrazione turistica, quindi potenziale fonte di guadagno, qualcuno da noi s’è messo in mente di proporre una versione alternativa dello stesso e ha tentato di organizzare una cosa simile. L’ha fatto all’italiana. Cioè alla cazzo di cane. In altre parole non c’è un progetto d’assieme che lega il tutto. Piuttosto esiste una sperimentazione a macchia di leopardo. Una serie di zone, spesso distanti tra loro, che non hanno guardato al progetto nella sua totalità ma si sono limitati al solo al bieco tentativo di attrarre turisti per la propria Pro Loco.  Due aree su tutte: il Lazio e l’alta Toscana.

Ora, lo so che deve essere difficile da credere per chi ha davvero fatto il Cammino di Santiago, ma la sua versione tarocca made in Italy, passa proprio davanti casa mia. Non in senso figurato intendo. Passa FISICAMENTE davanti casa mia. Proprio sul marciapiede davanti al mio cancello. E prosegue lungo una meravigliosa arteria ad alto scorrimento automobilistico dove se si respira a pieni polmoni, con un po’ di impegno, si può pure prendere il canchero ai polmoni per lo smog che si respira. Sempre che non si muoia prima venendo arrotati dagli autotreni che sfrecciano veloci come lippe. E così, in primavera, comincia il flusso dei pellegrini che convinti di esser tali, vestiti con scarponi da montagna e di alpenstock e zaini superpesanti mi passano davanti, ridicoli come solo chi è davvero ridicolo può essere. In genere, essendo anch’essi amanti del tarocco, arrivano in autobus fino a Lucca per gabbare tutta la strada che avrebbero dovuto fare in precedenza pensando poi di passare per boschi o posti leggendari venendo invece dirottati sulla via Romana Ovest dove, se avessero delle comode scarpe da passeggio anzichè armamentario da scalatore, avrebbero molte più possibilità di sopravvivenza.

In genere capiscono l’inculata dopo un paio di giorni e, infatti, credo che la gran parte di essi una volta usciti dal territorio lucchese decida di prendere un altro autobus o treno per arrivare a Roma. Anche se il sospetto che ci riprovino da un’altra parte del percorso ce l’ho. Come anche la sicurezza che verranno accolti dagli altri italioti nello stesso modo.

Prima di uscire dalla mia terra hanno però la fortuna di passare davanti a uno dei più grandi monumenti nazionali, protetto dal Ministero dei Beni Culturali molto più che gli scavi di Pompei o del Museo degli Uffizi. Sono veramente orgoglioso di questo e del fatto che disti solo pochi chilometri da dove abito. Sto parlando della mega sede centrale della SNAI.

Vuoi mettere una sana scommessa su una partita di cartello con un pallosissimo paesaggio mozzafiato in cima a un passo pure difficile da scalare?

Non di rado, quando ci passo in macchina ci vedo entusiasti pellegrini che, essendosi rotti gli zebedei di camminare in mezzo alle macchine decidono per un bel pit-stop fatto a base di panini con la porchetta dell’ambulante abusivo mentre si godono i video dei principali eventi sportivi.

Stamattina mi ci sono fermato anche io per comprarmi  un panozzo come si deve da portare via perché, stiamo mica a scherzà, Tonino l’ambulante napoletano sa il fatto suo. Mentre attendevo il mio turno mi sono messo a parlare con uno di loro. Un americano che con la moglie, vestito come da copione con tanto da cappellaccio da boy scout, era in fila con me. Il fatto che parlassi in inglese mi è sembrato per lui una liberazione. Poteva finalmente sfogare la sua frustrazione in madre lingua. Mi ha detto che venivano da Austin, Texas, e che volevano fare una cosa che assomigliasse al Cammino di Santiago ma che non fosse così difficile. La Via Francigena gli era sembrato un’ottima alternativa. La realtà però li stava un po’ deludendo ma che, riuscire almeno a vedere la partita di baseball dei Texas Ranger sui televisori della Snai li aveva messi di buonumore. Gli ho detto che se avevano bisogno di qualche informazione particolare o di un aiuto  glielo avrei dato. Lui,  ringraziandomi, mi ha chiesto dove trovare un bancomat funzionante perchè i due che aveva incontrato (sulla via Francigena…) erano “out of order” e stava meditando di mollare una volta raggiunto Altopascio e di riprendere la corriera fino a Firenze. In funzione di un imprecisato senso di appartenenza alla Pro-Loco Italiana mi sono sentito in dovere di incitarli a continuare. Non so nemmeno bene io perchè. Forse stavo parlando piu a me stesso che a loro. Immagino che utilizzassi quella famiglia come transfert per parlare a me stesso. Nella lunga attesa (Tonino sarà bravo ma è indolente come pochi…) gli ho detto della necessità di non mollare. Di provarci ancora. Di resistere. Che quello era il senso del pellegrinaggio. Non importa se l’immaginario andava in una direzione diversa da come si presentava la realtà. Non si doveva mollare, punto e basta.

Mentre parlavo, mi è venuto in mente che stavo blaterando solo una serie di merdate inutili. E fasulle. E pure fuori luogo. Ma prima che potessi correggere il tiro (avevo già pensato di pagare pegno accompagnandolo direttamente ad una banca vicina) Tom, così si chiama, mi guarda serio e mi fa quasi paura. La moglie mi sorride e lui mi allunga la mano e stritola la mia quando gliela porgo:

“Ok Buddy” mi fa “you’ve convinced me. We won’t stop. We’ll give another chance at the Via Francigena”. ha detto pronunciando quel “frenchigina” in modo tale che non ho potuto fare a meno di sorridere, provando allo stesso tempo un grosso imbarazzo perchè non so mica se gli ho fatto un favore.

Prima di risalire in macchina gli ho augurato buona fortuna e mi è venuto anche in mente di chiedergli se avevano, come fanno sempre gli americani, un desiderio segreto associato al pellegrinaggio. Lui sorride e so di aver colpito nel segno:

“The World Series for the Texas Rangers. What else?”

Qualcosa mi dice che però che se quella franchigia vuole vincere il campionato di baseball sarà bene che non conti sul fatto che Tom e Mary raggiungano Roma a piedi da Lucca perchè altrimenti anche quest’anno andranno in bianco.

      

Er passero ferito – Natale Polci

Il mio amico IntesoMale, mi ha chiesto (giustamente) di far penitenza della mia dabbenaggine.

E quindi per rimediare ai miei sbagli ecco qua. Un tributo a tutti quanti voi che amate “de magna bene e de beve meglio” ma che ogni tanto vi inchinate al genio de li artri. Perchè io so’ come voi.

Posto questa stupenda poesia erroneamente attribuita a Trilussa, in realtà di Natale Polci.

Scritta nel 1951 è stata pubblicata nel 1968 nel libro”NER CAMPOSANTO DE LA VERITA’“.

La versione che trascrivo è l’originale. Nel tempo infatti molti hanno tentato di appropriarsene facendola diventare persino una barzelletta. Alcuni hanno tradotto le parole in romanesco in un improbabile italiano. Altri cercando di lanciare un film (orribile) di Natale l’han fatta diventare uno stornello toscano quando non lo è. Per rendere onore al poeta Natale Polci, ripropongo quello che lui ha scritto davvero.

Tuttavia, poichè la vita è fatta anche di ingiustizie e nel porcile tutto si introgola, posto anche il super famoso intervento di Bocelli da Fiorello alla radio che la ripropose alla grande per quanto lui, riprendendo la vulgata, la recitò modificandola e aggiungendo due sestine finali non presenti nell’originale.

Er passero ferito
Era d’agosto e un povero ucelletto
ferito da’ la fionna d’un maschietto
s’agnede a riposà co’ un’ala offesa
su’ la finestra aperta d’una Chiesa.
Da le tendine der confessionale
un prete intese e vidde l’animale,
ma dato che lì fori
c’ereno… nun so quanti peccatori
richiuse le tendine espressamente
e se rimise a confessà la gente.
Ma mentre che la massa de persone
diceva l’orazzione,
senza guardà pe’ gnente l’ucelletto,
’n omo lo prese e se lo mise in petto.
Allora, nella chiesa, se sentì
un lungo cinguettio: “Ci! Ci! Ci!”
Er prete, risentenno l’animale,
lasciò er confessionale
poi, nero nero, peggio de la pece,
s’arampicò sur purpito e lì fece:
“Fratelli! Chi ha l’ucello, per favore,
vada fori dar Tempio der Signore”.
Li maschi, tutti quanti in una vorta
partirono p’annà verso la porta.
Ma er prete, a quelo sbajo madornale,
“Fermi! – strillò – che me sò espresso male!
Tornate indietro e stateme a sentì:
qua chi ha preso l’ucello deve uscì!”
A testa bassa e la corona in mano
cento donne s’arzorno piano piano
ma mentre se n’annaveno de fora
er prete ristrillò: “Ho sbajato ancora!
Rientrate tutte quante fije amate,
ch’io nun volevo dì quer che pensate.
Io già v’ho detto e ve ritorno a dì
che chi ha preso l’ucello deve uscì,
ma io lo dico a voce chiara e stesa
a chi l’ucello l’abbia preso in Chiesa!”
In quelo stesso istante
le moniche s’arzòrno tutte quante
eppoi, cor viso pieno de rossore,
lasciarono la casa der Signore.

Il prete

Mi capita molto spesso, di questi tempi, che quando sento parlare di sacerdoti,  mi renda conto che l’unica cosa alla quale si fa attenzione siano le loro nefandezze.  Pedofilia su tutto. Ma non solo. Evasione fiscale, Ior, corvi, merli. Insomma tutta la gamma classica. In un contesto sociale come quello attuale, in cui stiamo per assistere a una delle più grandi rivoluzioni di massa della storia, in cui, secondo me, stanno per essere ribaltati tutti i valori che hanno portato la società occidentale a essere quel che è, la Chiesa, nella sua interezza è uno degli obiettivi principali da abbattere. Non che Lei non ci abbia messo del suo per entrarci di forza in quel mirino poi.  Le scelte oscurantiste sono oggi, come fu già nel medio-evo, il suo punto di forza. L’assurdità con cui combattono cose che sono oramai accettate dalla società, l’omosessualità su tutto, e la fermezza con la quale difendono a volte assurdi comportamenti criminali compiuti da “beati”, la sta mettendo piano piano fuori dalla società del futuro. Credo che se fossi vissuto ai tempi della riforma sarei stato luterano. La riforma era una cosa giusta da fare, allora. E forse pure oggi. A quel tempo c’era il mercato delle indulgenze. Oggi si chiamano in modo diverso ma a me sembra che sia la stessa cosa.

Sono cristiano. Talvolta però ho difficoltà ad accettare razionalmente questa cosa. Il cervello mi impone pensieri obbligati che mi fanno male e la deriva atea mi ha spesso attratto in maniera irresistibile. La ragione mi imporrebbe di non credere. La stessa ragione mi impone però di non pensare che qualcosa che io non capisco, perchè sono limitato, non possa davvero esistere.

Insomma un casino.

La chiesa, anzi la Chiesa, non aiuta quelli come me. Anzi. Se può li osteggia e li invita a togliere il disturbo. Come avveniva in URSS ai tempi del comunismo. I dissidenti fuori dalle palle. All’estero. Perchè, se restano, fanno più danni. Minano la struttura che poi è tutto. E a volte, molte volte, ho pensato ma si, vaffanculo, me ne vado. Però sono ancora qua. E le mie figlie le mando a catechismo sapendo che solo per questo sarò costretto a spiegare a loro, tra un po’, cose che non sono chiare nemmeno a me. Stamattina mi sono chiesto perché mi comporto a questo modo. Che cosa davvero mi spinge a non chiudere la porta dietro di me.

E mi è tornato alla mente Padre Piccoli.

Padre Piccoli fu per meno di un anno il nostro insegnante di filosofia. Non so come ottenne quella cattedra. Non era nemmeno particolarmente bravo. Per molto tempo lo prendevamo in giro perché sembrava fuori dal contesto del liceo che frequentavamo. Le sue lezioni erano a dir poco basiche e non dava voti. O meglio, se mostravi interesse ti premiava con votoni se invece no, ti prendevi un sei politico e via.  Motivo per cui, quasi tutti, non facevano un cazzo. Per questo suo modo di fare molti lo criticavano. I genitori di vecchio stampo su tutti, ma anche professori che avevano un’altra concezione del mondo e spinsero tanto per cacciarlo che alla fine ce la fecero. Prima che ciò avvenisse però, capitò una cosa che mi fece cambiare idea su di lui. E che ancora oggi ricordo. Umberto, un mio compagno di classe, al quale volevamo tutti bene, aveva combinato davvero un grosso guaio: aveva messo incinta una compagna di classe. Aveva quindici anni e la scuola, dando il meglio di sè aveva deciso di espellerlo. Umberto si stava un po’ perdendo a quell’epoca. E ricordo che Padre Piccoli si mise di traverso. Fece capire ai suoi colleghi che avevano dei doveri nei suoi confronti. E combattè così gagliardamente che fece ritirare quella sentenza e fece riammettere il mio compagno di classe. E se oggi Umberto è un bravissimo insegnante di sostegno, lo deve, secondo me, principalmente a lui.

Quando in un colloquio  fu chiesto a Padre Piccoli perché  contro ogni regola del tempo, avesse deciso di applicare il sei politico lui rispose: “Saranno giudicati  per tutto il resto della loro vita. Non sarò io uno dei primi a farlo”.

Ateismo

Si dice che gli uomini più intelligenti della terra siano atei.

La teoria sostiene che solo chi ha un Q.I. molto elevato comprende la natura esclusivamente animale o biologica dell’uomo.

Personalmente ho dei dubbi. Su tutto. Dimostrazione che non capisco un cazzo ovviamente.

Su una cosa però ho le idee chiare: l’UAAR mi sta proprio sulle palle.

L’Unione Atei e Agnostici, la R nemmeno mi ricordo più per che sta, massacra gli zebedei su ogni social network tramite i suoi zelanti sacerdoti per fare proselitismo, in modo ossessivo e aggiungerei anche petulante.

Dico, ma si è mai visto un ateo che cerca di convincere qualcuno che non esiste niente? Insomma uno è ateo e se ne frega. O almeno così dovrebbe fare. Non smarrona le palle a chi già ha mille altre preoccupazioni di stare a sentire che la Chiesa cattolica ha fatto cose turpi. Invece stanno scatenando una crociata contro di essa. Un ateo vero, ride di chi crede e se ne fotte. Almeno così pensavo.

Gli zelanti sacerdoti dell’ UAAR no.

Quelli del centro Italia, men che meno. Loro sono gli scaccabarozzi per eccellenza.

Loro ti devono convincere a sbattezzarti perchè è un atto di ribellione. Per far crollare le statistiche della Chiesa cattolica e perchè, secondo loro, sono stati violentati nell’essere unti a qualche giorno di vita. Stanno uscendo libri fantastici “Come vivere la vita da laici” in cui esplicitano in maniera particolareggiata tutta la serie di punti che per loro sono fondamentali. Che poi si riassumono in uno solo: arrestiamo il Papa!

Non mi stupirei nel vederli presto agli angoli delle scuole la mattina, come i testimoni di Geova, a cercare di convincere i genitori a far fare una sana lezione di “Astronomia termonucleare” da qualche seguace della Hack anzichè la vecchia sana ora di religione dove si giocava a battaglia navale con il compagno di banco.

Insomma, se incontrate uno dei responsabili dell’UAAR, state attenti, potreste trovarvi a discutere di qualsiasi minchiata, dalla politica del governo ladro alla Juve che rubava gli scudetti, dove, l’unico Comun denominatore, comunque sia, è  la colpa del parroco che vi ha sposati. E poi assolti dopo che vi siete separati.

E che poi vi ha suggerito di tirar fuori qualche soldo per far annullare il matrimonio alla Sacra Rota. Così tanto per.

Ma questa è un’altra storia.