Gli intellettuali di sinistra

Lo confesso, anche io un tempo ci credevo. Credevo cioè nella possibilità di poter cambiare il mondo e renderlo più giusto e solidale lottando contro tutte le discriminazioni.

Insomma ero uno di sinistra.

Qualcuno del resto ha detto che se da ragazzo non sei di sinistra significa che non hai un cuore.

Ha poi aggiunto che se da vecchio non sei però di destra, significa che non hai la testa.

Io sono peggio di tutti. Sono un disilluso. A me, francamente, non frega più niente di niente da molto tempo. Non voto da anni e credo che nulla e nessuno potrà mai cambiare qualcosa in questo dannato Paese dove viviamo se non, forse, lo scorrere inesorabile del tempo e corsi di educazione civica fatti costantemente per generazioni. Qualcuno direbbe che sono diventato qualunquista. Uno che ignora l’aspetto politico del vivere associato.

Ammetto che non avrei mai pensato di poter cambiare così. Eppure è successo. A un certo punto, ho smesso di volere ciò che avevo sempre voluto, e ho smesso di sputare su ciò che avevo sempre disprezzato. Improvvisamente, mi sono guardato allo specchio e ho scoperto di essere un altro.

Franza o Spagna purché se magna!

E non nego che è terribile specchiarsi e non riconoscersi più, mentre la vita continua imperterrita senza fare sconti. Credo che potrei essere tranquillamente incriminato per omissione di soccorso ai miei ideali di una volta e per non vergognarmi più nemmeno per la morale a forma di latrina che mi si è incancrenita dentro.

E’ cominciato tutto quando ho deciso di provarci. Provare a non essere il solito parassita dello Stato, evitando concorsi più o meno truccati per diventare dipendente di qualche Ente inutile e  tentando invece di fare l’imprenditore.

Sono bastati pochi mesi per comprendere che se uno vuole davvero provarci nella vita, deve fare i conti con la rigidità mentale degli uomini di sinistra. I burocrati. Gente messa dentro gli uffici statali, ad esempio, solo a cercare di mettere i bastoni tra le ruote a coloro che in qualche modo credono di poter costruire qualcosa dal niente. I burocrati. E ci godono pure. Se uno vuole fare qualcosa in Italia deve chiedere permesso a chi non fa un cazzo. Già questa cosa è di per se un ossimoro. Non parliamo dei sindacati poi per i quali non importa se tu prendi meno dei tuoi dipendenti, o anzi, a volte non prendi proprio, perché, per loro, comunque rimani “il padrone”.

Si, di sto cazzo.

Comunque, a causa di tutto ciò inevitabile l’approdo a destra.

L’intellighenzia di destra è altro ossimoro degno di nota. Tuttavia se si vuol frequentare l’uomo di destra occorre ricordare che egli trova la sua concrazione nel più classico machismo da bar: calcio e topa! mentre le donne di destra, più reazionarie, sono in genere credenti ma non nella Chiesa che distorce il pensiero di Dio. Si appassionano da morire a casi politici eclatanti che scuotono le coscienze collettive e molto meno di quelli che invece toccano quotidianamente i poveri Cristi che vivono per le strade dove sono costrette a camminare. Il loro sogno erotico è di vivere in uno Stato dove i treni tornano finalmente ad arrivare in orario come quando c’era Lui.

Divertenti sul breve, alla lunga i destrorsi, sono pallosi  e quindi, visto che sei un animale sociale, cominci a  pensare che se il portafoglio batte a destra il tuo cuore però rimane a sinistra e quindi cerchi di riavvicinarti ai vecchi paladini di un tempo che fu. Del resto che diamine l’Intellighenzia è per definizione di sinistra.

E qua arrivano i guai.

L’intellettuale maschio di sinistra ad esempio è il classico tipo che ammette di credere in qualcosa senza sapere cosa. Ti dirà di sentire una forza che però non riesce a capire, crede, si, ma a modo suo e solo in un qualcosa di indefinito. E’ un convinto assertore e difensore del ruolo del parroco nella società, ma non accetta il concetto di chiesa in sé per sé. Ovviamente tutto questo non significa un cazzo, ma se glielo si fa notare, ti risponde che semplicemente “Voi non capite”.  Che è il pezzo forte del suo repertorio. “Voi non capite” te lo sbatterà in faccia ogni due per tre. Specie quando va in crisi di argomentazioni. Ama andare al cinema d’essai e adora tutto ciò che di incomprensibile sia mai stato girato, considerando geniali tutti i film che durino meno di cinque minuti o più di quattro ore. Adora i sottotitoli, anche se non legge abbastanza in fretta da seguire la trama come si deve. Il suo abbigliamento passa dal volutamente minimalista all’iper ricercato.

La donna intellettuale di sinistra, invece è in genere buddista o Wiccan, non si sfugge. Crede nella madre terra, nel Karma, nella vita precedente, nell’ipnosi, nella reincarnazione e nella legge del tre. Le piace tutto ciò che parla di scopate con poesia, gli Afterhours, i Subsonica e Marlene Kuntz, e tutta la musica underground alternativa che “la fa smettere di pensare”, come se poi avesse mai cominciato! Si prodiga in tentativi di ascolto di musica classica, perché fa figo, ma dopo cinque minuti deve spegnere perché il suo cervello comincia a riempirsi di troppe informazioni. Considera Paulo Coelho e Baricco dei geni indiscussi, compra dalle bancarelle equo-solidali pagando con soldi tirati fuori dal portafoglio di Gucci, chiedendosi perché il tipo aveva fatto una faccia strana dandoli il resto. Seguirà una scrupolosissima dieta macrobiotica, che non sa assolutamente però che significhi e amando il freddo, tutto ciò che possiede, è iperscollato e leggero e i colori sono sobri e spenti. Indossa occhiali a goccia anche di notte o occhiali da vista con lenti di vetro che non le servono dato che le mancano 0,2 gradi, ma le danno un’aria da maestrina sexy niente male. Veste infine l’immancabile baschetto si trucca con colori tipo verdone, arancio, fucsia in alternativa a tre centimetri di eye liner.

Rutto di Dio è la parola giusta, oppure Peto atomico se preferite.

Però cari amici intellettuali dovreste sapere bene anche voi che Dio c’è.

Lo vediamo scritto tra l’altro su ogni cartello dell’Anas con la vernice spray.

Ed è sì uno e trino, ma a volte, purtroppo molto spesso, è anche molto, ma molto, più succulento.

 

Sciare

Quando Nicola e Gennaro mi avevano chiesto di andare a fare una giornata assieme di sci perchè la neve che è venuta quest’anno con l’ondata di gelo siberiano, era più unica che rara, ho detto subito di si.

Erano almeno sei anni buoni che non sciavo e questa mi sembrava l’occasione giusta per ricominciare a farlo. Due amici, neve fresca, bel tempo, poca gente. In culo la crisi, per un giorno si sarebbe provato a vivere e non a sopravvivere come succede da troppo tempo.

Il giorno deputato per il gran rientro era ieri. La meta da raggiungere è stata negoziata nel Cimone. Negoziata perchè Nicola voleva a tutti i costi andare sull’Abetone, che da Lucca è più vicino, mentre Gennaro voleva qualcosa di meno difficile da affrontare perchè anche lui veniva da molti anni di inattività. Il Cimone è stata la soluzione votata. Avremmo dovuto scollinare dall’Abetone e risalire ancora. Una mezzora in più di macchina.

Nicola non era affatto contento, ma l’amicizia prima di tutto.

Ma dalla notte prima qualcosa ha cominciato ad andare storto. Alle quattro di notte, mi sveglio come un grillo e sono pieno di mille angoscie. Insomma tutta la tracotante sicurezza dei giorni precedenti era svanita. Le crepe che sentivo dentro di me diventano voragini: “ma chi me lo fare?” “Fa freddo e se poi mi faccio male?” “Costa troppo e bisogna risparmiare” e via di seguito.

Ho cercato tutti i modi per trovare una via di fuga e inventarmi una scusa per non partire. Ma alle sette puntuali come le tasse e la morte i due hanno cominciato a strombazzare sotto casa mia e a quel punto è stato impossibile dir loro che mi era venuta la febbre o che un impegno improvviso mi inibivano di partire con loro.

Il viaggio è stato divertente. Cosa c’è di più bello di avvicinarsi a una cosa che in fondo in cuor tuo vuoi davvero fare? E così mi sono scordato delle paturnie pre-partenza, ascoltando le gesta passate dei due miei amici, che vantavano gloriose avventure sciistiche di vario tipo e genere. Abbiamo scollinato l’Abetone senza problemi, le strade erano pulite e nessun problema se non Nicola che faceva pressione per fermarci lassù e non perdere tempo prezioso per arrivare sul Cimone. Alla fine però ha prevalso il buon senso e abbiamo deciso di seguire la tabella di marcia prevista. Passiamo Pievepelago e poi Riolunato e su su fino alle Polle, la base del Cimone, versante lucchese.

Manca meno di un chilometro all’agognata metà. Siamo in perfetto orario, tutto sta andando alla perfezione quando ci accorgiamo che l’ultimissimo tratto della strada non è pulito e la macchina di andare su proprio non ne ha la minima voglia.

E’ uno di quei momenti in cui daresti qualsiasi cosa per essere da un’altra parte.

E’ già, perchè c’è qualcosa di peggio che arrivare sul più bello ed essere costretti a perdere tempo per mettere le catene.

Si.

E’ non essere in grado di mettere quelle stramaledettissime catene.

Non ho mai capito perchè producano catene da neve assurdamente difficili da montare. Fatto sta che l’ottimo feeling che si era creato diventa aperta ostilità. Nicola che ci accusa di essere noi la causa di tutto questo perchè non ci siamo voluti fermare all’Abetone, Gennaro che si mette a fare il teorico e a studiare le istruzioni facendo finta di capirci qualcosa e io che maldestramente provo a fare il boy-scout, senza raggiungere alcun risultato.

E intanto le macchine passano e per ognuna di esse parte una contumelia di Nicola e un vaffanculo di Gennaro. Io mi sento molto zen. In fondo c’è di peggio nella vita, penso. Propongo di tornare indietro e sciare, a quel punto tardissimo all’Abetone, quando all’improvviso una macchina, ovviamente insultata dai miei due amici eroi, si ferma. Escono tre tipi grossi e brutti come il peccato e penso “Ecco adesso dobbiamo anche fare a botte. Alla nostra età a menarci su una strada ghiacciata”.

I tre si avvicinano e il più cattivo di essi ci dice “Ragazzi avete bisogno di una mano?”

Il mondo a volte regala delle inspiegabili soddisfazioni.

Ovviamente i tre animaloni, sono abilissimi e riescono a incatenare le ruote in cinque minuti e dopo i canonici rituali di ringraziamento siamo di nuovo in sella si riparte. Arriviamo al resort e Nicola che si è ripreso benissimo dall’incazzatura e sembra tarantolato dalla voglia di sciare si ferma in un parcheggio che a me pare sia riservato agli handicappati. Gli dico che forse non è il caso. Lui non sente ragioni

- “E’ tardissimo, il parcheggio è pieno. Non sale più nessuno oramai, a chi vuoi che serva e poi guarda ci sono altre tre posti liberi”

- Si ma non è giusto lo stesso – ribadisco io, ma lui non sente ragioni. Gennaro mi guarda e dice “ma si dai a quest’ora quassù chi cazzo di handicappato vuoi che venga?”

Passiamo una giornata di sci sulla quale taccio per non annoiare troppo.

Alla fine, verso le quattro e mezzo stanchi come non avrei pensato rientriamo alla base. Le gambe tremano, i muscoli bruciano, la faccia bruciata dal sole e sferzata dal vento cerchiamo l’auto per toglierci i maledetti scarponi che fanno un male bestia.

La felicità negli occhi di Nicola svanisce come vede il multone di 80 euro sulle spazzole del vetro. Le imprecazioni le sentono in tutta la valle e il ricordargli che perderà anche due punti sulla patente aumenta l’eco dei suoi vaticini contro il Papa e il suo titolare d’azienda.

Evito di dirgli “te l’avevo detto” anche se odio quanto getta l’esca del “si divide anche questa”.

Ma me lo merito. Insomma è ladro sia chi ruba ma anche chi regge il sacco. Non sono stato in grado di convincerlo quindi è giusto che anche io sia punito.

Ma cosa c’è di peggio che arrivare a pochi passi dalla metà e non saper mettere le catene e poi beccare un multone di 80 euro mentre sei stracco e non ne puoi più pure dei tuoi amici?

Facile. Non essere in grado di toglierle. Le catene intendo.

Eh si perchè, con abili manovre Gennaro nel tentativo di sganciarle riesce a far incastrare le catenelle ai freni del disco della ruota di destra facendolo aggrovigliare tutto intorno e rendendo impossibile la ripartenza.

Sfilano di nuovo le macchine. I soliti vaffanculo. Stavolta non si ferma nessuno.

Siamo in pieno dramma.

Se chiamiamo aiuto al soccorso ACI questi arriveranno a tarda notte e ci prenderanno per il culo tutta la vita.

Ho un’intuizione. Prendo il cric e alzo la macchina e comincio a nazzicarci un pochino. Mission impossible IV con Tom Cruise sarà molto più semplice del compito che ho di fronte. Gennaro si fuma bellamente una sigaretta. Ha mollato. E’ chiaro che ha deciso di accettare la morte. Nicola riparte con il refrain che è colpa nostra che non ci siamo voluti fermare all’Abetone, ma alla fine, non so cosa tocco, con un gesto assolutamente casuale e che non saprei nemmeno descrivere nè ripetere, riesco a sganciare la catena che magicamente cade a terra e ci libera da una situazione insostenibile.

Ripartiamo e stavolta il silenzio fino a Lucca regna sovrano.

Ci odiamo l’un l’altro con tutto noi stessi.

Una volta arrivati dico:

“Nicola facciamo opposizione a quella multa. Noi avevamo tutto il diritto di starci nel posto degli handicappati. Quello era il nostro posto”

Superquark

Non è vero che il terzo segreto di Fatima sia già stato rivelato.

E, soprattutto, non è vero che i segreti fossero solo tre.

Il quarto, infatti, era la formula segreta della Coca Cola, ma il terzo, quello che ha tenuto in ansia tutti i credenti per quasi un secolo è stato finalmente svelato ieri da Sandro Giacobbo che si è voluto vendicare del suo padre putativo che non l’ha mai adottato.

Il noto presentatore di Kazzinger, infatti, ha dichiarato che, dopo attente e scrupolose ricerche, ha scoperto che a Suor Lucia, la Madonna, ha svelato la vera età di Piero Angela che, pare, sia nato nel 1567 avanti Cristo.

Ed è per questo che sa tutto di tutto e non sbaglia mai.

Dopo essersi ben documentato Giacobbo ha scoperto che Angela è stato re degli Assiro-Babilonesi dai quali ha avuto un’educazione completa in campo astronomico che ha spiegato nei secoli a venire, da par suo a Copernico prima e Galileo poi e infine sembra che sia stato colui che abbia tirato in testa a Newton la famosa mela perchè questi non riusciva proprio a capire la legge di gravitazionale universale che lui cercava di spiegargli.  Ucciso in duello da lord Byron che s’era stufato di sentirlo predicare la verità assoluta anche in tema di letteratura romantica, è resuscitato nel 1911 in uno scavo archeologico egiziano condotto dal figlio.

Perchè è noto che Piero Angela è anche il padre del movimento nepotista italiano, che si candiderà alle prossime elezioni.

La leggenda narra che dopo l’uscita del suo libro sull’evoluzione della specie, sia riuscito persino a far bestemmiare il Papa.  Che lo ha fatto di nascosto perchè sembra che Dio stesso abbia preso ripetizioni dal buon Piero.  In cambio il Signore gli ha dato la possibilità di poter prevedere facilmente il futuro. Siccome però Dio è un burlone, spesso lo gabba e gli fa fare figure di merda intergalattiche.

La notizia della scoperta di Giacobbo sta facendo il giro del mondo e sta per essere convocata una commissione di inchiesta congiunta russo-americana per esaminare la verità. L’unico vero ostacolo è che persino i funzionari di Putin nutrono dubbi sull’autorevolezza di Sandro Giacobbo che, ahimè, è riuscito a perdere la stima persino dei suoi vicini di casa, dopo anni di minchiate raccontate con incredibile sagacia e imperitura arte.

Eppure Voyager, ingiustamente accostato a programmi satirici e barzellettieri, ha scoperto in precedenza cose clamorose ed eclatanti. Come l’origine extra terrestre di Gravellona Toce e la natura mistica della trippa di Giuliano Ferrara.

Ma quello per il quale Giacobbo è più famoso e per il quale ha vinto il premio Pulitzer è  la scoperta dell’esistenza del grande Chupacabra, l’animale mezzo cane mezzo coyote dalle dimensioni e forme orribili che devasta la pianura messicana facendo da secoli stragi di galline e papere.

E non si è fermato a questo. Infatti il nostro grande eroe ha addirittura spiegato abilmente la stretta relazione tra il pericolosissimo Chupacabra e i Templari concludendo poi, alla sua maniera:

““È probabile che la teoria più veritera sia questa. Certo, può anche darsi anche che non lo sia. Ma probabilmente lo è. O forse è del tutto errata. Ma che importa! Tanto non lo sapremo mai!””

Sembra che per porre fine a questa querelle tra le due vedette televisive italiane sia stato chiesto dai funzionari Rai a Piero Angela di porre tre domande importanti alle quali Sandro Giacobbo sarà obbligato a rispondere se vorrà che gli rinnovino il contratto per la prossima edizione di Voyager. E Piero non si è lasciato sfuggire l’occasione per dimostrare che lui ne sa e ne saprà sempre di più del suo pessimo imitatore chiedendogli:

1) Gli Ufo fanno la raccolta differenziata?

2) I templari hanno partecipato alla costruzione della Piramide di Cheope?

3) Il disastro della Costa Crociera è stato causato dagli Ufo?

Il mondo trema alle rivelazioni che presto saranno fornite da Giacobbo.