Santa Claus is coming to town

Lo so.

Natale è passato da quasi cinque mesi e il prossimo è ancora lontano.

Ma  è vero. Santa sta tornando.

Per la verità è gia arrivato a Napoli, ma io lo aspetto nel posto che è il suo salotto preferito.

SAN SIRO, lunedi 3 giugno 2013.

Bruce tornerà per la QUINTA VOLTA (recordo assoluto) a San Siro.

Nessun big ha mai suonato cinque volte in quell’arena. Bruce sarà il primo.

Non è un concerto qualsiasi.

Non è qualcosa per giovani o per vecchi o per curiosi o per guardoni.

E’ una TRANSUSTANZAZIONE  tra gli Dei e gli umani

Bruce è come Prometeo.

Ha rubato qualcosa dall’Olimpo e l’ha portato a noi.

E noi dobbiamo solo dirgli grazie.

 

Perchè dico tutto questo?

 

Perchè quando sento Santa che si avvicina io mi eccito. E non c’è fascino femminile che possa distrarmi. E non c’è film o politico o libro o lavoro o tristezza o povertà o demoni nell’anima che tengono. Io rispondo sempre: PRESENTE!!!!!!!

 

Stavolta mi piacerebbe condividere questa emozione, questa dolcezza, passione, tenerezza, con qualcuno di voi.

In altre parole se qualcuno di voi che leggete venite a San Siro, fate toc-toc e ci prendiamo una birra tutti assieme e scartiamo i regali che Santa ci porterà come fossimo una famiglia. Ma se non venite ma abitate a Milano o zone limitrofe, venite lo stesso. Là fuori. Non fa male.Bruce dona energia anche da lontano. Anche a chi non vuol pagare. E ci abbracciamo e ci diamo forza l’un l’altro.

Io spero davvero di potervi incontrare…

 

perchè quando arriva Santa, la famiglia si riunisce.

 

 

 

Il nemico è in agguato

Non ho mai capito bene la “ratio” che sottende a quella famosa regola per cui i gesti romantici degli altri sembrano sempre nuovi e affascinanti e i tuoi, invece, cretinate di basso livello. Eppure essa racconta una verità apodittica. Sarà perché l’uomo è cacciatore e la donna pescatrice, ma con certi esseri umani di sesso femminile, a volte, è proprio difficile riuscire a tirar fuori la propria mascolinità. Ammesso e non concesso di avercela ancora, intendo. Oggi, ad esempio, avevo  deciso di arrivare in ufficio con alcuni fiori di campo che a me sembravano molto belli che volevo regalare a Daniela e Zaira, le due colleghe che lavorano in amministrazione. Gli idealisti come me hanno un’idea aristocratica dell’amore. Una cosa oligarchica, con tanto di araldica greca, ma troppo spesso non considerano le ingenti sacche di povertà che pascolano il verde praticello del nobile sentimento. Mi sembrava di aver fatto un bel gesto e credevo che potesse essere un buon modo per provare a rimettere in sesto quel qualcosa tra noi che si è un pochino incrinato a causa della crisi. Ci aspettano momenti a dir poco drammatici e quindi, ho pensato, tanto vale che li affrontiamo assieme come un’invincibile armata romana.

Invece, come mi hanno visto arrivare con quel mazzo di “verdura” in mano,  Daniela mi ha detto con faccia seria:

“Cos’hai combinato stavolta?”

“No, giuro, niente.” ho balbettato io  “Volevo solo farvi un pensiero dolce, ricordarvi che vi voglio bene…”

“Seee. Furbino.” fa la iena “Guarda che tanto prima o poi lo scopro, quindi tanto vale che me lo dici subito. Forza, sputa il rospo.”

Stavo per argomentare una controffensiva con i fiocchi, quando Zaira è arrivata s’è preso il “mazzolin di fiori” e ha cominciato a piangere, dando una spinta eversiva alla situazione.

Io e Daniela abbiamo decretato una tregua armata e lei si è sentita allora in dovere di raccontarci la delusione che la attanaglia perché lo stronzo con il quale esce, ha deciso di rivedersi con quella che lui considerava ex, ma che ufficialmente non lo era. Pare che ieri sera il tipo, candidamente, le abbia detto:

“Tesoro, domani vado da lei per vedere che effetto mi fa”.

“E che cazzo di effetto gli dovrà mai fare? Non è mica una striscia di cocaina.” sosteneva lei.

In effetti sarà semplicemente una che gli vorrà bene. Evidentemente non conoscendolo. Zaira però continuava a starnazzare che lei lo ama tantissimo e che  farebbe ogni cosa per farlo felice. Io mi sono ben guardato dal dirle che non c’è niente di più inquietante, per un uomo, che trovarsi di fronte un’invasata che lo ama in feroce orgasmo proiettivo, incurante di lui. La cosa metterebbe a disagio e urterebbe i nervi di chiunque. Poi, per cercare di commuoverci ci ha comunicato che, lunedì prossimo, lo mollerà per vedere che effetto gli farà questo, aggiungendo però che lo riprenderà subito dopo perché non può proprio farne a meno.

Per me era abbastanza.

E’ chiaro che è una rapace, ma ama stare al sicuro, e non lo lascerà mai perché è anche una bella opportunista e come tutti le opportuniste, vigliacca e discretamente porca.  Così ho deciso che me ne sarei andato a far colazione dal mio amico Fabrizio che è un po’ che mi aveva chiesto di farlo. Anche se, lo ammetto, ripensandoci meglio adesso, “Ho deciso lo mollo” è una frase elegantissima da dire. Molto antidepressiva, a suo modo signorile, che recide e snobba.

Fabrizio è in pensione già da un po’ e vive vicino a un posto particolare. Per descriverlo occorre fare un po’ di toponomastica di Lucca.

Toponomastica.

Che brutta parola. Deriva dal greco. Topos vuol dire Topa. No-Mastica, significa “non c’è per Masticone”. Insomma “Niente topa per masticone”. E’ un periodo difficile anche in quello. Penso che toponomasticamente dovrei chiamare il blog “lo scacciatope”. Comunque, Fabrizio, vive vicino all’argine del fiume Serchio, quello che bagna la città (assieme alla pioggia, poichè Lucca è notoriamente il pisciatoio d’Italia) e dove hanno fatto un bellissimo parco fluviale nel mezzo al quale vive una “effervescente”  comunità di Rom. Voglio che si sappia che, Via della Scogliera a Lucca, è ciò che causerà la rivoluzione in Toscana. Sarà il nostro “Boston Tea Party”. Ricordatevelo quando accadrà. Io l’avevo predetto. Perchè a queste latitudini la gente, in genere, sopporta quasi tutte le minoranze. Insomma è mediamente tollerante, ma lo zinghero rimane zinghero. Non che peraltro gli amici Rom abbiano mai fatto molto per dare, a quei pochi di noi me compreso che ancora li difendono, argomenti spendibili a loro difesa, evitando in modo accurato di rendersi minimamente simpatici in alcun modo. La costruzione del super mega figo (e inutilmente dispendioso) parco fluviale che ha, in modo demente, inglobato nel suo cuore il luogo che da più di un secolo è la sede dei Rom ha fatto traboccare il vaso. Per non so quante volte il Comune ha provveduto a far sgomberare coattivamente la comunità usando mezzi coercitivi di una violenza assurda e, sempre con puntualità disarmante, dopo pochi giorni, taaaaac, magicamente l’area si ripopola ogni volta. Con la scusa che la popolazione è esasperata dai furti e dalla sporcizia la polizia effettua pattugliamenti continui con l’obiettivo di trovare appigli per appiccicare fogli di via a chiunque gli capiti a tiro. Tutte le volte che ho discusso sulla legittimità di questi atteggiamenti Fabrizio, come tutti gli altri che conosco mi rispondono con il classico “sai una sega te…” preludio ad altri attestati di stima reciproca che finiscono sempre con “Se ne devono andare fuori dai coglioni e se non la smetti pure te…”

Oggi l’appuntamento era dopo la corsetta che lui si fa tutte le mattine sul parco fluviale. Al barrino sul ponte.

Come arrivo vedo un nugolo di persone intorno a un uomo che riconosco come il mio amico e mi preoccupo. In realtà il più agitato è proprio lui. Racconta che mentre era immerso nella sua musica dentro le cuffiette e aveva trovato un buon passo non si era accorto che un grosso dobermann di proprietà degli zingheri lasciato libero di andare, lo aveva seguito e senza un apparente motivo aveva preso a mordergli il culo. Non c’era nessuno in zona e quindi raccontava di essersela vista brutta e di essersi molto impaurito. Poichè è un tipo che sa difendersi gli ha tirato anche una serie di calci per cui anche il cane stesso doveva averne buscate tante. In effetti Fabrizio aveva dei bei segni sul sedere e sui polpacci che indicavano che la colluttazione era davvero avvenuta e dal dolore non riusciva a star seduto. Mi sono offerto di portarlo al pronto soccorso per le cure mediche ma lui in preda a desiderio di vendetta ha preteso di chiamare i vigili e di accompagnarli a cercare il cane. Mancava nel popolo che si era radunato qualcuno che gridasse “Morte agli zingari” e poi s’era tutti. Mi era chiaro che se avessi detto una qualsiasi cosa avrebbero scaricato su di me la loro rabbia e ho preferito non dargliene motivo e mi sono limitato a seguire la triste processione una volta che gli ineffabili sceriffi della Contea sono arrivati pronti a far giustizia sommaria del primo bischero che gli capitava davanti.

Dopo un bel po’ siamo giunti nei pressi piccolo centro ippico che è adiacente all’area Rom e Fabrizio ha cominciato a urlare: “E’ lui, è lui…” .

In effetti si vedeva il cane in lontananza con una ragazza che gli stava accanto e lo coccolava. I due gagliardi Pecos Bill in divisa hanno tirato fuori le armi e un coro si è alzato dagli astanti: “Ohhhhhh”.

Ho detto a quello che mi stava più vicino:

“Ma so’ scemi???”

Quello non m’ha nemmeno risposto. Mi ha guardato nello stesso modo in cui si guarda una cacca scoperta nel proprio giardino appena pulito.

Una volta arrivati più vicini assisto a uno dei drammi kafkiani più divertenti e tragici allo stesso tempo che mi sia mai stato dato di vedere in vita mia.

La ragazza che coccola il “povero” cagnaccio preso a pedate da Fabrizio è nientepopodimenoche sua figlia, Monica, abile cavallerizza, che rimane a dir poco basita dall’arrivo del manipolo di vendicatori. Fabrizio non sa più che dire o pensare e balbetta qualcosa. Monica non capisce. I vigili sempre pistole in mano.

“Ma che succede babbo?” gli urla

“No dimmelo te. Che ci fai con quella bestiaccia?”

“E’ il cane del centro ippico è uscito da recinto perchè avevo chiuso male il cancellino ma qualcuno lo ha pestato. Guarda qua come sanguina. Se scopro chi è lo denuncio….”

Un nuovo “Ohhhhhhhhhhhhh” del commando fa da coro alle affermazioni di Monica.

“Sono io il cattivo. Ma mi stai dicendo che quello non è il cane degli zingari?”

“Ma certo che no. Si chiama Bonnie. E’ dolcissima. Non fa mai male a nessuno. Come hai potuto pestarla a questo modo?”

La discussione prosegue per altri dieci minuti ma l’evidente calo della tensione e la chiara impossibilità di fare a pezzi, almeno oggi, uno zingaro fa desistere quasi tutti dal continuare a seguire la questione. Rimaniamo solo io, Fabrizio e i vigili che gli chiedono se vuole sporgere comunque denuncia. Monica gli dice che era lei la responsabile del cane e che se denunciasse il centro ippico e gli venisse garantito un risarcimento del danno loro si rifarebbero su di lei. Il mio amico che non ancora non si è riavuto dallo choc, spara la minchiata della giornata: “Siamo sicuri che non è degli zingari?”

“O mai sei di coccio.” fa Monica “ho detto che è del centro ippico e caso mai dovrei essere io a denunciare te…”

Mi guardo con i vigili e quatti quatti, ce ne andiamo in silenzio.

Fabrizio e sua figlia stanno ancora là a discutere

L’amore al tempo di Groupon

Daniela lavora con me. Che poi non è nemmeno detto bene così perché, per la verità, fa quasi tutto lei. E’ quel tipo di donna per cui sentirsi indispensabile è una cosa fondamentale. Dov’era assunta prima proprio per questo motivo l’avevano mobbizzata. Io invece l’ho elevata al rango di responsabile amministrativa. Al contrario del titolare d’azienda precedente, a me non pare il vero, infatti, di poter delegare quanto più possibile a gente in gamba. Con Daniela siamo così giunti a un patto: sul mio tavolo lei fa finire solo le rogne che proprio non riesce a dipanare, non tanto perchè non ne è capace, quanto perchè, per poterlo fare, occorre essere “bastardi dentro”. Prendere per il culo le banche, mendicare con i fornitori, chiedere pietà all’agenzia delle Entrate o fare lotte greco-romane con gli avvocati. Insomma cose così.

Il vero problema di questa situazione è che, adesso, quando lei entra nella mia stanzetta, io so che è solo per portare una notizia di merda. Mai che dicesse, “abbiamo avuto una donazione insperata da un cliente innamorato”. Sempre e solo cattive notizie.  E questo mi indispone nei suoi confronti. E, poiché sono come Lucignolo, gliela faccio pagare facendole piccole porcate che a me fanno ridere, ma che, una volta l’hanno messa in grossa difficoltà. Perchè Daniela non è solo brava ed efficiente. Daniela ha anche un karma malefico con gli uomini. In primis con me, in secundis con il suo uomo e infine con il fratello. Il suo uomo è un coglione super galattico. Rappresentante di un qualcosa che non ho ancora capito, vive per un sacco di tempo in Germania e, oltre a essere un maschilista assurdo è anche geloso in modo del tutto spropositato. La controlla come nemmeno nei film anni sessanta e spesso le fa delle scenate per cui la mattina si presenta al lavoro distrutta per aver passato notti insonni a discutere del nulla montato con panna. Il gonzo, ad esempio, è fissato della posizione del sedile anteriore della macchina. E’ convinto che Daniela possa andare a scopare in macchina di nascosto con qualche amante e quindi, in modo ossessivo e maniacale, ne tiene d’occhio la posizione. Sapendo questo, io, quando salgo sulla sua auto per andare a mensa o da qualche altra parte, per lavoro, mi diverto sempre a spostargli il seggiolino quel tanto che basta perchè un matto lo possa notare. Una volta, però, il coglione ha sclerato di brutto e l’ha buttata fuori di casa perchè il caso ha voluto che avessi fatto quel “giochino” proprio il giorno in cui un suo ex di tanti anni prima, amico di famiglia, in preda ad un assurdo attacco di contrizione  è andato a chiedere scusa all’ometto per la relazione extra-coniugale avuta con Daniela di cui lei s’era pure dimenticata. Ha detto così al povero cornuto che lui non sopportava più il peso di quel tradimento e voleva il suo perdono (è andata davvero così, giuro, non è licenza poetica. La vita reale a volte supera la fantasia.). Il rappresentante incazzato come una bestia è venuto da noi in ufficio ha visto il seggiolino spostato e sono dovuti venire i vicini per sedare la rissa.

Per un po’ Daniela è venuta a stare da me, poi è andata da un’amica, alla fine ha fatto pace con l’idiota, perchè lui, pentito della cazzata, l’ha fatta sentire indispensabile, e lei, pecorella smarrita, è tornata sotto il tetto (ovile) coniugale. Ha però giurato di farmela pagare e ha preteso che per tutto quello che io avevo innestato, la dovessi ripagare aiutandola con suo fratello Renzo, detto Renzino.  Anche se è un bestione che solo il mio amico Mr.Incredible potrebbe affrontare. Renzino, d’altra parte,  ha solo un problema piccolo piccolo. Una cosa da nulla intendiamoci. Renzino è schizofrenico!

Avete presente quel detto che dice “Chi usa il preservativo bestemmia contro Dio, ma solo se si rompe”?

Renzino infatti è una personcina, come dire, un pochino complicata da gestire che, a momenti di lucidità, ne alterna altri in cui ha difficoltà ad articolare i pensieri. Ha allucinazioni, deliri, pensieri disarticolati nonché comportamenti ed eloquio inusuali. Fuma come un ossesso e ha problemi a interagire con gli altri. Ma,  soprattutto, il vero problema che mette tutti gli altri dietro e ne hanno fatto una bomba o orologeria è che, a Renzino, io gli sto simpatico. E’ questo il  casino vero. Perché ha preso a venirmi a trovare in ufficio quando va in paranoia con l’universo. Arriva con la scusa della sorella, che con indubbia classe me lo sbologna bello bello e lui si piazza nella sedia davanti a me e parte con l’ammorbo. Mi racconta di tutto. Di quando con il diluvio universale fuori è partita l’esercitazione nella sede della ASL dove è entrato a lavorare come categoria protetta e lui è stato l’unico che è uscito fuori, come da regolamento. Tutti a dirgli “torna dentro scemo” e lui li insultava da fuori chiamandoli parassiti ma intanto si è “mezzato” persino le mutande, prendendosi un influenza che l’ha tenuto a letto una settimana. O di quando ha visto un pornazzo non so dove. E di quel “film” mi ha raccontato ogni cosa. L’attrice principale nell’ordine si è fatta, un uomo, poi una coppia di uomini, poi un animale e alla fine un negro. La cosa che più l’aveva colpito però era che alla fine di tutto s’è accesa due sigarette. E lui serio mi fa “Certo che c’aveva proprio tutti i vizi quella eh?”.  Quando vedo che non ha voglia di togliersi di torno e c’ho da fare gli dò il mio iphone e lui comincia a giocare a Ruzzle. Ci va matto. In realtà gioca alla cazzo. Digita parole a vanvera con il polpastrello, ma il suono che ne esce fuori lo ammalia e si tranquillizza. Ovviamente a questo modo tutta la gente che mi conosce crede che io sia una super pippa  perchè, giocando con il mio nickname, fa dei punteggi scandalosamente bassi, ma chi se ne frega.

Da qualche tempo i suoi pensieri sono più ingarbugliati che mai. Dice che si è innamorato. Per la prima volta il bestione Renzino, sostiene di aver perso la testa per una donna. Una sua collega che lavora all’accettazione, una occhialuta come la definisce lui e che una volta pare gli abbia detto che ha proprio gli occhi belli. E’ bastato quello per fargli perdere la trebisonda. E ha cominciato a chiedermi consigli sul come poterla approcciare. Dice che solo io posso aiutarlo, che lui si vergogna troppo e che non sa come o cosa dirle. Pensando che fosse una cosa passeggera e che gli sarebbe passata nel giro di qualche giorno gli ho consigliato di scriverle una lettera. E lui per un po’ veniva e si metteva di là a provare a scrivere qualcosa ma poi se ne andava via quasi subito. Era come se aggiungesse sempre una riga o una parola. Non ho mai guardato quella lettera.

Pensavo fosse finita là.

Ieri, mentre ero in riunione con alcuni fornitori venuti personalmente a esigere quanto gli dovevamo ai quali stavo chiedendo di avere ancora più pieta della pietà fino ad oggi mostrata, sento confusione nell’altra stanza. Momento di sbandamento. Ho di fronte della gente incazzata che vuole soldi e nell’altra stanza sento un matto che si agita. Esco fuori e lo vedo che sbuffa come una mantice. Capisco che è in uno dei suoi momenti. Dice frasi senza senso, poi mi chiede di scaricare alcune “app gratis” con cui giocare. Non ho tempo da dedicargli, gli apro l’account, gli mollo l’ iphone e torno dentro a dare il deretano agli uomini cattivi che si stavano già imbufalendo. Mentre sto per perdermi nel vortice di sesso ho ancora la lucidità di pensare che non sento alcun suono tipico di Ruzzle. Tuttavia non faccio in tempo a chiedermi che cosa minchia starà facendo Renzino, che il cattivone, l’uomo al quale dobbiamo dei soldi, pretende che lo soddisfi in natura…

Non so quanto tempo passa, ma quando finisco “il servizio” e torno di là, Renzino non c’è più. Penso che forse è meglio così, perchè fare la puttana è un lavoro che stanca e ho bisogno di riposarmi un attimo. Ma dopo poco arrivano strane notifiche che non capisco. Prenotazioni curiose su tal Groupon.

Groupon? che cazzo è Groupon?

Faccio un giro su internet e mi piglia male.

Chiamo Renzino e gli chiedo spiegazioni. Lui, serafico, mi dice che mi ha iscritto al programma Groupon ma che devo star tranquillo, perchè con l’iscrizione c’era un bonus da poter spendere per andare al ristorante gratis e lui ha intenzione di invitare l’oggetto del suo desiderio a uscire con lui. Cerco di mantenere la calma e non di urlargli qualcosa di brutto per poi vedermelo ripiombare in ufficio e gli chiedo perchè non l’ha fatto con il proprio cell. La risposta è ovvia: il suo cellulare è vetusto e non gli permetteva di farlo. Gli ho chiesto se ha fatto altri danni di cui dovrei essere messo a conoscenza. Lui mi sorride e mi dice che mi prendo troppo sul serio e che ho solo bisogno di svagarmi un po’. Nel giro di qualche ora scopro così che Renzino mi ha regalato due massaggi Shiatsu  al prezzo favoloso di 20 euro e una straordinaria dieta a ridotto contenuto calorico con visita iniziale a 59 euro anzichè 300. Li mortacci sua. E da ieri mi stanno tampinando per fissare la data dell’incontro con il dott. Marco Castellazzi, con la signorina al telefono mi dice ogni volta che ho fatto bene ad abbandonare il metodo fai da te per affidarmi a professionisti del settore.

Ma che si facesse una peretta per favore.

Per sfogarmi ho detto a Daniela che andasse a fanculo lei con tutti i suoi disadattati e che con me avevano chiuso. Poi, per sbaglio, mi è finita tra le mani la lettera d’amore, mezza scarabocchiata, che Renzino Shrek sta scrivendo alla sua orchessa.

Leggo testualmente:

“Tutta la mia vita, senza dubbio io ti darò tutta la mia vita, ora e per sempre fino al giorno della mia morte. Io e te condivideremo tutte le cose in questo mondo che cambia e che sarà in grado di offrirci. Allora io canto e sarei felice di restare così, ogni giorno della mia vita con te. C’è stato un tempo che ero convinto avrei perso la mia mente per sempre e poi tu sei arrivata e hai fatto brillare il sole. E io so che inizieremo il nostro cammino e metterò il passato lontano da me. E per tutta la mia vita io ti porterò con me e ogni ora di tutti i giorni che passeranno starò con te.”

E allora, come in “Un pesce di nome Wanda” sono salito sul mio caterpillar, pieno di cerotti e con il portafoglio sgonfio ho cominciato a urlare:

“Vendetta…..Vendetta….Vendetta…”

Ho preso la lettera, l’ho chiusa in una busta e sono andato alla Asl dove lavora. Ho visto un’occhialuta e, chi cazzo se ne frega se è quella giusta oppure no, gliel’ho mollata specificando che gliela manda Renzino in persona.

E mo’ so cazzi sua.

Scene da un trogolo di provincia italiano

No, perchè mica tutti i maiali sono uguali.

Ci sono i maiali evoluti, quelli come me per intendersi, che hanno ben chiaro la loro natura e amano intingersi nel trogolo per non rischiare di rimanere prigionieri di torri d’avorio, ma anche maiali allo stato brado, inconsapevoli di esserlo, ma felici di esser nati porci e fieri di poterlo raccontare. Differenze? nessuna. Puzziamo allo stesso modo e se i grugniti sono apparentemente diversi, un orecchio attento può capire subito che invece tutti quanti noi siamo suidi addomesticati dell’ordine Artiodattili Suiformi. Il maschio si chiama verro e la femmina scrofa, o più raramente troia. 

Quando entro dentro il locale, un barrino sgangherato che ci fa anche mangiare il lunedì sera allorchè decidiamo di prenderci un extra-time assieme, mi viene sempre da sorridere. Lo so, questa cosa non depone a mio favore, ma ci trovo ogni volta cose nuove e spunti per riflettere.  Di sicuro un’assurda quanto improbabile umanità varia, in salsa mista. Perché, là dentro, convivono in modo che non è possibile raccontare, figuriamoci da credere, vincitori e perdenti, fumatori incalliti e ubriaconi. Yuppies datati che ancora pensano di poter risollevare le loro carriere del cazzo andate a ramengo e motociclisti sonati che amano fare le corse per le strade di notte. E le donne che lo frequentano sono sempre vestite in modo assurdo, come fossero dive del cinema, credendo che, solo per questo, possono riuscire ad attrarre di più. In altre parole, nel porcile, trovi di tutto, impiegati, camionisti, venditori, operai, ballerine e forse qualche prostituta anche se nessuna e là per cercar clienti. Solo pace. Per un po’.

E così c’è Gastone che s’è giocati tutti i risparmi degli ultimi anni in una mano di poker maledetta in una bisca clandestina e non sa come raccontarlo alla moglie e Gennaro che si perde in locali per soli uomini tutte le notti, perchè non ha una famiglia a cui tornare e poi il Michi, operaio specializzato che è stato licenziato e non sa come tirare avanti con due figli piccoli sulle spalle. Ma anche Claudione, un pittore che sta per diventar famoso, omosessuale, al quale il Grassi, puttaniere incallito e fascista a parole ma solo perchè gli piace pensare di esserlo anche se non lo è nei fatti, gli chiede sempre se, almeno lui, è riuscito a “beccare” qualcosa. Dice che non riesce più a trovare una donna che è una manco a pregare e vuole dritte sul come comportarsi. E l’artista gli risponde ogni volta che sono passati quei tempi. La chiusura dei cinema porno gli ha tolto la riserva di caccia e che adesso, per rimediare qualcosa, deve prendere la macchina e andare alle Cascine a Firenze. Insomma, fatica. E Guido che ha vinto col gratta e vinci quattro soldi e gli piace pagare da bere perchè, dice, la fortuna va divisa con quelli a cui si vuole bene e Sharon, una donna-maschio con la sua donna-donna di cui nessuno sa il nome perchè non parla mai. Katia invece di uomini ne ha conosciuti molti ma a nessuno ha dato il cuore perchè le hanno sempre chiesto altro.  E Bitty, un uomo a cui Dio ha fatto uno strano scherzetto: gli ha tolto un pezzo di cervello e glielo ha messo in mezzo alle gambe. Risultato quoziente intellettivo da minorato e batacchio gigante che fa paura quando ci fai la doccia assieme dopo il calcetto. Per tutti, adesso, è  l’uomo-nerchia. Il Generale in pensione che racconta delle sue cicatrici e suo figlio che vuole diventare avvocato di successo. Il Loi, commercialista che sa tutto dei numeri ma che non sa parlare a una donna da quanto è timido e non si accorge che Angela muore per lui, dopo essere morta per altri cento prima, pensando ogni volta che è finalmente arrivato quello giusto.

E poi ci sono io. Il loro clown. Mi accettano per questo. Perchè li faccio sentire meglio. Sono il perfetto attore non protagonista delle loro vite e, a modo loro, mi vogliono bene. E per me ha un valore.

La legge del trogolo è solo una: non devi essere palloso. Il resto non conta. Chiunque sia noioso, petulante, querulo è fuori. I cazzi mosci, come li chiamiamo noi (l’alternativa è palle secche – ndr), sono Out. Va bene la polemica, va bene  il cazzeggio su tutto, la bestemmia o la preghiera, persino il politically in-correct, tutte le idee sono rispettate, basta che vengano esposte in modo brioso. E’ una grande palestra. provate a tenere alta l’attenzione in un porcile di fronte a tanti vostri simili pronti a sbranarvi se non siete all’altezza e poi mi dite. Certo gli argomenti non sono sofisticati e il qualunquismo è il sovrano incontrastato del regno ma, proprio per questo la sfida è più interessante. E succede anche che la gente non capisca di star vivendo in un mondo assurdo perchè il salto fuori dall’acquario (meglio, del porcile) è impresa titanica per un suino come noi. O che Gastone e l’uomo-nerchia decidano di iscriversi a una gita organizzata di MARTEDI, pagando una follia, per andare a Torino in pullman (quattro ore di viaggio più altre quattro per il ritorno)  a fare il Tour dello Juventus Stadium, vuoto. Solo per vedere com’è. E quando gli dico:

“Cazzo ragazzi, ma siete scemi???”

Loro mi rispondano:

“No lo scemo sei te che non capisci. Se ci si va di martedì si può vedere anche il museo della Juve…”

“Hai ragione, scusa. Questo non lo sapevo. Imperdibile…”

E loro:

“Vabbè sei perdonato per questa volta va, ma smetti di dire cazzate eh.”

No, perchè, vedete, mica tutti i maiali sono uguali.

Ci sono anche quelli che, pur avendo le capacità di capirlo, non sapranno mai di esserlo.

Perchè quando  mi capita di finire in salotti-bene, o presunti tali, il puzzo che sento è quasi sempre peggiore di quello del mio bar. I luoghi deputati all’arte e alla kul-tura sono spesso frequentati da Sus scrofa domesticus L. inconsapevoli di esserlo proprio come quelli allo stato brado a cui voglio bene. Gli atteggiamenti e le invidie e i pettegolezzi  e le piccinerie di taluni scrittori o scultori o peggio critici d’arte che credono di essere depositari di verità assolute è nauseabondo. L’alterigia e la prosopopea di alcuni editori o galleristi o di falsi mecenati, spesso insopportabile. Finta cultura che crede di poter insegnare un catechismo il cui scopo è indottrinare solo per mostrare una forza che in realtà non esiste. Non nelle idee almeno. E in questa cerchia di benpensanti, a volte affermati autori ma molto più spesso scribacchini che scrivono invece cose illeggibili che pensano siano capolavori o uomini di scienza o professori autoproclamatisi luminari dell’accademia italiana, mi accorgo che mi è molto più facile ipnotizzare con le minchiate che racconto. Perchè loro non hanno cuore. E gabbare gli occhi è molto più semplice che stringere  il cuore delle persone. I discorsi che vengono intavolati sono molto meno qualunquisti all’apparenza, lo sono però molto di più nella sostanza. E sono sempre immancabilmente noiosi. E saccenti. Spesso noiosi e saccenti assieme. E i giullari come me sono accettati solo fintanto che restano sullo sfondo ad applaudire alle loro esistenze. E se non sei utile a qualcosa, se non puoi aiutarli a diventare ancora più famosi e rispettati spesso si scordano di te e del fatto che tu magari, credendo che fossero amici gli hai pure raccontato cose  che non dici a nessuno. Perchè se uno nasce fava come me c’è mica cura che può cambiarlo.

E così sto finendo per frequentarli sempre meno. Perchè, la verità, è che mi trovo molto più a mio agio nel trogolo dove ogni cosa so come va trattata senza dover temere fregature e dove il rispetto ci si guadagna cercando di non essere pallosi  e cercando di evitare di sbattere in faccia agli altri ciò che si crede di sapere. Perchè, chi lo fa, trova sempre, prima o poi, qualcuno che ne sa più di lui che lo rimette al suo posto.

La vecchia cara legge della strada.

Casa dolce casa

Esiste qualcosa di più palloso di una “Premessa”?

Insomma, quando qualcuno comincia con il dire “Voglio fare una premessa….” la prima cosa che, a me, passa per la testa è “ma vattene invece un po’ affanculo..”. Nel mio caso credo che ciò sia imputabile al fatto che, studiando economia, mi è venuta la nausea a furia di sentire i famosi “postulati iniziali”. Mi ricordo la prima lezione  di Economia Politica I. Ero matricola e il professore ci disse che per farci comprendere meglio che cosa fosse questa cosa enorme l’ECONOMIA” il cui studio ci aspettava negli anni a seguire, ci avrebbe raccontato una barzelletta. Che non faceva nemmeno ridere, ma che spiegava bene il concetto. A memoria mi pare facesse più o meno così (un po’ riaggiustata..): Un ingegnere, un matematico e un economista devono spiegare come riusciranno ad aprire una scatoletta di tonno. L’ingegnere comincia a dire che la leva posta sotto il baricentro dell’asse semi-ortogonale del corpo, farà scattare una forza quantistica tale da permettere all’ellissi del pendolo di Foucalt di aprire l’oggetto della questione. Il matematico invece dice che secondo il logaritmo della mi’ fava elevato alla radice quadrata del cervello di Berlusconi (lui c’è sempre stato) se rapportato al Quantum leap potrà creare la formula perfetta per aprire l’involucro di cui si sta discutendo. Arriva l’economista è dice: “Premettendo di avere un apri scatole….

Che voglio dire?

Non lo so. Ma mi piaceva.

Rimane la questione che, a me, le premesse, stanno solennemente sui coglioni. Eppure, adesso, per giusto contrappasso, devo farne una io. Sono una contraddizione vivente, me ne rendo.

La devo fare perchè altrimenti correrei il rischio di essere preso per un megalomane e non vorrei che si creasse un movimento di piazza per fare “Masticone Santo subito”. E io in paradiso ancora non intendo andarci. Insomma amici, non solo non sono un santo, ma sono pure  pieno di difetti ecco. Voglio dire questo. Questa era la premessa di questo post. Non ha caso avevo già scritto “Outing”. L’obiettivo di esso era dire di me. Ammettere che sono un porcone, perché quelle cose le faccio davvero, tralasciando tutti gli altri difettucci che tendo a mascherare per una sorta di pudore. Quali? bah, una marea. Mi cambio poco le mutande e le calze solo quando sono cartonate ad esempio. Dico una marea di parolacce e ogni tanto bestemmio. Sono ansioso e spesso mi scordo che chiedere alle querce di fare i limoni non è un esercizio molto intelligente. Non basta? vado avanti.  Sono pigro e pesante e pedante. Oppure si, ecco: mi piace annusare le scoregge sotto le coperte. AAhhhhhh vi vedo, con la faccia schifata.  Finalmente. Ecco, proprio quella. Vi voglio con quella faccia schifata. Ora, qua, adesso.

Il motivo per cui desidero che abbiate quel moto di schifo nei miei confronti è che sto per parlare di una cosa che può far venire il mal di pancia, alle persone più sensibili. Specie se a raccontarla è uno che ama mostrarsi lindo e pulito. Beh, io non lo sono. Sono zozzo e men che meno uno che ha la coscienza immacolata. Anche se poi non ho mai ben capito che cosa essa sia davvero. Non sono un grillo parlante e non mi piace chi gioca a farlo. Sono solo uno che, come tutti, ha preso a cuore certe cose più di altre. Niente più di questo. Alcuni, ad esempio, credono ancora  nella possibilità di rifondare la Repubblica cambiando la costituzione, altri si impegnano strenuamente per mantenere l’acqua pubblica. Bene, tutti questi hanno la mia massima stima e incondizionato appoggio. Io però sto invecchiando e credo che certe guerre non si vinceranno mai davvero. Forse qualche battaglia qua e là si, ma la guerra è persa perchè quando si raggiungono certi cambiamenti significativi è già tempo che ce ne debbano essere altri.

Ho deciso da tempo di impegnarmi solo per piccole cose, ma che posso vedere sviluppare davanti ai miei occhi. Solo Microeconomia e al diavolo la Macro. Anche se poi non è esattamente vero nemmeno questo perché io sento mio, forte, pesare  dentro la mia anima, un problema che in realtà è una guerra e che si svolge in ogni città, italiana e non. Perché se posso vivere più o meno serenamente anche con una costituzione fuori tempo e per molti aspetti oggi anacronistica o con società private che fanno pagare l’acqua ma che almeno non la sprecano facendo manutenzioni agli acquedotti, non riesco proprio a farlo quando vedo la gente che vive per la strada. A seconda della latitudini, ognuno di questi invisibili viene chiamato homeless o clochard o barbone o pudel, ma la loro esistenza,  si riassume in un’identico risultato finale: la perdita della dignità e del diritto fondamentale alla casa. Ed è uno dei più grandi scandali del nuovo millennio. Una società che si ritenga civile, che ami considerarsi tale, non può e non deve permettere una cosa simile. E non dovrebbe nemmeno fare come Rudolph Giuliani a New York quando nell’arco di tempo del suo mandato li ha fatti sparire tutti, per mostrarla più bella e linda ai turisti, obbligandoli a vivere dentro i tunnel della metropolitane o nelle fogne della città. Lui sosteneva, proprio come il suo amico Ronald Reagan, infatti, che i senzacasa sono quasi sempre persone che volontariamente scelgono di vivere all’aria aperta, sotto un cielo stellato, o che comunque non hanno un lavoro per pura pigrizia.  Per quell’amministrazione la povertà era un vizio. Per quella società è normale che capiti questo.

Noi pensiamo di essere diversi. A noi piace pensarci più evoluti degli americani, attenti solo al profitto o degli estremo orientali che vittime del capitalismo selvaggio post moderno se ne fregano dell’ambiente e dei diritti dell’uomo. Noi, europei, abbiamo l’arroganza di crederci culturalmente superiori e quindi più evoluti anche nella salvaguardia dei diritti degli esseri umani. Eppure, magari non ve ne ne siete accorti perché non fanno notizia e non vengono raccontati, ma anche da noi, con il freddo pungente di queste settimane molti di essi muoiono nel silenzio che ha accompagnato la loro vita di “invisibili”. E tutti quanti facciamo finta di non vedere praticando un amnesia selettiva. Pensiamo che in fondo la cosa ci riguardi, si, ma solo un po’. Eppure, ogni giorno, cadono vittime della loro miseria che non fa notizia,  uomini e donne, vecchi e ragazzini, che diventano vittime di un ordine sociale ingiusto. No. Di più. Mostruoso. E finiscono per vivere in ripari fatiscenti in cui bivaccano, bevendo acqua malsana con carenza di igiene che li espone a malattie che molti di noi si sono pure scordati. Le  immagini degli invisibili sono sempre le stesse per quanto con pose e background e quindi location diverse. E ogni volta mi sale dentro una rabbia tremenda quando li vedo, nelle stazioni o per le strade con la bottiglia di vino vuota, un sacchetto di plastica o un vecchio borsone dove stipare le poche cose, in fila in parrocchia o alla Caritas o su una panchina. Un po’ di cartone per tetto o un po’ di fuoco per riscaldarsi.

La perdita del lavoro è una delle tre cause principali della “discesa” in questo mondo: le altre due sono la separazione da un coniuge o dai figli e una cattiva condizione di salute. In alcuni casi, gli homeless hanno vissuto tutt’e tre queste esperienze. Ogni “senza fissa dimora” ha una storia diversa, ma per tutti arriva  nello stesso punto: la strada. E, quando si sta seduti sul marciapiede rimettersi in piedi è molto difficile. E poi ci sono delle vergogne nazionali che tutti sappiamo ma che ci tacciamo solo perché è brutto parlarne. Perché sono certo che anche voi sappiate che chi non ha fissa dimora non ha diritto alla sanità pubblica. E non pensate che sia un’aberrazione che non può essere accettata da persone che hanno una sensibilità verso gli altri appena tollerabile? Sapete di sicuro anche che chi non ha fissa dimora non ha diritto ad avere il rinnovo dei documenti, peraltro obbligatori. E che quindo può essere arrestato anche solo per questo.

E soprattutto sapete che solo la metà dei servizi che offrono prestazioni necessarie alla sopravvivenza fisica dei senzatetto ricevono finanziamenti pubblici?

Non sono qua a sbandierare alcun vessillo. Nè a dire che dovete unirvi a me, a noi, ai tanti che credono che la battaglia per difendere queste persone sia una delle priorità di questi anni. Un individuo ha il dovere di aiutare queste persone, non per compiacersi, ma per dare la possibilità a tutti di camminare con le proprie gambe, di andare avanti e superare le difficoltà, di rientrare dalla marginalità per ritrovarsi di nuovo protagonisti della comunità. Come? Facendo piccole cose. Alcune di buon gusto. Innanzi tutto mi piacerebbe che provaste a boicottare le aste giudiziarie. Provo un’antipatia innata contro gli sciacalli che si approfittano delle disgrazie degli altri. Ho subito personalmente un pignoramento di Equitalia e so di che tipo di violenza si tratta. Con grandissime difficoltà ho bloccato la vendita giudiziali di ricordi di famiglia.  Molte delle persone che sono per strada hanno avuto esperienze simili, finite peggio della mia. Conosco un tipo che, ad esempio, vede ogni giorno un notabile distinto che fa bella mostra  di cose che gli appartenevano e che per disastri economici gli sono stati portati via. Poi se provaste a essere meno spocchiosi con gli immigrati che vi chiedono di lasciargli l’eurino che è dentro il carrello quando andate a far la spesa non fate mica peccato sapete? e se ogni tanto offrite un pasto caldo a chi vive di panini con la mortadella magari potete anche pensare di essere stati davvero utili almeno per qualcuno, che è molto di più di quanto possa dire la maggior parte degli esseri umani.

E se proprio non vi va, non avete tempo da donare o avete altri problemi che vi impediscono di fare attività sul territorio provate a innamorarvi di qualcosa che lo faccia per voi. Progetti come questi ad esempio:

http://www.progettoarca.org/PA/info/home0.cfm

http://www.homelessworldcup.org/

http://clochardallariscossa.org/

ma ne potete trovare quanti ve ne pare.

Perchè i sogni di quando eravamo bambini a volte finiscono dentro scatolette e vendute alle aste giudiziarie e comprate da brillanti economisti che sanno fare affari di conto ma che non hanno alcuna idea di dove trovare l’apriscatole per aprirle e lasciarli liberi di circolare di nuovo

E come recita uno dei blues che più amo, scritto da Bessie Smith, non puoi mai sapere quando e come cadrai e quando succede, stai sicuro che faranno di tutto per far finta di non sapere chi sei o chi sei stato.

Outing

Ognuno di noi ha delle perversioni, più o meno sordide, con le quali deve fare i conti. Qualcosa di cui un po’ si vergogna, ma alla quale non può proprio rinunciare. Chi ha nozioni, anche solo basiche, da strizzacervelli le chiamerebbe “coazioni a ripetere”. C’è, ad esempio, una persona che mi segue  sul blog (non dirò mai nè il suo nome nè se è un uomo o una donna ) a cui piace farsi orinare addosso. O forse, chissà, me l’ha scritto in privato, solo per vedere che reazione avrei avuto nel saperlo, anche se tendo a credere che dicesse la verità. Uno che, invece, so per certo  fa sul serio è il mio amico Massimo B., un uomo che se lo incontri ti innamori di lui anche se non sei gay da quanto è brillante e intelligente, ma che pratica lo scambismo. Lo scambismo vero intendo. In realtà, la grande parte degli scambisti si prende per il culo a Vicenza. Ognuno “affitta” una mignotta, poi si incontrano e se la scambiano e tutti e due pensano di scopare la moglie dell’altro mentre in realtà si fanno la meretrice pagata dal sodale. Massimo B. no. Massimo B. gioca pulito e se ne vanta. Lui porta la moglie vera perchè le regole sono regole e  non vuole essere additato come uno che sgarra.

Anche io ho la mia perversione con la quale devo fare i conti e stavolta ho deciso di svelarla.

Ammetto di essere imbarazzato nel fare outing. Non è proprio semplice raccontare le proprie bassezze morali. Nel mio caso però, nonostante provi grande imbarazzo a parlarne, esse non sono di natura sessuale. Sessualmente sono mediamente banalotto. Mi piace fare l’uomo e basta. Pochi giochini strani. Insomma, ammettiamolo, sono una palla dai. La mia vera  immondizia, quella che mi rende porco, è ben altro.  Essendo però un maiale evoluto cerco di trovare per essa improbabili giustificazioni, ammantando il  tutto di una specie di aura magica, cercando di rendere la cosa una mitica battaglia di principio quando, in realtà, so bene, che stiamo parlando di vera e propria perversione. Vabbè, la faccio corta e  lo dico papale papale. Io lordo.  Si, è così, io macchio, sozzo, sporco, lercio, imbratto. Non lo faccio sempre e comunque. No. E’ una cosa estremamente selettiva. Io ho una mia guerra privata con Expert. Quello degli elettrodomestici. Il simbolo del capitalismo più bieco e ottuso (ehm ehm, questa è l’aura mitica di cui parlavo). Il fatto che io sia un maniaco compulsivo si dimostra con il fatto che, a lordare Mediaworld, Trony o Euronics, cosa che essendo un immorale  ho comunque fatto, non mi dà lo stesso gusto che farlo con quelli di Expert. Sarà quella musichina di merda che senti sempre e dovunque su ogni radio o televisione, ma io, Expert, proprio la odio. Per me Expert è il male assoluto. E mi vendico.

Come?

Facilissimo ed estremamente gratificante. Io, ogni volta che ho qualche monnezza da smaltire, che so, ad esempio il bicchierino della granitina che si prende in estate a passeggio, o quello del frappè, la coppetta del gelato e via di seguito, entro dentro la Expert, mi guardo attorno, stolido e attentissimo, osservando ogni persona che passa, potenziale gendarme in borghese e poi mi avventuro nel reparto elettrodomestici. E, immerso in quel mondo, ho la sensazione di essere finito nel Paese dei Balocchi. Guardo tutti quei pezzi di ferro con cupidigia. Tutti loro mi chiamano e sento che vorrebbero le mie attenzioni. Io, però, ho una predilezione particolare per i frigoriferi. I frigoriferi mi eccitano. Abbestia. Specie quelli americani che fanno anche le soda e il ghiaccio. Come ne vedo uno entro in fibrillazione ventricolare. Mi avvicino, quatto quatto, apro l’agognata porta e taaaaac ci mollo dentro la monnezza, richiudo e me ne vado. Raggiante, come un vero porcone. Tuttavia, essere così  depravato,  dissoluto, immorale, turpe e vizioso non mi provoca alcun rimpianto se non quello di non sozzare mai come Dio comanda.

L’altro giorno è poi successo una cosa che mi ha gettato nella confusione più totale. Sono entrato da Expert con la mia bella bottiglietta vuota di Coca Cola che intendevo regalare al nuovo combinato Siemens di classe A+++, un gioiellino della tecnica che ha pure l’easy lift per le bottiglie più grandi e semplici e precisi tasti touch control e scongelamento rapido: tecnologia low frost e poi il crisper box e pure il flexshelf. Già pregustavo il gusto dell’essere il primo a imbrattarlo quando, una volta aperto le maniglie robuste e integrabili il dramma:  davanti ai miei occhi sbarrati vedo un contenitore usato, ancora pieno di sale, che una volta conteneva patatine di Mc Donald con bicchierozzo di cartone e cannuccia ancora inserita.  Un altro maialone mi aveva preceduto. Questa cosa mi ha eccitato a tal punto che, dopo aver donato la bottigliazza della Coca Cola a un più vile Whirlpool NFSM Silver, sono uscito per meditare sul da farsi. Se fosse  stata una donna avrebbe potuto essere la mia anima gemella e, se invece fosse stato un uomo, un fratello di sangue che aveva capito la guerra di liberazione che sto combattendo, (lo ammetto) da anni contro l’impero del male, il dannato Expert. Dopo averci riflettuto a lungo ho deciso che avrei dovuto recarmi più spesso nel tempio pubblicizzato dal Jingle più scassacazzi che si sia mai sentito dai tempi di “mix così max è il Cinzanino” nella speranza di cogliere in flagranza il mio alter ego. Ieri sera quindi, nell’ora di punta, sono entrato nel tabernacolo del capitalismo schiavista che fa produrre utensili inutili da bambini del Biafra (si lo so, sono melodrammatico e  non c’entra un cazzo, ma i bambini del Biafra denutriti fanno sempre commuovere tutti) e mi apposto nel reparto elettrodomestici. Mi sentivo un po’ triste però perchè non avevo avuto l’accortezza di portare niente con me per lordare qualcosa. E, mentre provavo il desiderio irrefrenabile di pisciare nella lavastoviglia Rex Electrolux, vedo un uomo che si aggira con andatura indolente e sospetta. E lo riconosco. Lui è  il mio idolo. Il mio unico vero idolo. Alcuni hanno scelto come proprio eroe il Papa, altri un calciatore famoso o una rock star. Io no. Io ho sempre avuto lui. Il tizio è salito alla ribalta della cronaca locale (forse c’è ancora qualcosa sul web) anni fa  facendo una cosa così demente che me lo ha fatto diventare caro al mio cuore. E’ un gigante di due metri per, almeno, centocinquanta chili che, in preda a una crisi di gelosia, anni fa si era attaccato al campanello di una casa  cercando a tutti i costi la sua fidanzata che si negava dalla sera precedente. L’unico problema era che aveva sbagliato portone. All’interno dell’appartamento, infatti, c’era una giovane coppia che non aveva niente a che fare con lui che intanto, di fuori, continuava come un ossesso a bussare e suonare per entrare, sacramentando e urlando di voler parlare a tutti i costi con la sua donna. Alla fine i due, impauriti dalla piega che stavano prendendo gli avvenimenti, dopo aver tentato invano, in pigiama e da dietro il portone di casa, di persuadere il gorillone cercando di fargli intendere che lì dentro non c’era  chi stava cercando, hanno deciso di alzare il telefono e chiamare il 113 per porre fine a quella spiacevole situazione. Sul posto intervennero due agenti della polizia che lo denunciarono per disturbo della quiete personale. La sera dopo però, Magilla Gorilla, tornò allo stesso indirizzo per scrivere con uno spray su quello stesso portone , un liberatorio “Suca”. Un vero genio. Riconosciuto dai passanti fu arrestato e  ha dovuto pagare non so quanto per tirarsi fuori da guai.

Rendermi conto che proprio lui poteva essere il mio fratello di sangue mi ha galvanizzato. Mi sono allora avvicinato e gli ho detto raggiante, con fare complice:

“Ehi complimentoni davvero” Lui mi guarda con occhio acquoso e vitreo e capisco che non è di buon umore.

“Che cazzo vuoi?” mi risponde atonico. Poi apre il frigorifero dove io avevo lasciato la bottiglietta di Coca il giorno prima e fa “se becco il porcello che fa queste cose gli spezzo le gambe”.  Poi si volta di nuovo verso di me “Allora si può sapere chi cazzo sei?”

Avrei voluto spiegargli che ero un suo grande fan e che speravo che saremmo diventati fratelli di sangue ma il buon senso mi impone di dirgli l’amare verità:

“Mi scusi mi sono sbagliato, l’avevo scambiata per un altro”

I miss you

Frequentate mai la malinconia?

Vi capita di essere arpionati a tradimento da un’inspiegabile tristezza?

Magari stai prendendo un caffè. Magari non hai ragioni per sentirti meno che sereno. E poi capita che all’improvviso ti venga in mente una persona che per te è speciale, lo è stata e sempre lo sarà e che non sai che fine ha fatto. Nè perchè ha deciso di cacciarti dalla sua vita. Non sai nemmeno perchè non è là con te a sorriderti e a dirti qualche stupidaggine solo per farti star bene. E ti manca in modo tremendo e che non sai come farglielo sapere. E cosi te ne rimani con la tazzina del caffè in mano, con la faccia ebete di chi sa di aver perso qualcosa che nessuno gli potrà mai ridare con la barista che ti chiede se per caso va tutto bene perchè la preoccupa la faccia di cazzo che nel frattempo hai messo su. Non che prima fosse migliore, ma il fatto che una rincoglionita con il grembiule si senta in dovere di preoccuparsi per te è sintomo che devi proprio star male. E quel qualcuno, adesso invisibile, ma che un tempo è stato a fianco a te e che ti ha stregato il cuore, oggi ha deciso di non mollarlo piu. E ti strattona forte e ti porta lontano. Tra le cose vissute,  gli amici conosciuti, le passioni esplorati. E per un momento ti senti meglio, per un momento ti sembra di stare a casa, la piu grande casa dell’uomo: la memoria.

E pensi anche che, dovunque sia con chiunque sia, qualunque cosa faccia, forse, per una serie causale di eventi sta forse pensando a te nello stesso momento con la stessa intensità. E allora vai fino in fondo seguendo il demone della tua follia e pensi che, se lo scrivi, da qualche parte forse il signor Universo farà in modo che quella persona per una sorta di assurda coincidenza legga queste stupidaggini e capisca che sono per lei e che riconosca dietro un nick assurdo qualcuno che è stato importante e che la sta chiamando. Solo per dire “Ehi brutta merda, mi manchi sai, sei stato stronzo ma mi manchi da morire?” E che cosa ci sarebbe di più fantastico che dopo non arrivasse anche un fenomenale e banalissimo “Ma sai, testa di cazzo, che anche tu manchi a me?”.

Ma qualcosa mi dice che non arriverà proprio un bel niente invece.

Perchè ,al signor Universo, i fratelli Grimm e Andersen stavano profondamenti sui coglioni.