Per non essere travolti dalla valanghe occorrerebbe imparare dagli stambecchi.
Questi animali sanno come muoversi benissimo, sanno dove non è opportuno andare e soprattutto aspettano che la neve si sia ben assestata prima di avventurarvisi. Qualcuno ha studiato e ha osservato che gli stambecchi si muovono nel raggio di cinquanta metri dai loro ripari, anche per più giorni, dopo che è avvenuta una nevicata abbondante. Anche per la scelta dei pendii sono attenti a quelli che utilizzano. In estate vanno ovunque, ma in inverno scelgono sempre e comunque quelli esposti a sud che sono quelli dove il manto nevoso si stabilizza prima.
Ecco perchè per prevenire il rischio di valanghe occorrerebbe studiare gli studiare gli stambecchi e applicare le loro teorie anche alle nostre vite. Quelle di tutti giorni.
Lo sapete come funziona una valanga?
Una grande massa si stacca dalla montagna e inizia a scivolare a valle travolgendo qualunque cosa incontra sul proprio cammino. La velocità a cui viaggia la neve raggiunge e talvolta supera i 300 chilometri all’ora. E la massa aumenta notevolmente durante questa discesa a valle. Fino a raggiungere dimensioni gigantesche e una forza distruttiva incredibile. La massa aumenta perchè scendendo la neve stacca e porta con sè anche tutto ciò che incontra trascinandolo con sè in questa corsa folle.
Non so se vi è mai capitato di vedere una valanga. Una dal vivo intendo.
A me è successo. Su un canalone dall’altra parte della valle mentre ero su una pista da sci.
E me ne sono accorto per il rumore. Perchè una valanga che scende lungo il fianco di una montagna fa un rumore inimmaginabile specie se si considera che alla fine è solo pulviscolo di acqua ghiacchiata.
E così da allora quando sento usare la parola crisi, a me viene in mente quella cosa lì. Mi viene in mente il rumore e quella sensazione di inarrestabilità che proviene da un mucchio di neve che cade da una montagna a quella velocità.
E travolge tutto, senza rispetto. Alberi, rocce ogni cosa.
Case no. Le case non vengono quasi mai travolte.
In genere cioè non si costruisce dove è possibile che possano arrivare valanghe.
Ecco questo però è un accorgimento che non sempre prendiamo nella vita di tutti i giorni. Non sempre quando viviamo, lavoriamo diamo noi stessi tutti i giorni, stiamo attenti a non costruire casa dove potrebbe scendere una valanga. E il più delle volte lo facciamo perchè pensiamo che lì una valanga non potrebbe proprio cadere. Non prendiamo nemmeno in considerazione l’idea che possa succedere. Perchè in tanti casi non sappiamo nemmeno cosa sia una valanga.
Perché quando siamo travolti dal fascino del lavoro e del denaro, o semplicemente di una donna, non prendiamo misure di sicurezza.
Accumuliamo le cose come se quella fosse l’unica ragione di vita. Più abbiamo fame e più mangiamo e più mangiamo e meno siamo sazi. Poi però arriva un momento impercettibile in cui si alza la temperatura anche di pochissimo, anche di mezzo grado. Oppure arriva un’onda d’urto che è provocata da qualsiasi cosa. Ecco e all’improvviso, senza preavviso, si crea una crepa minuscola.
E la valanga viene giù.
E non viene giù per gradi e non viene giù solo la parte inutile, quella in sovrappiù. Quella che avevamo accumulato in maniera dissennata. No, no. Viene giù tutto. Sin dall’origine, fin dall’inizio, fino nella parte buona.
E io non lo so come nascono le crisi personali o di coppia e non ho mai capito quali siano le dinamiche che stanno alla base di queste crepe che si formano in strutture che fino ad un attimo prima sembrava fossero perfette e solide. Quello che so però è che l’effetto non è gentile. Non è dolce. L’effetto è sempre devastante. Sempre totale. Perchè ogni crisi è come una valanga che non dà scampo e non chiede permesso. Ma soprattutto non dà alcun preavviso.
La cosa però che ho imparato e che un po’ mi rincuora è che nel novanta percento dei casi è proprio l’uomo a innescare la cascata della neve. Come dire che le valanghe non è che vengano giù proprio per caso ma per quanto improvvise c’è sempre una causa che le scatena.
Questo ovviamente non mi mette al riparo dalle crisi nè tanto meno dalle valanghe ma almeno so, che se è colpa mia, posso trovare un modo per muovermici, senza per forza fare franare tutto.