Salone del Libro o Salone di Bellezza?

Non ho ancora chiaro se il Salone del libro di Torino sia il più bel Paese dei Balocchi del mondo oppure l’anteprima del girone infernale che ci toccherà di vivere come castigo eterno dopo la fine del Giudizio Universale.

Probabilmente entrambe le cose.

Per chi, come me, ama i libri e tutto ciò che sta attorno alla cultura, è qualcosa di unico e grandioso. Ma la sensazione di essere capitato in mezzo alla più grande Babele che sia mai esistita l’ho provata. Un mix di avvenimenti, incontri, radio nazionali che facevano dirette non stop e poi luci e colori. Vai al bar e prendi il caffè con a fianco Cacciari che parla con Odifreddi mentre di là ancora uno sconosciuto tampina con successo una zoccoletta incontrata per caso pensando di essere un gran figo e comincia a pomiciarci al bancone fintanto che questa non si dichiara “Escort” e lui si ritrae con sdegno insultandola davanti a tutti obbligandomi a prendere le difese della donna.

Insomma una follia.

Mercanti nel tempio, direbbe un purista, o magari solo un super mega “Hair show” americano, un salone da parrucchiere nel quale apparire è l’obbligo assoluto.

E su tutto un rumore di fondo che alla fine ti entra in testa come quel suono sud africano ai mondiali. E non ti molla più e ti devasta l’anima. Una mega vuvuzela  umana che ti fa pensare che prima o poi ti appaia sul mega schermo Enrico Varriale a intervistare qualche giocatore della nazionale.

Ci sono tre o quattro padiglioni immensi e comunicanti in cui è cosi per 5 giorni. Follemente iper attivo. In ognuno dei padiglione ci sono altrettanti spazi aperti per gli incontri con gli autori o qualche saggio o dibattito. Si parte dallo spazio più grande riservato alle star, poi uno meno grande, un altro ancora e infine quello microscopico dove presentano i giovani autori.

Lo chiamano  “Incubatore”.

Una volta ci sono stato anche io. L’anno scorso ero là. A 48 anni finalmente nell’Incubatore. Presentavo il mio libro assieme a uno scrittore della mia stessa casa editrice. Facciamo quasi cent’anni in due ed eravamo nell’incubatore.

Quest’anno invece vago, formica tra le formiche, tra gli eventi con la disinvoltura di un veterano che sa come muoversi e mi perdo dietro la bellissima dentiera della contessa Marina Ripa di Meana che risalta imperiosa tra le sue rughe che le danno l’effetto incartapecorente che tutti conosciamo e poi ancora dietro le tristi parole di Sepulveda che mal si sposano con la fila, due passi pù in là accanto, di persone in attesa di una forma di Fabio Volo, che sembra raccogliere molta più gente di Ammanniti.

Mi sbagliavo, non è una Babele è Sodoma e Gomorra.

Faccio un giro allo stand dell’editore e trovo vecchi amici. Invecchiati e tristi. Credo che loro pensino la stessa cosa di me e ci prendiamo per il culo a vicenda raccontandoci che stiamo proprio bene. Che noi ce la faremo nonostante questa crisi e che affanculo tutto, viva la Topa. Sul fatto poi che più del 99,99 percento,  delle persone che sono entrate al Salone del Libro non sappia nemmeno che esistiamo ce ne importa anche una ricca e aromatica sega.

Incredibilmente comincio a firmare autografi sul libro. Il primo è per Enzo che sta lottando contro una brutta malattia. Mi lascio coinvolgere, voglio sapere di più. Ma la macchina infernale in atto si macina tutte le migliori intenzioni del mondo e il povero Enzo viene risucchiato dalla marea di altre persone che sgomitano e insultano e palpeggiano di nascosto al riparo nell’anonimato del fiume umano che scorre e non ammette che brevissime soste pena l’annegamento.

Non molto distante trasmette in diretta la RAI e sfilano vip in continuazione che ovviamente non ti degnano di uno sguardo fintanto che quando passa un volto noto della televisione qualcuno lo insulta dandogli del barista da strapazzo. “Cameriere sarà lei” la sua risposta. Nasce un parapiglia. Il vip per non andare all’inferno, anziché la Madonna, decide di insultare la Maremma.

Questo no. Non lo accetto. Insulta tutti, pure mia mamma, ma non la Maremma. Non transigo.

Intervengono gli stewart a separarci e l’uomo, una volta al sicuro dalla mia rappresaglia scarica di nuovo il suo veleno su di me e sulla mia terra. Non sa che sta rischiando di brutto: ho ucciso per molto meno in gioventù. Per onore potrei pure farmi ammazzare. La solidarietà della gente attorno placa la mia ira funesta e mi ritrovo al bar a prendere un caffè con qualche amico e rivedo la Escort che la mattina pomiciava con il tipaccio che mi s’avvicina con un sorriso, mi riconosce e mi dice che potrebbe farmi lo sconto e che anzi, in via eccezionale, in virtù della mia gentilezza del mattino potrebbe pure farmi un regalino speciale.

La guardo e le dico semplicemente: “Grazie. Come se avessi accettato.”

L’ho sempre detto che chi nasce storto non può morire dritto.

Scrittori e Editori

Chiunque abbia un amico scrittore lo sa.

Sono veramente una brutta razza: infingardi e  di una bassezza morale degna del politico italiano medio, gelosi, invidiosi, riottosi. E più sono famosi più accrescono la loro gamma di qualità.

Il mondo dell’editoria visto attraverso i loro occhi è un gigantesco Parco Giochi dove però vogliono giocare solo loro. Per gli altri c’è il baretto e lo scopone scientifico.

E questo anche se non sono nessuno.

Già, perchè quand’è che uno può davvero definirsi scrittore?

La cosa che mi fa impazzire che anche qua su WP come in miliardi di altri social network c’è gente assolutamente anonima che si presenta scrivendo: Io sono Mario Rossi scrittore!

Come se uno dicesse ciao io invece Paolo Bianchi, idraulico.

Il divertente è quando ti sciorinano il loro curriculum vitae. Lo fanno allo stesso modo in cui in aereo, il comandante apre la comunicazione e parla a chi è a bordo. Spallatissimo. Biascicando le parole e mangiucchiandosele come a dire, “voi poveri pezzenti” e così giù: “Ho scritto un racconto “Palle in acqua” che è stato finalista al Premio di Roccacannuccia nel 2007, poi ho vinto il concorso Fatebenefratelli con il racconto “Osteria del Vaticano” e il mio racconto “Ostriga” è stato pubblicato nella prestigiosa antologia “Non saranno mai famosi” edita dalla famosissima Edizioni Merendine Motta.”

Alla fine aggiungono : poi però basta concorsi adesso scrivo pensando di poter vincere apportare un nuovo modo di pensare alla letteratura italiana troppo ingessata dietro i suoi totem.

Tutti sono amanti dei film che durano meno di quattro minuti o più di quattro ore di cui non capiscono un cazzo ma il concetto di alta e bassa letteratura è in loro chiarissima. Se sei Fabio Volo o Moccia non ti leggono nemmeno. Ti sgagazzano solo guardando la copertina. Se uno confessa, per sbaglio, di aver letto un romanzo nella loro lista nera, passi per essere un disadattato incapace di intendere e di volere perchè non capisci, la ragione che sottende alla sottile evoluzione della scrittore mittle europea dal post ventennio che fu prealessandrino.

Ma con chi pubblicano questi eroi?

Gli editori sono dei geni.

Tralascio l’editoria a pagamento che è il fiore all’occhiello della nostra economia e ovviamente le grandi case editrici alle quali, dicono loro, inutile mandare manoscritti tanto nemmeno ti leggono se non sei raccomandato e loro, sdegnosamente si rifiutano di trovare lo sponsor. Almeno ufficialmente.

Il piccolo editore indipendente italiano, secondo il “non scrittore” è mediamente un coglione da coglionare. Parte il famoso gioco “Ci inculiamo a Vicenza”. L’editore vorrebbe trovare un grande prodotto incredibile con cui vincere al super enalotto e uscire dall’anonimato e dai debiti in cui versa e intanto rimedia i quattrini per sopravvivere dalle comparsate di presentazioni inutili nelle piccole librerie di provincia del grande scrittore che ancora nessuno conosce. E lui, che è pronto a mandare a cagare lo stolto che l’ha scelto non appena uno più grande appena appena lo noti, intanto si accatta un po’ di copie dal mentore, così tanto per dare una mano perchè in fondo in fondo “simme napule paisà”

Il dramma, che poi è quello che mi sta capitando in questi giorni con questi amici, è quando uno di loro, uno di questi scrittori, “non scrittori” ce la fa. Insomma, quando, per una sorta di evento cosmico pazzesco, una casa editrice vera si accorge di uno di loro.

Per gli altri è la fine. I sospetti serpeggiano. Che cosa ha fatto per fregare la grande casa editrice? S’è venduto oppure peggio ha trovato uno sponsor assurdo che gli ha fatto fare il botto. Non è giusto. Non è bravo come me. E poi perchè non mi aiuta? perchè non mi propone anche  me per essere pubblicato. Non posso continuare a vedere i film con i sottotitoli tutta la vita. Devo aggiornare il mio curriculum.

E l’altro intanto gode come un riccio e gli fa. Tu devi ancora crescere. Sei acerbo, il tuo talento prima o poi esploderà (pensando allo stesso tempo “spero mai”)

In questi giorni sta succedendo che grandi amici, in tempo di sventura,  stiano diventando acerrimi nemici in tempo di fortuna di uno di loro.

Se non fosse una cosa triste, ci riderei per ore.