Praticate gentilezza a casaccio.
E atti di bellezza privi di senso.
E come disse il grande Martin Burger King: “Oh yes week-end”
Praticate gentilezza a casaccio.
E atti di bellezza privi di senso.
E come disse il grande Martin Burger King: “Oh yes week-end”
Quando ero un ragazzo avevo un amico. I genitori lo avevano battezzato in Chiesa come Giulio ma tutti quanti noi lo chiamavamo “Agonia” perchè la sua caratteristica principale era che ci appariva come uno dei più grandi depressi della storia dell’umanità.
Giulio aveva infatti sempre questo broncio tremendo e non sorrideva mai. Sembrava impossibile strappargli un sorriso e aveva sempre l’aria triste come se qualcuno lo avesse appena preso a calci in culo.
Dopo qualche tempo cominciarono anche a spuntare fuori storie pesanti sul fatto che portasse male e che fosse uno jettatore e che fosse meglio per tutti tenerlo ai margini della sfrenata socialità del tempo. Non dispiacque quindi a nessuno quando Giulio anziché seguirci nella strada che ci portò prima al liceo e poi all’Università decise di deviare la sua per diventare Odontotecnico. Anche se non era affatto scemo quella sua attitudine alla negatività lo faceva andare male anche a scuola e qualcuno disse ai suoi genitori che a fare il tecnico dei dentisti avrebbe guadagnato bene e fu facile per loro manipolare “Agonia”.
Per un po’ rimanemmo in contatto, poi, come sempre avviene, ci allontanammo progressivamente. Agonia divenne però un mito di cui parlare tra noi teste di magnolia che ci sentivamo più ganzi di lui perchè, visto da lontano, Agonia sembrava fosse ancora più depresso e moscio di quello che ci pareva quando usciva con noi.
Qualcuno ci disse che una volta preso il diploma Giulio aveva pure tristemente capito che il pezzo di carta non sarebbe bastato a farlo lavorare specie se in mancanza di uno studio tecnico già avviato. Quindi per riciclarsi divenne addetto alla sedie di un dentista. Ma Giulio, di mettere le mani in bocca alla gente proprio non c’aveva voglia. Diceva che gli faceva schifo. E questo, se possibile, lo rese ancora più depresso e insopportabile al genere umano senziente fatto di gente come me che credeva di avere la verità in tasca.
Per anni poi ci fu l’oblio.
Qualche mese fa è capitato che mentre cenavo e guardavo distrattamente il telegiornale mi è capitato di vedere una di quelle immagini che spesso passano sullo schermo. C’era una nave di Green Peace che cercava di assaltare una baleniera nel tentativo di salvare un cetaceo e su di essa veniva scaricata una marea di acqua con gli idranti usati come cannoni. Insomma niente di che, cose già viste.
La novità consisteva però nel fatto che uno dei bei tomi che stava sul gommone di Green Peace mi sembrava proprio Giulio. Non ne ero sicuro ma avrei detto che fosse proprio il vecchio Agonia. La cosa però mi sembrava proprio impossibile.
In preda a febbrile curiosità scimmiesca faccio un salto al vecchio bar di un tempo e facendo finta di chiedere altre cose chiedo che fine avesse fatto Agonia, se insomma era ancora dal dentista a mettere le mani in bocca ai clienti. Il barista, sorride e mi dice che in effetti è molto tempo che si era licenziato e che adesso lavorava per Green Peace e che in effetti era proprio lui in televisione la volta che l’ho visto io. Visto che insistevo nel chiedere mi ha pure dato il suo cellulare e io ho deciso di telefonare e alla fine l’ho pure trovato.
Al telefono sembrava un’altra persona: sbrigativo, incisivo, volitivo e soprattutto entusiasta. Aveva poco tempo da dedicarmi perché stava preparando qualcosa di speciale che non volle dirmi. Del vecchio tipo depresso e scarico e mentalmente prostrato che ricordavo, nemmeno l’ombra.
Gli chiedo allora come diavolo è arrivato a fare le cose che fa. E lui mi racconta che negli anni in cui viveva in modo sciatto e sgangherato come addetto alla sedia del dentista era arrivato ad un’alienazione tale che si era messo a rispondere a leggere e a rispondere a tutte le newsletter che gli arrivavano via mail. Proprio quelle che tutti noi esseri intelligenti cancelliamo senza nemmeno aprire non appena le vediamo. Una volta tra queste ne aveva trovata una di Green Peace che diceva che cercavano personale e lui aveva presentato la propria candidatura e che era stato assunto. E la sua vita era incredibilmente cambiata. Era risorto e assunto in cielo ed ora è la persona più felice del mondo. Mi ha poi salutato con un grande in bocca al lupo senza alcuna acrimonia.
Da quel momento, io, quando apro la mail e trovo una newsletter, non la cancello più e me la leggo tutta.
Hai visto mai che una di queste riesca a cambiare anche la mia, di vita?
Alla fine ci sono cascato.
Insomma tante volte a dirsi che non l’avrei fatto. Che sarei stato diverso. E poi eccomi qua, bello tronfio nel cercare di capire come funziona un blog. Ovviamente senza riuscirci. Nel senso che dopo aver passato un’ora per farsi accettare un titolo che fosse ancora possibile avere, perchè sembrava che niente andasse bene, adesso mi trovo a cercar di capire come “customizzare” la grafica.
Mi sto rompendo. Sono basico. Troppo basico.
Mangiare, bere, cagare e poi.. qualche altra cosa, che capita sempre più di rado.
Quando penso faccio danni. Chiamo la mia testa Katrina. Lei è il mio uragano preferito. Dentro di essa compio delle sconcezze nefande anche quando penso cose positive o presunte tali.
Prima di aprire questo blog mi sono chiesto perchè davvero volevo farlo.
Mi sono dato molte risposte ma nessuna mi ha davvero soddisfatto. Non sono poi nemmeno certo che verrà mai letto da qualcuno.
E forse è pure un bene.
Le minchiate fanno male alla salute se prese a dosi massiccie.
E io, cari miei, sono il re dei cazzari.
Pensate che me ne vanti?
Manco per sogno. Io vorrei essere profondo e interessante e vorrei aprire nuovi percorsi al pensiero filosofico mondiale. Per anni ho provato a dimostrare di essere la reincarnazione di Platone o di Aristotele. Ho perfino sperato di essere almeno quella di uno dei minori. Che so, uno Spinoza qualsiasi.
No.
Io sono solo un cazzaro.
E se rinasco al massimo divento una porno star.
Altro che Socrate, io sono Rocco Siffredi. Senza però il suo attrezzo.
Insomma come dire sono una Mercedes ma ho un motore di una Punto.
Ma intanto tacabanda….
andiamo a incominciar….
Datemi una penna e vi solleverò il mondo. Forse.
provarci sempre, arrendersi mai (quasi mai, sigh!)
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Che poi, non hanno proprio nulla di speciale
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Trent'anni e una vita che non vedo. Allora la metto a nudo, completamente, me stessa e la mia vita, in ogni suo piccolo, vergognoso, imperativo dettaglio, come se avessi una web cam sempre accesa puntata addosso. Svendermi per punirmi e per rivelarmi completamente al mondo, svelare le mie inadempienze come la laurea che non riesco a prendere e i kili da perdere, nella speranza che sia il mondo a vedere quel che io non vedo in me. Un esperimento che sarà accompagnato da foto e cronache dettagliate e che durerà un anno, il 2013 dei miei 30'anni. Se il mondo non vedrà niente neanche così, chiuderò tutto....
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