Fin da piccolo ricordo che quando c’erano i fuochi d’artificio, invece di tenere lo sguardo fisso al cielo, rivolgevo la mia attenzione a coloro che assistevano allo spettacolo. Mi è sempre piaciuto osservare le espressioni delle persone di nascosto. Vedevo chi gridava e chi restava a bocca aperta. Chi cercava di calmare il pianto di un bambino impaurito e chi invece si capiva che era capitato là per sbaglio ma avrebbe voluto essere proprio da tutt’altra parte. Confesso che ancora oggi mi piace rivolgere lo sguardo nella “zona d’ombra”. Perfino quando andavo allo stadio non riuscivo a restare a lungo attento al vivo dell’azione. Al contrario mi ritrovavo a osservare le persone accanto a me sugli spalti, oppure il bordo del campo o la zona cieca alle telecamere. E alla fine mi sono convinto che c’è più profondità quando osservi senza essere visto. Una profondità vera. Quasi intima. Un po’ come se si riuscisse a capire cose diverse, proibite agli altri mentre il futuro è là, pronto a cambiarci tutti.
Stamattina stavo prendendo un caffè al bar e ho notato in un angolo una coppia che si stava baciando teneramente. Per evitare di imbarazzarli mi sono sforzato di guardare fuori dalla porta e senza nemmeno rendermene conto mi sono ritrovato a sbirciare il parcheggio dove ho occhieggiato una donna che stava scendendo da un’auto tedesca di grossa cilindrata. Non l’avevo vista prima. Ho pensato che dovesse essere di passaggio. Bionda, sui venticinque anni, vestiva con una t-shirt di un cantante che non ho proprio riconosciuto. Quel che mi ha colpito di più però era il suo sguardo. Duro come il ghiaccio verde di certe giornate invernali quando vai a sciare sulle montagne dell’Appennino. L’ho seguita con lo sguardo lungo il piccolo tratto che doveva fare per entrare.
“Bella fica”" mi fa il barista che si è reso conto che la guardavo e che doveva aver pensato che avessi su di lei, le stesse mire che vedevo nei suoi occhi “scommetto che è dolce e miagola come una gattina.” ha aggiunto con complicità tutta maschile.
Io, invece, se avessi dovuto scommettere qualcosa, avrei detto che era una dura. Una di quelle che se hai contro è meglio se stai attento perchè potresti finire per farti male. Ho evitato però di dirglielo per evitare un dibattito di cui non sentivo proprio la necessità. La tipa, appena entrata, si è diretta verso il bancone. Le ho sorriso. Lei ha accennato una smorfia con la bocca. Credo fosse un modo tutto suo per ricambiare la gentilezza. Il barista era già pronto ad attaccar bottone ma lei, togliendosi gli occhiali tondi da sole, si è accorta della coppietta che si stava baciando all’angolo del locale. E ho visto cambiare il suo sguardo. All’improvviso ha perso completamente la sua forza vitale. Sembrava confusa. Una cosa che non avrei mai detto. Un po’ come se ti capitasse di incontrare Sigourney Weaver e quella ti confessasse che non sopporta i bacherozzi. Uccide gli Alien con una facilità irrisoria, ma le bachere nere proprio no, non può davvero nemmeno vederle.
I due amanti, intenti a scambiarsi effusioni e attenzioni al limite della decenza, non si sono manco accorti di lei che, invece, senza ordinare niente, ha girato i tacchi e se n’è andata.
“E che cazzo le sarà preso?” mi fa il barista “non mi puoi mica spaventare sempre le clienti migliori Masty però eh.”
In quel momento mi sono sentito come un regista che non sa da che parte puntare la telecamera. Avrei voluto vedere meglio la faccia del barista e capire se ci è o se ci fa, ma avrei voluto anche osservare i dettagli dei due piccioncini che gettavano lo sguardo verso di noi pensando che stessimo parlando di loro e che ci sorridevano come a dire “mi spiace, oggi è il nostro turno, a voi toccherà un’altra volta”. Decido invece di mettermi a guardare la donna che era appena uscita. L’ho vista camminare verso l’auto. Da dietro sembrava molto meno sicura e arrogante di quando l’avevo vista arrivare. Si è passata una mano tra i capelli senza un reale motivo per farlo. Un gesto istintivo. Come se avesse voluto cacciare via i pensieri dalla testa. Poi ad un tratto si è fermata. Non era ancora arrivata alla macchina e se ne stava là, in mezzo al parcheggio. Immobile. Riuscivo a sentire il suo disagio. Non sapeva se andare avanti con la sua vita oppure no. Qualche forza la tratteneva dal proseguire, ma, lo stesso, non riusciva a invertire la rotta. E questa battaglia la paralizzava. Il barista stava già pensando ad altro e la radio raccontava di un oroscopo assurdo. Un paio di altri avventori cazzeggiando sul Milan, mi hanno chiesto se, secondo me, c’era il rigore ieri sera.
Non ho risposto. Ero anche io paralizzato a osservare, o meglio, cercare di capire, la battaglia che si stava combattendo dentro quella donna che, ferma in mezzo a un’area abominevole piena di cemento, non riusciva a decidere cosa fare di se stessa. Un cartone animato che muoveva le ruote o le gambe in continuazione ma non riusciva a fare un centimetro in avanti. Di nuovo una mano tra i capelli. Lo sguardo si è voltato di lato. Niente.
“Insomma, scusi, le abbiamo fatto una domanda. Per lei il rigore del Milan c’era o no?”
E’ passata una macchina e le ha suonato. L’insulto soffocato dell’autista che non riusciva a parcheggiare in qualche modo l’ha scossa.
“Ah ho capito lei dev’essere uno di quelli che hanno a schifo il calcio e pensa che gente come noi che nel parla non valga niente.”
Ho visto un brivido che le ha attraversato la schiena e avuto la sensazione che avesse metabolizzato ciò che doveva fare.
“Ma lascialo perdere, non vedi che è tonto?”
Si è voltata di scatto ed è tornata indietro. Con cattiveria. Sigourney Weaver doveva aver saputo che qualche Alien era dentro il barrino e si stava preparando a entrare e a farli fuori tutti. Ha aperto la porta ed è andata verso i due amanti. Lui, quando se lè trovata davanti alla fine si è accorto di lei, ma non ha fatto in tempo a evitare lo schiaffo che lei gli ha tirato.
“Sei un bastardo” ha urlato con voce stentorea, catturando l’attenzione di tutti che hanno smesso di fare qualunque cosa per prestare attenzione alla baruffa che stava per scatenarsi, che è diventata “main event” , perdendo quindi attrattiva ai miei occhi. E così mi sono rivolto ai due gonzi che mi avevano dato del tonto e dico:
“Il rigore è inventato ed è un modo come un altro per dimostrare che siete come la Juve. Berlusconi e Galliani sono proprio come la Juve. Ladri.”
I due però non mi hanno considerato di pezza, intenti com’erano a vedere gli sviluppi dell’azione della donna con una T-Shirt che, se solo avessi saputo chi rappresentava, avrei fatto giornata. Rimango attratto dalla giugolare dell’uomo che mi sta piu vicino. Quello che mi aveva interpellato. Erano grosse come corde. Aveva un sorriso stampato sulla faccia che vedevo di lato mi faceva pensare che era uno di quelli che gode quando parte un Gran Premio e qualcuno si fa male alla prima curva. L’altro invece aveva la faccia triste di chi ama chiosare per giorni sulle cattive abitudini delle persone.
“E comunque il mio presidente sarà sempre Vittorio. Questi ciabattini che c’hanno fatto fallire e che si lamentano sempre possono andare a cagare con Berlusconi e tutti gli altri” dico per cercare di attrarre la loro attenzione.
“Si, si, va bene” fa il primo “però adesso non mi rompere i coglioni” che devo godere in altro modo” è il sottinteso.
Mi è venuto da ridere. Ho lasciato un euro sul bancone facendo cenno al barista che, intanto, era andato a dirimere la rissa in fondo al locale tra le due donne che continuavano a litigare per un u0mo che a me pareva insulso. Sono salito in macchina con un pensiero fisso in testa che mi faceva pulsare il cervello. Avevo ansia e uggia per questo. Ho riavviato il tutto per andarmene da qualche parte a far finta di lavorare, quando passando davanti all’entrata del bar, vedo che la donna venticinquenne stava uscendo. Si era rimessa gli occhiali e sembrava più cazzuta che mai. Mi sono fermato davanti a lei. E’ lunedì mattina e si preannuncia una settimana di merda. Non poteva cominciare così male. Con il cervello che mi pulsava a duecento bit al minuto senza avere risposte. Abbasso il finestrino e le dico”
“Scusi signorina, mi scusi se la disturbo, ma è una cosa che proprio non mi dà pace. E se non mi aiuterà lei passerò una giornata terribile a pensarci e poi starò male e saliranno i succhi gastrici e l’ulcera si farà viva e insomma, la prego, mi aiuti”"
La bionda mi guarda interdetta. Non sa se ci sono o ci faccio. Vorrei dirle “tranquilla, amica mia, ci sono ci sono, non ci faccio mica”. Mi fa di nuovo una smorfia come dirmi di sputare il rospo e io allora dò fiato alle trombe Turchetti:
“Senta mi dice per favore chi è il cantante della sua T-shirt? mi sembra di averlo visto da qualche parte ma non ne sono sicuro. Ho bisogno di saperlo, la prego.”
“Ma vai a cagare pirla.”


