Il vero nemico (reprise)

Il 22 agosto ho pubblicato il mio ultimo post sui “DIscutibili”: Il vero nemico.

Esso è stato causa di imbarazzo e per questo ho deciso di toglierlo (è stata una mia scelta e nessuno me l’ha chiesto esplicitamente,  voglio che questo sia chiaro). Lo ripropongo qua non tanto per mostrare muscoli o cose simili, quanto per mostrare che non me ne vergogno affatto, nonostante sia stato detto da qualcuno che in esso ho scritto cose aberranti.

Io però non la penso così.

Manco un po’.

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Stanno cercando di farci credere che la guerra sia tra il piccolo imprenditore mediamente ladro ed evasore e i dipendenti scansafatiche, mangiapane a tradimento che timbrano senza fare nulla. Stanno tentando di far passare che i problemi che ci affliggono nascano per lo più da questa dualità per cui, a turno, gruppi di potere danno un colpo di qua e uno di là per fare in modo che continuiamo a pensarlo. Come se si parlasse di Juve o Milan. E’ il modo che conoscono per domare le grandi folle.

La nostra storia recente invece (ultimi 30 anni) racconta un’altra verità. Oramai acclarata, conosciuta da molti, ma taciuta VOLONTARIAMENTE ai più. Alla massa. E sui perché ciò sia successo e stia accadendo ci sarebbe da scrivere non uno ma centinaia di libri. La versione più accreditata è che coloro che hanno in mano i mezzi di comunicazione, quanto meno i media più potenti, sono coinvolti a vario titolo in tutta in questa storia.

Qualcuno si è mai chiesto, ad esempio, il perchè siano stati proprio i tedeschi, con la Merkel in testa, a imporre Mario Draghi, un italiano, (quindi in teoria il peggior pericolo per l’egemonia economica teutonica dato che la nostra manifattura da sempre fa concorrenza alla loro) a capo della BCE?

Non è soltanto perchè Mario Draghi non è realmente un italiano, avendo vissuto per larga parte della sua vita in Inghilterra e in America all’interno delle più grandi banche di affari internazionali. C’è dell’altro.

Il punto di inizio di questo capitolo di storia italiana direi che può essere fatto risalire al crollo del Muro di Berlino.

La fine della guerra fredda cambia completamente gli scenari internazionali. Gli USA perdono gli interessi che avevano nel Belpaese come luogo fondamentale nello scacchiere geo-politico post World War 2  perchè non c’era più da garantire l’equilibrio di Yalta. La Cia sparisce e all’improvviso arriva l’FBI, interessata ad evitare che la mafia prenda troppa forza.  Sembra una cosa da nulla ma questa cosa è dirompente. La Cia, oramai è provato, ha contribuito in maniera determinante a nascondere i conti correnti esteri sui quali il Partito Socialista di Bettino Craxi ha fatto girare tutti i finanziamenti illeciti di cui si è avvalso negli anni ottanta. Gli americani avevano però un conto aperto con il leader socialista, l’ultimo vero statista (nel bene e nel male) che ha avuto questo Paese. Bettino Craxi aveva una visione che a loro disturbava molto. Era proiettato nel Mediterraneo e difendeva con forza le ragioni arabe. Il rifiuto di concedere la base di Sigonella alle forze armate statunitensi è l’ultimo grido di libertà europeo alla loro supremazia politico-economica. Decisero di fargliela pagare nel modo che è passato alla storia come Tangentopoli.

Anche sulla nascita del movimento “Mani Pulite” non ci sono più molti dubbi. Come mai un Paese che ha vissuto nella corruzione fino a quel momento e che continuerà più o meno impunemente a farlo anche dopo è solo che in quel contesto storico decide di fare un repulisti di tale portata? La risposta va da sola: per cambiare con un colpo di spugna la classe politica. Del resto la Stampa, un giornale che gode di discreta reputazione, ha più volte raccontato di come l’ex console americano Peter Semler avesse in numerose circostanze dichiarato che Di Pietro lo avvertì in anteprima già nel 1991 che “…presto il Psi e la Dc sarebbero stati spazzati via…. “

Dichiarazioni che fanno pandan con quelle del suo collega, il più famoso ambasciatore americano in Italia degli ultimi cinquanta anni: Reginald Bartholomew .

Clinton, infatti, consapevole di ciò che stava accadendo, decise di mandare da noi, non il solito mecenate finanziatore di campagne presidenziali a svernare prima della pensione. No. Ne scelse uno in carriera. Uno che aveva già trattato con personalità ingombranti della politica internazionale e con i terroristi. Uno capace di salvaguardare gli interessi strategici americani. Bartholomew capì che l’Italia era sull’orlo della guerra civile, che democristiani e socialisti erano oramai inutilizzabili e compì, dal suo punto di vista, un vero e proprio colpo di genio: convinse la sua amministrazione a puntare forte su leader dal passato quanto meno “ingombrante”. In altre parole personalità dimezzate o zoppe che dir si voglia che, proprio per tutto questo, avrebbero potuto essere condizionabili: D’Alema e Fini avevano alle spalle legami con un passato totalitario e Berlusconi, era imprenditore con trascorsi tutt’altro che cristallini. A D’Alema gli americani fecero in modo di affiancare il più grande dei persuasori occulti, Francesco Cossiga.  In una famosissima intervista rilasciata proprio alla Stampa poco prima di morire,  Bartholomew si vantava di “…così intervenni per spezzare il legame USA e Mani Pulite…”. Sostenendo in modo forte di essere stato proprio lui a fermare l’amministrazione Clinton dal fare tabula rasa con tutto (affermando di fatto che le prove che avevano portato alla nascita del movimento erano state proprio fornite dagli americani).  Affermò di essere stato proprio lui ad aver fermato i giudici di Milano salvando di fatto il PCI. Luciano Violante, era del resto diventato presidente della Commissione antimafia, stringendo così uno stretto rapporto con Louis Freeh, dell’Fbi. Niente di oscuro, s’intenda, nessun complotto, ma tutto si lega: l’ex Pci – con l’ambasciatore, con l’Fbi – D’Alema diventato interlocutore dell’America. E al Pci non si applicò il “non poteva non sapere”.

Il vero punto sul tavolo non è però nemmeno questo. Magari lo fosse.

Io che ho vissuto quel tempo da adulto ho memoria che in tutti gli italiani, allora, c’era la convinzione che potesse iniziare un periodo migliore per il nostro Paese. E la cosa che veramente mi disgusta oggi è aver capito che al contrario, in segreto, il governo dei potenti della terra aveva deciso di tornare nella nostra penisola a depredarla come era stato fatto nei secoli passati da tutti coloro che vi ci sono avventurati.  E alleandosi con un gruppo di persone loro simili che avevano però il passaporto con nazionalità italiana hanno provveduto a far diventare propria l’argenteria di casa.

La svendita venne chiamata “privatizzazione”.

L’Italia è stata venduta molte molte. Tra le tante date storiche la più recente però, è stata il 2 giugno del 1992.

Su ciò che successe quel giorno a bordo del panfilo Britannia, di proprietà della regina Elisabetta è stato scritto e detto molto, quasi sempre in incognito e di nascosto. Per anni infatti è stato tentato di nascondere la verità e, chiunque citasse quell’episodio, veniva attaccato come pazzo visionario. Su quella grande nave, alcuni appartenenti all’élite di potere anglo-americana, come i reali britannici e i grandi banchieri delle banche a cui si rivolgerà il governo italiano durante la fase delle privatizzazioni (Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers) decisero di spartirsi il nostro patrimonio nazionale con l’aiuto di alcuni italiani che avrebbero tratto giovamento personale da tale operazione e di far crollare il vecchio sistema politico per insediarne un altro, completamente manovrato dai nuovi padroni. A quella riunione parteciparono Mario Draghi, allora direttore delegato del ministero del Tesoro, il dirigente dell’Eni Beniamino Andreatta e il dirigente dell’Iri Riccardo Galli. Gli intrighi decisi sulla Britannia avrebbero permesso agli anglo-americani di mettere le mani su quasi il 50% delle aziende italiane, fra le quali c’erano la Buitoni, la Locatelli, la Negroni, la Ferrarelle, la Perugina e la Galbani.  Ma soprattutto su l’ENI, Finmeccanica e sul sistema bancario che era il nostro asset reale di grandissimo valore: Comit e Credit su tutte. Se l’IRI, fosse ancora oggi quella che era allora, sarebbe stata tra le più grande multinazionale del mondo. Invece fu fatta a smembrata pezzo per pezzo. Venduta un tanto al chilo e uno degli uomini che più di tutti ha contribuito a distruggerla si chiama Romano Prodi. Ex boiardo di Stato che, sorretto dai poteri forti (e da D’Alema) riuscì a farsi eleggere a Palazzo Chigi e poi, con la scusa dell’efficienza, vendette pezzo per pezzo i nostri gioielli di famiglia. Tutti coloro che hanno difeso quella scelta assurda, hanno sempre usato queste maledette parole “più efficienza” in mano ai privati. La Corte dei Conti nel 2010 ha  smentito questa teoria sostenendo che la maggiore “efficienza” di cui si era tanto parlato in sede di dismissione era stata poi ottenuta soltanto per un indiscriminato aumento delle tariffe (banche, autostrade, acqua e gas soprattutto)  e che in altre parole i cittadini ci avevano solo che rimesso. La Corte dei Conti andò oltre. Criticò in modo esplicito i costi e la scarsa trasparenza di come erano avvenute quelle privatizzazioni.

I governi che si sono succeduti (Prodi e Berlusconi – entrambi accomunati in questa sventura) giustificarono  la svendita delle privatizzazioni sostenendo che era un male necessario per “risanare il bilancio pubblico”. Guadagnarono solo i grandi gruppi finanziari occidentali e qualche personaggio locale.
Si diceva che le privatizzazioni avrebbero migliorato la gestione delle aziende, ma in realtà, in tutti i casi, si sono verificati disastri di vario genere, e il rimedio è stato pagato da noi cittadini italiani. Le nostre aziende sono state svendute ad imprenditori che quasi sempre agivano per conto dell’élite finanziaria, da cui ricevevano le somme per l’acquisto. Qualche esempio? Voglio citare Antonella Randazzo, autrice del libro “Dittature: La storia occulta.”

“….Le reti della Banca Rothschild, attraverso il direttore Richard Katz, misero le mani sull’Eni, che venne svenduta. Il gruppo Rothschild ebbe un ruolo preminente anche sulle altre privatizzazioni, compresa quella della Banca d’Italia. C’erano stretti legami fra il Quantum Fund di George Soros e i Rothschild. Ma anche numerosi altri membri dell’élite finanziaria anglo-americana, come Alfred Hartmann Georges C. Karlweis, furono coinvolti nei processi di privatizzazione delle aziende e della Banca d’Italia.  La Rothschild Italia Spa, filiale di Milano della Rothschild & Sons di Londra, venne creata nel 1989, sotto la direzione di Richard Katz. Quest’ultimo diventò direttore del Quantum Fund di Soros nel periodo delle speculazioni a danno della lira. Soros era stato incaricato dai Rothschild di attuare una serie di speculazioni contro la sterlina, il marco e la lira, per destabilizzare il sistema Monetario Europeo. Sempre per conto degli stessi committenti, egli fece diverse speculazioni contro le monete di alcuni paesi asiatici, come l’Indonesia e la Malesia. Dopo la distruzione finanziaria dell’Europa e dell’Asia, Soros venne incaricato di creare una rete per la diffusione degli stupefacenti in Europa. In seguito, i Rothschild, fedeli al loro modo di fare, cercarono di far cadere la responsabilità del crollo economico italiano su qualcun altro. Attraverso una serie di articoli pubblicati sul Financial Times, accusarono la Germania, sostenendo che la Bundesbank aveva attuato operazioni di aggiotaggio contro la lira. L’accusa non reggeva, perché i vantaggi del crollo della lira e della svendita delle imprese italiane andarono agli anglo-americani………………I complici italiani furono il ministro del Tesoro Piero Barucci, l’allora Direttore di Bankitalia Lamberto Dini e l’allora governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi. Altre responsabilità vanno all’allora capo del governo Giuliano Amato e al Direttore Generale del Tesoro Mario Draghi. Alcune autorità italiane (come Dini) fecero il doppio gioco: denunciavano i pericoli ma in segreto appoggiavano gli speculatori.  Amato aveva costretto i sindacati ad accettare un accordo salariale non conveniente ai lavoratori, per la “necessità di rimanere nel Sistema Monetario Europeo”, pur sapendo che l’Italia ne sarebbe uscita a causa delle imminenti speculazioni. Gli attacchi all’economia italiana andarono avanti per tutti gli anni Novanta, fino a quando il sistema economico- finanziario italiano non cadde sotto il completo controllo dell’élite. Nel gennaio del 1996, nel rapporto semestrale sulla politica informativa e della sicurezza, il Presidente del Consiglio Lamberto Dini scrisse :I mercati valutari e le borse delle principali piazze mondiali continuano a registrare correnti speculative ai danni della nostra moneta, originate, specie in passaggi delicati della vita politico-istituzionale, dalla diffusione incontrollata di notizie infondate riguardanti la compagine governativa e da anticipazioni di dati oggetto delle periodiche comunicazioni sui prezzi al consumo… è possibile attendersi la reiterazione di manovre speculative fraudolente, considerato il persistere di una fase congiunturale interna e le scadenze dell’unificazione monetaria. Il giorno dopo, il governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, riferiva che l’Italia non poteva far nulla contro le correnti speculative sui mercati dei cambi, perché “se le banche di emissione tentano di far cambiare direzione o di fermare il vento (delle operazioni finanziarie) non ce la fanno per la dimensione delle masse in movimento sui mercati rispetto alla loro capacità di fuoco”. Le nostre autorità denunciavano il potere dell’élite internazionale, ma gettavano la spugna, ritenendo inevitabili quegli eventi. Era in gioco il futuro economico-finanziario del paese, ma nessuna autorità italiana pensava di poter fare qualcosa contro gli attacchi destabilizzanti dell’élite anglo-americana. Anche negli anni successivi avvennero altre privatizzazioni, senza regole precise e a prezzi di favore. Che stesse cambiando qualcosa, gli italiani lo capivano dal cambio di nome delle aziende, la Sip era diventata Telecom Italia e le Ferrovie dello Stato erano diventate Trenitalia. Il decreto legislativo 79/99 avrebbe permesso la privatizzazione delle aziende energetiche. Nel settore del gas e dell’elettricità apparvero numerose aziende private, oggi circa 300. Dal 24 febbraio del 1998, anche le Poste Italiane diventarono una S.p.a. In seguito alla privatizzazione delle Poste, i costi postali sono aumentati a dismisura e i lavoratori postali vengono assunti con contratti precari. Oltre 400 uffici postali sono stati chiusi, e quelli rimasti aperti appaiono come luoghi di vendita più che di servizio. Le nostre autorità giustificavano la svendita delle privatizzazioni dicendo che si doveva “risanare il bilancio pubblico”, ma non specificavano che si trattava di pagare altro denaro alle banche, in cambio di banconote che valevano come la carta straccia. A guadagnare sarebbero state soltanto le banche e i pochi imprenditori già ricchi (Benetton, Tronchetti ProveraPirelli, Colaninno, Gnutti e pochi altri). Si diceva che le privatizzazioni avrebbero migliorato la gestione delle aziende, ma in realtà, in tutti i casi, si sono verificati disastri di vario genere, e il rimedio è stato pagato dai cittadini italiani.Le nostre aziende sono state svendute ad imprenditori che quasi sempre agivano per conto dell’élite finanziaria, da cui ricevevano le somme per l’acquisto. La privatizzazione della Telecom avvenne nell’ottobre del 1997. Fu venduta a 11,82 miliardi di euro, ma alla fine si incassarono soltanto 7,5 miliardi. La società fu rilevata da un gruppo di imprenditori e banche., e al Ministero del Tesoro rimase una quota del 3,5%.  Il piano per il controllo di Telecom aveva la regia nascosta della Merril Lynch, del Gruppo Bancario americano Donaldson Lufkin & Jenrette e della Chase Manhattan Bank.  Alla fine del 1998, il titolo aveva perso il 20% (4,33 euro). Le banche dell’élite, la Chase Manhattan e la Lehman Brothers,  si fecero avanti per attuare un’opa. Attraverso Colaninno, che ricevette finanziamenti dalla Chase Manhattan, l’Olivetti diventò proprietaria di Telecom. L’Olivetti era controllata dalla Bell, una società con sede a Lussemburgo, a sua volta controllata dalla Hopa di Emilio Gnutti e Roberto Colaninno. Il titolo, che durante l’opa era stato fatto salire a 20 euro, nel giro un anno si dimezzò. Dopo pochi anni finirà sotto i tre euro.   Nel 2001 la Telecom si trovava in gravi difficoltà, le azioni continuavano a scendere. La Bell di Gnutti e la Unipol di Consorte decisero di vendere a Tronchetti Provera buona parte loro quota azionaria in Olivetti. Il presidente di Pirelli, finanziato dalla J. P. Morgan, ottenne il controllo su Telecom, attraverso la finanziaria Olimpia, creata con la famiglia Benetton (sostenuta da Banca Intesa e Unicredit). Dopo dieci anni dalla privatizzazione della Telecom, il bilancio è disastroso sotto tutti i punti di vista: oltre 20.000 persone sono state licenziate, i titoli azionari hanno fatto perdere molto denaro ai risparmiatori, i costi per gli utenti sono aumentati e la società è in perdita. La privatizzazione, oltre che un saccheggio, veniva ad essere anche un modo per truffare i piccoli azionisti. La Telecom , come molte altre società, ha posto la sua sede in paesi esteri, per non pagare le tasse allo Stato italiano. Oltre a perdere le aziende, gli italiani sono stati privati anche degli introiti fiscali di quelle aziende. La Bell, società che controllava la Telecom Italia, aveva sede in Lussemburgo, e aveva all’interno società con sede alle isole Cayman, che, com’è noto, sono un paradiso fiscale. Gli speculatori finanziari basano la loro attività sull’esistenza di questi paradisi fiscali, dove non è possibile ottenere informazioni nemmeno alle autorità giudiziarie. I paradisi fiscali hanno permesso agli speculatori di distruggere le economie di interi paesi, eppure i media non parlano mai di questo gravissimo problema. Mettere un’azienda importante come quella telefonica in mani private significa anche non tutelare la privacy dei cittadini, che infatti è stata più volte calpestata, com’è emerso negli ultimi anni.Anche per le altre privatizzazioni, Autostrade, Poste Italiane, Trenitalia ecc., si sono verificate le medesime devastazioni: licenziamenti, truffe a danno dei risparmiatori, degrado del servizio, spreco di denaro pubblico, cattiva amministrazione e problemi di vario genere. La famiglia Benetton è diventata azionista di maggioranza delle Autostrade. Il contratto di privatizzazione delle Autostrade dava vantaggi soltanto agli acquirenti, facendo rimanere l’onere della manutenzione sulle spalle dei contribuenti. I Benetton hanno incassato un bel po’ di denaro grazie alla fusione di Autostrade con il gruppo spagnolo Abertis. La fusione è avvenuta con la complicità del governo Prodi, che in seguito ad un vertice con Zapatero, ha deciso di autorizzarla. Nonostante i disastri delle privatizzazioni, le nostre autorità governative non hanno alcuna intenzione di rinazionalizzare le imprese allo sfacelo, anzi, sono disposte ad utilizzare denaro pubblico per riparare ai danni causati dai privati. La società Trenitalia è stata portata sull’orlo del fallimento. In pochi anni il servizio è diventato sempre più scadente, i treni sono sempre più sporchi, il costo dei biglietti continua a salire e risultano numerosi disservizi. A causa dei tagli al personale (ad esempio, non c’è più il secondo conducente), si sono verificati diversi incidenti (anche mortali). Nel 2006, l ‘amministratore delegato di Trenitalia,Mauro Moretti, si è presentato ad una audizione alla commissione Lavori Pubblici del Senato, per battere cassa, confessando un buco di un miliardo e settecento milioni di euro, che avrebbe potuto portare la società al fallimento. Nell’ottobre del 2006, il Ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, approvò il piano di ricapitalizzazione proposto da Trenitalia. Altro denaro pubblico ad un’azienda privatizzata ridotta allo sfacelo.Dietro tutto questo c’era l’élite economico finanziaria (Morgan, Schiff, Harriman, Kahn, Warburg, Rockfeller, Rothschild ecc.) che ha agito preparando un progetto di devastazione dell’economia italiana, e lo ha attuato valendosi di politici, di finanzieri e di imprenditori. Nascondersi è facile in un sistema in cui le banche o le società possono assumere il  controllo di altre società o banche. Questo significa che è sempre difficile capire veramente chi controlla le società privatizzate. E’ simile al gioco delle scatole cinesi, come spiega Giuseppe Turani: “Colaninno & soci controllano al 51% la Hopa, che controlla il 56,6% della Bell, che controlla il 13,9% della Olivetti, che controlla il 70% della Tecnost, che controlla il 52% della Telecom”.Numerose aziende di imprenditori italiani sono state distrutte dal sistema dei mercati finanziari, ad esempio la Cirio e la Parmalat. Queste aziende hanno truffato i risparmiatori vendendo obbligazioni societarie (“Bond”) con un alto margine di rischio. La Parmalat emise Bond per un valore di 7 miliardi di euro, e allo stesso tempo attuò operazioni finanziarie speculative, e si indebitò. Per non far scendere il valore delle azioni (e per venderne altre) truccava i bilanci. Le banche nazionali e internazionali sostenevano la situazione perché per loro vantaggiosa, e l’agenzia di rating, Standard & Poor’s, si è decisa a declassare la Parmalat soltanto quando la truffa era ormai nota a tutti.  A causa delle privatizzazioni e del controllo da parte della Banca Centrale Europea, il paese è più povero e deve pagare somme molto alte per il debito. Ogni anno viene varata la finanziaria, allo scopo di pagare le banche e di partecipare al finanziamento delle loro guerre. Mentre la povertà aumenta, come la disoccupazione, il lavoro precario, il degrado e il potere della mafia. Il nostro paese è oggi controllato da un gruppo di persone, che impongono, attraverso istituti propagandati come “autorevoli” (Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea), di tagliare la spesa pubblica, di privatizzare quello che ancora rimane e di attuare politiche non convenienti alla popolazione italiana. I nostri governi operano nell’interesse di questa élite, e non in quello del paese…..”

Fa venire il mal di pancia leggere tutto questo non è così?

La smetto allora. Non prima di aver riferito di una cosa importante però.  Quella vecchia storia sull’incontro a bordo del Panfilo Britannia che per anni è stata una cosa di cui non si poteva nemmeno discutere pena vedersi tacciati di complottismo il 15.9.2011 è stata di fatta sdoganata addirittura dal SOLE 24 ORE con un articolo dal titolo, “Tremonti vara il piano Britannia 2”.  In esso si raccontava per filo e per segno tutta la storia iniziale del 1992 e di come Mario Draghi al largo di Civitavecchia avesse illustrato ai grandi investitori internazionali il processo di privatizzazioni che sarebbe partito di lì a poco. Bisognava accelerare la vendita di un patrimonio gigantesco, allora racchiuso in Ina, Iri, Eni, Imi, e si battezzava poi senza giri di parole il nuovo incontro di Tremonti con gli investitori stranieri, “Britannia 2”. La stessa cosa aveva fatto anche Giannini su “Repubblica”,  che ha sposato la teoria di quel che è successo definendo l’incontro sul panfilo «il più grande saldo di fine stagione».

Insomma, per quanto incredibile la storia del Britannia era vera, dal principio alla fine.

Tutto questo per dire che il vero nemico non è il piccolo imprenditore che evade le tasse perchè non ce la fa a sopravvivere o il dipendente assentista o scansafatiche che non è adeguatamente motivato. Il vero nemico è il dispotismo dei mercati finanziari che tramite i tecnici e gli eurocrati, le agen­zie di rating e i circuiti speculativi, le lo­ro banche e i loro circoli, tartas­sano e tentano di ridurre i cittadini in schiavi pronti a cancellare stati sovra­ni se non hanno i conti a posto. E provate a pensare, solo pensare, che con la scusa della lotta all’evasione fiscale ci stanno obbligando a portare tutti i soldi in banca, non solo per poterci controllare meglio, ma anche per poterceli rubare meglio.

E non possono farlo, porca miseria. Non possono arrivare a dirci pure dove diavolo tenere i nostri soldi.

Le banche che prendono soldi dalla BCE a tasso zero e le reinvestono solo in titoli di stato per lucrarci la differenza senza darli agli imprenditori. Che si ammazzano o finiscono nelle mani degli strozzini. Che poi non sono mica tanto diverse da quelle di quelle stesse Banche che quando decidono di fare prestiti, raccolgono denaro dalla BCE allo zero percento e lo danno ai pochi che decidono  di finanziare ancora solo dopo aver preso a garanzia i patrimoni di almeno quattro famiglie, a quasi il dieci percento.

Loro sono il vero nemico.

L’Europa delle banche e tutti i suoi protagonisti sono il mio nemico.

Le ultime da “I discutibili”

picdisc

 

1) IntesoMale, poeta maledetto, figlio non riconosciuto di Arthur Rimbaud e di Poetella, ha deciso di regalare a tutti il vero quadro familiare del nostro super Gruppo

http://discutibili.com/2013/07/19/vi-presento-la-mia-famiglia/

 

2) Masticone, per non scordare, http://discutibili.com/2013/07/19/maricica-hahaianu-romania-1978-roma-15-10-2010/

 

3) Red Poz, dai suoi amici Khmer , http://discutibili.com/2013/07/19/in-cambodia/

 

4) E, poi LUI, il vero Re dell’Universo, 83 chili di cervello buono per il pappone dei cani, ma un cuore più largo del culo di Fata Chiattona, l’unico e immarcescibile, B O R T ammoniacal, http://discutibili.com/2013/07/18/fuga-da-orio-al-serio-e-dai-suoi-ultras/

 

 

www.discutibili.com

Sta partendo un piccolo/grande progetto.

Gente di grande qualità (a parte me) che vuol provare a fare qualcosa di diverso.

Con il cuore e senza pensare troppo alle conseguenze.

Abbiamo bisogno di sostegno.

Il che vuol dire di followers che ci incoraggino e che ci cazzino e ci bacchettino e che dicano, questo mi piace quest’altro no.

Se qualcuno di voi avesse voglia di farci un sorriso, un like, un in bocca al lupo, di iscriversi ancora meglio per supportarci, beh noi tutti ve ne saremmo davvero grati.

Questi i miei ultimi contributi

 

Il sopravvissuto – Masticone 

 

Linda Wolf

Controsensi di un Paese assurdo

E se al posto di Kabobo, a Niguarda, ci fosse stato un italiano, il PDL avrebbe invocato lo stesso l’invio dell’esercito?

Se anzichè un ghanese che come Giovanna D’Arco sentiva le voci di Dio ci fosse stato il sciur Brambilla che impazzito perchè il Milan forse non andrà in Scempio Lig, avesse preso a badilate tutti gli juventini che incontrava,  i pidiellini avrebbero tirato fuori di nuovo la storia degli immigrati cattivi da ghettizzare?

Ma per non farsi mancare niente, di là, fanno pure peggio.

Ilda Boccasini decide di mostrare a tutti come si buttano via straordinariamente bene i soldi pubblici, che tanto ce l’abbiamo tanti.

Nella requisitoria contro Berlusconi, in un italiano che quello di Di Pietro sembra da letterato dell’Accademia della Crusca, riesce a dire (cito testualmente, prego controllate) :

 “…..la minore extracomunitaria, persona, lo ripeto, intelligente e furba. Di quella furbizia proprio orientale delle sue origini, sfrutta ….riesce….in una…. a sfruttare la propria essere extracomunitaria….”

Ora, se una cosa come questa l’avesse detta Borghezio, lo avrebbero (giustamente) fatto a pezzi tutti. Invece oggi si parla di gaffe. Di scivolata di Ilda la rossa.

La cosa più clamorosa, almeno per me, e che nessuno (e mi chiedo perchè…) ha fatto notare è che in quella frase sopra citata in neretto la Boccassini ha ammesso (oltre ad essere ignorante perchè il Marocco non è oriente) una cosa pazzesca che invalida tutto il processo: dice infatti che la Ruby Rubacuori, oltre a essere una furbetta extracomunitaria, SFRUTTA il suo essere tale. In altre parole è la Boccassini stessa a dire che è lei la sfruttatrice e non Berlusconi.

Praticamente è la stessa PM a dichiarare che il processo è sbagliato.

E comunque siamo sempre qua.

Anzichè dire a Berlusconi di vergognarsi per i danni che ha fatto al Paese, per i ministri incapaci che ci ha costretto a sopportare, per la faccia tosta di non accettare le Istituzioni democratiche (nemmeno Andreotti è mai arrivato a tanto. Nonostante tutte le sue malefatte non hai mai detto di essere vittima di un complotto) siamo ancora qua a cercare di condannarlo perchè è un puttaniere.

Però di bello c’è che il PD ha deciso di dare finalmente un immagine di cambiamento al proprio elettorato. Ha detto che è l’ora di mostrare a tutti che esiste una gran volontà di rinnovamento e ha eletto segretario Epifani.

Epifani?

Quasi quasi mi faccio tatuare una bestemmia in fronte.

 

                                                    

 

Er passero ferito – Natale Polci

Il mio amico IntesoMale, mi ha chiesto (giustamente) di far penitenza della mia dabbenaggine.

E quindi per rimediare ai miei sbagli ecco qua. Un tributo a tutti quanti voi che amate “de magna bene e de beve meglio” ma che ogni tanto vi inchinate al genio de li artri. Perchè io so’ come voi.

Posto questa stupenda poesia erroneamente attribuita a Trilussa, in realtà di Natale Polci.

Scritta nel 1951 è stata pubblicata nel 1968 nel libro”NER CAMPOSANTO DE LA VERITA’“.

La versione che trascrivo è l’originale. Nel tempo infatti molti hanno tentato di appropriarsene facendola diventare persino una barzelletta. Alcuni hanno tradotto le parole in romanesco in un improbabile italiano. Altri cercando di lanciare un film (orribile) di Natale l’han fatta diventare uno stornello toscano quando non lo è. Per rendere onore al poeta Natale Polci, ripropongo quello che lui ha scritto davvero.

Tuttavia, poichè la vita è fatta anche di ingiustizie e nel porcile tutto si introgola, posto anche il super famoso intervento di Bocelli da Fiorello alla radio che la ripropose alla grande per quanto lui, riprendendo la vulgata, la recitò modificandola e aggiungendo due sestine finali non presenti nell’originale.

Er passero ferito
Era d’agosto e un povero ucelletto
ferito da’ la fionna d’un maschietto
s’agnede a riposà co’ un’ala offesa
su’ la finestra aperta d’una Chiesa.
Da le tendine der confessionale
un prete intese e vidde l’animale,
ma dato che lì fori
c’ereno… nun so quanti peccatori
richiuse le tendine espressamente
e se rimise a confessà la gente.
Ma mentre che la massa de persone
diceva l’orazzione,
senza guardà pe’ gnente l’ucelletto,
’n omo lo prese e se lo mise in petto.
Allora, nella chiesa, se sentì
un lungo cinguettio: “Ci! Ci! Ci!”
Er prete, risentenno l’animale,
lasciò er confessionale
poi, nero nero, peggio de la pece,
s’arampicò sur purpito e lì fece:
“Fratelli! Chi ha l’ucello, per favore,
vada fori dar Tempio der Signore”.
Li maschi, tutti quanti in una vorta
partirono p’annà verso la porta.
Ma er prete, a quelo sbajo madornale,
“Fermi! – strillò – che me sò espresso male!
Tornate indietro e stateme a sentì:
qua chi ha preso l’ucello deve uscì!”
A testa bassa e la corona in mano
cento donne s’arzorno piano piano
ma mentre se n’annaveno de fora
er prete ristrillò: “Ho sbajato ancora!
Rientrate tutte quante fije amate,
ch’io nun volevo dì quer che pensate.
Io già v’ho detto e ve ritorno a dì
che chi ha preso l’ucello deve uscì,
ma io lo dico a voce chiara e stesa
a chi l’ucello l’abbia preso in Chiesa!”
In quelo stesso istante
le moniche s’arzòrno tutte quante
eppoi, cor viso pieno de rossore,
lasciarono la casa der Signore.

E se ti prendo, brutto bastardo…

Non so voi, ma io ho una serie di dubbi amletici clamorosi che  contribuiscono a rendere la mia vita insostenibile. No, non parlo dei classici  “Chi sono?” “Da Dove vengo?” , “Dove sto andando?”. Quelli oramai li ho superati da mo’. Più o meno.  Parlo di cose come: “Ma i cani inglesi o francesi ecc.ecc. (e tutti gli animali in genere) abbaiano in inglese e quindi non si capiscono con i cani italiani oppure non ci sono dialetti?” O anche “Perchè non esistono cibi confezionati per gatti al sapore di topo”. Insomma cose così. Tra le tante, quella  tuttavia che più di tutte mi tormenta da tempo immemore è un’annosa questione alla quale, nonostante anni di profonde meditazioni, non sono mai riuscito a dare una risposta meno che miserabile: “Cosa cazzo ci troveranno gli americani nella Root Beer?“. Chiunque sia mai stato in America sa di cosa sto parlando. La Root Beer è per me ancora un grande enigma. Forse, il vero terzo segreto di Fatima. Una birra che non è una birra ma solo una bevanda al gusto di sciroppo che mia zia mi dava da piccolo per togliermi la tosse e che loro bevono come noi beviamo il chinotto.

Non ho mai aperto il capitolo America della mia vita (a parte un piccolo accenno in Crossroads). Se lo facessi dovrei dedicarci un blog ad hoc e non mi pare proprio il caso. Forse dovrei invece scriverci un libro sopra e sono certo che, con la giusta casa editrice diventerebbe un best seller internazionale, perchè l’America come l’ho vissuta io, credo pochi altri. Nel bene e nel male. Altro che Beppe Severgnini un genio della mala che è riuscito a scrivere quindici libri tutti uguali, clonandoli  dal primo. Non intendo comunque farlo adesso, occorre però che dica qualcosa per spiegare perchè  oggi mi girano così tanto le palle.

La mia prima moglie era (è) americana. Ho vissuto là per un po’ e ci sono poi andato migliaia di volte a trovare la  figlia che abbiamo fatto assieme e che ci vive ancora con la madre, non sapendo una parola che è una di italiano. Anzi no, una la sa, ma solo perchè mi sono impuntato. L’onore è onore, cazzo. Un giorno, infatti, in una delle mie “visitation”, lei mi guarda seria e mi dice che deve parlarmi di una cosa fondamentale. “Boia deh” penso, non era mai successo “sta’ a vedè che ha capito che to be italian is cool“, invece  (in inglese obviously) mi colpisce alla schiena:

“Sai c’ho pensato molto su e ho deciso che da oggi voglio solo chiamarti Dad”.

“Daddy ‘na sega, bimba. Tu continui a chiamarmi  “babbo” e bada di non farmi più incazzare sai…” Ir budello di tu’ ma’, was included, ma quello non l’ha preso.

No perchè già che devo accettare cose inaccettabili quello non me lo togli, porca troia. Di che parlo? Ad esempio che lei è stata cresciuta da quella matta della madre come luterana. Che ogni volta che ci penso mi viene in mente quella barzelletta da caserma sulla moglie del martin luterano e ci sto male. Essere luterani a Salt Lake City, Utah, è come dire però di essere di destra se uno vive a Livorno oppure, che so, urlare “Forza Lazio” in un bar frequentato da ultras della Roma. Perchè la città sul grande lago salato è la capitale dello Stato più assurdo che esista al mondo. Quello dei mormoni. Un pianeta alieno al sistema solare dove viverci significa abdicare all’uso del cervello.

Non voglio apparir blasfemo ma questa semplice considerazione porta con se una miriade di assurdi e curiosi corollari che ad una persona nata e cresciuta nel mondo occidentale “normale” possono far sbellicare dalle risate oppure accapponare la pelle. Del resto, all’interno degli stessi USA lo Utah è sempre stato considerato un posto “particolare”, da guardare con sospetto e diffidenza. Questo perché nello Utah i mormoni hanno cercato di far passare, proprio come i cattolici in Italia, leggi civili che rispecchiano la loro cultura e il loro credo religioso. E quindi anch’essi hanno i loro Giovanardi e i loro bei “Casini.” Ora, se già provare a credere in un qualche essere sovrannaturale è francamente esercizio molto difficile, la religione mormone, senza offesa per nessuno, è quanto di più anacronistico e impossibile da bersi sia mai stato scritto. Nasce a metà ottocento con un avventuriero in cerca di soldi e fortuna, Joseph Smith, che un giorno riceve l’illuminazione. Dio in sogno gli dice di scavare sotto una montagna dell’Illinois dove dentro ci avrebbe trovato i libri d’oro della rivelazione “vera” della parola del Signore. C’era solo un piccolo problemino: questi libri erano scritti in una lingua sconosciuta. Una lingua celeste.  Allora succede “o ‘miracolo”. A Joseph Smith appare un angelo del Signore che gli presta un paio di occhiali che hanno il potere magico di regalargli il dono delle lingue e con i quali traduce finalmente il testo che è diventata la loro Bibbia: Il libro di Mormon. Per far su qualche dollaro, il tipo, cercò di venderlo a un po’ di creduloni e, visto che ci sapeva fare, riuscì pure a convincere un manipolo di persone a fare comunella con lui. Tuttavia, dato che con il loro modo di fare rompevano un po’ troppo le scatole a tutti, vennero cacciati da dove si trovavano e perseguitati fintanto che, cacciati sempre più a ovest, nella via verso la California trovarono quello che è attualmente il territorio dello Utah, ci si fermarono e fondarono la loro Chiesa.

In poco più di un secolo la Chiesa Mormone è diventata però una potenza economica formidabile. Ogni suo adepto infatti, compresi i bambini che ricevono le mance dai genitori, deve darle il dieci percento delle proprie entrate. Oltre a questo tutti i ragazzi sono tenuti, a carico delle rispettive famiglie, a fare per un anno i missionari per il mondo per convertire nuove persone per poter permettere alla Santa Madre Chiesa di poter ingurgitare ancora più soldi. Inutile sottolineare che niente si muove in quello Stato che la Chiesa Mormone non voglia e quindi anche il legislatore è stato obbligato a far passare alcune leggi che non trovano riscontri in altra parte del Paese. Ad esempio il divieto dei ristoranti di servire alcolici perché secondo la loro religione il corpo, tempio di Dio, deve rimanere puro di alcol e caffeina e tabacco. E la stessa poligamia, ufficialmente combattuta perché reato federale, di fatto è accettata e non osteggiata fin quando non palesemente manifesta. Che siano più megalomani di quanto siamo noi cattolici, che già non scherziamo, lo dimostra il fatto che tutte le vie di Salt Lake City sono chiamate in funzione dalla distanza che hanno dal Tempio, la loro basilica di San Pietro per intenderci, sede ufficiale del culto, la cui entrata è assolutamente proibita ai non battezzati secondo il rito sacro . Insomma non ci sono Vie Verdi o Via Garibaldi o magari Via Abramo Lincoln. E’ stata invece disegnata una griglia basata sul concetto di latitudine e longitudine. E il grado zero non è il meridiano di Greenwich nè l’equatore, quanto proprio il Tempio stesso. Quindi un indirizzo di una qualsiasi famiglia, non importa se ebrea, cattolica o musulmana è composto da due coordinate che indicano la sua precisa distanza dalla sede del culto mormone. Evvai. Del resto da gente che quando muore è convinta prima di andare in viaggio premio su un pianeta che si chiama “Cola” e poi di diventare Dio in un altro universo che ci si può aspettare? Sono poi super reazionari. I gay sono trattati come sub umani, la vittoria di Satana su Dio. Un mio amico mi raccontò di aver subito anche un raid fascista punitivo perchè non voleva essere “curato”. E la famiglia non ha nemmeno voluto che sporgesse denuncia. Le donne sono per lo più solo mezzi per procreare e far da mangiare e nella scala sociale vengono solo prima degli eventuali schiavi (i mormoni sono sempre stati contro l’abolizione dello schiavismo). Cose orribili. Una delle cose che invece mi ha sempre fatto sbellicare dalle risate è l’affermazione (giuro…controllate se volete) che Gesù tornerà come predetto dalle Sacre Scritture, ma quando succederà capiterà NECESSARIAMENTE senza nessun dubbio sul suolo del continente americano.

Per chiunque si rechi in visita o pellegrinaggio è aperto  un tour turistico alle dependance del Tempio stesso che viene offerto, in tutte le lingue, da missionarie poliglotta venute da ogni parte del mondo a servire la Chiesa per il  “servizio militare” previsto prima di diventare moglie e madri. In genere giovanissime. Per i mormoni infatti la donna ha quasi esclusivamente questo ruolo e se, Dio non volesse, una è invece sterile o talmente brutta da non trovare marito velocemente viene quasi sempre emarginata dalla comunità. Il tour di presentazione della loro Chiesa si conclude con la richiesta di informazioni che poi vengono spedite ai missionari sparsi nel globo affinché  il turista tornato a casa propria venga assalito da essi con continue e ripetute visite stile testimoni di Geova. In cerca di soldi ovviamente.

Confesso che  io  quando mi trovo in città, avendo quintali di tempi morti amo fare l’emigrante cazzaro. E così ci finisco tutte le volte a fare il giro del Tabernacolo e del Tempio ben sapendo che, alla fine dello stesso, le cortesi signorine mi chiedono sempre di lasciare  le mie generalità che io dò sempre immancabilmente fasulle.  Ho questo, come dire, vezzo di dare sempre quello di un qualche mio amico, che senza sapere il perché, si vede così arrivare di continuo solerti missionari che sono appiccicosi come pochi e non mollano mai l’osso anche se vengono trattati male. Del resto hanno in mano informazioni (false) che parlano di clamorose conversioni di un italiano passato da Salt Lake City. Che dal loro punto di vista significa soprattutto, donazioni di denaro.

Il fatto è che da qualche giorno anche io sono tampinato, marcato a uomo, da una squadra di missionari mormoni che cerca di convertirmi e di spillarmi dei soldi. Hanno persino il mio numero di cellulare e mi chiamano tre volte al giorno per fissare appuntamento al loro tempio qua da noi o a casa mia, oppure hanno detto che vengono pure in ufficio a trovarmi. E non mollano. Dicono che hanno saputo della mia conversione e che sono molto lieti di poter avere un nuovo fratello scemo pronto a sganciargli quattrini.

Ora, ed è questo il senso del post, se becco lo stronzo che ha fatto il giro a Salt Lake City lasciando detto che mi sono convertito dando pure il mio cellulare dicendo che io voglio essere parte del mondo mormone ma che sono timido e mi vergogno gli faccio un culo come un paiolo…

sallo.

Io un un sospetto su chi può essere stato ce l’ho. Il bastardo.  Eppure si proclama cristiano e invece di porgere l’altra guancia mi ricambia il favore?

bleah, in che razza di tempi viviamo.

Stai attento…

Chiunque si diletti o ami la “teoria dei giochi” psicologici, sa perfettamente che uno dei più noti e devastanti per la psiche di ogni essere umano è quello conosciuto con il nome:

“Stai attento.” - “Te l’avevo detto”

Non sto qua ad ammorbare tutti con i suoi dettagli e per chi fosse interessato rimando al libro oramai cult “A che gioco giochiamo?” di Eric Berne, che, a modesto parere del cazzaro che vi scrive è uno dei “must” imprescindibili da leggere e da avere sugli scaffali  della libreria di casa nell’attuale cultura contemporanea. Se solo infatti riuscissimo a fare nostro il dieci percento di ciò che vi è spiegato la nostra vita migliorerebbe in modo esponenziale. Per sintetizzare ai minimi termini dico solo che, in genere, questo “gioco” si svolge allor quando qualcuno, che in un certo  contesto assume natura genitoriale, si rivolge a qualcun altro indicandogli in modo perentorio di “Stare attento” a fare qualcosa, riempiendo così di significati gli spazi che sono di competenza di un altro, instillando, spesso, dubbi e fisime che portano al fallimento. E quando poi avviene il disastro, conclude con il rafforzativo  “Te l’avevo detto”  che completa la distruzione dell’autostima dell’altro non rendendosi conto invece che il fallimento è stato creato dal clima di sfiducia e che è solo l’aspettativa dell’errore a generare poi, di fatto, l’errore stesso, e non tanto la reale incompetenza .

E’ classico l’esempio del bambino che cammina bene senza problemi in un posto dove occorre mantenere l’equilibrio ma che, non appena la madre gli urla “Stai attento che cadi” lui puntualmente casca e si fa male, rafforzando nell’adulto la convinzione di avere avuto ragione, senza accorgersi che è stata in realtà la sfiducia a creare il malestro. E così, proseguendo sul falso sentiero, sempre più spesso colui che si si erge ad “adulto” comincia a preannunciare e predirre ciò che deve accadere, offrendo al bambino (o all’amico) una realtà sempre più impregnata del pensiero e dell’azione di qualcun altro.

Avendo tutto questo ben chiaro in testa, o almeno così pensando, mi sono dovuto trovare ad affrontare una situazione di crisi simile,  a quella di JFK quando i russi volevano mettere i missili a Cuba. E , mi sa, che anche io ho avuto la mia bella disfatta alla baia dei porci.

Ieri sero ero con mia figlia Virginia e gli ho chiesto che cosa le piacesse di più del programma natatorio in piscina che fa con quelli della scuola che frequenta. Mi aspettavo che mi dicesse, che so, ” i tuffi” o  il fatto che stesse imparando a nuotare bene o cose simili. Lei invece se n’è uscita con:

“Beh guardare negli spogliatoi di nascosto il sedere e “il pipo” dei compagni di classe”

Super GUUUUULP, fumetti in TV-uuuu.

Salivazione azzerata. Le reminiscenze della lettura di Berne mi strozzano in gola la cosa che vorrei urlarle “Stai attenta  perchè se continui così diventi una mignottazza in tre balletti e senza nemmeno passare dal via…” Mi limito così a chiedere una cosa che peraltro mi è chiarissima. Così, solo per farmi male.

“I’cchèèè???????”

“Il pipo o come tu lo chiami babbino?” – No, io chiamo la tu’ mammaccia e gli dico che è l’ora di farla finita con questo permissivismo del cazzo – penso – e penso pure che mai ridondanza sia mai stata più orribile – ma taccio e mi sforzo di sorriderle. Caspita, sono uno che ha imparato a controllare gli scatti di rabbia. Metto su una faccia che deve essere stata la stessa che aveva mio padre quando, secoli fa, gli dissi “Babbo, babbo, ho scoperto un nuovo gioco ganzo un casino”

“E com’è?”

“Beh se mi struscio sul materasso a pancia sotto ho scoperto che avviene una specie di mutamento nel corpo che mi piace tanto e che poi mi provoca espulsioni di cose liquide e appiccicose è vero, ma è davvero ganziale, credimi.”

“Ah si, la transustanziazione ” fece il mio vecchio “lo conosco anche io. Però dammi retta, giocaci quando proprio non puoi farne a meno. Fa male.”

Io però mica gli ho dato retta. Io c’ho giocato eccome. Anzi c’ho preso cosi gusto che pure da vecchio se mi capita…

Comunque, sapendo che non era il caso di dire a Virginia di non guardare “i pipi” dei suoi compagni perchè era la volta buona che ci si sarebbe messa di impegno a farlo, ho creduto saggio fargli il discorsetto romantico che pensavo fosse d’uopo, non avendo minimamente chiaro che lei non era proprio in grado di seguirmi:

“Vedi amore, ricordati sempre, che quando fai certe cose, di metterci un po’ di cuore. Non importa altro che questo. Sforzati di usare il cuore sempre e comunque e di non farle solo  per il gusto.”

“Si ma quando uso tanto il cuore poi mi spinge la pancia e mi viene sempre da ruttare.”

“Ecco, proprio cosi, hai capito tutto. Rutta amore, rutta che ti fa bene.”

Nel frattempo incontriamo uno dei compagnucci suoi, uno che viene adorabilmente appellato dagli amici con un vezzeggiativo che lo descrive alla perfezione “Filippo la Teppa”.  Faccia da marrano, modi da buzzurrone, sguardo burroso. Potrei portare il suo già bel curriculum vitae  e accettare scommesse su cosa possa diventare da grande. Mi limiterò a dire solo che non è esattamente, il primo della classe.  Atmosfera molto friendly. Troppo friendly. Il ragazzino è con la famiglia.  La mamma, una bionda sfiorita che sono certo negli anni ottanta mieteva vittime su vittime tra gli uomini ma che si muove come se non avesse compreso che sono passati 30 anni da allora, mi sorride e fa:

“Rischiamo di diventar parenti sai?”

Faccio finta di non capire. Cerco di trovare il modo per sgattaiolare via perchè ho brutte sensazioni addosso. Il padre invece,un energumeno con la voce e i modi che un camallo che lavora al porto di Livorno sembrerebbe un gentleman inglese, mi incalza.

“Sapere che Filippo ha imparato il bacio cin-cin da tua figlia mi rende orgoglioso sai?”

Sangue alla testa.

Ufo Robot, Ufo Robot Ufo Robot, Ufo Robot- Si trasforma in un razzo missile con circuiti di mille valvole fra le stelle sprinta e và…

Guardo Virginia e gli dico a voce bassa, guardando per terra, sperando in una sua bugia pietosa.

“Cosa è esattamente il bacio cin-cin tesoro?”

E lei non sapendo che avevo già armato l’alabarda spaziale mi mostra un movimento secco della lingua stile serpente.  Essa che entra e esce dalla bocca. Naturalmente dura a lungo. Filippo il marrano gongola allo stesso modo cinguettando Cin-cin, cin-cin, cin-cin. L’idiota.

Lancia laser che sembran fulmini, è protetto da scudi termici sentinella lui ci fà…quando schiaccia un pulsante magico lui diventa un’ipergalattico lotta per l’umanità…

“Beh vorrà che usciremo una sera tutti assieme così ci conosceremo meglio…” fa la mamma del piccolo maialino a cui vorrei estirpare il pipo prima che ne faccia un uso sbagliato.

“E’ un periodaccio..”

“No dai, ci farebbe tanto piacere.”

“Non appena possibile”

“Si dai, anche i ragazzi sarebbero felici..” rilancia il padre-bestione.

“Appunto, quindi sto-cazzo” – questo però non glielo dico.

“Adesso vediamo…”

Adoro l’espressione “Vediamo”. Sembra che al suo interno ci sia tutto e invece non c’è niente. Come dentro di me.

Piu tardi in macchina, riacquistato il controllo mi decido a sfogare la mia rabbia su mia figlia e a brutto muso gli urlo:

“Stai bene attenta sai, perché se cominci a giocare con i baci cin-cin poi si passa ai baci cin-cion e non va bene. E se me ne accorgo ne buschi. E non mi dire che poi non te l’avevo detto…”

E come amava dire il grande Nick Carter:

“E l’ultimo chiuda la porta”

Angeli caduti

Si dice che si sono ribellati a Dio e all’ordine cosmico da lui costruito .

L’esistenza del male deriverebbe dunque dalla ribellione, consumatasi nella notte dei tempi?

Non so, forse perchè ho la tendenza a trovare interessante chi ha personalità, faccio fatica a coniugare la parola MALE a quello di ribellione. Che poi vuol dire libertà. Ammesso poi che davvero ne abbiamo, di libertà intendo. La vecchia questione sul libero arbitrio…

Di recente ho avuto modo di incontrare alcune persone che  mi sono sembrate tali (compreso il mio amico Angelo che è cascato dalla bici e si è fratturato il malleolo). La cosa che mi ha colpito in tutti  è che più o meno consapevolmente passano tutto il loro tempo in cerca di una seconda possibilità, in cerca di quella cosa che metterebbe tutto a posto e che gli farebbe far pace con Dio che hanno fatto incazzare. Trovano sempre ragioni per non sentirsi bene, sempre alla ricerca di una pace che non raggiungeranno mai per quanto possano a volte credere di averla trovata in qualche angolo oscuro, in un lavoro socialmente utile o in qualche letto o più banalmente in qualche matrimonio riparatore. Vorrebbero essere vuoti e leggeri, di nuovo senza peso e aerodinamici e si ritrovano invece sempre più pesanti e sempre più legati alla forza di gravità terrestre che non gli permette di spiccare  quei voli come sapevano fare un tempo. Vorrebbero essere estratti dai rottami delle loro fantasticherie silenziose e nettati di tutte le bugie che raccontano per inventare ciò che gli manca, ma dentro le loro anime il temporale continua a infuriare.

E hanno anche paura a frequentare i loro simili, che annusano e percepiscono allo stesso modo in cui l’Highlander sentiva la presenza di altri immortali. Temono, credo, che se Dio li scoprisse in un assemblamento di due o tre, potrebbe scattare la denuncia di associazione sovversiva con finalità di terrorismo. E di nuovo cacciati e si ricomincia. Un karma che intendono spezzare.

Capita così che Freedom ad esempio, rifiuti di prendere un caffè assieme al concerto di Bruce a Milano, perchè è con il nuovo fidanzato che pare sia stato mandato direttamente da Dio a salvarle l’anima. Hai visto mai che cambi idea se la vede con me che in fondo mi sono solo permesso di fare il tifo per lei contro di Lui che la voleva stecchita? Si è pure ben guardata dal dire altro, che so, una minchia di incoraggiamento a cercare anche io la salvezza, perchè, credo, temesse che se l’avesse fatto sarebbe incorsa di nuovo in peccato mortale. Non le ho detto che non era affatto mia intenzione sedurla in alcun modo facendole perdere la via di ritorno per il paradiso. Sarebbe stato inutile, tempo sprecato. Spero almeno che possa aver finalmente trovato un po’ di pace. Finchè dura almeno.

Oppure al contrario, capita che un altro Angelo si innamori del diavolo che la scopa bene ma che non la vuole amare come lei vorrebbe. O meglio che la ama come sa amare il diavolo, solo scopando bene. Lei, più emancipata di Freedom, chiede persino aiuto a tutti quelli che sanno che cosa significa la parola disagio. La richiesta è subdola perchè ne nasconde un altra: vuole essere convinta, meglio convincersi da sola con un piccolo aiutino, che in fondo amare un demonio non è mica la fine del mondo! Insomma c’è di peggio…In fondo il sesso funziona….

E poi incontri gli Angeli che sono impegnati nel sociale pensando che è a quel modo che troveranno la salvezza e la redenzione. Il sociale è quasi sempre la loro famiglia, i figli su tutti ma anche genitori malati oppure mariti o mogli che non sopportano più ma a cui vogliono bene (?) e per i quali si immolano. Più sentono il sangue in bocca degli schiaffi che prendono dalla vita e più credono che Dio avrà pietà di loro e gli permetterà di ritornare in paradiso.

Tutti questi sono Angeli Caduti che credono di poter ottenere la redenzione. Non sanno come, ma credono di potercela davvero fare.

E poi ci sono quelli che invece io preferisco. I matti. O meglio coloro che hanno un disturbo della personalità che è caratterizzato dal disprezzo patologico del soggetto per le regole e le leggi della società, da comportamento impulsivo, dal crearsi un mondo che non esiste e in cui loro sono l’unico Dio (oltre che l’unico abitante). Quelli come me. Potrei benissimo essere uno dei personaggi del  libro “Soffocare” di Chuck Palahiuk. Nel libro, c’è questo Viktor Mancini, un’erotomane pazzesco, fissato con il sesso sempre e comunque e che segue un corso per disintossicarsi dal sesso. Victor Mancini, si innamora di una dottoressa del manicomio dove lavora una dottoressa, Paige Marshall e alla fine del libro però scopre che la dottoressa Paige Marshall, che si aggira tra i reparti del manicomio vestita come un dottore a fare visite a tutti i matti, altro non è che anch’essa una matta internata come  tutti gli altri là dentro e alla quale i medici veri lasciano giocare quel ruolo nel tentativo di tenerla calma, perché altrimenti diventa pericolosissima.

Anche io vorrei tanto conoscere la dottoressa Paige Marshall. Vorrei tanto scappasse dal libro è entrasse nella mia vita, se capitasse sono certo che mi direbbe  “scappa con me sulla Luna. Assieme ce la possiamo fare.”

In fondo anche io come lei sono  un Angelo caduto. E con la dottoressa Paige Marshall e tutti gli altri  dissociati come noi dividerò il mio destino.

Sciare

Quando Nicola e Gennaro mi avevano chiesto di andare a fare una giornata assieme di sci perchè la neve che è venuta quest’anno con l’ondata di gelo siberiano, era più unica che rara, ho detto subito di si.

Erano almeno sei anni buoni che non sciavo e questa mi sembrava l’occasione giusta per ricominciare a farlo. Due amici, neve fresca, bel tempo, poca gente. In culo la crisi, per un giorno si sarebbe provato a vivere e non a sopravvivere come succede da troppo tempo.

Il giorno deputato per il gran rientro era ieri. La meta da raggiungere è stata negoziata nel Cimone. Negoziata perchè Nicola voleva a tutti i costi andare sull’Abetone, che da Lucca è più vicino, mentre Gennaro voleva qualcosa di meno difficile da affrontare perchè anche lui veniva da molti anni di inattività. Il Cimone è stata la soluzione votata. Avremmo dovuto scollinare dall’Abetone e risalire ancora. Una mezzora in più di macchina.

Nicola non era affatto contento, ma l’amicizia prima di tutto.

Ma dalla notte prima qualcosa ha cominciato ad andare storto. Alle quattro di notte, mi sveglio come un grillo e sono pieno di mille angoscie. Insomma tutta la tracotante sicurezza dei giorni precedenti era svanita. Le crepe che sentivo dentro di me diventano voragini: “ma chi me lo fare?” “Fa freddo e se poi mi faccio male?” “Costa troppo e bisogna risparmiare” e via di seguito.

Ho cercato tutti i modi per trovare una via di fuga e inventarmi una scusa per non partire. Ma alle sette puntuali come le tasse e la morte i due hanno cominciato a strombazzare sotto casa mia e a quel punto è stato impossibile dir loro che mi era venuta la febbre o che un impegno improvviso mi inibivano di partire con loro.

Il viaggio è stato divertente. Cosa c’è di più bello di avvicinarsi a una cosa che in fondo in cuor tuo vuoi davvero fare? E così mi sono scordato delle paturnie pre-partenza, ascoltando le gesta passate dei due miei amici, che vantavano gloriose avventure sciistiche di vario tipo e genere. Abbiamo scollinato l’Abetone senza problemi, le strade erano pulite e nessun problema se non Nicola che faceva pressione per fermarci lassù e non perdere tempo prezioso per arrivare sul Cimone. Alla fine però ha prevalso il buon senso e abbiamo deciso di seguire la tabella di marcia prevista. Passiamo Pievepelago e poi Riolunato e su su fino alle Polle, la base del Cimone, versante lucchese.

Manca meno di un chilometro all’agognata metà. Siamo in perfetto orario, tutto sta andando alla perfezione quando ci accorgiamo che l’ultimissimo tratto della strada non è pulito e la macchina di andare su proprio non ne ha la minima voglia.

E’ uno di quei momenti in cui daresti qualsiasi cosa per essere da un’altra parte.

E’ già, perchè c’è qualcosa di peggio che arrivare sul più bello ed essere costretti a perdere tempo per mettere le catene.

Si.

E’ non essere in grado di mettere quelle stramaledettissime catene.

Non ho mai capito perchè producano catene da neve assurdamente difficili da montare. Fatto sta che l’ottimo feeling che si era creato diventa aperta ostilità. Nicola che ci accusa di essere noi la causa di tutto questo perchè non ci siamo voluti fermare all’Abetone, Gennaro che si mette a fare il teorico e a studiare le istruzioni facendo finta di capirci qualcosa e io che maldestramente provo a fare il boy-scout, senza raggiungere alcun risultato.

E intanto le macchine passano e per ognuna di esse parte una contumelia di Nicola e un vaffanculo di Gennaro. Io mi sento molto zen. In fondo c’è di peggio nella vita, penso. Propongo di tornare indietro e sciare, a quel punto tardissimo all’Abetone, quando all’improvviso una macchina, ovviamente insultata dai miei due amici eroi, si ferma. Escono tre tipi grossi e brutti come il peccato e penso “Ecco adesso dobbiamo anche fare a botte. Alla nostra età a menarci su una strada ghiacciata”.

I tre si avvicinano e il più cattivo di essi ci dice “Ragazzi avete bisogno di una mano?”

Il mondo a volte regala delle inspiegabili soddisfazioni.

Ovviamente i tre animaloni, sono abilissimi e riescono a incatenare le ruote in cinque minuti e dopo i canonici rituali di ringraziamento siamo di nuovo in sella si riparte. Arriviamo al resort e Nicola che si è ripreso benissimo dall’incazzatura e sembra tarantolato dalla voglia di sciare si ferma in un parcheggio che a me pare sia riservato agli handicappati. Gli dico che forse non è il caso. Lui non sente ragioni

- “E’ tardissimo, il parcheggio è pieno. Non sale più nessuno oramai, a chi vuoi che serva e poi guarda ci sono altre tre posti liberi”

- Si ma non è giusto lo stesso – ribadisco io, ma lui non sente ragioni. Gennaro mi guarda e dice “ma si dai a quest’ora quassù chi cazzo di handicappato vuoi che venga?”

Passiamo una giornata di sci sulla quale taccio per non annoiare troppo.

Alla fine, verso le quattro e mezzo stanchi come non avrei pensato rientriamo alla base. Le gambe tremano, i muscoli bruciano, la faccia bruciata dal sole e sferzata dal vento cerchiamo l’auto per toglierci i maledetti scarponi che fanno un male bestia.

La felicità negli occhi di Nicola svanisce come vede il multone di 80 euro sulle spazzole del vetro. Le imprecazioni le sentono in tutta la valle e il ricordargli che perderà anche due punti sulla patente aumenta l’eco dei suoi vaticini contro il Papa e il suo titolare d’azienda.

Evito di dirgli “te l’avevo detto” anche se odio quanto getta l’esca del “si divide anche questa”.

Ma me lo merito. Insomma è ladro sia chi ruba ma anche chi regge il sacco. Non sono stato in grado di convincerlo quindi è giusto che anche io sia punito.

Ma cosa c’è di peggio che arrivare a pochi passi dalla metà e non saper mettere le catene e poi beccare un multone di 80 euro mentre sei stracco e non ne puoi più pure dei tuoi amici?

Facile. Non essere in grado di toglierle. Le catene intendo.

Eh si perchè, con abili manovre Gennaro nel tentativo di sganciarle riesce a far incastrare le catenelle ai freni del disco della ruota di destra facendolo aggrovigliare tutto intorno e rendendo impossibile la ripartenza.

Sfilano di nuovo le macchine. I soliti vaffanculo. Stavolta non si ferma nessuno.

Siamo in pieno dramma.

Se chiamiamo aiuto al soccorso ACI questi arriveranno a tarda notte e ci prenderanno per il culo tutta la vita.

Ho un’intuizione. Prendo il cric e alzo la macchina e comincio a nazzicarci un pochino. Mission impossible IV con Tom Cruise sarà molto più semplice del compito che ho di fronte. Gennaro si fuma bellamente una sigaretta. Ha mollato. E’ chiaro che ha deciso di accettare la morte. Nicola riparte con il refrain che è colpa nostra che non ci siamo voluti fermare all’Abetone, ma alla fine, non so cosa tocco, con un gesto assolutamente casuale e che non saprei nemmeno descrivere nè ripetere, riesco a sganciare la catena che magicamente cade a terra e ci libera da una situazione insostenibile.

Ripartiamo e stavolta il silenzio fino a Lucca regna sovrano.

Ci odiamo l’un l’altro con tutto noi stessi.

Una volta arrivati dico:

“Nicola facciamo opposizione a quella multa. Noi avevamo tutto il diritto di starci nel posto degli handicappati. Quello era il nostro posto”