Scene da un trogolo di provincia italiano

No, perchè mica tutti i maiali sono uguali.

Ci sono i maiali evoluti, quelli come me per intendersi, che hanno ben chiaro la loro natura e amano intingersi nel trogolo per non rischiare di rimanere prigionieri di torri d’avorio, ma anche maiali allo stato brado, inconsapevoli di esserlo, ma felici di esser nati porci e fieri di poterlo raccontare. Differenze? nessuna. Puzziamo allo stesso modo e se i grugniti sono apparentemente diversi, un orecchio attento può capire subito che invece tutti quanti noi siamo suidi addomesticati dell’ordine Artiodattili Suiformi. Il maschio si chiama verro e la femmina scrofa, o più raramente troia. 

Quando entro dentro il locale, un barrino sgangherato che ci fa anche mangiare il lunedì sera allorchè decidiamo di prenderci un extra-time assieme, mi viene sempre da sorridere. Lo so, questa cosa non depone a mio favore, ma ci trovo ogni volta cose nuove e spunti per riflettere.  Di sicuro un’assurda quanto improbabile umanità varia, in salsa mista. Perché, là dentro, convivono in modo che non è possibile raccontare, figuriamoci da credere, vincitori e perdenti, fumatori incalliti e ubriaconi. Yuppies datati che ancora pensano di poter risollevare le loro carriere del cazzo andate a ramengo e motociclisti sonati che amano fare le corse per le strade di notte. E le donne che lo frequentano sono sempre vestite in modo assurdo, come fossero dive del cinema, credendo che, solo per questo, possono riuscire ad attrarre di più. In altre parole, nel porcile, trovi di tutto, impiegati, camionisti, venditori, operai, ballerine e forse qualche prostituta anche se nessuna e là per cercar clienti. Solo pace. Per un po’.

E così c’è Gastone che s’è giocati tutti i risparmi degli ultimi anni in una mano di poker maledetta in una bisca clandestina e non sa come raccontarlo alla moglie e Gennaro che si perde in locali per soli uomini tutte le notti, perchè non ha una famiglia a cui tornare e poi il Michi, operaio specializzato che è stato licenziato e non sa come tirare avanti con due figli piccoli sulle spalle. Ma anche Claudione, un pittore che sta per diventar famoso, omosessuale, al quale il Grassi, puttaniere incallito e fascista a parole ma solo perchè gli piace pensare di esserlo anche se non lo è nei fatti, gli chiede sempre se, almeno lui, è riuscito a “beccare” qualcosa. Dice che non riesce più a trovare una donna che è una manco a pregare e vuole dritte sul come comportarsi. E l’artista gli risponde ogni volta che sono passati quei tempi. La chiusura dei cinema porno gli ha tolto la riserva di caccia e che adesso, per rimediare qualcosa, deve prendere la macchina e andare alle Cascine a Firenze. Insomma, fatica. E Guido che ha vinto col gratta e vinci quattro soldi e gli piace pagare da bere perchè, dice, la fortuna va divisa con quelli a cui si vuole bene e Sharon, una donna-maschio con la sua donna-donna di cui nessuno sa il nome perchè non parla mai. Katia invece di uomini ne ha conosciuti molti ma a nessuno ha dato il cuore perchè le hanno sempre chiesto altro.  E Bitty, un uomo a cui Dio ha fatto uno strano scherzetto: gli ha tolto un pezzo di cervello e glielo ha messo in mezzo alle gambe. Risultato quoziente intellettivo da minorato e batacchio gigante che fa paura quando ci fai la doccia assieme dopo il calcetto. Per tutti, adesso, è  l’uomo-nerchia. Il Generale in pensione che racconta delle sue cicatrici e suo figlio che vuole diventare avvocato di successo. Il Loi, commercialista che sa tutto dei numeri ma che non sa parlare a una donna da quanto è timido e non si accorge che Angela muore per lui, dopo essere morta per altri cento prima, pensando ogni volta che è finalmente arrivato quello giusto.

E poi ci sono io. Il loro clown. Mi accettano per questo. Perchè li faccio sentire meglio. Sono il perfetto attore non protagonista delle loro vite e, a modo loro, mi vogliono bene. E per me ha un valore.

La legge del trogolo è solo una: non devi essere palloso. Il resto non conta. Chiunque sia noioso, petulante, querulo è fuori. I cazzi mosci, come li chiamiamo noi (l’alternativa è palle secche – ndr), sono Out. Va bene la polemica, va bene  il cazzeggio su tutto, la bestemmia o la preghiera, persino il politically in-correct, tutte le idee sono rispettate, basta che vengano esposte in modo brioso. E’ una grande palestra. provate a tenere alta l’attenzione in un porcile di fronte a tanti vostri simili pronti a sbranarvi se non siete all’altezza e poi mi dite. Certo gli argomenti non sono sofisticati e il qualunquismo è il sovrano incontrastato del regno ma, proprio per questo la sfida è più interessante. E succede anche che la gente non capisca di star vivendo in un mondo assurdo perchè il salto fuori dall’acquario (meglio, del porcile) è impresa titanica per un suino come noi. O che Gastone e l’uomo-nerchia decidano di iscriversi a una gita organizzata di MARTEDI, pagando una follia, per andare a Torino in pullman (quattro ore di viaggio più altre quattro per il ritorno)  a fare il Tour dello Juventus Stadium, vuoto. Solo per vedere com’è. E quando gli dico:

“Cazzo ragazzi, ma siete scemi???”

Loro mi rispondano:

“No lo scemo sei te che non capisci. Se ci si va di martedì si può vedere anche il museo della Juve…”

“Hai ragione, scusa. Questo non lo sapevo. Imperdibile…”

E loro:

“Vabbè sei perdonato per questa volta va, ma smetti di dire cazzate eh.”

No, perchè, vedete, mica tutti i maiali sono uguali.

Ci sono anche quelli che, pur avendo le capacità di capirlo, non sapranno mai di esserlo.

Perchè quando  mi capita di finire in salotti-bene, o presunti tali, il puzzo che sento è quasi sempre peggiore di quello del mio bar. I luoghi deputati all’arte e alla kul-tura sono spesso frequentati da Sus scrofa domesticus L. inconsapevoli di esserlo proprio come quelli allo stato brado a cui voglio bene. Gli atteggiamenti e le invidie e i pettegolezzi  e le piccinerie di taluni scrittori o scultori o peggio critici d’arte che credono di essere depositari di verità assolute è nauseabondo. L’alterigia e la prosopopea di alcuni editori o galleristi o di falsi mecenati, spesso insopportabile. Finta cultura che crede di poter insegnare un catechismo il cui scopo è indottrinare solo per mostrare una forza che in realtà non esiste. Non nelle idee almeno. E in questa cerchia di benpensanti, a volte affermati autori ma molto più spesso scribacchini che scrivono invece cose illeggibili che pensano siano capolavori o uomini di scienza o professori autoproclamatisi luminari dell’accademia italiana, mi accorgo che mi è molto più facile ipnotizzare con le minchiate che racconto. Perchè loro non hanno cuore. E gabbare gli occhi è molto più semplice che stringere  il cuore delle persone. I discorsi che vengono intavolati sono molto meno qualunquisti all’apparenza, lo sono però molto di più nella sostanza. E sono sempre immancabilmente noiosi. E saccenti. Spesso noiosi e saccenti assieme. E i giullari come me sono accettati solo fintanto che restano sullo sfondo ad applaudire alle loro esistenze. E se non sei utile a qualcosa, se non puoi aiutarli a diventare ancora più famosi e rispettati spesso si scordano di te e del fatto che tu magari, credendo che fossero amici gli hai pure raccontato cose  che non dici a nessuno. Perchè se uno nasce fava come me c’è mica cura che può cambiarlo.

E così sto finendo per frequentarli sempre meno. Perchè, la verità, è che mi trovo molto più a mio agio nel trogolo dove ogni cosa so come va trattata senza dover temere fregature e dove il rispetto ci si guadagna cercando di non essere pallosi  e cercando di evitare di sbattere in faccia agli altri ciò che si crede di sapere. Perchè, chi lo fa, trova sempre, prima o poi, qualcuno che ne sa più di lui che lo rimette al suo posto.

La vecchia cara legge della strada.

Scrittori e Editori

Chiunque abbia un amico scrittore lo sa.

Sono veramente una brutta razza: infingardi e  di una bassezza morale degna del politico italiano medio, gelosi, invidiosi, riottosi. E più sono famosi più accrescono la loro gamma di qualità.

Il mondo dell’editoria visto attraverso i loro occhi è un gigantesco Parco Giochi dove però vogliono giocare solo loro. Per gli altri c’è il baretto e lo scopone scientifico.

E questo anche se non sono nessuno.

Già, perchè quand’è che uno può davvero definirsi scrittore?

La cosa che mi fa impazzire che anche qua su WP come in miliardi di altri social network c’è gente assolutamente anonima che si presenta scrivendo: Io sono Mario Rossi scrittore!

Come se uno dicesse ciao io invece Paolo Bianchi, idraulico.

Il divertente è quando ti sciorinano il loro curriculum vitae. Lo fanno allo stesso modo in cui in aereo, il comandante apre la comunicazione e parla a chi è a bordo. Spallatissimo. Biascicando le parole e mangiucchiandosele come a dire, “voi poveri pezzenti” e così giù: “Ho scritto un racconto “Palle in acqua” che è stato finalista al Premio di Roccacannuccia nel 2007, poi ho vinto il concorso Fatebenefratelli con il racconto “Osteria del Vaticano” e il mio racconto “Ostriga” è stato pubblicato nella prestigiosa antologia “Non saranno mai famosi” edita dalla famosissima Edizioni Merendine Motta.”

Alla fine aggiungono : poi però basta concorsi adesso scrivo pensando di poter vincere apportare un nuovo modo di pensare alla letteratura italiana troppo ingessata dietro i suoi totem.

Tutti sono amanti dei film che durano meno di quattro minuti o più di quattro ore di cui non capiscono un cazzo ma il concetto di alta e bassa letteratura è in loro chiarissima. Se sei Fabio Volo o Moccia non ti leggono nemmeno. Ti sgagazzano solo guardando la copertina. Se uno confessa, per sbaglio, di aver letto un romanzo nella loro lista nera, passi per essere un disadattato incapace di intendere e di volere perchè non capisci, la ragione che sottende alla sottile evoluzione della scrittore mittle europea dal post ventennio che fu prealessandrino.

Ma con chi pubblicano questi eroi?

Gli editori sono dei geni.

Tralascio l’editoria a pagamento che è il fiore all’occhiello della nostra economia e ovviamente le grandi case editrici alle quali, dicono loro, inutile mandare manoscritti tanto nemmeno ti leggono se non sei raccomandato e loro, sdegnosamente si rifiutano di trovare lo sponsor. Almeno ufficialmente.

Il piccolo editore indipendente italiano, secondo il “non scrittore” è mediamente un coglione da coglionare. Parte il famoso gioco “Ci inculiamo a Vicenza”. L’editore vorrebbe trovare un grande prodotto incredibile con cui vincere al super enalotto e uscire dall’anonimato e dai debiti in cui versa e intanto rimedia i quattrini per sopravvivere dalle comparsate di presentazioni inutili nelle piccole librerie di provincia del grande scrittore che ancora nessuno conosce. E lui, che è pronto a mandare a cagare lo stolto che l’ha scelto non appena uno più grande appena appena lo noti, intanto si accatta un po’ di copie dal mentore, così tanto per dare una mano perchè in fondo in fondo “simme napule paisà”

Il dramma, che poi è quello che mi sta capitando in questi giorni con questi amici, è quando uno di loro, uno di questi scrittori, “non scrittori” ce la fa. Insomma, quando, per una sorta di evento cosmico pazzesco, una casa editrice vera si accorge di uno di loro.

Per gli altri è la fine. I sospetti serpeggiano. Che cosa ha fatto per fregare la grande casa editrice? S’è venduto oppure peggio ha trovato uno sponsor assurdo che gli ha fatto fare il botto. Non è giusto. Non è bravo come me. E poi perchè non mi aiuta? perchè non mi propone anche  me per essere pubblicato. Non posso continuare a vedere i film con i sottotitoli tutta la vita. Devo aggiornare il mio curriculum.

E l’altro intanto gode come un riccio e gli fa. Tu devi ancora crescere. Sei acerbo, il tuo talento prima o poi esploderà (pensando allo stesso tempo “spero mai”)

In questi giorni sta succedendo che grandi amici, in tempo di sventura,  stiano diventando acerrimi nemici in tempo di fortuna di uno di loro.

Se non fosse una cosa triste, ci riderei per ore.