I gotta feeling…

Ci sono diversi  sognatori che urlano parole di cui nessuno sembra accorgersi.

Parlano di un mondo migliore. Più giusto. Di Libertà e di solidarietà unite e non divise ideologicamente. Sembra però che esse siano una musica stonata e che la gente preferisca la rumba quotidiana dello scontro dritto per dritto. Il tanto peggio tanto meglio. Il vecchio classico standard: troppo giovani per vedere prima, troppo vecchi per combattere poi.

Chissà, forse un giorno sarà diverso. Quelle parole saranno ascoltate dalle generazioni future che utilizzeranno le autostrade che noi stiamo faticosamente costruendo per poterci riuscire. E magari, forse, loro riusciranno a capirle meglio.

Nel frattempo io ho la sensazione che tutto mi stia sfuggendo di mano.

Da anarcoide individualista ho sempre combattuto l’autorità in ogni forma e luogo. E come tanti prima di me ho sempre perso. A lei piace arrivarti sempre in faccia e sorriderti in modo garbato e cercare di dimostrarti che sei sempre, in ogni luogo e condizione, il solito coglione che non capisce. Adora addomesticare le sue vittime. Non importa la divisa che indossa, nè il distintivo che ti mostra prima di iniziare il sermone. E’ sicuro infatti che qualcuno che ha studiato meno di te e che ha potere sulla tua vita, decida prima o poi di darti lezioni di filosofia o di etica o di educazione civica spicciola che ha imparato nel bignamino per fare il suo bel concorsone truccato. Ed è scritto che tu debba anche ascoltare in religioso silenzio senza replicare. Perchè, se non lo fai, il tuo calvario può essere molto più lungo e doloroso. Stamattina ad esempio è stato l’esimio ragionier G. che, dentro uno spettacolare doppio petto sormontato da una cravatta con un nodo che se non sta attento finirà per soffocarlo, a tenermi mezzora inchiodato alla poltrona del suo studio per cercare di chiarirmi che le autocertificazioni che avevo prodotto per ottenere un rateizzo con Equitalia, non avevano alcun valore nella sua personalissima interpretazione della legge. Ho provato a usare una normalissima dialettica, piuttosto basica, per scelta, in modo da cercare di dimostrare l’insensatezza della sua posizione e lui, non solo non ha capito una mazza ma è partito all’assalto con il pippone etico. L’esimio ragionier G., che non ha la minima idea del significato e da cosa derivi la parola “Etica”, mi ha costretto a subire la violenza di doverlo ascoltare in silenzio annuendo come un qualsiasi pirlone. Perchè mi era chiaro che avrebbe deciso lui comunque e che, soprattutto, sentiva forte il bisogno di schiacciare il povero beota che sta scrivendo, che da parte sua sta solo cercando di sopravvivere a Equitalia che lo incalza e alle banche che lo braccano.  Lo zelante burocrate G. è, per l’amministrazione pubblica, come il Papa in materia di fede: infallibile.

Ho deciso di farmi sodomizzare dalle sue parole. Se avessi interagito con il caprone, lui avrebbe messo davanti a me la giungla degli appelli e dei ricorsi, quelli in cui non sai mai come finisce. E così sono stato passivo, fedele al vecchio adagio sulla violenza sessuale che devo aver letto da qualche parte. E per mezzora il ragionier G. mi ha violentato. Era come se sapesse che poteva farlo. Se avessi alzato la testa e gli avessi detto ciò che pensavo della sua cultura da quattro soldi e delle argomentazioni buttate senza un principio logico di causa ed effetto, lo avrei fatto godere di più. Cosa che ha comunque fatto peraltro. Per cercare di non cadere in tentazione, mi ero fissato nel guardare il suo pomo d’Adamo che entrava e usciva dal collo umidificato della camicia con uno scatto improvviso in uscita e un extra lavoro per l’entrata. Alla fine della sua lectio magistralis, quando finalmente è venuto, si è adagiato sulla poltrona esausto. Ho fatto allora la cosa più razionale potessi fare al momento: ho chiesto  pietà al mio violentatore. Tu hai il potere, tu sei Dio, io mi ti faccio inculare quando vuoi sopportando ogni cosa, ma abbi pietà di me. Accetta la mia richiesta perchè altrimenti scadono i termini e mi salta ogni cosa. E come tutti i signori medioevali che si rispettano, l’esimio ragionier G. ha detto ok. Mi hai fatto godere, quindi ok. Ti ho dominato, stuprato la tua intelligenza, posseduto la tua anima eversiva e questo mi basta. Per adesso. E quando mi sono alzato per andarmene ha inteso fare “la seconda”:

“Come non mi dice “Grazie”?”

Io non so come sia possibile. Il bambino Masty non me lo perdonerà mai, ma il vecchio che sono diventato ha detto “Grazie” all’uomo che oggi mi ha violentato.

Si, ho come la sensazione che tutto mi stia sfuggendo di mano.

Ho persino dimenticato che “La Confessione” è un sacramento. Ieri mia figlia mi dice che dovevo andare a parlare con il prete del catechismo per la prima comunione che voleva a tutti i costi vedermi. Non mi era chiaro di che cosa volesse discutere con me il vecchio satrapo, ma, per educazione, mi sono fatto forza e ho aspettato la fine della Messa. In genere ci accompagno la bimba e tanti saluti a mamma.

Era molto che non ne seguivo una. Me le ricordavo meno pallose. Insomma, alla fine vado da Don Diego della Vega che è diventato parroco della parrocchia più scalcinata della piana e lui mi fa la tiritera sul fatto che è indispensabile che anche i genitori si facciano vedere in chiesa per aiutare i figli in un momento così delicato. Tralascio di dire che ha citato una mezza dozzina di volte San Paolo e pure Cicerone alla cazzo di cane solo per impressionarmi e che, di nuovo, ho abbozzato per carità di patria. Quando gli chiedo  in modo del tutto innocente di quale momento delicato stia parlando Don Zorro mi fa la zeta sul culo:

“Oh Signor Masticone, ma stiamo scherzando o cosa? La CONFESSIONE”. E’ una cosa fondamentale. Lo capisce?”

E là ho fatto la cazzata della settimana perchè, completamente dimentico che trattasi di un sacramento mi sono permesso di dire:

“E che sarà mai la Confessione…”

E vai con un altro pippone etico-cattolico-esistenziale, con me che davanti a mia figlia non potevo certo pensare di dire all’uomo mascherato che mi stava massacrando le palle in modo del tutto inopportuno:

“Lei mi dica. Da quanto tempo non si confessa eh? Non la vedo mai in Chiesa. Scommetto che saranno anni”

Se gli avessi la verità e cioè che si parla di decenni, si sarebbe incazzato come una biscia. Ho solo chinato la testa in segno di sottomissione. E lui allora avanti di nuovo con San Paolo. Confesso che se fossi stato un ateniese sarebbe stato più facile. Mi ha chiesto di farne una subito con lui per togliere il grosso dei miei peccati subito e andare di fino poi, nelle sessioni successive. Pensavo fosse una battuta e mi sono messo a ridere. Se l’è presa a male. L’aggressione davanti ai tuoi figli non è una cosa particolarmente facile da accettare. Insomma un conto è farsi sodomizzare dal Ragionier G. al comodo e nella tranquillità del suo ufficio. Un conto davanti a tua figlia che ti ricorderà sempre come una capra che si fa sbattere da un pretaccio di provincia. E così m’è toccato dirglielo, cercando di non essere, allo stesso tempo troppo pesante per evitare l’effetto contrario.

“Senta, padre, io mi confesso da solo. Non ho bisogno di lei. Se voglio parlare con Dio ci parlo senza intermediari. Mi piace comprare all’ingrosso.”

Anatema. Penitentia agite.

“Signor Masticone lei sta parlando come un sacrilego. Non è da cattolici e credo che sua figlia abbia diritto a un’educazione migliore di quella che le sta dando”

Quando è troppo è troppo. E’ scattata inevitabile la rappresaglia:

“In effetti avrebbe diritto a vivere senza le minchiate che la Chiesa racconta, solo che, poichè non ho la forza di farla crescere sana e libera, permetto che venga qua, lei però non si approfitti della situazione perchè se lo fa ancora non la vede più.”

E  me ne sono andato.

Come faccio a non provare più questa sensazione in cui sembra che tutto mi stia sfuggendo di mano?

Le persone alle quali vuoi più bene che ti dicono che in qualche modo la tua assenza è più importante della presenza e che non è mai abbastanza ciò che fai per farle felici, quelle con cui lavori che pretendono tu inventi un sistema nuovo per salvare la vita a tutti e tu sai di non essere di certo Thomas Edison, gli amici che ti chiedono di essere sempre “brillante” neanche tu ti chiamassi Recoaro.

Ma sapete, tutti quanti, i’cchè c’è …?

I gotta feeling….

Gli intellettuali di sinistra

Lo confesso, anche io un tempo ci credevo. Credevo cioè nella possibilità di poter cambiare il mondo e renderlo più giusto e solidale lottando contro tutte le discriminazioni.

Insomma ero uno di sinistra.

Qualcuno del resto ha detto che se da ragazzo non sei di sinistra significa che non hai un cuore.

Ha poi aggiunto che se da vecchio non sei però di destra, significa che non hai la testa.

Io sono peggio di tutti. Sono un disilluso. A me, francamente, non frega più niente di niente da molto tempo. Non voto da anni e credo che nulla e nessuno potrà mai cambiare qualcosa in questo dannato Paese dove viviamo se non, forse, lo scorrere inesorabile del tempo e corsi di educazione civica fatti costantemente per generazioni. Qualcuno direbbe che sono diventato qualunquista. Uno che ignora l’aspetto politico del vivere associato.

Ammetto che non avrei mai pensato di poter cambiare così. Eppure è successo. A un certo punto, ho smesso di volere ciò che avevo sempre voluto, e ho smesso di sputare su ciò che avevo sempre disprezzato. Improvvisamente, mi sono guardato allo specchio e ho scoperto di essere un altro.

Franza o Spagna purché se magna!

E non nego che è terribile specchiarsi e non riconoscersi più, mentre la vita continua imperterrita senza fare sconti. Credo che potrei essere tranquillamente incriminato per omissione di soccorso ai miei ideali di una volta e per non vergognarmi più nemmeno per la morale a forma di latrina che mi si è incancrenita dentro.

E’ cominciato tutto quando ho deciso di provarci. Provare a non essere il solito parassita dello Stato, evitando concorsi più o meno truccati per diventare dipendente di qualche Ente inutile e  tentando invece di fare l’imprenditore.

Sono bastati pochi mesi per comprendere che se uno vuole davvero provarci nella vita, deve fare i conti con la rigidità mentale degli uomini di sinistra. I burocrati. Gente messa dentro gli uffici statali, ad esempio, solo a cercare di mettere i bastoni tra le ruote a coloro che in qualche modo credono di poter costruire qualcosa dal niente. I burocrati. E ci godono pure. Se uno vuole fare qualcosa in Italia deve chiedere permesso a chi non fa un cazzo. Già questa cosa è di per se un ossimoro. Non parliamo dei sindacati poi per i quali non importa se tu prendi meno dei tuoi dipendenti, o anzi, a volte non prendi proprio, perché, per loro, comunque rimani “il padrone”.

Si, di sto cazzo.

Comunque, a causa di tutto ciò inevitabile l’approdo a destra.

L’intellighenzia di destra è altro ossimoro degno di nota. Tuttavia se si vuol frequentare l’uomo di destra occorre ricordare che egli trova la sua concrazione nel più classico machismo da bar: calcio e topa! mentre le donne di destra, più reazionarie, sono in genere credenti ma non nella Chiesa che distorce il pensiero di Dio. Si appassionano da morire a casi politici eclatanti che scuotono le coscienze collettive e molto meno di quelli che invece toccano quotidianamente i poveri Cristi che vivono per le strade dove sono costrette a camminare. Il loro sogno erotico è di vivere in uno Stato dove i treni tornano finalmente ad arrivare in orario come quando c’era Lui.

Divertenti sul breve, alla lunga i destrorsi, sono pallosi  e quindi, visto che sei un animale sociale, cominci a  pensare che se il portafoglio batte a destra il tuo cuore però rimane a sinistra e quindi cerchi di riavvicinarti ai vecchi paladini di un tempo che fu. Del resto che diamine l’Intellighenzia è per definizione di sinistra.

E qua arrivano i guai.

L’intellettuale maschio di sinistra ad esempio è il classico tipo che ammette di credere in qualcosa senza sapere cosa. Ti dirà di sentire una forza che però non riesce a capire, crede, si, ma a modo suo e solo in un qualcosa di indefinito. E’ un convinto assertore e difensore del ruolo del parroco nella società, ma non accetta il concetto di chiesa in sé per sé. Ovviamente tutto questo non significa un cazzo, ma se glielo si fa notare, ti risponde che semplicemente “Voi non capite”.  Che è il pezzo forte del suo repertorio. “Voi non capite” te lo sbatterà in faccia ogni due per tre. Specie quando va in crisi di argomentazioni. Ama andare al cinema d’essai e adora tutto ciò che di incomprensibile sia mai stato girato, considerando geniali tutti i film che durino meno di cinque minuti o più di quattro ore. Adora i sottotitoli, anche se non legge abbastanza in fretta da seguire la trama come si deve. Il suo abbigliamento passa dal volutamente minimalista all’iper ricercato.

La donna intellettuale di sinistra, invece è in genere buddista o Wiccan, non si sfugge. Crede nella madre terra, nel Karma, nella vita precedente, nell’ipnosi, nella reincarnazione e nella legge del tre. Le piace tutto ciò che parla di scopate con poesia, gli Afterhours, i Subsonica e Marlene Kuntz, e tutta la musica underground alternativa che “la fa smettere di pensare”, come se poi avesse mai cominciato! Si prodiga in tentativi di ascolto di musica classica, perché fa figo, ma dopo cinque minuti deve spegnere perché il suo cervello comincia a riempirsi di troppe informazioni. Considera Paulo Coelho e Baricco dei geni indiscussi, compra dalle bancarelle equo-solidali pagando con soldi tirati fuori dal portafoglio di Gucci, chiedendosi perché il tipo aveva fatto una faccia strana dandoli il resto. Seguirà una scrupolosissima dieta macrobiotica, che non sa assolutamente però che significhi e amando il freddo, tutto ciò che possiede, è iperscollato e leggero e i colori sono sobri e spenti. Indossa occhiali a goccia anche di notte o occhiali da vista con lenti di vetro che non le servono dato che le mancano 0,2 gradi, ma le danno un’aria da maestrina sexy niente male. Veste infine l’immancabile baschetto si trucca con colori tipo verdone, arancio, fucsia in alternativa a tre centimetri di eye liner.

Rutto di Dio è la parola giusta, oppure Peto atomico se preferite.

Però cari amici intellettuali dovreste sapere bene anche voi che Dio c’è.

Lo vediamo scritto tra l’altro su ogni cartello dell’Anas con la vernice spray.

Ed è sì uno e trino, ma a volte, purtroppo molto spesso, è anche molto, ma molto, più succulento.