Thank you

E cosi stiamo invecchiando assieme.

Chi l’avrebbe mai detto eh?

I nostri “sweet teens” sono solo un ricordo sbiadito e la forza di gravità ha gia procurato devastazioni evidenti anche a occhio nudo.

Si dice che, in genere, la vena artistica duri al massimo, se sei davvero bravo intendo, una decina d’anni. Poi ti ricicli. Ti ripeti. Ti arrabatti per cercare di continuare a cavalcare l’onda anche se quelli dietro cominciano a spingere per chiedere che tu lasci loro posto.

Eppure, ieri sera, ho pensato che tu vuoi dimostrare che anche questa idea è l’ ennesimo luogo comune da sfatare

In mezzo a un energia potente che mi avvolgeva mi sono vergognato di aver avuto dei dubbi nel venire fin lassù a Milano per rivederti ancora una volta con tutti i problemi che mi attanagliano e mi impediscono, a volte, persino di respirare, per le paure e il terrore che vivo in questa fase della mia vita.

Rivederti a urlare sopra quel palco mi ha stretto il cuore. Entrambi avevamo trent’anni meno la prima volta. Come in fondo a un buco che dà nel tempo. E la gente intorno non lo sapeva e non era nemmeno importante perchè, per me, ogni tuo concerto è  come quando vai al mare in inverno. Già. Perchè, d’estate, sulla spiaggia, ci và quasi sempre solo chi vuol prendere qualcosa. Rubare per incassare gratis cose  che non può  avere ne gli apparterranno mai. In inverno no. In inverno quando cammini sulla spiaggia tutte le facce degli sconosciuti che incontri e che, sono venuti fin là come te a fare la stessa cosa, diventano magicamente quelle di fratelli e sorelle. Vengono per scambiare energia. Donarti la loro, per mischiarla con la propria. Una famiglia di sconosciuti che ti incita a non mollare.

Ecco, Bruce, tu sei ancora il mio mare in inverno. E la gente che ti segue, blood brothers, nati dallo stesso nucleo originario. E così cercando di incollare paura e amore, ho tentato di trovare scuse qualunque per non parlare agli amici che erano con me, perchè se mi avessero guardato in faccia e avessero visto le mie lacrime cosa diavolo gli avrei potuto raccontare?

Tu sei bello come eri allora e ti muovi sul palco con la stessa grazia, solo con più malizia, come si addice a chi sa di poter ammaliare perchè dotato di fascino speciale. Sembravi un padre che parla ai propri figli disegnando con un bastone figure su una spiaggia in inverno. Ed è stato tutto così potente e lieve allo stesso momento, come quando arriva il sole dopo una pioggia violenta e avrei voluto urlarti: “Ehi sono io…” Dirti. Guardami bene come sono cambiato eppure non ti ho lasciato.  Sono ancora qua. Dirti, suona piano, ti prego, non te ne andare, prova a fermare il tempo, fallo per me. Non lasciare che arrivi domani. Finchè puoi stiamo assieme. Anche se so che il futuro è già stato e non cambierà. E’ solo che ho la sensazione che il tempo mi passi sopra e mi abbia tradito. E fa freddo e vorrei solo dormire. E se non mi svegliassi più forse pure meglio.

Grazie per avermi fatto ricordare che, da qualche parte, esistono anche se sembra impossibile, persone che senti vicino al tuo cuore. Che si può essere anche un buon musicista senza essere un fenomeno ma che, un mucchio di buoni musicisti può inspiegabilmente lo stesso diventare assieme la miglior Rock band della storia.

E “Thank you” anche a Nicola e Gennaro, che non leggeranno mai queste note, perchè non sanno manco che ho questo cazzo di blog, ma che non mi hanno fatto sentire solo quando si sono opposti alla mia rinuncia paventata al viaggio milanese per sopravvenuti motivi di forza maggiore. E mi hanno trascinato a Milano. Giuro che un giorno ve lo urlo in faccia quanto vi amo. Grazie a Piero che c’era anche se non c’era. Grazie a Chiara che è venuta ad abbracciarmi anche se aveva gli affari suoi a cui pensare e un marito incidentato a casa che la stava aspettando, solo per dirmi “ti voglio bene, non mollare”. Sappi che fare un pezzo di fila all’entrata assieme a te per poi lasciarti andare è stato un grande privilegio. Grazie a Federico che c’ha provato ma che è arrivato tardi perchè le donne, a volte, possono fare anche incazzare. Voglio che tu sappia che sapere che comunque c’eri, là dentro intendo, mi faceva stare bene. Grazie a Elena e Loredana e Viviana e suo marito Alberto che  si sono sentite in dovere di farmi sapere che avrebbero voluto raggiungerci ma che erano bloccate da altre parti. Così come Luca che mi ha promesso che quando sarà un attore famoso si farà perdonare della mancanza di ieri sera. E grazie a tutti/e coloro che nel loro cuore avrebbero voluto esserci ma che per mille e un motivo non sono potuti venire. Le energie e i flussi energetici a volte prendono sentieri che non si possono ben comprendere. Ma arrivano. O, se arrivano.

Mentre ero in macchina con i miei due pards, bloccato dentro un parcheggio impossibilitati a uscire dalla congestione del traffico post concerto mi sono ritrovato a pensare che, quando si legge un libro, qualsiasi lettore cerca sempre se stesso all’interno della pagine che sta avidamente sfogliando. Si affanna nel ritrovare qualcosa che ha perso e che vuole assolutamente riprendere. E sono giunto alla conclusione che questa cosa vale anche nella musica o in concerti come quello di ieri sera. Perchè se devo dire il momento in cui ho sentito il cuore che mi batteva così forte e che aveva voglia di uscire fuori e di battere i tamburi di Max Weimberg ancora più forte è stato quando hai cantato “Wrecking balls”. La tua ultima creatura. Più o meno. Io, fan della prima ora, che piangevo per una canzone scritta quasi quarantanni dopo le canzoni che me lo hanno fatto amare. Alla faccia della vena artistica decennale. I “Wrecking ball” sono quelle grandi palle di acciaio utilizzate per demolire strutture. Arrivano e fanno devastazioni. A volte per ricostruire. Molto spesso no. Solo per abbattere.

E così quando mi hai imposto di urlare ritmando in modo ossessivo come un mantra per un tempo indecifrabile che: “ hard times comes and hard times go and hard times comes and hard times go and hard times comes and hard times go and hard times comes and hard times go….” beh ecco, io ho capito che ce la posso fare. Di nuovo mi hai parlato amico. Grazie per avermelo ricordato.

E quindi te.

Si parlo proprio a te Signor Universo.

Dai su vieni e porta il tuo “Wrecking balls” nella mia vita.

Ti sto aspettando.

Non ho più paura di te.

C’mon

So if you got the guts mister, yeah if you’ve got the balls, if you think it’s your time, then step to the line, and bring on your Wrecking ball

Come on and take your best shot, let me see what you’ve got

Bring on your wrecking ball

e poi vattene  affanculo stronzo.

Thunder Road

Ok guys, sit tight and take hold perchè ci aspetta un bel viaggio.

Ieri un amico mi ha chiesto qual è, secondo me, la canzone Rock più bella di tutti i tempi.

Rispondergli è stato facile perchè ho sempre pensato che, a dispetto delle più rinomate Imagine, Starway to Heaven eccetera eccetera sia proprio Thunder Road di Bruce Springsteen la canzone più bella del secolo scorso. E ho così deciso di scriverci un post. Un modo per dedicarlo a tutti i miei amici di un tempo che con me l’hanno amata e a quelli di oggi che impazziscono per altre hits.

Thunder Road è la prima traccia dell’album che lo ha reso famoso in tutto il mondo nel 1975, Born to run.

Per Bruce era un momento decisivo. Uno di quelli da dentro o fuori. Veniva da due album acclamatissimi dalla critica ma che avevano venduto pochissimo. Il suo futuro nel mondo del rock era assolutamente da inventare.

Il titolo iniziale della canzone era “Wings for wheels” quando fu suonata la prima volta live, ma se questo verso fu poi tenuto, il titolo finale che conosciamo tutti fu cambiato quando Bruce entrando in un teatro vide un poster di un vecchio film del 1958 di Robert Mitchum, appunto Thunder Road, e decise che cosi si sarebbe dovuta chiamare la canzone.

In un “bootleg” del 1978 “Passaic” il Boss racconta una storia molto affascinante sul come e dove trasse ispirazione per scriverla, parlando di una casa in deserto con fuori una grande immagine di Geronimo e un cartello con su scritto “Questa è la terra della pace, dell’amore e della giustizia ma anche una terra senza pietà”.

Il testo descrive una donna, Mary,  il suo ragazzo e  la loro “one last chance to make it real” . Il tema della nostalgia è un tema molto caro a tutto l’album “Born tu run”, ma in Thunder Road acquista un potere evocativo micidiale. Thunder Road è un invito a rompere con il passato e con la paura e con il terrore di non essere in grado di provare a trovare qualcosa di meglio.  Non solo in termini di proprietà privata ma soprattutto di mentalità, di attitudine mentale a non restare paralizzati anche se crediamo di esser vecchi. Il protagonista, sa di non essere un eroe, ma vuole qualcosa di meglio e ci vuole provare lo stesso scappando da quella città di perdenti e offre la chance di seguirlo alla sua donna, sulla loggia della casa di lei.

Dove andranno non è dato saperlo ma sarà di sicuro un viaggio durissimo su una strada tremenda. Appunto Thunder Road.

E’, come dire, un grande, grandissimo invito alla gente, a chi è interessato almeno, a concepire un lungo e importante viaggio alla scoperta di se stessi e del mondo, magari in compagnia di qualcuno che ami, in cerca di un posto e di un luogo che ti faccia sentire di essere finalmente arrivato a casa.

Nella canzone Bruce rende anche omaggio anche ad alcuni miti della sua infanzia come il grande Roy Orbison, quando dice che “Roy Orbison is singing for the lonely” ricordando la più grande hit di Orbison “Only the lonely” e alla sua educazione presa alla scuola cattolica dove fu mandato dalla madre di origini italiane e dal padre irlandese “…Waste your summer praying in vain for a saviour to rise from these streets”

Nelle sue versioni live Bruce ha cantato Thunder Road in mille modi diversi, com’è giusto che sia: con tutta la band, da solo, acusticamente, elettricamente o con il solo piano di Roy Bittan sotto. Perfino cambiando il tempo e rendendola ancora più lenta, ma il risultato non cambia. Rimane una canzone che fa venire i brividi e scattare la lacrimuccia, specie invecchiando.

Nel 2004 la rivista  Rolling Stones l’ha collocata all’84 simo posto nella classifica delle 500 canzoni Rock di tutti i tempi.

Bruce ha cantato questa canzone anche a diversi funerali. A quello di  James Berger, che lavorava al World Trade Center che aiutò molta gente a uscire dall’edificio prima di rimanere uccise dal collasso della struttura. Berger era un grande fan di Springsteen e Thunder Road era la sua canzone preferita e Bruce la dedicò ai suoi figli. E poi anche a quello di Tim Russert, un famoso analista politico americano, anch’egli suo grande fan e amico e Springsteen in tour in Europa il 18 giugno 2008 canto in via satellite una versione acustica della canzone al funerale dell’amico.
Questo il testo definitivo e sotto ancora il video da uno dei concerti più belli di Bruce.
Enjoy
Thunder Road

The screen door slams, Mary’s dress waves
Like a vision she dances across the porch as the radio plays
Roy Orbison singing for the lonely
Hey that’s me and I want you only
Don’t turn me home again
I just can’t face myself alone again
Don’t run back inside, darling you know just what I’m here for
So you’re scared and you’re thinking that maybe we ain’t that young anymore
Show a little faith, there’s magic in the night
You ain’t a beauty, but hey you’re alright
Oh and that’s alright with me

You can hide ‘neath your covers and study your pain
Make crosses from your lovers, throw roses in the rain
Waste your summer praying in vain for a saviour to rise from these streets
Well now I’m no hero, that’s understood
All the redemption I can offer, girl, is beneath this dirty hood
With a chance to make it good somehow
Hey what else can we do now
Except roll down the window and let the wind blow back your hair
Well the night’s bustin’ open, these two lanes will take us anywhere
We got one last chance to make it real
To trade in these wings on some wheels
Climb in back, heaven’s waiting down on the tracks

Oh oh come take my hand
Riding out tonight to case the promised land
Oh oh oh oh Thunder Road, oh Thunder Road, oh Thunder Road
Lying out there like a killer in the sun
Hey I know it’s late, we can make it if we run
Oh oh oh oh Thunder Road, sit tight, take hold, Thunder Road

Well I got this guitar and I learned how to make it talk
And my car’s out back if you’re ready to take that long walk
From your front porch to my front seat
The door’s open but the ride it ain’t free
And I know you’re lonely for words that I ain’t spoken
Tonight we’ll be free, all the promises will be broken
There were ghosts in the eyes of all the boys you sent away
They haunt this dusty beach road in the skeleton frames of burned-out Chevrolets
They scream your name at night in the street
Your graduation gown lies in rags at their feet
And in the lonely cool before dawn
You hear their engines roaring on
But when you get to the porch they’re gone on the wind, so Mary climb in
It’s a town full of losers, I’m pulling out of here to win