Controsensi di un Paese assurdo

E se al posto di Kabobo, a Niguarda, ci fosse stato un italiano, il PDL avrebbe invocato lo stesso l’invio dell’esercito?

Se anzichè un ghanese che come Giovanna D’Arco sentiva le voci di Dio ci fosse stato il sciur Brambilla che impazzito perchè il Milan forse non andrà in Scempio Lig, avesse preso a badilate tutti gli juventini che incontrava,  i pidiellini avrebbero tirato fuori di nuovo la storia degli immigrati cattivi da ghettizzare?

Ma per non farsi mancare niente, di là, fanno pure peggio.

Ilda Boccasini decide di mostrare a tutti come si buttano via straordinariamente bene i soldi pubblici, che tanto ce l’abbiamo tanti.

Nella requisitoria contro Berlusconi, in un italiano che quello di Di Pietro sembra da letterato dell’Accademia della Crusca, riesce a dire (cito testualmente, prego controllate) :

 “…..la minore extracomunitaria, persona, lo ripeto, intelligente e furba. Di quella furbizia proprio orientale delle sue origini, sfrutta ….riesce….in una…. a sfruttare la propria essere extracomunitaria….”

Ora, se una cosa come questa l’avesse detta Borghezio, lo avrebbero (giustamente) fatto a pezzi tutti. Invece oggi si parla di gaffe. Di scivolata di Ilda la rossa.

La cosa più clamorosa, almeno per me, e che nessuno (e mi chiedo perchè…) ha fatto notare è che in quella frase sopra citata in neretto la Boccassini ha ammesso (oltre ad essere ignorante perchè il Marocco non è oriente) una cosa pazzesca che invalida tutto il processo: dice infatti che la Ruby Rubacuori, oltre a essere una furbetta extracomunitaria, SFRUTTA il suo essere tale. In altre parole è la Boccassini stessa a dire che è lei la sfruttatrice e non Berlusconi.

Praticamente è la stessa PM a dichiarare che il processo è sbagliato.

E comunque siamo sempre qua.

Anzichè dire a Berlusconi di vergognarsi per i danni che ha fatto al Paese, per i ministri incapaci che ci ha costretto a sopportare, per la faccia tosta di non accettare le Istituzioni democratiche (nemmeno Andreotti è mai arrivato a tanto. Nonostante tutte le sue malefatte non hai mai detto di essere vittima di un complotto) siamo ancora qua a cercare di condannarlo perchè è un puttaniere.

Però di bello c’è che il PD ha deciso di dare finalmente un immagine di cambiamento al proprio elettorato. Ha detto che è l’ora di mostrare a tutti che esiste una gran volontà di rinnovamento e ha eletto segretario Epifani.

Epifani?

Quasi quasi mi faccio tatuare una bestemmia in fronte.

 

                                                    

 

Come si lavorano questi pellegrini…

Credo che dovremmo un po’ più di rispetto agli spagnoli.

Insomma, dai, ammettiamolo. Gli italiani hanno una supponenza di base con loro allo stesso modo in cui i francesi l’hanno con noi. E gli inglesi con i mangiarane. Credo che derivi da quella che io chiamo la sindrome del terrone. Insomma, chi è a sud (non solo geograficamente) è per definizione, peggiore. O dicendolo in modo politicamente corretto “in via di sviluppo.”

Noi, va detto a onor nostro, siamo, per fortuna, mediamente più cialtroni e meno spocchiosi dei polentoni del nord Europa, però, lo stesso,anche se sorridiamo e godiamo della presenza di spagnoli nelle nostre vite, sotto sotto, pensiamo: si vabbè, però siamo meglio noi!

La dimostrazione di quanto falso possa essere un pensiero così sottilmente diffuso io ce l’ho sotto gli occhi tutti i santi giorni.

Doverosa premessa: non l’ho mai fatto (not yet I mean…) , ma ho letto molto sul cammino di Santiago. So, ad esempio, che gli spagnoli lo hanno organizzato benissimo, facendolo diventare una specie di cult internazionale al punto che non è più solo una meta per cattolici praticanti in cerca di remissione dei peccati ma anche di atei che detestano i libri di Coelho (come me..) e che lo fanno anche solo perchè è semplicemente bello (per chi fosse interessato c’è un divertente libro di Liebig Etienne “Come sedurre la cattolica sul cammino di Compostela”). Mi sono così, alla fine, fatto l’idea di una cosa piena di passione e di vita, anche e soprattutto nei confronti della natura. Tra sacchi a pelo, ostelli, rifugi d’emergenza, amicizie improvvise ed infortuni di viaggio, il Cammino pare una cosa diversa da persona a persona. Camminare dalle sei alle otto ore al giorno, con il rischio di finire l’acqua e non potere bere, con il dolore alle gambe che ti piega ma che devi superare con le tue forze per proseguire. Partire ogni mattina per fare trenta chilometri con dieci chili di zaino sulle spalle senza spesso vedere una casa o un centro abitato per ore riporta alla condizione umana del vivere, quella condizione che si perde nella vita caotica e frustrante di ogni giorno e nelle vacanze preconfezionate da villaggio turistico. Si attraversano torrentelli d’acqua passando da un ciotolo all’altro proprio come facevano una volta i pellegrini. E poi, camminando tra bellissimi e superbi paesaggi, spesso incontaminati, si conoscono nuove persone in continuazione, ognuna con la propria storia da raccontare e spesso vogliose di conoscere la tua, fatto strano considerato che l’abitudine è spesso che non ci si ascolti nella vita quotidiana neppure tra amici, persi nella mediocrità di una vita stereotipata. In genere, si dice che l’ideale sarebbe partire in solitudine e aspettare che il tempo porti nuove persone nella tua vita. E, le amicizie che nascono sul Cammino sembra non si dimentichino mai.

Noi che c’entriamo?

Beh, la verità è che a noi ci piace taroccare.

E dai su. Inutile negarlo. Il tarocco da noi gode di una straordinaria popolarità che in altre latitudini non potrà mai raggiungere. Siamo molto inclini, ad esempio, a comprare cose falsamente griffate per strada da chi non ha diritto a svolgere attività commerciale, o prodotti alimentari che “assomigliano” agli originali ma che costano molto meno e ci importa poco se sono sani oppure no. Per diversi anni la scheda Tarocca Sky era il massimo sfoggio di italianità. Un modo come un altro per mostrare fieri l’appartenenza alla nostra terra e cultura.

Così, per non smentirci, abbiamo inventato anche la versione tarocca del Cammino di Santiago: la via Francigena!

La storia di essa è facilmente trovabile su Internet. Era uno dei percorsi di pellegrinaggio medioevali. Parte (iva) da Canterbury per arrivare a Roma.

Avendo notato che il cammino di Santiago in Spagna stava diventando una grande attrazione turistica, quindi potenziale fonte di guadagno, qualcuno da noi s’è messo in mente di proporre una versione alternativa dello stesso e ha tentato di organizzare una cosa simile. L’ha fatto all’italiana. Cioè alla cazzo di cane. In altre parole non c’è un progetto d’assieme che lega il tutto. Piuttosto esiste una sperimentazione a macchia di leopardo. Una serie di zone, spesso distanti tra loro, che non hanno guardato al progetto nella sua totalità ma si sono limitati al solo al bieco tentativo di attrarre turisti per la propria Pro Loco.  Due aree su tutte: il Lazio e l’alta Toscana.

Ora, lo so che deve essere difficile da credere per chi ha davvero fatto il Cammino di Santiago, ma la sua versione tarocca made in Italy, passa proprio davanti casa mia. Non in senso figurato intendo. Passa FISICAMENTE davanti casa mia. Proprio sul marciapiede davanti al mio cancello. E prosegue lungo una meravigliosa arteria ad alto scorrimento automobilistico dove se si respira a pieni polmoni, con un po’ di impegno, si può pure prendere il canchero ai polmoni per lo smog che si respira. Sempre che non si muoia prima venendo arrotati dagli autotreni che sfrecciano veloci come lippe. E così, in primavera, comincia il flusso dei pellegrini che convinti di esser tali, vestiti con scarponi da montagna e di alpenstock e zaini superpesanti mi passano davanti, ridicoli come solo chi è davvero ridicolo può essere. In genere, essendo anch’essi amanti del tarocco, arrivano in autobus fino a Lucca per gabbare tutta la strada che avrebbero dovuto fare in precedenza pensando poi di passare per boschi o posti leggendari venendo invece dirottati sulla via Romana Ovest dove, se avessero delle comode scarpe da passeggio anzichè armamentario da scalatore, avrebbero molte più possibilità di sopravvivenza.

In genere capiscono l’inculata dopo un paio di giorni e, infatti, credo che la gran parte di essi una volta usciti dal territorio lucchese decida di prendere un altro autobus o treno per arrivare a Roma. Anche se il sospetto che ci riprovino da un’altra parte del percorso ce l’ho. Come anche la sicurezza che verranno accolti dagli altri italioti nello stesso modo.

Prima di uscire dalla mia terra hanno però la fortuna di passare davanti a uno dei più grandi monumenti nazionali, protetto dal Ministero dei Beni Culturali molto più che gli scavi di Pompei o del Museo degli Uffizi. Sono veramente orgoglioso di questo e del fatto che disti solo pochi chilometri da dove abito. Sto parlando della mega sede centrale della SNAI.

Vuoi mettere una sana scommessa su una partita di cartello con un pallosissimo paesaggio mozzafiato in cima a un passo pure difficile da scalare?

Non di rado, quando ci passo in macchina ci vedo entusiasti pellegrini che, essendosi rotti gli zebedei di camminare in mezzo alle macchine decidono per un bel pit-stop fatto a base di panini con la porchetta dell’ambulante abusivo mentre si godono i video dei principali eventi sportivi.

Stamattina mi ci sono fermato anche io per comprarmi  un panozzo come si deve da portare via perché, stiamo mica a scherzà, Tonino l’ambulante napoletano sa il fatto suo. Mentre attendevo il mio turno mi sono messo a parlare con uno di loro. Un americano che con la moglie, vestito come da copione con tanto da cappellaccio da boy scout, era in fila con me. Il fatto che parlassi in inglese mi è sembrato per lui una liberazione. Poteva finalmente sfogare la sua frustrazione in madre lingua. Mi ha detto che venivano da Austin, Texas, e che volevano fare una cosa che assomigliasse al Cammino di Santiago ma che non fosse così difficile. La Via Francigena gli era sembrato un’ottima alternativa. La realtà però li stava un po’ deludendo ma che, riuscire almeno a vedere la partita di baseball dei Texas Ranger sui televisori della Snai li aveva messi di buonumore. Gli ho detto che se avevano bisogno di qualche informazione particolare o di un aiuto  glielo avrei dato. Lui,  ringraziandomi, mi ha chiesto dove trovare un bancomat funzionante perchè i due che aveva incontrato (sulla via Francigena…) erano “out of order” e stava meditando di mollare una volta raggiunto Altopascio e di riprendere la corriera fino a Firenze. In funzione di un imprecisato senso di appartenenza alla Pro-Loco Italiana mi sono sentito in dovere di incitarli a continuare. Non so nemmeno bene io perchè. Forse stavo parlando piu a me stesso che a loro. Immagino che utilizzassi quella famiglia come transfert per parlare a me stesso. Nella lunga attesa (Tonino sarà bravo ma è indolente come pochi…) gli ho detto della necessità di non mollare. Di provarci ancora. Di resistere. Che quello era il senso del pellegrinaggio. Non importa se l’immaginario andava in una direzione diversa da come si presentava la realtà. Non si doveva mollare, punto e basta.

Mentre parlavo, mi è venuto in mente che stavo blaterando solo una serie di merdate inutili. E fasulle. E pure fuori luogo. Ma prima che potessi correggere il tiro (avevo già pensato di pagare pegno accompagnandolo direttamente ad una banca vicina) Tom, così si chiama, mi guarda serio e mi fa quasi paura. La moglie mi sorride e lui mi allunga la mano e stritola la mia quando gliela porgo:

“Ok Buddy” mi fa “you’ve convinced me. We won’t stop. We’ll give another chance at the Via Francigena”. ha detto pronunciando quel “frenchigina” in modo tale che non ho potuto fare a meno di sorridere, provando allo stesso tempo un grosso imbarazzo perchè non so mica se gli ho fatto un favore.

Prima di risalire in macchina gli ho augurato buona fortuna e mi è venuto anche in mente di chiedergli se avevano, come fanno sempre gli americani, un desiderio segreto associato al pellegrinaggio. Lui sorride e so di aver colpito nel segno:

“The World Series for the Texas Rangers. What else?”

Qualcosa mi dice che però che se quella franchigia vuole vincere il campionato di baseball sarà bene che non conti sul fatto che Tom e Mary raggiungano Roma a piedi da Lucca perchè altrimenti anche quest’anno andranno in bianco.

      

E se ti prendo, brutto bastardo…

Non so voi, ma io ho una serie di dubbi amletici clamorosi che  contribuiscono a rendere la mia vita insostenibile. No, non parlo dei classici  “Chi sono?” “Da Dove vengo?” , “Dove sto andando?”. Quelli oramai li ho superati da mo’. Più o meno.  Parlo di cose come: “Ma i cani inglesi o francesi ecc.ecc. (e tutti gli animali in genere) abbaiano in inglese e quindi non si capiscono con i cani italiani oppure non ci sono dialetti?” O anche “Perchè non esistono cibi confezionati per gatti al sapore di topo”. Insomma cose così. Tra le tante, quella  tuttavia che più di tutte mi tormenta da tempo immemore è un’annosa questione alla quale, nonostante anni di profonde meditazioni, non sono mai riuscito a dare una risposta meno che miserabile: “Cosa cazzo ci troveranno gli americani nella Root Beer?“. Chiunque sia mai stato in America sa di cosa sto parlando. La Root Beer è per me ancora un grande enigma. Forse, il vero terzo segreto di Fatima. Una birra che non è una birra ma solo una bevanda al gusto di sciroppo che mia zia mi dava da piccolo per togliermi la tosse e che loro bevono come noi beviamo il chinotto.

Non ho mai aperto il capitolo America della mia vita (a parte un piccolo accenno in Crossroads). Se lo facessi dovrei dedicarci un blog ad hoc e non mi pare proprio il caso. Forse dovrei invece scriverci un libro sopra e sono certo che, con la giusta casa editrice diventerebbe un best seller internazionale, perchè l’America come l’ho vissuta io, credo pochi altri. Nel bene e nel male. Altro che Beppe Severgnini un genio della mala che è riuscito a scrivere quindici libri tutti uguali, clonandoli  dal primo. Non intendo comunque farlo adesso, occorre però che dica qualcosa per spiegare perchè  oggi mi girano così tanto le palle.

La mia prima moglie era (è) americana. Ho vissuto là per un po’ e ci sono poi andato migliaia di volte a trovare la  figlia che abbiamo fatto assieme e che ci vive ancora con la madre, non sapendo una parola che è una di italiano. Anzi no, una la sa, ma solo perchè mi sono impuntato. L’onore è onore, cazzo. Un giorno, infatti, in una delle mie “visitation”, lei mi guarda seria e mi dice che deve parlarmi di una cosa fondamentale. “Boia deh” penso, non era mai successo “sta’ a vedè che ha capito che to be italian is cool“, invece  (in inglese obviously) mi colpisce alla schiena:

“Sai c’ho pensato molto su e ho deciso che da oggi voglio solo chiamarti Dad”.

“Daddy ‘na sega, bimba. Tu continui a chiamarmi  “babbo” e bada di non farmi più incazzare sai…” Ir budello di tu’ ma’, was included, ma quello non l’ha preso.

No perchè già che devo accettare cose inaccettabili quello non me lo togli, porca troia. Di che parlo? Ad esempio che lei è stata cresciuta da quella matta della madre come luterana. Che ogni volta che ci penso mi viene in mente quella barzelletta da caserma sulla moglie del martin luterano e ci sto male. Essere luterani a Salt Lake City, Utah, è come dire però di essere di destra se uno vive a Livorno oppure, che so, urlare “Forza Lazio” in un bar frequentato da ultras della Roma. Perchè la città sul grande lago salato è la capitale dello Stato più assurdo che esista al mondo. Quello dei mormoni. Un pianeta alieno al sistema solare dove viverci significa abdicare all’uso del cervello.

Non voglio apparir blasfemo ma questa semplice considerazione porta con se una miriade di assurdi e curiosi corollari che ad una persona nata e cresciuta nel mondo occidentale “normale” possono far sbellicare dalle risate oppure accapponare la pelle. Del resto, all’interno degli stessi USA lo Utah è sempre stato considerato un posto “particolare”, da guardare con sospetto e diffidenza. Questo perché nello Utah i mormoni hanno cercato di far passare, proprio come i cattolici in Italia, leggi civili che rispecchiano la loro cultura e il loro credo religioso. E quindi anch’essi hanno i loro Giovanardi e i loro bei “Casini.” Ora, se già provare a credere in un qualche essere sovrannaturale è francamente esercizio molto difficile, la religione mormone, senza offesa per nessuno, è quanto di più anacronistico e impossibile da bersi sia mai stato scritto. Nasce a metà ottocento con un avventuriero in cerca di soldi e fortuna, Joseph Smith, che un giorno riceve l’illuminazione. Dio in sogno gli dice di scavare sotto una montagna dell’Illinois dove dentro ci avrebbe trovato i libri d’oro della rivelazione “vera” della parola del Signore. C’era solo un piccolo problemino: questi libri erano scritti in una lingua sconosciuta. Una lingua celeste.  Allora succede “o ‘miracolo”. A Joseph Smith appare un angelo del Signore che gli presta un paio di occhiali che hanno il potere magico di regalargli il dono delle lingue e con i quali traduce finalmente il testo che è diventata la loro Bibbia: Il libro di Mormon. Per far su qualche dollaro, il tipo, cercò di venderlo a un po’ di creduloni e, visto che ci sapeva fare, riuscì pure a convincere un manipolo di persone a fare comunella con lui. Tuttavia, dato che con il loro modo di fare rompevano un po’ troppo le scatole a tutti, vennero cacciati da dove si trovavano e perseguitati fintanto che, cacciati sempre più a ovest, nella via verso la California trovarono quello che è attualmente il territorio dello Utah, ci si fermarono e fondarono la loro Chiesa.

In poco più di un secolo la Chiesa Mormone è diventata però una potenza economica formidabile. Ogni suo adepto infatti, compresi i bambini che ricevono le mance dai genitori, deve darle il dieci percento delle proprie entrate. Oltre a questo tutti i ragazzi sono tenuti, a carico delle rispettive famiglie, a fare per un anno i missionari per il mondo per convertire nuove persone per poter permettere alla Santa Madre Chiesa di poter ingurgitare ancora più soldi. Inutile sottolineare che niente si muove in quello Stato che la Chiesa Mormone non voglia e quindi anche il legislatore è stato obbligato a far passare alcune leggi che non trovano riscontri in altra parte del Paese. Ad esempio il divieto dei ristoranti di servire alcolici perché secondo la loro religione il corpo, tempio di Dio, deve rimanere puro di alcol e caffeina e tabacco. E la stessa poligamia, ufficialmente combattuta perché reato federale, di fatto è accettata e non osteggiata fin quando non palesemente manifesta. Che siano più megalomani di quanto siamo noi cattolici, che già non scherziamo, lo dimostra il fatto che tutte le vie di Salt Lake City sono chiamate in funzione dalla distanza che hanno dal Tempio, la loro basilica di San Pietro per intenderci, sede ufficiale del culto, la cui entrata è assolutamente proibita ai non battezzati secondo il rito sacro . Insomma non ci sono Vie Verdi o Via Garibaldi o magari Via Abramo Lincoln. E’ stata invece disegnata una griglia basata sul concetto di latitudine e longitudine. E il grado zero non è il meridiano di Greenwich nè l’equatore, quanto proprio il Tempio stesso. Quindi un indirizzo di una qualsiasi famiglia, non importa se ebrea, cattolica o musulmana è composto da due coordinate che indicano la sua precisa distanza dalla sede del culto mormone. Evvai. Del resto da gente che quando muore è convinta prima di andare in viaggio premio su un pianeta che si chiama “Cola” e poi di diventare Dio in un altro universo che ci si può aspettare? Sono poi super reazionari. I gay sono trattati come sub umani, la vittoria di Satana su Dio. Un mio amico mi raccontò di aver subito anche un raid fascista punitivo perchè non voleva essere “curato”. E la famiglia non ha nemmeno voluto che sporgesse denuncia. Le donne sono per lo più solo mezzi per procreare e far da mangiare e nella scala sociale vengono solo prima degli eventuali schiavi (i mormoni sono sempre stati contro l’abolizione dello schiavismo). Cose orribili. Una delle cose che invece mi ha sempre fatto sbellicare dalle risate è l’affermazione (giuro…controllate se volete) che Gesù tornerà come predetto dalle Sacre Scritture, ma quando succederà capiterà NECESSARIAMENTE senza nessun dubbio sul suolo del continente americano.

Per chiunque si rechi in visita o pellegrinaggio è aperto  un tour turistico alle dependance del Tempio stesso che viene offerto, in tutte le lingue, da missionarie poliglotta venute da ogni parte del mondo a servire la Chiesa per il  “servizio militare” previsto prima di diventare moglie e madri. In genere giovanissime. Per i mormoni infatti la donna ha quasi esclusivamente questo ruolo e se, Dio non volesse, una è invece sterile o talmente brutta da non trovare marito velocemente viene quasi sempre emarginata dalla comunità. Il tour di presentazione della loro Chiesa si conclude con la richiesta di informazioni che poi vengono spedite ai missionari sparsi nel globo affinché  il turista tornato a casa propria venga assalito da essi con continue e ripetute visite stile testimoni di Geova. In cerca di soldi ovviamente.

Confesso che  io  quando mi trovo in città, avendo quintali di tempi morti amo fare l’emigrante cazzaro. E così ci finisco tutte le volte a fare il giro del Tabernacolo e del Tempio ben sapendo che, alla fine dello stesso, le cortesi signorine mi chiedono sempre di lasciare  le mie generalità che io dò sempre immancabilmente fasulle.  Ho questo, come dire, vezzo di dare sempre quello di un qualche mio amico, che senza sapere il perché, si vede così arrivare di continuo solerti missionari che sono appiccicosi come pochi e non mollano mai l’osso anche se vengono trattati male. Del resto hanno in mano informazioni (false) che parlano di clamorose conversioni di un italiano passato da Salt Lake City. Che dal loro punto di vista significa soprattutto, donazioni di denaro.

Il fatto è che da qualche giorno anche io sono tampinato, marcato a uomo, da una squadra di missionari mormoni che cerca di convertirmi e di spillarmi dei soldi. Hanno persino il mio numero di cellulare e mi chiamano tre volte al giorno per fissare appuntamento al loro tempio qua da noi o a casa mia, oppure hanno detto che vengono pure in ufficio a trovarmi. E non mollano. Dicono che hanno saputo della mia conversione e che sono molto lieti di poter avere un nuovo fratello scemo pronto a sganciargli quattrini.

Ora, ed è questo il senso del post, se becco lo stronzo che ha fatto il giro a Salt Lake City lasciando detto che mi sono convertito dando pure il mio cellulare dicendo che io voglio essere parte del mondo mormone ma che sono timido e mi vergogno gli faccio un culo come un paiolo…

sallo.

Io un un sospetto su chi può essere stato ce l’ho. Il bastardo.  Eppure si proclama cristiano e invece di porgere l’altra guancia mi ricambia il favore?

bleah, in che razza di tempi viviamo.